Economia
Italia-Usa, AmCham: ridurre la pressione regolatoria per attirare maggiori investimenti
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2 mesi fa-
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Redazione
BARI (ITALPRESS) – Un potenziale inespresso di 12 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri verso l’Italia tra il 2023 e il 2024 secondo l’UNCTAD World Investment Report 2025. Un possibile aumento del PIL pro capite stimato dall’OCSE in oltre il 3% negli ultimi 20 anni. Una crescita della competitività nei confronti degli altri partner europei, dovuta a fattori endogeni del tessuto industriale italiano capace di produzioni altrove non praticabili – una eccellenza particolarmente apprezzata dagli investitori statunitensi. Questi i potenziali benefici che deriverebbero da una semplificazione del quadro normativo italiano, che da sola sarebbe in grado di moltiplicare le occasioni di investimento delle multinazionali nel nostro territorio. Se ne è discusso oggi a Bari nel corso dell’incontro a porte chiuse “Future callin’: Dialoghi di policy. La responsabilità aziendale, tra incertezze interpretative, oneri della regolamentazione e rischi reputazionali” promosso dall’American Chamber of Commerce in Italy all’Auditorium Deloitte di via Paolo Pinto, 2 nel capoluogo pugliese.
Nel corso della mattinata – che ha visto la partecipazione tra gli altri di Simone Crolla, Consigliere Delegato, American Chamber of Commerce in Italy; Jennifer Kane-Zabolotskaya, Senior Commercial Officer dell’Ambasciata Americana in Italia; Mario Aprile, Presidente di Confindustria Bari; Federico Villa, Ass. Vice President Corporate Affairs & Patient Access di Lilly e Presidente Comitato Public Affairs dell’American Chamber of Commerce in Italy – si sono esaminate le possibili soluzioni semplificatorie che permetterebbero all’Italia di liberare appieno il proprio potenziale attrattivo nei riguardi delle multinazionali, in un confronto tra aziende e istituzioni che ha visto partecipare il Vice Ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, e il Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, insieme ai parlamentari Elena Murelli, Senatrice e Membro della Commissione per le politiche europee e della Commissione affari sociali e lavoro, Dario Damiani, Senatore e Segretario della Commissione Industria, commercio e turismo, Mauro D’Attis, Deputato e Membro della Commissione Bilancio, Claudio Michele Stefanazzi, Deputato e Vicepresidente Commissione Parlamentare per le questioni regionali, Luca Toccalini, Deputato e Membro della Commissione Attività produttive, e Toni Matarrelli, Presidente del Consiglio Regionale della Regione Puglia.
“Gli interventi in atto in diversi settori – ha osservato il Managing Director di AmCham, Simone Crolla – come il Testo Unico della legislazione farmaceutica nazionale ora in discussione, insieme a quelli che possono essere messi in cantiere per semplificare la normativa riguardo il digitale, le telecomunicazioni, la logistica, i trasporti, le energie rinnovabili e il manifatturiero avanzato, possono dare all’Italia lo slancio necessario a un durevole ciclo di crescita e sviluppo. Siamo a disposizione delle istituzioni per adoperarci a non perdere questa occasione storica”.
In particolare, è auspicabile il recepimento senza ulteriori complessità delle direttive “Omnibus” varate dalla Commissione UE nel 2025 per la semplificazione del carico regolatorio europeo in ambito digitale, di rendicontazione di sostenibilità, di due diligence di filiera, di investimenti e di aggiustamento del carbonio alle frontiere, così come è importante lavorare per abbattere i tempi delle verifiche e ridurre la complessità dei procedimenti di accertamento fiscale.
