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Cronaca

Intesa Sanpaolo, nel Piano di Impresa 30% nuovo credito per ambiente e sociale

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MILANO (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo rafforza il supporto ai progetti di sostenibilità di imprese e famiglie destinando il 30% delle nuove erogazioni a medio-lungo termine al credito sostenibile (“sustainable lending”), oltre 110 miliardi di euro nell’arco dei quattro anni del Piano presentato a febbraio dal Consigliere Delegato e CEO Carlo Messina. Di queste, circa 87 miliardi sono destinati alla transizione green e circa 25 miliardi a crediti con impatto sociale. Nel Piano il Gruppo ha inoltre confermato gli impegni di decarbonizzazione in linea con l’obiettivo Net-Zero al 2050, attraverso il rafforzamento dei target al 2030 relativi a emissioni finanziate, asset management, assicurazioni ed emissioni proprie.
La transizione green sta ridefinendo equilibri economici, industriali e geopolitici nell’ambito del sistema energetico. Oggi più che mai la sostenibilità non è solo un’esigenza regolamentare ma una leva di competitività per le imprese. Sul fronte della transizione energetica, in Europa sono evidenti gli effetti di una dipendenza da fonti fossili e di conseguenza l’esigenza di investire in nuove infrastrutture elettriche e fonti rinnovabili. Il cambiamento climatico è sempre più concreto specialmente in Europa e Italia, con fenomeni estremi in aumento, con l’esigenza di agire rapidamente per mitigarne le conseguenze e per trovare nuove soluzioni di adattamento.
Per questo Intesa Sanpaolo ha riunito istituzioni, finanza e mondo delle imprese in un convegno sulle evoluzioni del mercato dell’energia e infrastrutture a livello europeo e sulle possibili soluzioni per affrontare le sfide climatiche in un contesto internazionale complesso. L’incontro “Energia e adattamento climatico: nuove sfide per le imprese”, tenutosi oggi a Milano, è stato aperto da Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo, e ha visto gli interventi, tra altri, di Enrico Letta, già Presidente del Consiglio dei Ministri e oggi Presidente dell’Institut Jacques Delors e rettore della IE School of Politics, Economics & Global Affairs di Madrid, e di Enrico Giovannini, già Ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili e Direttore scientifico ASviS. Ha chiuso i lavori Paola Angeletti, Chief Sustainability Officer Intesa Sanpaolo.
“La transizione energetica è una leva strategica, ridefinisce filiere e modelli di business, richiede capacità di innovare e un coordinamento tra le diverse parti coinvolte e per essere efficace deve avere una dimensione sistemica – afferma Gros-Pietro – non può essere affidata unicamente alla volontà dei singoli attori economici. Servono politiche pubbliche coerenti anche a livello sovranazionale e strumenti adeguati. Noi siamo pronti a collaborare dobbiamo essere consapevoli che il tempo della gradualità è finito. La trasformazione è in corso sta a noi governarla con lucidità, responsabilità e ambizione”.
“In un contesto in cui molte banche hanno ridotto i loro impegni, noi li abbiamo rafforzati a beneficio di una crescita strutturale e moderna delle imprese e di tutti i nostri clienti”, ha spiegato Paola Angeletti, Chief Sustainability Officer di Intesa Sanpaolo. “Il nuovo Piano di Impresa 2026-2029, oltre all’impegno per la decarbonizzazione e per il sociale, mira al supporto della transizione sostenibile della clientela”.
Intesa Sanpaolo orienta il suo impegno verso la sostenibilità su diverse direttrici: Erogazioni nel primo trimestre 2026: 4,2 miliardi di euro di nuovi prestiti a medio lungo termine per la transizione sostenibile, di cui 1,4 miliardi di mutui green (pari al 35% dei nuovi mutui); Emissioni proprie CO2 (Scope 1 + 2): in calo del 6% nel 2025 rispetto al 2024; Energia acquistata da fonti rinnovabili a livello di Gruppo nel primo trimestre 2026: 96%; Emissioni finanziate: riduzione del 12% nei settori oggetto di target di decarbonizzazione nel 2025 rispetto al 2024 (-41% rispetto al 2022); Social lending: circa 1,4 miliardi di euro erogati nel primo trimestre 2026 per rafforzare l’inclusione finanziaria; Supporto di istruzione, orientamento e occupabilità: raggiunti oltre 11.000 giovani attraverso le iniziative lanciate;
Confermata nei Dow Jones Best-in-Class Indices, inclusa nella CDP Climate A List e prima tra le banche del peer group per Sustainalytics.
-foto f47/Italpress –
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Russell vince a Baku davanti a Verstappen, 4° Leclerc e 5° Antonelli

