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Cronaca

Bombardieri “Cambiare la manovra su fisco, pensioni e sanità”

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ROMA (ITALPRESS) – “La giornata di oggi serve a far sentire al governo, alla politica e al paese la necessità di cambiare. Qui ci sono delegate e delegati da tutta Italia per chiedere al governo di cambiare e insistere sulle cose che abbiamo chiesto”. Lo ha detto, al Teatro Brancaccio, a Roma, in occasione della manifestazione nazionale della UIL, il segretario Pierpaolo Bombardieri, riguardo alla manovra. “Siamo coscienti della discussione che sta avvenendo anche all’interno della maggioranza sulla gestione delle risorse, ma insistiamo sulla necessità di arrivare a 40 mila euro di detassazione degli aumenti contrattuali e di allargare la platea a due contratti importanti: commercio e metalmeccanici”, ha aggiunto.
“Abbiamo deciso di rilanciare le nostre proposte per quello che riguarda la democrazia economica del ruolo dei contratti che nel corso degli ultimi anni sono stati messi in discussione”, ha sottolineato Bombardieri. “Pensiamo che la detassazione degli aumenti contrattuali dà una risposta a 4 milioni di lavoratori poveri ma apre una discussione più ampia su qual è il ruolo della contrattazione in questo Paese e ci permettiamo di dire come applicare l’articolo 39 della Costituzione”. Il segretario ha aggiunto: “La contrattazione risente di tanti problemi per tanti contratti in dumping, per associazioni datoriali inesistenti e organizzazioni sindacali che non esistono. Pensiamo che sia arrivato il momento di discutere di questi temi. E’ chiaro che insieme a questi ci sono gli altri problemi che non sono stati risolti dalla manovra, che riguardano il fisco. In questo Paese si continua ad avere l’idea che chi paga le tasse è un fesso e noi questo non lo possiamo accettare. La sanità ha ancora grandi problemi, ci sono 6 milioni di persone che non si curano per le liste d’attesa o perchè hanno problemi economici e c’è il problema delle pensioni”.
“Continuiamo ad insistere per riavere opzione donna nella formulazione originale e insistiamo per avere una pensione di garanzia per i giovani ma da oggi vorremmo porre al governo un tema: quello di una discussione non fatta durante la manovra ma durante l’anno, perchè discutere in manovra per risparmiare 50 o 100 milioni sulla manovra non serve. Oggi serve affrontare una discussione su quale sarà lo stato sociale del domani, come noi riarticoliamo il sistema delle pensioni e vorremmo che si aprisse un tavolo di confronto per decidere queste cose”, ha puntualizzato Pierpaolo Bombardieri, che invece riguardo alla posizione con CISL e CGIL ha spiegato: “Ci poniamo come UIL. Da sempre continuiamo a sostenere che il pluralismo sindacale è una ricchezza per la democrazia del nostro paese. Non penso che se le organizzazioni sindacali si dividano c’è qualcuno che politicizza. Penso che se tre organizzazioni sindacali si dividono hanno visioni e modalità di affrontare i temi diverse. Rispetto sempre qualsiasi posizione delle altre organizzazioni sindacali. Chi fa sindacato fa politica sindacale in base ai propri obiettivi”. Alla domanda sul distacco della UIL, ha chiarito: “Non si è staccata. Ha tenuto una posizione coerente con quello che ha sostenuto nel corso degli ultimi anni. Il governo ci ha presentato per due anni una manovra e ci ha detto prendere o lasciare. Abbiamo lasciato e abbiamo fatto lo sciopero generale. In questa occasione il governo si è presentato e ci ha detto fate delle proposte. Abbiamo chiesto di intervenire sulla detassazione degli aumenti contrattuali, perchè c’è un ragionamento più ampio da fare sui contratti”. Bombardieri ha poi aggiunto: “Ricordo che su 18 miliardi due sono stati destinati alla detassazione degli aumenti contrattuali e all’incremento delle risorse per il pubblico impiego. Noi prendiamo atto di questo risultato, lo portiamo a casa, ne discutiamo e lo esaltiamo. Ovviamente siamo pronti a continuare la nostra battaglia”.
– foto ufficio stampa Uil –
(ITALPRESS).

Cronaca

Tg News 2/4/2026

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ROMA (ITALPRESS) – Raid israeliano sull’autostrada Teheran-Karaj – In Europa ultima nave piena di cherosene da Hormuz – Italia, Gravina si è dimesso, lo segue Buffon – Almasri, Italia deferita all’Assemblea degli Stati – Maltempo Molise, crolla ponte sulla Statale Adriatica – Istat, nel 2024 su il reddito delle famiglie ma cresce povertà – Artemis II, dopo 54 anni di nuovo astronauti verso la luna – Contratto scuola, via libera agli aumenti. Anief rilancia su stipendi e burnout – Previsioni 3B Meteo 3 Aprile.

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Lombardia Live 24 Breaking News – 2/4/2026

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I fatti del giorno: Processo Clean 2, richieste di condanna a Pavia – Ex caserma Voghera, si parte dai giovani – Incidente agricolo Frascarolo, ferito un 81enne – Torre Milano, chieste otto condanne – Bisca clandestina Milano, 13 denunciati – Stadio San Siro, Sala difende le scelte – Lombardia al Vinitaly con un export da oltre 331 milioni – Pronto Meteo Lombardia per il 3 Aprile.

