Cronaca
Veicoli cinesi a nuova energia guadagnano terreno in Italia
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Redazione
ROMA (XINHUA/ITALPRESS) – Le case automobilistiche cinesi stanno rapidamente guadagnando terreno nel mercato italiano dei veicoli a nuova energia, grazie a prezzi competitivi, a una gamma di modelli in espansione e alla crescente domanda di ibridi plug-in.
I dati forniti dall’associazione italiana dell’industria automobilistica UNRAE hanno mostrato che BYD ha immatricolato 33.973 autovetture in Italia nei primi sette mesi del 2026, con un aumento di quasi il 195% su base annua. La sua quota di mercato è salita dall’1,18% al 3,2%.
Nel solo mese di luglio, BYD ha immatricolato 4.466 autovetture, con un aumento del 127,05% rispetto a un anno prima.
Motus-E, associazione italiana che promuove la mobilità elettrica e la crescita del settore dei veicoli elettrici in Italia, ha riferito che il Paese ha immatricolato 86.003 veicoli elettrici a batteria (BEV) da gennaio a luglio, con un aumento del 70,4% su base annua.
La Leapmotor T03, city car cinese completamente elettrica, ha totalizzato 22.353 immatricolazioni, pari a circa il 26% del mercato dei BEV. Nel frattempo, la Dolphin Surf di BYD è diventata a luglio l’auto completamente elettrica più venduta in Italia, con 572 immatricolazioni, ha riferito Motus-E.
In una concessionaria BYD a Roma, il consulente alle vendite Gianmaria Migliore ha affermato che l’azienda sta riscontrando un “interesse molto forte” da parte dei clienti anche ad agosto, tradizionalmente un periodo più tranquillo per il settore automobilistico.
“I clienti sono attratti dal marchio per diverse ragioni, tra cui prezzo, qualità, tecnologia ed esperienza di guida”, ha riferito Migliore a Xinhua.
Il consulente ha affermato che gli ibridi plug-in sono particolarmente apprezzati perchè le infrastrutture di ricarica in Italia sono ancora limitate, e molti consumatori non hanno accesso alla ricarica domestica. La Atto 2 DM-i e la Dolphin G DM-i, presentata di recente, sono tra i modelli che stanno attirando un forte interesse, ha aggiunto.
L’Italia “è uno dei mercati chiave” nella strategia europea di BYD, ha dichiarato BYD Europe in una nota a Xinhua, aggiungendo che i consumatori italiani apprezzano in particolare veicoli compatti, pratici e convenienti.
BYD Europe ha affermato che i consumatori italiani sono sempre più aperti ai veicoli a nuova energia, pur continuando a dare priorità a design, tecnologia, sicurezza e rapporto qualità-prezzo. Più di un veicolo ibrido plug-in su quattro venduto in Italia è di marchio BYD, ha aggiunto l’azienda.
Il successo di modelli compatti come la Dolphin Surf riflette uno spostamento verso veicoli elettrici “pratici, accessibili e ideali per l’uso quotidiano in città”, ha affermato.
“Il nostro obiettivo non è semplicemente vendere veicoli in Europa, ma diventare un partecipante di lungo periodo nell’ecosistema automobilistico europeo”, ha dichiarato BYD Europe, aggiungendo che la localizzazione rimane una “parte importante” della sua strategia europea.
L’azienda ha inoltre sottolineato il potenziale per una cooperazione più profonda tra partner automobilistici cinesi ed europei nei settori della tecnologia, della produzione, delle catene di approvvigionamento e della sostenibilità, mentre l’industria automobilistica europea accelera la propria transizione verso l’elettrificazione.
(ITALPRESS).
