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Economia

La Corte dei conti europea “Il livello di errore stimato nella spesa dell’Ue rimane troppo alto”

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BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Nella relazione annuale pubblicata oggi, la Corte dei conti europea segnala che il livello di errore stimato nella spesa dell’UE rimane “troppo alto”. Ciò “ha importanza per i cittadini, perché la debolezza dei controlli sulla spesa compromette la fiducia che i fondi vadano a progetti ammissibili e che ottengano i risultati voluti. Ha importanza anche per i decisori politici, poiché i negoziati sul prossimo bilancio a lungo termine (2028-2034) dell’UE sono tuttora in corso”, si legge in un comunicato della Corte che esorta “i decisori politici a far sì che il nuovo modello di bilancio attualmente dibattuto, che sarebbe molto simile a quello del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), non presenti gli stessi punti deboli individuati nell’RRF, il principale pilastro del pacchetto dell’UE per la ripresa dalla pandemia”. La Corte avverte inoltre che “il crescente indebitamento dell’UE potrebbe esercitare pressioni sempre maggiori sui futuri bilanci e sulle scelte d’intervento”. 

La Corte conclude che “i conti dell’UE per il 2025 forniscono un’immagine fedele e veritiera della situazione finanziaria e che le operazioni su cui sono basate le entrate sono prive di errori. Tuttavia, il livello di errore stimato nella spesa dell’UE è passato dal 3,6% del 2024 al 3,8%. Gli auditor della Corte hanno rilevato irregolarità anche nei 45,4 miliardi di euro spesi a titolo dell’RRF”.

“Bilanci ambiziosi richiedono misure di salvaguardia ugualmente ambiziose – ha commentato il Presidente della Corte Tony Murphy – Se l’UE passa a un nuovo modello di bilancio nel quale il finanziamento non è più collegato ai costi, dobbiamo imparare dall’esperienza e ovviare a ciò che in passato non ha funzionato, in modo che i fondi dell’UE conseguano gli effetti voluti per i cittadini”.

Nell’ambito dell’RRF, di cui il 2025 era il penultimo anno di attuazione, i paesi dell’UE ricevono i fondi a fronte del conseguimento di traguardi e obiettivi predefiniti. A fine 2025, erano stati erogati 237,5 miliardi di euro dei 359,9 miliardi di euro impegnati in questo contesto; un terzo dei fondi disponibili per le sovvenzioni, ossia più di 122 miliardi di euro, dovrà pertanto essere pagato nell’ultimo anno dell’RRF. Tuttavia, “vi sono notevoli differenze tra gli Stati membri nella percentuale degli importi assegnati per le sovvenzioni RRF che è stata utilizzata: solo tre Stati su 27 avevano utilizzato almeno l’80 % dei fondi. Le norme e le condizioni stabilite non sono state rispettate per nove dei 37 pagamenti per sovvenzioni effettuati in favore degli Stati membri nel 2025. Ad esempio – continua la Corte – gli auditor della Corte hanno rilevato il non soddisfacente conseguimento di traguardi e obiettivi, violazioni delle norme in materia di appalti pubblici e irregolarità concernenti gli aiuti di Stato”.

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Hanno inoltre individuato “punti deboli nella definizione dei traguardi e degli obiettivi, lacune nel monitoraggio effettuato dalla Commissione e problemi persistenti circa l’affidabilità dei sistemi di controllo degli Stati membri”. La Corte “ha quindi formulato un giudizio con rilievi sulla spesa a titolo dell’RRF. Per di più, ai paesi dell’UE è stato a volte consentito di semplificare i rispettivi impegni in materia di piani di ripresa o di renderli meno estesi, senza che detti paesi fornissero motivi ed elementi probatori convincenti. In alcuni casi, le modifiche sono state apportate solo dopo che il paese in questione aveva chiesto il pagamento alla Commissione. Ciò genera il rischio che gli Stati possano ricevere fondi UE per ottenere meno di quanto originariamente promesso”.

