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Economia

Cgia, pressione fiscale al top e destinata a crescere ma a pagare di più sono i grandi

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MESTRE (VENEZIA) (ITALPRESS) – Quest’anno la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 42,9 per cento, in lieve diminuzione rispetto al 43,1 registrato nel 2025. Nonostante questa leggera diminuzione, il nostro Paese continua ad avere uno dei livelli di tassazione più elevati d’Europa e, secondo le previsioni attuali, nel 2027 il dato dovrebbe tornare a salire fino al 43,2 per cento. Ma cosa è successo dall’inizio di questa legislatura? Nel 2022, anno che precede l’avvento del Governo guidato da Giorgia Meloni, la pressione fiscale era pari al 41,7 per cento, cioè 1,2 punti in meno rispetto a quella prevista per quest’anno. Questo significa che le famiglie e le micro imprese hanno pagato più tasse? Non necessariamente. Anzi, per queste categorie il peso fiscale si è ridotto di oltre 33 miliardi, grazie alle misure introdotte in questi ultimi quattro anni. Allora, come si spiega l’incremento della pressione fiscale? Un contributo importante lo hanno dato i nuovi occupati (per mezzo del versamento dell’Irpef e dei contributi previdenziali) che in questi ultimi quattro anni sono aumentati complessivamente di 1,2 milioni di unità. Inoltre, dall’analisi delle misure approvate dal governo Meloni, si evince che il maggiore contributo alla crescita del gettito è ascrivibile ad alcuni grandi soggetti economici, in particolare banche, compagnie assicurative e grandi imprese, che hanno visto crescere il loro carico tributario. A denunciarlo è l’Ufficio studi della CGIA. Tra il 2022 e il 2026 il gettito è cresciuto grazie all’espansione dell’occupazione e ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti dalle parti sociali che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive. Sul piano statistico, l’inasprimento del carico fiscale è stato alimentato anche da alcune scelte normative, come la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo – dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento – e l’abrogazione dell’ACE (Aiuto alla Crescita Economica), uno sconto fiscale che garantiva circa 4 miliardi di euro all’anno. Nel complesso, si è trattato di interventi che hanno gravato esclusivamente sulle società di capitali (Srl e Spa), che complessivamente sono circa 1,5 milioni di imprese, pari al 35 per cento del totale nazionale. Segnaliamo, inoltre, che a partire da quest’anno banche e assicurazioni, tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l’inasprimento dell’Irap, verseranno all’erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più.

A completare il quadro delle maggiori entrate c’è stato, paradossalmente, anche il taglio del cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente che non è avvenuto solo per mezzo della riduzione dell’Irpef (con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e dall’introduzione di un’ulteriore detrazione per i redditi da 20mila a 40mila euro), ma anche con l’erogazione di un “bonus” a favore dei lavoratori dipendenti con un reddito sino a 20mila euro. Pertanto, a fronte di un taglio complessivo di quasi 18 miliardi di euro, quasi 4,5 miliardi vengono imputati contabilmente come un incremento della spesa pubblica (“bonus”). Di conseguenza, se per i lavoratori dipendenti con retribuzioni basse la busta paga è diventata più pesante, per il bilancio dello Stato una parte di questa contrazione delle tasse viene ora contabilizzata come una uscita e non più come una riduzione di imposta. Le ultime quattro Leggi di Bilancio varate dal governo Meloni hanno previsto diversi interventi che hanno alleggerito il peso fiscale su buona parte delle famiglie, degli autonomi e delle microimprese: dall’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell’aliquota al 23 per cento e della riduzione al 33 per cento dell’aliquota del secondo scaglione. Nel complesso, questi provvedimenti hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi. In estrema sintesi, la CGIA ricorda che con la Legge di Bilancio 2023 i lavoratori dipendenti hanno potuto beneficiare per quell’anno un esonero parziale sui contributi previdenziali di 4,3 miliardi di euro. Con la Legge di Bilancio 2024, l’accorpamento del primo scaglione Irpef (applicazione dell’aliquota del 23 per cento sino a 28mila euro), l’elevazione a 1.955 euro della detrazione da lavoro dipendente e le riduzioni delle detrazioni in caso di redditi oltre i 50mila euro hanno permesso uno sconto fiscale che complessivamente ammonta a quasi 4,3 miliardi l’anno.