– Foto Xinhua –
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Cronaca
Caso Flotilla, la Turchia chiede un mandato d’arresto internazionale per Netanyahu
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10 minuti fa-
21 Agosto 2026di
Redazione
ANKARA (TURCHIA) (ITALPRESS) – La Turchia ha chiesto all’Interpol di emettere un mandato di cattura internazionale per il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, nell’ambito del procedimento giudiziario che vede al centro l’intercettazione, in acque internazionali, della Global Sumud Flotilla da parte della Marina israeliana. Lo ha reso noto oggi il ministro della Giustizia turco, Akin Gurlek. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma social NSosyal, Gurlek ha precisato che, presso l’11ma Corte penale di Istanbul, è in corso un processo contro 35 imputati, tra cui Netanyahu e il funzionario israeliano Afek Moskovitch. I mandati di arresto in Turchia erano già stati emessi per Netanyahu e Moskovitch il 14 luglio, come ricorda l’agenzia di stampa turca Anadolu. Le accuse a carico di Netanyahu sono di “crimini contro l’umanità”, “genocidio”, “privazione aggravata della libertà”, “lesioni personali intenzionali”, “tortura”, “danneggiamento di proprietà”, “rapina aggravata” e “dirottamento di mezzi di trasporto”, ha ancora precisato il ministro turco della Giustizia. “Non permetteremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati nè che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunità”, ha concluso Gurlek. La risposta di Tel Aviv non si è fatta attendere. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan “è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero record di giornalisti e politici che gli si oppongono”, è la replica dell’ufficio del primo ministro israeliano. “Ora cerca di estendere la sua aggressione contro Israele alla Siria. Israele non lo tollererà”, prosegue l’ufficio. “Il patetico tentativo di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l’unica vera democrazia in Medio Oriente, non avrà successo”, conclude l’ufficio di Netanyahu.
(ITALPRESS).
Cronaca
Incontro tra due “sorelle di dolore” apre la 47^ edizione del Meeting di Rimini
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21 Agosto 2026di
Redazione
RIMINI (ITALPRESS) – Due donne segnate dalla stessa giornata e da due sofferenze radicalmente diverse hanno aperto la 47esima edizione del Meeting di Rimini con una testimonianza nella quale il dolore non è stato cancellato, ma ha trovato una strada verso l’amicizia e la speranza. Nell’incontro “Il dolore, l’amicizia, la speranza”, svoltosi alle 12.00 nella sala D3, Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel, e Nassera Kermiche, madre di Adel, uno dei due giovani responsabili dell’attentato, hanno raccontato il percorso che le ha condotte a cercarsi e a diventare “sorelle di dolore”. A introdurre l’incontro è stato Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS, che ha ricordato i fatti del 26 luglio 2016: padre Hamel, 85 anni, fu assassinato al termine della Messa nella chiesa di Saint-E’tienne-du-Rouvray, vicino a Rouen; i due attentatori, tentando la fuga all’arrivo della polizia, furono uccisi. La notizia della morte del sacerdote raggiunse Roseline poco dopo, mentre Nassera apprese prima del coinvolgimento del figlio e, nel pomeriggio, della sua morte. Scholz ha presentato le ospiti come due donne capaci di rendere visibile che l’amore può «muovere e trasformare le nostre esistenze in un modo del tutto imprevedibile». La loro storia, raccolta nel libro “Sorelle di dolore”, pubblicato in Italia da Edizioni Ares e Libreria Editrice Vaticana, è diventata una testimonianza pubblica sulla possibilità che due ferite apparentemente inconciliabili non abbiano come ultimo esito l’odio o l’isolamento.