Per la spesa di bilancio tradizionale dell’UE, “la Corte ha constatato che gli errori erano sia significativi che diffusi. Ha pertanto formulato, per il settimo anno di seguito, un giudizio negativo sulla spesa dell’UE. I tassi di errore più alti erano nei finanziamenti per la coesione, che sostengono l’occupazione, la crescita e lo sviluppo regionale, nonché nella spesa per agricoltura e ambiente”.

Il tasso di errore nei fondi per la coesione è passato dal 5,7% del 2024 al 6,6 % nel 2025, mentre quello per agricoltura e ambiente è aumentato dal 2,6 % al 3,9 %. I problemi più comunemente rilevati sono stati il finanziamento di progetti o costi non ammissibili ed il mancato rispetto della normativa in materia di appalti pubblici.

La Corte avverte inoltre che “il crescente onere del debito dell’UE potrebbe pesare molto sui bilanci futuri. I prestiti assunti dall’UE potrebbero raggiungere i 1 000 miliardi di euro entro il 2027, per lo più a causa dell’NGEU, mentre le sole spese per interessi per il sostegno a fondo perduto dell’NGEU nel corso del periodo 2028-2034 potrebbero giungere a 93 miliardi di euro. Le proposte presentate dalla Commissione per il prossimo bilancio consentirebbero inoltre un ingente ulteriore indebitamento per sostenere l’Ucraina, i piani nazionali degli Stati membri e l’eventuale ricorso al meccanismo per le crisi gravi. Le somme in questione potrebbero essere considerevoli. Ad esempio, i prestiti a favore dell’Ucraina approvati o concordati a partire dal 2014, compreso il prestito di 90 miliardi di euro in aiuto dell’Ucraina deciso all’inizio del 2026, sono ammontati in totale a 170,1 miliardi di euro, di cui alla fine del 2025 erano già stati erogati 70,3 miliardi di euro”. 

La Corte invita quindi “alla cautela per quanto riguarda i bilanci futuri: senza un accordo su nuove fonti di entrate, il bilancio dell’UE potrebbe far fronte ad una significativa carenza di fondi, che imporrebbe scelte difficili, quali contributi nazionali più alti e ambizioni minori”. 

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-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Economia

Webuild supera un terzo del capitale di Trevi, l’Opa diventa obbligatoria

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MILANO (ITALPRESS) – Webuild ha acquistato un ulteriore 4,68% di Trevi e sale al 34,58% del capitale, superando un terzo del titolo e consolidando il ruolo di primo azionista. Oltre la soglia del 30%, l’offerta pubblica di acquisto in corso, rivolta alle azioni non ancora detenute dal gruppo, diventa obbligatoria per legge e non è più soggetta ad alcuna condizione di efficacia, compresa la soglia minima di adesione. Il corrispettivo resta fissato a 5,165 euro per azione, interamente in contanti.

Webuild ha acquistato oggi, tramite il proprio advisor finanziario Intermonte SIM, 3.068.084 azioni a 5,165 euro ciascuna. La partecipazione sale così a 22.675.764 azioni, pari a circa il 34,58% del capitale e dei diritti di voto.

Il superamento del 30% fa scattare l’obbligo previsto dall’articolo 106 del Testo unico della finanza, che impone un’offerta sulla totalità delle azioni a un prezzo almeno pari al più alto pagato dall’offerente nei sei mesi precedenti. Poichè l’offerta già in corso è rivolta a tutte le azioni non possedute da Webuild e il corrispettivo coincide con il prezzo richiesto dalla norma, non è necessario avviare una nuova procedura: l’Opa in corso assume carattere obbligatorio.

Con il venir meno delle condizioni di efficacia, per gli azionisti di Trevi ci sono certezza di prezzo, pagamento e tempi: l’adesione non è più subordinata al raggiungimento di una soglia minima. L’offerta riguarda al massimo 42.902.452 azioni, pari al 65,42% del capitale, per un esborso massimo di 221,6 milioni di euro. La copertura finanziaria è assicurata dal finanziamento già in essere e dalla garanzia di esatto adempimento rilasciata dalle banche finanziatrici. Le schede di adesione già sottoscritte restano valide; chi non ha ancora aderito può utilizzare una nuova scheda.