Ma la misura più significativa pari a 11 miliardi di euro presa sempre con la Finanziaria del 2024 ha premiato i dipendenti, grazie ad un esonero parziale sui contributi previdenziali a loro carico. Con la Legge di Bilancio 2025, il taglio più importante introdotto in questi quattro anni di governo è avvenuto con la riduzione strutturale delle aliquote Irpef da 4 a 3 per i dipendenti, pensionati e autonomi e da una serie di altre detrazioni sul reddito che hanno consentito uno sgravio fiscale di ben 17,1 miliardi. Infine, con la Legge di Bilancio 2026 la riduzione dell’aliquota relativa al secondo scaglione dal 35 al 33 per cento ha consentito a tutti i contribuenti Irpef una riduzione della tassazione pari a 2,9 miliardi.
La giustizia fiscale è uno dei principi cardine di una democrazia liberale: tutti devono pagare le tasse e chi dispone di maggiori risorse economiche deve contribuire in misura proporzionalmente più elevata. Molti esperti e alcune forze politiche ritengono che questo obiettivo debba essere perseguito intervenendo soprattutto sul fronte delle entrate, attraverso il contrasto all’evasione fiscale – misura sacrosanta – e, per qualcuno, anche mediante l’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze, proposta che continua a suscitare forti perplessità. La giustizia fiscale, tuttavia, non si realizza soltanto recuperando gettito, ma, anche, attraverso un uso attento e responsabile del denaro pubblico, che proviene dai sacrifici di cittadini e imprese. In altre parole, significa razionalizzare la spesa pubblica, senza per questo mettere mano ai capitoli fondamentali del welfare, come la sanità, la previdenza, l’istruzione e l’assistenza sociale.

Per questa ragione, accanto alla lotta all’evasione che va perseguita ovunque essa si annidi, la CGIA ritiene altrettanto importante avviare una revisione del sistema delle spese fiscali. Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2025 le cosiddette tax expenditures statali hanno sfiorato i 119 miliardi di euro all’anno. Se si aggiungono anche le agevolazioni fiscali concesse da Regioni ed enti locali, il valore complessivo dei benefici fiscali riconosciuti a famiglie e imprese dovrebbe avvicinarsi ai 150 miliardi di euro annui. Di fronte a una cifra di tale portata, è legittimo chiedersi se non sia possibile intervenire almeno sul 10 per cento di queste agevolazioni, ottenendo un risparmio vicino ai 15 miliardi di euro all’anno. Non va dimenticato, infatti, che l’Italia continua a convivere con un debito pubblico molto elevato e che una riduzione importante della pressione fiscale può essere realizzata soltanto attraverso una corrispondente razionalizzazione della spesa pubblica. Diversamente, chi promette meno tasse per tutti rischia di limitarsi a lanciare uno slogan suggestivo, ma difficilmente realizzabile.

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– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

Economia

Da Intesa Sanpaolo e Confindustria con Sace, Simest, Ice misure per Pmi all’estero