Roseline Hamel ha ripercorso le ore trascorse con il fratello alla vigilia dell’attentato. Era arrivata con la famiglia il 25 luglio, giorno di Sant’Anna, per accompagnare padre Jacques durante la sua ultima settimana di lavoro prima delle vacanze. Quella sera avevano parlato anche della violenza estrema compiuta da giovani convinti di agire in nome della religione. Padre Hamel aveva osservato che quei ragazzi venivano manovrati «come delle marionette» fino a non riuscire più a pensare con la propria testa, ad amare, a piangere o a riconoscere i genitori. Durante la cena aveva poi espresso una felicità insolita per lui: «Devo comunicarvi una cosa importante: sono davvero felicissimo di essere qui a tavola con voi». La mattina seguente Roseline sentì il fratello alzarsi, preparare il caffè e uscire verso la chiesa. Poco dopo, mentre la famiglia faceva colazione, una telefonata chiese conferma di una presa di ostaggi. Roseline pensò a uno scherzo e rispose che il fratello sarebbe tornato dalla Messa entro un quarto d’ora. Uscita di casa, trovò le strade bloccate dalle forze dell’ordine e fu condotta con i familiari in un vicino locale di onoranze funebri. Per ore rimase fiduciosa: le sembrava impensabile che qualcuno potesse colpire un sacerdote anziano mentre celebrava la Messa insieme a parrocchiani per lo più anziani. Poi una dipendente le comunicò che una delle due vittime era morta e che si trattava di suo fratello. «Io rimango scioccata, come se fossi stata colpita da un proiettile, come se un ordigno esplosivo fosse esploso in me», ha ricordato. La giornata proseguì in una condizione che Roseline ha descritto come una bolla, una dimensione parallela dalla quale attendeva ancora un lieto fine che non sarebbe arrivato.
Anche Nassera Kermiche ha ricostruito l’inizio di quella giornata. Aveva visto Adel verso le sette e mezza del mattino e lo aveva invitato a tornare a letto. Poco dopo ricevette la telefonata di una commissaria che le chiese se il figlio fosse in casa. Convinta che fosse ancora al piano inferiore, andò a controllare e scoprì che era uscito. La commissaria le parlò dell’attentato nella chiesa di Saint-E’tienne-du-Rouvray, senza darle altre informazioni. Nassera accese la televisione e mandò una delle figlie verso la chiesa, ma l’area era completamente bloccata. Continuò a sperare che Adel rientrasse, anche perchè avrebbe dovuto essere a casa entro le 12.30 a causa di una restrizione. Alle 11.30 un giornalista arrivò all’abitazione dicendo di aver sentito il nome Kermiche sul sagrato della chiesa. Con il trascorrere delle ore, l’assenza del figlio e le domande della polizia, l’angoscia aumentò. Le forze dell’ordine perquisirono l’abitazione per quattro ore, tolsero telefoni e televisione alla famiglia e successivamente la condussero in commissariato. Fu lì che una poliziotta le disse: «Sì, è coinvolto ed è morto». «Questa notizia ci è davvero piombata addosso come se ci fosse crollato il cielo sulla testa», ha raccontato. La tragedia produsse per Nassera anche un forte isolamento sociale. Per un mese la famiglia visse fuori casa, assediata dai giornalisti, mentre lei cercava incessantemente di comprendere come suo figlio avesse potuto prendere parte all’attentato. Tentò presto di contattare le suore e i parrocchiani presenti in chiesa, ma comprese che il trauma era ancora troppo recente. Riprese comunque il lavoro, sostenuta dai figli, dai responsabili scolastici e dai colleghi, perchè sentiva di dover restare in piedi per la propria famiglia e per gli studenti che la aspettavano.
Dopo la morte del fratello, Roseline ha iniziato una lunga ricerca di senso. Per mesi, ha raccontato, ha dialogato con Dio e cercato nel Vangelo una parola capace di rispondere alle sue domande. Una storia sull’uomo schiacciato dal peso di un fardello, portato sulle spalle dall’amico proprio quando credeva di essere stato abbandonato, le offrì una prima risposta. Il dolore, tuttavia, rimaneva. Dopo un anno Roseline si sentiva pronta a lasciarsi morire, ma vedere la sofferenza dei figli e dei nipoti le fece comprendere che doveva trovare la forza di continuare. Davanti alla Pietà della sua chiesa pregò la Vergine Maria di aiutarla a seguire i passi del fratello «alla ricerca della giustizia, della verità e della pace». La svolta arrivò una mattina, davanti a una tazza di caffè, con una domanda semplice: chi poteva soffrire più di lei? Roseline cominciò a pensare alla madre di Adel. Non la conosceva, ma immaginava una donna costretta a portare insieme il dolore per la morte di un figlio e il peso di ciò che quel figlio aveva fatto. «No, non posso lasciarla da sola, perchè sta soffrendo più di me», si disse. Dopo aver chiesto consiglio all’arcivescovo di Rouen, che la incoraggiò, Roseline iniziò a cercare un contatto. Le due donne cominciarono a sentirsi al telefono ogni due settimane. Le prime conversazioni furono brevi, poi divennero progressivamente più lunghe e profonde. Dopo circa sei mesi Roseline le chiese se avrebbe potuto incontrarla tornando a Saint-E’tienne-du-Rouvray. Nassera rispose senza esitazione: «Signora, è da tempo che vi aspetto». Roseline aveva cercato la madre di Adel per non lasciarla sola e scoprì che, dall’altra parte, Nassera la stava già aspettando. Due percorsi nati separatamente cominciavano così a incontrarsi: l’una cercava di comprendere la sofferenza dell’altra, l’altra cercava di avvicinarsi alle persone ferite dall’azione di suo figlio.