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Il prezzo di 5,165 euro, che rientra nell’intervallo di valori individuato dal consiglio di amministrazione di Trevi, incorpora un premio del 49,0% rispetto alla media ponderata del 26 giugno 2026, pari a 3,467 euro; del 23,0% rispetto alla media ponderata di 4,200 euro del 29 luglio, giorno dell’annuncio dell’operazione; e del 16,4% rispetto alla media ponderata dei dodici mesi precedenti il 26 giugno, pari a 4,439 euro.

Il periodo di adesione si chiuderà alle 17:30 del 20 novembre. Il pagamento è previsto per il 27 novembre.

– Foto ufficio stampa Webuild –

(ITALPRESS).

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Economia

Federico Bricolo confermato nel board di UFI per il triennio 2026–2029

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VERONA (ITALPRESS) – Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, è stato rieletto nel consiglio di amministrazione di UFI, The Global Association of the Exhibition Industry. Il nuovo mandato triennale prenderà il via dopo l’assemblea generale del 2 novembre, in occasione del 93° congresso mondiale dell’associazione, in Bahrain.

La conferma rinnova l’incarico assunto da Bricolo nel 2023 e consolida la presenza di Veronafiere negli organismi di rappresentanza del sistema fieristico internazionale. Fondata nel 1925, UFI riunisce oggi 900 realtà in 90 nazioni, tra organizzatori di manifestazioni, gestori di quartieri fieristici, associazioni di categoria e partner del settore, che rappresentano direttamente oltre 50 mila addetti.

Il consiglio di amministrazione di UFI, composto da un massimo di 61 membri ed eletto ogni tre anni, dà attuazione alle decisioni dell’assemblea generale, definisce le politiche dell’associazione ed elabora proposte sui temi che riguardano le fiere internazionali, da sottoporre al voto degli associati.

 “Ringrazio l’assemblea generale di UFI e la sua presidente, Panittha Buri, per avermi rinnovato la fiducia. Questa conferma ci permette di proseguire il lavoro avviato nel 2023, portando nel confronto internazionale l’esperienza di Veronafiere come organizzatore diretto di manifestazioni e strumento di sviluppo per le imprese dal 1898 – dichiara Federico Bricolo, presidente di Veronafiere -. In uno scenario in cui cambiano mercati e relazioni commerciali, le fiere hanno un compito preciso: favorire l’incontro tra domanda e offerta e accompagnare le aziende, soprattutto le piccole e medie, nell’accesso a nuove opportunità di business. La presenza nel board di UFI consente di condividere competenze e contribuire a scelte comuni per rafforzare questa funzione. Un impegno coerente con il percorso di internazionalizzazione dei nostri marchi e con l’attività di buyer attraction all’estero verso le manifestazioni di Verona”. 

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-Foto ufficio stampa Veronafiere-
(ITALPRESS).

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Economia

Resca “L’aumento dell’inflazione comprime le capacità di spesa delle famiglie”

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ROMA (ITALPRESS) – “L’aumento dell’inflazione al 5,4% rischia di riaprire una fase che speravamo di esserci lasciati alle spalle ed è una cattiva notizia per le famiglie e per il commercio. Se energia e alimentari tornano a correre, il primo effetto è una compressione della capacità di spesa delle famiglie. Quando cresce il peso delle bollette e del carrello della spesa, si riducono le risorse destinate ai consumi discrezionali, con ripercussioni dirette sul commercio, sulla ristorazione e sui servizi. Le famiglie stanno tornando a fare i conti con una tassa occulta: l’inflazione. Se cresce il costo della vita, si svuotano i carrelli e si rinviano gli acquisti. Il commercio è il primo a registrare questo cambio di comportamento e temiamo che il periodo natalizio possa essere penalizzato da una crescente prudenza delle famiglie”. Così Mario Resca, presidente di Confimprese, commentando i dati Istat. 

-Foto IPA Agency-
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