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ROMA (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo inaugura un nuovo percorso sinergico e integrato insieme a Confindustria, SACE, SIMEST (Gruppo CDP) e ICE consolidando il modello di accompagnamento all’estero delle PMI italiane. E’ stata siglata oggi a Roma la nuova proposta per l’internazionalizzazione e per il sostegno all’export delle imprese italiane, un impegno concreto che vede affiancati operatori pubblici e settore privato per attivare sinergie di lungo periodo.
Promosso dalla Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, l’intervento è finalizzato a individuare nuovi fattori di crescita e traiettorie per la competitività italiana alla luce del contesto geopolitico e del relativo impatto sul commercio con l’estero, rafforzato dalla disponibilità di 30 miliardi di euro di credito messi a disposizione dalla Banca nel prossimo triennio e dalla sottoscrizione di nuovi accordi con primari istituti bancari in Francia, India e Brasile destinati a garantire alle imprese italiane assistenza operativa e finanziaria nei principali mercati di sviluppo.
Un modello integrato di partnership attivate da Intesa Sanpaolo per rafforzare ulteriormente la propria strategia di supporto alle imprese attraverso risorse a sostegno degli investimenti, ampliamento delle collaborazioni bancarie internazionali e potenziamento delle soluzioni finanziarie e dei servizi dedicati all’export.
La nuova iniziativa risponde ai bisogni delle PMI di semplificare e incentivare soluzioni alle crescenti complessità dei mercati globali, puntando alla ridefinizione degli equilibri commerciali attraverso investimenti e nuovi finanziamenti, riduzione di tempi e costi, competenze specialistiche inserite in un sistema integrato di soluzioni finanziarie, assicurative, consulenziali e promozionali al servizio delle imprese, in coerente allineamento con i programmi dell’agenda economica e diplomatica del Paese.
L’obiettivo del Gruppo guidato dal CEO Carlo Messina e condiviso da Confindustria, SACE, Simest e ICE, è quindi sostenere le aziende nella diversificazione dei mercati, nella gestione dei rischi e nella costruzione di una presenza sempre più solida e competitiva nelle catene globali del valore.
Il patto si articola lungo cinque direttrici, valorizzando le sinergie con Confindustria, SACE, Simest e ICE, per offrire alle PMI un sostegno dinamico e integrato sui mercati internazionali: Nuovo credito per 30 miliardi di euro per il prossimo triennio messo a disposizione da Intesa Sanpaolo per finanziamenti destinati ad incentivare le esportazioni, gli investimenti diretti all’estero e i progetti produttivi realizzati in Italia funzionali alla crescita internazionale.
Partnership con primari istituti bancari locali, già avviate da Intesa Sanpaolo in Francia, India e Brasile – e in estensione ad altre geografie emergenti entro il primo semestre 2027 – per fornire assistenza operativa nei Paesi di destinazione, dalla gestione di pagamenti e incassi al cash management e ai rapporti bancari delle imprese italiane presenti con controllate, unità produttive, filiali commerciali nelle geografie internazionali.
Ricerca di nuovi clienti e partner internazionali grazie alla collaborazione con ICE e l’utilizzo della nuova piattaforma Connecting Markets sviluppata dalla Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo che consente alle PMI di individuare nuovi clienti, fornitori e partner industriali in oltre 170 Paesi.
Supporto agli Investimenti Diretti all’Estero (IDE) attraverso l’integrazione delle soluzioni finanziarie della Banca con i prestiti partecipativi e i finanziamenti subordinati di Simest per la creazione e il potenziamento di impianti produttivi, filiali commerciali e hub logistici all’estero.