Nassera ha definito la richiesta di Roseline «un soffio di vita». Le prime telefonate durarono pochi minuti, poi dieci, fino a trasformarsi in conversazioni di un’ora. Da quei primi contatti nacque progressivamente un rapporto che nessuna delle due avrebbe potuto immaginare dopo quanto accaduto il 26 luglio 2016. Uno dei momenti più significativi di questo percorso, raccontato anche nel libro, avvenne sulla tomba di Adel, che per ragioni di sicurezza deve rimanere anonima. Roseline vi lasciò un biglietto, nascosto sotto alcuni sassolini e protetto da un foglio di plastica: «Adel, l’anima di mio fratello, padre Hamel, mi conduce fino a te. E’ una testimonianza del suo perdono. La fede dei credenti è speranza, il perdono è la via della pace». Pregava il Dio di Abramo affinchè Adel trovasse pace e fosse riconosciuto come «l’anima di un figlio sensibile e amorevole». Nassera decise di raccogliere quel foglio e conservarlo: parole di quel peso, per lei, non potevano rimanere sepolte sotto le pietre. Otto anni più tardi, rileggendo il messaggio, la stessa Roseline si è domandata come fosse riuscita a scrivere quelle parole appena due anni dopo l’assassinio del fratello. «Mio fratello mi ha dato queste parole», ha spiegato al Meeting, riconoscendovi ciò che aveva imparato da Jacques fin dall’infanzia. Quel biglietto rappresentò per lei «il primo frutto del martirio di padre Hamel». Il perdono, nella storia di Roseline e Nassera, non significa dimenticare quanto accaduto nè confondere le responsabilità. Padre Hamel rimane la vittima e Adel uno dei suoi assassini. Significa piuttosto riconoscere, senza cancellare questa verità, la sofferenza dell’altra. E’ da questo riconoscimento che è nato un rapporto che, soltanto pochi anni prima, sarebbe sembrato impossibile.