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Cronaca

Trump “Iran decimato, vittorie decisive e travolgenti”

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WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivendicato “vittorie rapide, decisive e travolgenti” nella guerra contro l’Iran, facendo il punto sull’operazione militare “Epic Fury” in un discorso alla nazione pronunciato dalla Casa Bianca, nella Cross Hall, a 32 giorni dall’inizio del conflitto al fianco di Israele. Nel suo intervento televisivo, durato meno di 20 minuti, Trump ha tracciato un bilancio fortemente positivo dell’azione militare, sostenendo che le capacità operative di Teheran sono state drasticamente ridotte. “La capacità dell’Iran di lanciare missili e droni è drammaticamente diminuita, le loro fabbriche di armi vengono distrutte, la loro marina è sparita e la loro forza aerea è in rovina”, ha dichiarato, aggiungendo che i vertici del Paese “sono ora morti” e che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche “è stato decimato”.
Il presidente ha definito le operazioni militari “veloci, letali e rispettate in tutto il mondo”, sostenendo che “mai nella storia della guerra un nemico ha subito perdite così chiare e devastanti in poche settimane”. Secondo Trump, gli Stati Uniti sono “molto vicini” al raggiungimento degli obiettivi strategici e “sulla buona strada per completare tutti gli obiettivi militari a breve”. Nonostante non abbia fornito una tempistica precisa per la conclusione del conflitto, Trump ha indicato nelle “prossime due o tre settimane” una fase decisiva, minacciando nuovi attacchi: “Li colpiremo molto duramente. Li riporteremo all’età della pietra”. Allo stesso tempo ha lasciato intendere che contatti diplomatici sarebbero in corso, mentre Teheran continua a negare l’esistenza di negoziati.
Il capo della Casa Bianca ha ribadito che l’intervento non è motivato da interessi economici o energetici, sottolineando l’indipendenza energetica americana: “Non abbiamo bisogno del loro petrolio, non abbiamo bisogno di nulla di quello che hanno. Siamo lì per aiutare i nostri alleati”. In questo quadro, ha invitato i Paesi maggiormente dipendenti dal petrolio che transita nello Stretto di Hormuz a “prendersi la responsabilità” della sicurezza della rotta, da cui passa circa un quinto dell’offerta mondiale di greggio. Trump ha inoltre attribuito all’Iran la responsabilità dell’impennata dei prezzi energetici, definendola una conseguenza “a breve termine” degli attacchi del regime contro petroliere e Paesi vicini. Dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, i prezzi della benzina negli Stati Uniti sono saliti da una media di 2,46 dollari al gallone a oltre 4 dollari, mentre il petrolio ha registrato un forte rialzo: il greggio statunitense è passato da circa 98 a quasi 104 dollari al barile, e il Brent da 99 a 106 dollari.
Parallelamente, i mercati finanziari hanno reagito negativamente al discorso presidenziale: i futures sull’S&P 500 hanno perso lo 0,75%, quelli sul Nasdaq circa l’1% e i futures sul Dow Jones oltre 300 punti. L’andamento dei listini riflette le preoccupazioni degli investitori per un possibile prolungamento del conflitto e per le ripercussioni sull’economia globale, in particolare sul fronte energetico e dell’inflazione. Nel suo intervento, Trump ha anche ripercorso i principali conflitti del passato per invitare gli americani alla pazienza, ricordando la durata della Prima e della Seconda guerra mondiale, nonchè gli impegni in Corea, Vietnam e Iraq. In confronto, ha sottolineato, l’operazione in Iran “è durata appena 32 giorni” ed è stata “così potente e brillante” da neutralizzare una delle principali minacce globali.
Il presidente ha poi rinnovato le critiche all’accordo sul nucleare iraniano dell’amministrazione Obama, sostenendo che avrebbe consentito a Teheran di sviluppare un vasto arsenale atomico. Ha ribadito la sua linea dura: “Non permetterò mai che l’Iran ottenga un’arma nucleare”, definendo il regime iraniano “il più violento e teppista della Terra”. Ha inoltre ricordato come, secondo le valutazioni dell’intelligence statunitense precedenti al conflitto, Teheran non avesse ancora avviato un programma nucleare militare vero e proprio, pur avendo compiuto progressi significativi nell’arricchimento dell’uranio. Nel discorso non sono emersi dettagli su un eventuale impiego di truppe di terra nè riferimenti operativi alla NATO, mentre resta alta la tensione internazionale anche sul piano geopolitico ed energetico. Trump ha però accennato indirettamente al ruolo degli alleati, lamentando in precedenza una scarsa partecipazione europea alla gestione della crisi, in particolare per quanto riguarda la sicurezza delle rotte marittime.
Il presidente ha inoltre sottolineato la forza della produzione energetica americana, rivendicando livelli record e affermando che gli Stati Uniti producono più petrolio e gas di Arabia Saudita e Russia messe insieme. Un elemento, secondo Trump, che consente a Washington di affrontare con maggiore resilienza le conseguenze economiche del conflitto e di proporsi come fornitore alternativo per i Paesi in difficoltà. Infine, Trump ha toccato anche altri scenari internazionali, citando il Venezuela come esempio di operazioni militari “rapide ed efficaci” e parlando di una nuova fase di cooperazione energetica con Caracas. Il presidente ha descritto il Paese sudamericano come un partner con cui gli Stati Uniti stanno collaborando per la produzione e la vendita di petrolio e gas, in un’ottica di rafforzamento della sicurezza energetica globale. Il quadro delineato dal presidente evidenzia quindi una strategia che combina pressione militare, deterrenza nucleare e leva energetica, mentre resta incerta la durata effettiva del conflitto e il suo impatto a lungo termine sugli equilibri internazionali.

– Foto: Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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