Sostegno all’export di macchinari e beni strumentali, comparto che rappresenta il 18% dell’export totale italiano. Nuova soluzione di Intesa Sanpaolo che consente alle aziende esportatrici di anticipare la liquidità relativa a forniture con pagamento dilazionato grazie alle sinergie con SACE – attraverso la Polizza Credito Fornitore a copertura dei rischi commerciali e politici – e con Simest, attraverso il contributo in conto interessi per permettere alle imprese italiane di offrire condizioni di pagamento più competitive agli acquirenti esteri. L’offerta è completata dai servizi di Trading Company, che seguono l’intero processo di fornitura internazionale, dall’acquisto dei beni dell’esportatore italiano alla successiva rivendita al cliente estero, inclusi gli aspetti logistici, finanziari e doganali. Grazie alla partnership con Grenke, sono disponibili, inoltre, soluzioni di noleggio operativo dei beni destinate ai buyer internazionali.
L’evento di presentazione del nuovo accordo, che si è svolto stamattina a Roma, è stato aperto da Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo che ha presentato i capisaldi dell’accordo per il sostegno alle PMI sui mercati globali, a cui è seguito l’intervento di Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, che ha illustrato le prospettive dell’economia italiana e il ruolo delle PMI nella crescita del Paese. Sono quindi intervenuti: Barbara Cimmino, Vicepresidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, Regina Corradini D’Arienzo, Amministratore Delegato e Direttore Generale di SIMEST, Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE, e Matteo Zoppas, Presidente di ICE, che hanno approfondito le opportunità, gli strumenti e le strategie per rafforzare la presenza delle PMI italiane sui mercati internazionali. L’evento si è concluso con il dialogo tra Stefano Barrese, Responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, e Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, che hanno ribadito l’importanza della sempre più stretta collaborazione tra istituzioni finanziarie, sistema industriale e attori pubblici per sostenere la competitività e la crescita internazionale del Made in Italy.
“Le nostre imprese sono straordinarie, ma oggi devono affrontare una nuova crescente complessità che rischia di minare la loro competitività e in generale la crescita del nostro Paese. Lo sviluppo internazionale è una chiave del successo del Made in Italy, per questo serve che operatori pubblici e privati insieme si adoperino per mantenere l’eccellenza della nostra industria nel mondo”, spiega Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.”Nell’ultimo triennio abbiamo messo a disposizione oltre 19 miliardi di euro a supporto delle attività internazionali e gestito più di 1.000 progetti di accompagnamento all’estero. Con una nuova disponibilità di credito di 30 miliardi di euro e con l’estensione della nostra rete commerciale anche dove non siamo presenti, uniamo alla potente capacità finanziaria una indiscussa prossimità territoriale e una rafforzata presenza internazionale. Le sinergie con Confindustria, SACE, Simest e ICE sono l’asse portante di una nuova strategia economica volta a sostenere le imprese e a trasformare l’internazionalizzazione in un percorso strutturale di crescita e competitività”.
“La geopolitica è cambiata profondamente e con essa gli equilibri del commercio internazionale. La sfida per l’industria italiana non è soltanto esportare di più, ma contare di più nei mercati globali.