Raccontare pubblicamente questa storia non è stato semplice per Nassera, che dopo l’attentato ha dovuto fare i conti con la vergogna, il senso di colpa e soprattutto con una domanda: cosa avrebbe potuto fare per impedire che suo figlio arrivasse a quel punto? Madre di cinque figli, cresciuti nello stesso modo, ha ricordato Adel come un ragazzo inizialmente gioioso e amante della vita, cambiato progressivamente dopo l’incontro con persone capaci di esercitare su di lui un’influenza più forte di quella della famiglia. Nassera ha raccontato di aver visto quella radicalizzazione e di aver cercato di fermarla, rivolgendosi alla polizia, alle autorità e al sindaco e provando a trovare per il figlio un lavoro, una formazione e la possibilità di conseguire la patente. «Devo poter testimoniare. Devo poter dire quello che ho fatto», ha spiegato. Per lei raccontare significa anche respingere l’idea di una famiglia rimasta indifferente davanti alla trasformazione di Adel. All’inizio, tuttavia, Nassera non voleva esporsi: temeva l’odio e l’umiliazione degli altri. E’ stato l’incontro con Roseline a darle la forza di raccontare ciò che era accaduto e i tentativi compiuti per impedire che Adel arrivasse a quel gesto. Da questa esigenza è nato il libro “Sorelle di dolore”, pubblicato dapprima in Francia e ora disponibile in italiano. Concludendo l’incontro, Scholz ha ringraziato entrambe per il coraggio di condividere una vicenda davanti alla quale ogni spiegazione rischia di essere insufficiente. «L’amore veramente può muovere il cielo, il sole, le stelle e anche il nostro cuore, se lo facciamo entrare anche in momenti così drammatici come quello che è accaduto a loro due», ha affermato. La storia di Roseline e Nassera non cancella il male, non confonde le responsabilità e non pretende di dare una risposta semplice al dolore. Mostra però che anche dopo una tragedia rimane una scelta: chiudersi nella propria sofferenza oppure riconoscere quella dell’altro. Roseline e Nassera hanno scelto di incontrarsi, senza permettere che fosse l’odio ad avere l’ultima parola.
– Foto ufficio stampa Meeting di Rimini –
(ITALPRESS).
Cronaca
Maltempo, Fontana “Ho chiesto a Musumeci lo stato di emergenza per la Lombardia”
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45 minuti fa-
21 Agosto 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – “Ho chiesto al ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, il riconoscimento dello stato di emergenza per i danni provocati dall’ondata di maltempo che si è abbattuta in varie parti del territorio lombardo”. Lo ha fatto sapere il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha incaricato gli assessori Romano La Russa (Protezione civile e Sicurezza) e Gianluca Comazzi (Territorio e Sistemi verdi) di predisporre tutta la documentazione necessaria per formalizzare la richiesta. “Ringrazio il ministro Musumeci – ha detto Fontana – che mi ha garantito che sottoporrà al Consiglio dei ministri l’istanza della Lombardia non appena possibile”.
Nel corso dell’evento le precipitazioni hanno raggiunto livelli eccezionali, con accumuli fino a 270 millimetri sulle Alpi Orobie e fino a 260 millimetri sull’Alto Lago di Como. Sono oltre 450 gli interventi effettuati dai Vigili del fuoco sul territorio lombardo. Tra le situazioni più delicate, oltre al crollo del ponte che collega la frazione di Rino a Sonico, in provincia di Brescia, l’evacuazione di circa 250 persone da un campeggio a Isola di Fondra, in provincia di Bergamo, e l’isolamento di alcuni Comuni della Val Brembana. Frane, smottamenti ed esondazioni hanno interessato anche la Valtellina, la Valchiavenna e il Comasco.
“La situazione che si è determinata a partire da ieri pomeriggio richiede una risposta adeguata alla portata degli eventi – ha detto Comazzi – e pertanto siamo in costante contatto con i Comuni e con gli enti impegnati sul campo per garantire la messa in sicurezza delle aree interessate e il ripristino della viabilità e delle infrastrutture. Ora è necessario completare una ricognizione puntuale delle conseguenze del maltempo e assicurare alle comunità coinvolte tutto il supporto necessario”.
“La sala operativa della Protezione civile – ha ricordato La Russa – è attiva H24 e in costante raccordo con i sindaci, anche attraverso gli Uffici territoriali regionali. Le situazioni più rilevanti riguardano il Bresciano, in particolare la Val Camonica, la Bergamasca, con le alte valli Seriana e Brembana, e la provincia di Sondrio. In questi contesti si sono registrati i danni maggiori e le principali interruzioni viabilistiche e, di conseguenza, sono stati necessari interventi tecnici urgenti da parte degli enti proprietari delle strade, dei Vigili del fuoco e del volontariato di Protezione civile. Il compito in queste ore è soprattutto quello di assistere la popolazione, in particolare nei casi in cui si sono rese necessarie evacuazioni o allontanamenti dalle abitazioni, essenzialmente a scopo precauzionale, garantendo assistenza anche nei luoghi di accoglienza. Abbiamo avuto anche un campeggio evacuato a Isola di Fondra, con circa 250 persone nella notte scorsa. In questo caso, il volontariato ha fornito tutte le attività di supporto, compreso l’allestimento del centro di accoglienza. I servizi sanitari e di emergenza sanitaria sono stati potenziati da AREU e dalle direzioni sanitarie competenti, in stretto raccordo con il sistema di gestione dell’emergenza. Poco fa si è concluso un punto della situazione coordinato con la Prefettura di Brescia, nel quale è emersa anche la necessità di garantire il soccorso sanitario e la viabilità, che è fondamentale per assicurare gli interventi di emergenza sanitaria”.