“L’Italia e nello specifico le imprese di un territorio virtuoso come quello pugliese – ha affermato Francesco Paolo Bello, Managing Partner di Deloitte Legal – dispongono di tutte le caratteristiche per attrarre investimenti internazionali e creare un asse sempre più solido con l’ecosistema statunitense. A partire da competenze, capacità industriale e una posizione strategica nel Mediterraneo è possibile trasformare questo potenziale in crescita a patto di avere regole chiare, proporzionate e prevedibili. Le imprese non chiedono meno controlli, ma un quadro normativo che riduca l’incertezza e consenta di programmare gli investimenti con fiducia. Il confronto tra istituzioni, imprese e professionisti è la chiave per costruire un territorio e in generale un Paese sempre più competitivo e attrattivo”.
Sullo stato attuale dei rapporti tra Italia e Stati uniti è intervenuto Federico Villa, presidente del Comitato Public Affairs di AmCham che ha detto: “lo Stato dell’alleanza Italia-USA non si misura dai tweet, ma dai provvedimenti normativi emanati dai due paesi per favorire gli investimenti reciproci nei settori strategici. La collaborazione industriale e gli scambi commerciali sono il vero collante delle relazioni transatlantiche, perché garantiscono prosperità economica e sicurezza sociale nel lungo periodo. Segnali importanti potranno arrivare dalla legge di bilancio che chiuderà questa legislatura, l’auspicio è che l’attenzione del governo sia rivolta in particolare alle realtà che generano forte valore aggiunto per l’intero ecosistema economico e sociale nazionale”.
Di pari passo, è stato osservato, occorre calibrare gli obblighi di sorveglianza sulla filiera, da tarare non soltanto sull’ottica delle grandi imprese committenti, ma anche sull’impatto che producono sulle PMI della filiera stessa, che si trovano a dover rispondere a standard crescenti per mantenere l’accesso ai contratti con le multinazionali. Allo stesso modo, il regime di cooperative compliance, fondato sul dialogo preventivo con l’Amministrazione finanziaria e su adeguati sistemi di controllo del rischio fiscale, può contribuire a ridurre il rischio di conseguenze penali in caso di contestazioni tributarie, altro grande ostacolo agli investimenti in Italia delle multinazionali, così come il notevole ritardo nei tempi della giustizia che amplifica le incertezze.
Anche i tempi delle procedure autorizzative hanno un notevole margine di miglioramento: per i data center, ad esempio, prima del DL 21/2026 che fissa i termini autorizzativi in 10 mesi, i tempi medi di autorizzazione si attestavano tra i due e i tre anni, con variazioni significative tra aree geografiche, dall’anno in Lombardia fino a cinque anni nel Lazio.
Nel settore delle energie rinnovabili, il divario con gli altri Paesi europei è ancora più marcato: i tempi medi di autorizzazione oscillano in Italia tra 4 e 7 anni, contro 1-2 anni nei principali Paesi europei. La moltiplicazione delle Autorità garanti, inoltre, ha aggravato il carico di compliance delle multinazionali.
-Foto ufficio stampa-
(ITALPRESS).
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Saldi, ad agosto vendite in calo del 2,6% rispetto al 2025
Economia
Saldi, ad agosto vendite in calo del 2,6% rispetto al 2025
Pubblicato
4 ore fa-
12 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Dopo una partenza positiva a luglio, i saldi estivi hanno perso progressivamente slancio, chiudendo agosto con un calo medio delle vendite del 2,6% in valore rispetto allo stesso mese del 2025. È quanto emerge dal monitoraggio di Federazione Moda Italia-Confcommercio sulle imprese associate.
