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Economia

Confcommercio, a febbraio resta invariato l’indice del disagio sociale

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ROMA (ITALPRESS) – A febbraio il misery index di Confcommercio si conferma a 8,6 con lo stesso valore rilevato a gennaio, mese in cui dinamiche più favorevoli del mercato del lavoro e un’inflazione per i beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto più contenuta ne hanno determinato un brusco ridimensionamento. La stima dell’ultimo mese è sintesi di un marginale aumento del tasso dell’inflazione per i beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto (2,0% dall’1,9% di gennaio), e di una stabilizzazione del tasso di disoccupazione esteso sceso al 5,7%. Sul versante del mercato del lavoro nel mese di febbraio, dopo i positivi risultati di gennaio, si valuta una sostanziale stabilizzazione sia nel numero di occupati, sia delle persone in cerca d’occupazione. Dinamiche che lascerebbero il tasso di disoccupazione ufficiale al 5,1%, il dato più basso dall’inizio della rilevazione mensile.

Sul versante delle unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate, interessate dalle diverse forme d’integrazione salariale (CIG e FIS), si stima il permanere di una situazione di scarsa dinamicità, con un tasso di disoccupazione esteso atteso confermarsi al 5,7%. Secondo le prime indicazioni a febbraio 2026 l’inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto si è attestata, su base annua, al 2,0% (1,9% il dato rivisto di gennaio), evidenziando una dinamica congiunturale più contenuta rispetto al dato generale. In termini prospettici, nell’immediato l’inflazione dovrebbe muoversi su un sentiero di crescita moderata. Il rialzo di febbraio è stato determinato da alcuni fattori occasionali (aumento delle accise sui tabacchi e gli effetti sulla filiera turistica delle Olimpiadi invernali) destinati a rientrare e la tendenza all’aumento di alcuni energetici potrebbe essere bilanciata da una dinamica più contenuta dei prezzi degli alimentari.

Timori permangono sui possibili effetti che potrebbero avere, nei prossimi mesi, un prolungato aumento dei costi delle materie prime energetiche e delle restrizioni su alcune rotte commerciali su tutto il sistema dei prezzi. Allo stato attuale valutazioni sulle tempistiche e dimensioni di una possibile “bolla inflazionistica” appaiono, comunque, incerte e premature. Minori timori sono legati alle prospettive del mercato del lavoro, da tempo in rallentamento. In considerazione dei segnali positivi che stanno emergendo in questo inizio del 2026 si stima che, anche nei prossimi mesi, l’occupazione si muova a ritmi molto deboli, ma, comunque, positivi. Il combinarsi di queste dinamiche dovrebbe contribuire a mantenere l’area del disagio sociale, al netto di piccole variazioni, ai minimi storici, favorendo quel recupero della fiducia delle famiglie necessario ad alimentare i segnali di moderata ripresa dei consumi emersi nei periodi più recenti.

– Foto ufficio stampa Confcommercio –

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(ITALPRESS).

Economia

Meloni e angurie protagonisti dei consumi estivi del 2026

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ROMA (ITALPRESS) – L’estate 2026 cambia le abitudini alimentari degli italiani, ma senza provocare una corsa generalizzata dei prezzi. È quanto emerge da un’elaborazione della CNA sull’andamento dei consumi e dei prodotti più legati alla stagione estiva.

Con l’aumento delle temperature crescono gli acquisti di meloni e angurie, seguiti da gelati, ghiaccioli, insalate, mozzarella, ortaggi freschi e tonno in scatola. Nelle settimane più calde, spiegano le rilevazioni della distribuzione, le vendite di meloni e angurie possono aumentare fino al 25%, mentre per gelati, insalate e prodotti freschi gli incrementi oscillano tra il 10 e il 15%.

Nonostante la forte domanda, i prezzi restano contenuti. A luglio l’inflazione generale si è attestata al 2,9% su base annua, mentre i prodotti alimentari hanno registrato un aumento limitato all’1,1%. Ancora più contenuta la crescita del cosiddetto “carrello della spesa”, ferma all’1%.

Le dinamiche variano a seconda dei comparti: la frutta costa in media lo 0,7% in meno rispetto a un anno fa, mentre gli ortaggi segnano un aumento del 2,6%.

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-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Meloni e angurie protagonisti dei consumi estivi del 2026

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ROMA (ITALPRESS) – L’estate 2026 cambia le abitudini alimentari degli italiani, ma senza provocare una corsa generalizzata dei prezzi. È quanto emerge da un’elaborazione della CNA sull’andamento dei consumi e dei prodotti più legati alla stagione estiva.

Con l’aumento delle temperature crescono gli acquisti di meloni e angurie, seguiti da gelati, ghiaccioli, insalate, mozzarella, ortaggi freschi e tonno in scatola. Nelle settimane più calde, spiegano le rilevazioni della distribuzione, le vendite di meloni e angurie possono aumentare fino al 25%, mentre per gelati, insalate e prodotti freschi gli incrementi oscillano tra il 10 e il 15%.

Nonostante la forte domanda, i prezzi restano contenuti. A luglio l’inflazione generale si è attestata al 2,9% su base annua, mentre i prodotti alimentari hanno registrato un aumento limitato all’1,1%. Ancora più contenuta la crescita del cosiddetto “carrello della spesa”, ferma all’1%.

Le dinamiche variano a seconda dei comparti: la frutta costa in media lo 0,7% in meno rispetto a un anno fa, mentre gli ortaggi segnano un aumento del 2,6%.

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Ex Ilva, Urso “Lavoriamo a piano per Taranto, a settembre tavolo a Chigi”

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RIMINI (ITALPRESS) – “Non possiamo fare altro che prenderne atto, adeguando le procedure della gara internazionale in atto e lavorando da subito, come indicato dal presidente del Consiglio, a un piano straordinario per Taranto. In settembre si riunirà il Tavolo di Palazzo Chigi, coordinato dal sottosegretario Mantovano”. Lo afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a IlSussidiario nell’ambito del Meeting di Rimini. “I commissari hanno doverosamente fatto tutti gli atti necessari per salvaguardare il patrimonio aziendale, compreso il ricorso in Cassazione, ma nel contempo devono adempiere al decreto della Corte d’Appello, che impone la chiusura dell’area a caldo entro fine ottobre, con un impatto immediato sull’azienda e sull’indotto – spiega -. Per questo, in molti l’hanno definita una bomba sociale e produttiva”.
Per le imprese, inoltre, “si sta valutando di estendere anche al resto del Centro-Nord le modalità di accelerazione autorizzatoria oggi previste nella Zes unica, perchè è una delle principali richieste delle imprese per realizzare gli investimenti in tempi congrui e certi. Non sarà possibile, invece, estendere indistintamente gli stessi livelli di incentivazione previsti per le aree più svantaggiate, proprio al fine di ridurre il divario interno. Non lo consentono le regole europee sugli aiuti di Stato”, precisa.
(ITALPRESS).

– foto: Ipa Agency –

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