Dobbiamo rafforzare la presenza delle nostre imprese nelle filiere internazionali, costruire partnership industriali strategiche, soprattutto con i Paesi emergenti, e cogliere le opportunità offerte dai loro grandi piani di sviluppo e investimento. Gli accordi commerciali sono fondamentali, ma da soli non bastano: servono strumenti concreti per trasformare le opportunità in crescita, soprattutto per le PMI.
Il Patto che sigliamo oggi con Intesa Sanpaolo, SACE, SIMEST e ICE va in questa direzione, rafforzando la capacità del Sistema Paese di accompagnare le imprese sui mercati esteri. Perchè essere più forti nel mondo significa avere un’industria più forte in Italia, capace di generare investimenti, sviluppo e occupazione”, ha dichiarato Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria.
Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato di SIMEST, dichiara: “L’iniziativa avviata con Intesa Sanpaolo rappresenta un passo strategico per rafforzare il sostegno alle imprese italiane, con particolare attenzione alle PMI, attraverso servizi sempre più mirati e innovativi, in grado di accompagnarle nell’affrontare le sfide dei mercati internazionali. La collaborazione con uno dei principali attori finanziari del Paese consente di mettere a sistema competenze, risorse e strumenti, sviluppando soluzioni personalizzate a supporto dei progetti di crescita internazionale delle imprese, da individuare e valutare insieme fin dalle fasi iniziali, anche a partire da una semplice idea progettuale. In questo quadro, la presenza di SIMEST nelle principali geografie internazionali rafforza ulteriormente la partnership, contribuendo a facilitare l’accesso ai mercati esteri e a orientare le imprese nel superamento delle complessità burocratiche e delle barriere commerciali. L’iniziativa si inserisce pienamente nell’azione coordinata del Sistema Italia che, sotto la guida della Farnesina, vede operare in sinergia CDP, SIMEST, SACE, ICE e le associazioni degli industriali, insieme agli altri attori del sistema finanziario e produttivo nazionale. E’ attraverso questa capacità di fare sistema, con una visione condivisa e un approccio integrato, che possiamo rafforzare le imprese lungo tutte le filiere, comprese quelle di dimensioni più piccole e non ancora presenti sui mercati esteri, accompagnandole con una vicinanza sempre maggiore verso le concrete opportunità offerte dai mercati internazionali”.
“Un Sistema Paese forte rende più forti le imprese all’estero” – ha dichiarato l’Amministratore delegato di SACE Michele Pignotti -. “Quando istituzioni, banca, assicurazione e rappresentanza imprenditoriale lavorano in modo coordinato, le aziende possono contare su più competenze, più relazioni e più strumenti per affrontare le proprie scelte di crescita. Con questa consapevolezza, centrale nel nostro piano strategico SACE50, rinnoviamo il nostro impegno oggi al fianco di Intesa, Confindustria, Simest e ICE: insieme, rendiamo la forza del sistema una risorsa concreta per le imprese, soprattutto per le PMI, e contribuiamo al raggiungimento degli obiettivi di crescita internazionale dell’Italia”.
Matteo Zoppas, Presidente ICE ha dichiarato: “L’accordo con Intesa Sanpaolo e Confindustria rafforza l’operatività del Sistema Paese che ci vede in prima fila nel promuovere l’export delle imprese nazionali con Sace e Simest nell’ambito della Diplomazia della crescita inaugurata dal ministero degli Esteri. Nel 2025 Ice ha sostenuto nel processo di internazionalizzazione quasi 14.000 piccole e medie imprese con un andamento in crescita nell’anno in corso. Il raccordo con il sistema bancario e in particolare con un istituto fortemente radicato nel territorio come Intesa Sanpaolo fornisce ulteriori strumenti e risorse per mirare all’obiettivo dei 700 miliardi di esportazioni entro il prossimo anno indicato dal Governo”.
-foto mec/Italpress-
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Economia