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BAKU (AZERBAIJAN) (ITALPRESS) – George Russell completa il suo personale capolavoro conquistando la vittoria nel Gran Premio di Azerbaijan. Il pilota della Mercedes, nonostante un brivido finale nel duello con un Max Verstappen mai domo, si assicura la sua ottava vittoria in carriera e riduce il gap dal leader del Mondiale Andrea Kimi Antonelli, quinto sul traguardo dopo la qualifica da dimenticare che lo aveva costretto a partire nelle retrovie. La Red Bull brilla non solo con il quattro volte campione del mondo, che chiude secondo, ma anche con uno strepitoso Isack Hadjar, che al rientro ottiene il suo terzo podio in carriera. La Ferrari resta ancora fuori dalla top 3 con Charles Leclerc e Lewis Hamilton che sono rispettivamente quarto e sesto. Completano la top 10 Arvid Lindblad (Racing Bulls), le due Haas di Esteban Ocon e Oliver Bearman e Carlos Sainz (Williams). La prossima settimana si torna subito in pista in Malesia.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Cronaca

Mps, per i soci l’Opas di Intesa Sanpaolo vale più dell’extra dividendo

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MILANO (ITALPRESS) – Il problema dell’”extra” è che, a guardarlo bene, tanto extra non è. I 4 miliardi che Mps mette sul piatto per difendere la propria strategia su Banco Bpm e Banca Generali sono infatti già dentro Mps. Sono patrimonio della banca, dunque appartengono già, economicamente, ai suoi azionisti. Cambia la tasca in cui finiscono, non la ricchezza complessiva. E’ questo il punto di partenza dell’analisi di Ruggiero Cafari Panico, professore di diritto dell’Unione europea all’Università degli Studi di Milano, pubblicata sul Sole 24 Ore. E da qui nasce il confronto con l’Opas di Intesa Sanpaolo: da una parte un premio che distribuisce patrimonio già esistente, dall’altra risorse che arrivano da un soggetto esterno a Mps.
Il cosiddetto extradividendo vale 1,208 euro per azione: 30,2 centesimi in contanti e 90,6 centesimi attraverso azioni Generali, per un totale vicino ai 4 miliardi. Ma, osserva Cafari Panico, chiamarlo “extra” può essere fuorviante. Come aveva già spiegato Franco Paparella sul Sole 24 Ore, Mps non sta creando nuova ricchezza: sta trasformando una parte del patrimonio che gli azionisti possiedono indirettamente attraverso la banca in denaro e titoli che possiederanno direttamente.
Ed è proprio qui che il confronto con Intesa cambia prospettiva. Il corrispettivo dell’Opas arriva infatti da un soggetto terzo rispetto a Mps: sono risorse nuove trasferite agli azionisti della banca. Non patrimonio di Mps semplicemente redistribuito ai suoi stessi proprietari.
C’è un dettaglio che rischia di sparire dietro il numero dei 4 miliardi. Quando una società distribuisce una parte del proprio patrimonio, quel patrimonio esce dalla società. A parità di tutte le altre condizioni, anche il valore dell’azione tende quindi a rettificarsi. L’azionista riceve 1,208 euro di attività, ma resta proprietario di una banca che si è privata dello stesso patrimonio. Insomma, il dividendo non cade dal cielo: esce dalla cassaforte della banca.
E c’è il fisco. Per una persona fisica residente in Italia, nello scenario considerato da Cafari Panico, l’intera distribuzione sarebbe tassata al 26%, compresa la componente ricevuta in azioni Generali. Il conto sarebbe di circa 31,4 centesimi per azione, più dei 30,2 centesimi incassati in contanti. Per pagare l’imposta, dunque, l’azionista potrebbe dover mettere mano ad altra liquidità o vendere una parte delle azioni ricevute.
Da qui anche il problema della trasparenza. Secondo Cafari Panico, l’extradividendo non dovrebbe essere presentato soltanto come un vantaggio per i soci, ma anche come un’operazione che riduce il patrimonio di Mps e incide sul valore economico delle azioni utilizzate nelle due Ops.