Il quadro resta però diversificato: il 55% delle attività ha registrato vendite stabili (37%) o in crescita (18%), mentre il 45% ha segnalato una diminuzione. A pesare, secondo Federazione Moda Italia, sono la debolezza dei consumi, l’aumento dei costi di gestione ed energia, i margini ridotti e la concorrenza, oltre al caldo eccezionale che avrebbe frenato gli acquisti. “Il problema non sono i saldi, ma la debolezza dei consumi“, sottolinea il presidente Giulio Felloni, che lancia l’allarme sul rischio di una nuova accelerazione della desertificazione commerciale. Federazione Moda Italia chiede quindi interventi a sostegno dei negozi indipendenti, tra cui voucher per gli acquisti, credito d’imposta sugli affitti, svalutazione delle rimanenze e una Giornata Nazionale della Moda Italiana.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Osservatorio Confcom sulle esperienze culturali: per gli italiani si allargano i confini, non solo arte e musei
Pubblicato
4 ore fa-
12 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Per gli italiani la cultura non è più legata soltanto a tradizione e patrimonio, ma comprende anche natura, scienza, creatività ed enogastronomia. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle esperienze culturali in Italia di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, realizzato con SWG. Musei, siti storici e spettacoli teatrali restano le esperienze più associate alla cultura, ma nella percezione degli italiani entrano anche parchi naturali, conferenze scientifiche, mostre immersive, laboratori creativi ed enogastronomia. Per il 91% un’esperienza culturale deve trasmettere conoscenza e stimolare curiosità, per l’89% generare emozioni e per l’88% mettere in contatto con storia e tradizioni, oltre a divertire. Quanto all’identità culturale italiana, al primo posto c’è cucina ed enogastronomia, citata dal 65% degli intervistati. Seguono paesaggio e natura (50%), patrimonio archeologico (49%), arte e artisti (32%), moda e design (24%). Nell’immaginario degli italiani, dunque, la cultura del Paese parte dalla tavola, prima ancora che da arte e patrimonio.
“Lo sguardo degli italiani sulla cultura – dichiara Carlo Fontana, Presidente di Impresa Cultura Italia-Confcommercio – si amplia e conferma la centralità del territorio, con le sue comunità, competenze e imprese. È qui che la cultura prende forma e diventa patrimonio individuale e collettivo: lo stesso riconoscimento UNESCO della cucina italiana è la prova di questa capacità di farsi esperienza. Questa evoluzione va ora tradotta in una strategia unitaria, volta a ricomporre la filiera allargata e interconnessa della cultura e a dotarla di risorse e strumenti coerenti, perché possa esprimere pienamente il proprio potenziale. Se il modo in cui i cittadini definiscono e vivono la cultura diventa più personale e legato all’identità dei luoghi, devono adeguarsi anche le politiche con cui la misuriamo, la finanziamo e la rendiamo accessibile”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
L’Opas di Poste su Tim prosegue fino al 25 settembre
Pubblicato
18 ore fa-
11 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il periodo di adesione all’opas di Poste su Tim sarà riaperto per cinque giorni di Borsa aperta e, precisamente, per le sedute del 21, 22, 23, 24 e 25 settembre 2026. Lo comunica Poste Italiane, aggiunegndo che per l’effetto, gli azionisti dell’emittente che non abbiano aderito all’offerta durante il periodo di adesione potranno aderire alla stessa durante la riapertura dei termini.
L’offerente corrisponderà a ciascun azionista TIM che abbia aderito all’offerta durante la riapertura dei termini il medesimo corrispettivo unitario incrementato alla data di pagamento della riapertura dei termini e, quindi, il 2 ottobre. Sulla base dei risultati provvisori comunicati dagli intermediari incaricati del coordinamento della raccolta delle adesioni, alla data odierna, risultano portate in adesione all’offerta 993.608.722 azioni TIM, pari a circa il 46,523% del capitale sociale dell’emittente e al 58,230% delle azioni oggetto dell’offerta.
L’offerente non ha acquistato azioni TIM al di fuori dell’offerta nel periodo intercorrente tra la data del documento di offerta e la data odierna. Tenuto conto delle 993.608.722 azioni TIM portate in adesione all’offerta durante il periodo di adesione secondo i risultati provvisori sopra indicati (pari a circa il 46,523% del capitale sociale di TIM) e delle 429.363.990 azioni TIM già detenute dall’offerente (pari a circa il 20,104% del capitale sociale di TIM) e costituenti la partecipazione Poste, ove i risultati provvisori dell’pfferta venissero confermati, l’offerente verrà a detenere complessivamente 1.422.972.712 azioni TIM, pari a circa il 66,627% del capitale sociale di TIM.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).


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