A Ecomondo piano industriale di Iren Ambiente al 2035, investimenti da 2,2 mld

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RIMINI (ITALPRESS) – E’ stato presentato oggi, nell’ambito della partecipazione del Gruppo Iren a Ecomondo, il piano industriale di Iren Ambiente al 2035, che traccia il percorso di sviluppo dell’azienda nella gestione dei rifiuti, nel recupero di materia e nei servizi ambientali per i territori: a delineare obiettivi e sfide della business unit sono stati il Presidente esecutivo e l’Amministratore delegato del Gruppo, Luca Dal Fabbro e Gianluca Bufo, e l’Amministratore delegato di Iren Ambiente, Massimo Ferrari.
Il Piano prevede 2,2 miliardi di euro di investimenti tra il 2026 e il 2035, pari a circa il 21 per cento dei 10,4 miliardi complessivi del Business Plan del Gruppo, e risponde ad alcune delle principali sfide che interessano oggi il settore ambientale: l’evoluzione dei modelli di raccolta, la necessità di trasformare una quota crescente di rifiuti in nuove materie prime, il rafforzamento della dotazione impiantistica e il miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi.
L’obiettivo non è quindi soltanto raccogliere più rifiuti, ma valorizzare meglio quelli raccolti, completando le filiere del recupero di materia e di energia e facendo leva sull’innovazione e sulla digitalizzazione dei processi.
In questo quadro, una priorità è rappresentata dalla chiusura del ciclo dei rifiuti: senza un’adeguata dotazione di impianti, anche di termovalorizzazione, il percorso che parte dalla raccolta e dal recupero di materia rimane incompleto.
Sul fronte della raccolta, il piano conferma il perimetro delle concessioni e punta a completare la trasformazione dei modelli di servizio, con processi ottimizzati e digitalizzati per migliorarne la qualità per i cittadini. L’obiettivo è portare l’indice medio di raccolta differenziata nei territori serviti al 75 per cento nel 2035.
Cresce anche la dotazione impiantistica per il trattamento:i rifiuti gestiti negli impianti del Gruppo arriveranno a 4,8 milioni di tonnellate nel 2035, mentre la produzione di biometano dalla frazione organica salirà da 13 a 30 milioni di metri cubi.
Il Piano di Iren Ambiente si inserisce nella strategia di sostenibilità del Gruppo, che destina il 73 per cento degli investimenti complessivi del decennio a progetti di sostenibilità e transizione e individua l’economia circolare tra le cinque principali aree di intervento. In questo quadro, lo sviluppo della Business Unit punta a consolidare un modello capace di integrare raccolta, recupero di materia, trattamento e valorizzazione energetica, contribuendo alla progressiva chiusura del ciclo dei rifiuti e alla creazione di valore.
E’ questo modello industriale che Iren porta a Ecomondo con il proprio stand “Costruiamo ambiente”, dedicato all’intera filiera ambientale del Gruppo: dai servizi di raccolta rivolti ai cittadini agli impianti che trasformano gli scarti in nuova materia ed energia, lo spazio racconta attraverso progetti, tecnologie e competenze delle persone il percorso con cui Iren punta a rendere più efficiente e circolare la gestione dei rifiuti e a rafforzare il proprio contributo ai territori.
-foto f45/Italpress-
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Economia