Non è un dettaglio, soprattutto dopo l’intervento della Consob sui concambi delle offerte Mps. Il valore delle operazioni deve essere considerato anche prendendo come riferimento il 5 giugno, ultimo giorno di Borsa prima dell’annuncio dell’Opas di Intesa, così da evitare che il successivo rialzo del titolo Mps, provocato dall’arrivo dell’offerta concorrente, alteri il confronto.
Non trascurabile il tema prudenziale. Una distribuzione di queste dimensioni, accompagnata dalla riduzione del capitale e dall’utilizzo di riserve, modifica la struttura patrimoniale della banca. La sua sostenibilità, sottolinea il professore, deve quindi essere valutata autonomamente dalle autorità di vigilanza e non può essere ricavata soltanto dalle proiezioni sul parametro patrimoniale del futuro gruppo.
Ma il capitolo più delicato, forse, è quello di Generali. Mps, attraverso Mediobanca, è oggi il primo azionista della compagnia con il 13,35%. Circa tre dei quattro miliardi dell’extradividendo verrebbero distribuiti proprio attraverso azioni Generali. Il risultato, secondo i calcoli di Cafari Panico, sarebbe la fuoriuscita di circa 4,5 punti percentuali dal pacchetto oggi concentrato nelle mani di Mps/Mediobanca. La partecipazione residua scenderebbe così, indicativamente, intorno all’8,8%.
Quasi cinque punti percentuali di Generali passerebbero dunque da un unico grande azionista a una pluralità di azionisti, diventando liberamente negoziabili. Mps perderebbe peso e, contemporaneamente, aumenterebbe la contendibilità di una quota importante di uno dei principali gruppi assicurativi europei.
Anche qui il confronto con Intesa, nell’analisi del professore, è netto. Senza la distribuzione straordinaria, la partecipazione in Generali resterebbe concentrata all’interno di un grande gruppo bancario italiano, assicurando maggiore continuità a una presenza azionaria italiana significativa. Un elemento che può assumere rilievo anche sul terreno del golden power, considerando la natura strategica del settore assicurativo.
Alla fine, il conto proposto da Cafari Panico è meno spettacolare dei 4 miliardi annunciati, ma forse più istruttivo. L’extradividendo di Mps porta agli azionisti qualcosa che, in larga misura, possiedono già: lo prende dalla banca e lo mette direttamente nelle loro mani, pagando però un prezzo in termini di patrimonio, fiscalità e, per Generali, di concentrazione azionaria. L’Opas di Intesa, invece, mette sul tavolo risorse che arrivano da fuori Mps. Ed è qui che il “regalo” cambia natura: nel primo caso si apre la cassaforte di casa, nel secondo qualcuno arriva con una cassaforte nuova.

– Foto Intesa Sanpaolo e Mps –

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Italia eliminata in semifinale dall’Ucraina alla Billie Jean King Cup

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SHENZHEN (CINA) (ITALPRESS) – L’Italia della Billie Jean King Cup è costretta ad abdicare. Dopo aver vinto le ultime due edizioni, le azzurre di Tathiana Garbin alzano bandiera bianca in semifinale, cedendo per 2-0 all’Ucraina che domani contenderà il titolo alla Repubblica Ceca, vittoriosa sulla Spagna. Niente miracolo stavolta per Jasmine Paolini, che giovedì aveva guidato la rimonta sulla Cina: sul cemento indoor dello Shenzhen Bay Sports Centre la 30enne di Bagni di Lucca, che aveva vinto gli ultimi 5 singolari in BJK Cup (non perdeva dalla semifinale 2024 contro Iga Swiatek), deve arrendersi a Elina Svitolina, numero 7 del mondo, per 6-2 6-2 in poco più di un’ora di gioco. Una sconfitta che, sommata a quella dell’esordiente Tyra Grant – preferita all’acciaccata Elisabetta Cocciaretto – per mano di Anhelina Kalinina (6-3 6-4) decreta l’eliminazione dell’Italia.
– foto Ipa Agency –
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