A Sonico (BS), evacuate nella serata di ieri 57 persone ospitate nella Sala polifunzionale di Sonico e nell’ex scuola elementare della frazione Garda. A Vione (BS), hanno trovato accoglienza presso la locale sede degli Alpini, da amici e parenti e in un B&B nel vicino Comune di Temù le 70 persone (15 residenti e 55 turisti) evacuate durante la notte in seguito all’esondazione del torrente Vallaro. Nella mattinata di oggi è stato avviato un intervento con escavatori in alveo. In questi due comuni l’Ufficio Territoriale di Brescia sta avviando i primi interventi in somma urgenza per ripristinare l’officiosità idraulica sul Fiume Oglio alla confluenza con i torrenti Vallaro e Rabbia. A Ponte di Legno (BS) incolumi tutte le persone presenti all’interno della cabinovia la cui centralina è stata colpita questa mattina da un fulmine. A Fondra (BG) le 250 persone evacuate dal campeggio San Simone sono state suddivise nelle palestre comunali dei Comuni di Lenna (60 persone) e Piazza Brembana (10 persone).
Le restanti 180 hanno trovato accoglienza presso amici e parenti oppure all’interno di un condominio nei pressi dello stesso campeggio. A Branzi (BG) è stata riaperta la SP2. A Gandellino (BG): emessa un’ordinanza del sindaco di chiusura della ciclabile comunale a causa del cedimento di un muro sovrastante. Nessuna persona coinvolta. Diverse le segnalazioni in provincia di Sondrio, in particolare sulla Valle del Bitto (Morbegno, Albaredo per San Marco e Ponte in Valtellina). In provincia di Como si sono registrati alcuni problemi sulla Statale Regina, dove si sono verificate alcune frane e colate di detriti che hanno colpito la sede stradale. Per quanto concerne la provincia di Lecco, alcune segnalazioni riguardano la Valsassina e la zona di Colico. A Teglio (SO) hanno fatto rientro nelle proprie abitazioni le 30 persone evacuate, in via precauzionale, nella serata di ieri dalla frazione Bondone, a causa del rischio di esondazione dell’omonimo torrente.
Ad Albaredo per San Marco (SO): una colata di detriti, avvenuta nella serata di ieri, ha riempito una vasca di contenimento collocata a monte dell’abitato. A scopo precauzionale, per il timore di ulteriori distacchi, sono state evacuate 6 persone: un nucleo di 2 turisti e una famiglia residente composta da 4 persone, tutte ospitate in un albergo. Il Comune ha provveduto a informare Vigili del fuoco, Prefettura e UTR. A Valfurva (SO) il torrente Frodolfo, in località Santa Caterina, è sotto osservazione. A Sondalo (SO) segnalazioni sul versante orobico e sul reticolo maggiore.
A Ponte in Valtellina (SO) smottamenti diffusi con interessamento di strade comunali e viabilità agro-silvo-pastorale. A Bormio (SO) e Valdisotto (SO), fiume Adda sotto osservazione. Riaperta la Statale Regina (SS340) a doppio senso nella tarda serata di ieri. Al lavoro dalla notte i tecnici ANAS per riaprire al transito la SS42 Rimane chiusa la SP67, chiusa nella notte nel tratto fra Premana e Pagnona, a causa della caduta di piante e materiale sulla sede stradale.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).


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