JAKALA Insurance Radar, il 62% degli italiani non gestisce la propria protezione

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MILANO (ITALPRESS) – JAKALA ha ospitato oggi nella sua sede milanese un nuovo Digital Coffee dedicato alle trasformazioni in atto nel settore assicurativo. Al centro dell’incontro, la presentazione di Insurance Radar 2026, la ricerca di JAKALA che incrocia le prospettive di 521 consumatori italiani, 100 agenti assicurativi e cinque esperti del settore, evidenziando le distanze tra bisogni di protezione, comportamenti di acquisto e strategie delle compagnie. Dallo studio emerge che gli italiani riconoscono i rischi, ma non sempre si assicurano per affrontarli. Il portafoglio medio conta tre polizze per nucleo familiare, mentre il divario tra rischi percepiti e coperture sottoscritte equivale a circa due polizze, soprattutto negli ambiti della salute, degli eventi meteorologici e dei viaggi.
La tavola rotonda, moderata da Andrea Cabrini, Direttore di Class CNBC, ha approfondito le principali direttrici di evoluzione del mercato, grazie ai contributi di Tiziana Lamberti (Intesa Sanpaolo), Paolo Crivello (Reale Mutua Assicurazioni), Alberto Federici (Unipol), Federico Mancin (SBAM), Pasquale Imbimbo, Dafne Birtig e Francesca Antiga (JAKALA).
La ricerca individua tre atteggiamenti verso la protezione: il 38% degli intervistati è Proattivo, si informa e aggiorna periodicamente le coperture; il 36% è Abitudinario, possiede polizze ma tende a non rivederle; il restante 26% è Costretto e si assicura principalmente in risposta a necessità o scadenze.
Complessivamente, il 62% degli intervistati non gestisce attivamente la propria protezione: un dato che evidenzia un significativo potenziale di sviluppo per il mercato assicurativo. Da un lato, la possibilità di accompagnare i clienti già assicurati nella revisione e nell’adeguamento delle coperture; dall’altro, l’opportunità di intercettare e attivare bisogni di protezione ancora inespressi, superando una logica di acquisto prevalentemente reattiva.
Anche le coperture riflettono questa tendenza: il 72% degli intervistati è assicurato per incidenti stradali, il 58% per furto o danni al veicolo, mentre soltanto il 38% dispone di una copertura per la casa. A frenare le scelte sono soprattutto il prezzo (64%) e la complessità dei prodotti: il 54% considera la chiarezza delle condizioni un criterio determinante.
“Il 62% degli intervistati non gestisce la propria protezione in modo proattivo. E’ un segnale che dovrebbe cambiare l’agenda delle compagnie: la prossima grande opportunità di crescita sarà far emergere bisogni che oggi restano inespressi e trasformarli in protezione concreta. Chi saprà leggere meglio i cambiamenti nella vita delle persone, anticiparne i rischi e attivare la risposta giusta guiderà il mercato. Perchè per essere più esperti di rischio, le assicurazioni dovranno diventare molto più esperte dei propri clienti”, commenta Pasquale Imbimbo, Partner & Insurance Market Leader di JAKALA.
Nonostante la crescente autonomia digitale, il 97% degli intervistati desidera interagire con un consulente almeno in una fase del percorso assicurativo. Il 33% si affida completamente a un’agenzia, mentre il 29% segue un percorso ibrido, informandosi online prima di rivolgersi a un intermediario.
Il digitale si afferma quindi come strumento di ricerca e confronto, senza sostituire il valore della consulenza nelle decisioni più complesse. Un orientamento condiviso anche dagli agenti: soltanto il 5% immagina un futuro della distribuzione prevalentemente digitale.
Per le compagnie, la sfida non è soltanto digitalizzare la relazione, ma utilizzare il digitale per rafforzare la capacità commerciale della rete: intercettare nuovi bisogni, qualificare le opportunità e rendere la consulenza più efficace. In questa prospettiva, l’innovazione digitale può diventare una leva di crescita e produttività distributiva, oltre che di efficienza operativa.
“Dal punto di vista psicologico, proteggersi significa immaginare oggi scenari incerti e poco piacevoli, e per questo la mente può tendere a rimandare o ad affidarsi a ciò che è più tangibile e immediato. E’ qui che si spiega il 97% che avvalora l’interazione con un consulente: per alleggerire, probabilmente, una decisione difficile. Comprendere questi comportamenti richiede un doppio ascolto: quello dei clienti, per cogliere ciò che davvero li muove, e quello del mercato, per leggere i segnali, le dinamiche e i contesti in cui le scelte prendono forma. E’ dall’incontro di queste due voci che i dati diventano comprensione”, osserva Dafne Birtig, Insight Research Expert di JAKALA.
“Il settore assicurativo ha davanti a sè una sfida fondamentale: passare dalla vendita di protezione alla costruzione di consapevolezza. In un mercato in cui bisogni e comportamenti sono sempre più diversificati, la capacità di comunicare in modo chiaro, personalizzato e rilevante diventa una leva strategica per costruire fiducia. E’ qui che si gioca il futuro della relazione tra compagnie e consumatori, ben oltre il momento della sottoscrizione”, aggiunge Federico Mancin, Head of Strategy di SBAM.
L’Intelligenza Artificiale è già una realtà per le reti distributive: il 65% degli agenti intervistati dichiara di utilizzare strumenti di AI, soprattutto per la comunicazione con i clienti, l’analisi dei bisogni e la gestione documentale.
La nuova frontiera per le compagnie sarà trasformare questa adozione in valore commerciale, superando gli utilizzi prevalentemente operativi per integrare dati e AI nei processi di consulenza e distribuzione. Individuare clienti con bisogni di protezione ancora inespressi, riconoscere i momenti più rilevanti per attivarli e supportare gli intermediari nella formulazione di proposte personalizzate rappresentano alcune delle principali opportunità. La tecnologia non sostituisce la relazione umana, ma può rafforzarla, contribuendo ad aumentare la qualità della consulenza, le opportunità di conversione e il valore della relazione nel tempo.
“La ricerca fa emergere che non esiste un unico profilo di cliente assicurativo. Bisogni, aspettative, comportamenti e approcci, anche nei confronti dell’AI, cambiano sensibilmente tra i diversi segmenti. Per questo anche le tecnologie più avanzate hanno bisogno di partire dall’ascolto delle persone: la ricerca è ciò che permette di usarle al meglio, e di rendere la consulenza davvero efficace”, conclude Francesca Antiga, Digital Insights Director di JAKALA.

– foto ufficio stampa JAKALA –
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