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Pichetto “Riapertura Hormuz per far calare i prezzi” / Video
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2 ore fa-
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Redazione
TORINO (ITALPRESS) – “Dovremo valutare nel merito le condizioni dell’accordo, la prospettiva è quella di rimettere il golfo Persico nella condizione di esportare sia petrolio che gas, questo significa riaumentare di quel 20% che era venuto meno con la chiusura dello Stretto di Hormuz e con la guerra, togliere pressione al mercato e far calare la pressione sui prezzi a livello mondiale. Però non sappiamo qual è lo stato delle infrastrutture nel golfo Persico con i bombardamenti, si tratta di capire adesso quanto tempo impiegheranno per riparare i danni e poter ristabilire un equilibrio”. Così il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha parlato dell’accordo tra Iran e Stati Uniti alle Ogr di Torino. “Sulle accise siamo intervenuti perché c’è una condizione di emergenza, per il 3 luglio valuteremo se è venuta meno questa condizione di emergenza” ha aggiunto Pichetto.
IL VIDEO
– Foto xn3/Italpress –
(ITALPRESS).
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Politica
Meloni incontra Takaichi a Roma: “Straordinaria sintonia tra Italia e Giappone. Su GCAP finalmente entrati nella fase operativa”
Pubblicato
15 minuti fa-
15 Giugno 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “C’è una straordinaria e particolare sintonia tra le nostre due nazioni, tra le nostre due leadership, tra le nostre visioni che intendiamo sfruttare al massimo. Italia e Giappone sono determinate a costruire insieme un futuro di sicurezza, prosperità e stabilità perché siamo persone concrete e vogliamo rispondere ai bisogni dei nostri cittadini. Lo faremo insieme”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al termine dell’incontro con il Primo Ministro del Giappone, Sanae Takaichi.
“La difesa è uno dei settori cruciali della cooperazione tra Italia e Giappone, abbiamo continuato a lavorare fianco a fianco sul programma strategico Gcap che ci vede impegnati insieme al Regno Unito nello sviluppo di un caccia di sesta generazione, siamo entrati finalmente nella fase operativa”.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Politica
Romano “Vannacci? Chi vuole governare deve unire il Paese, non dividerlo”
Pubblicato
15 minuti fa-
15 Giugno 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – In vista del voto il dibattito si è concentrato sui numeri e sulle alleanze possibili. Francesco Saverio Romano, in una intervista all’Italpress, rovescia l’ordine del discorso e parte da una tesi netta, valida a destra come a sinistra: vincere le elezioni non basta, conta poter governare il giorno dopo.
– Onorevole Romano, in un suo intervento recente è partito da Carlo Levi, “Le parole sono pietre”. Perché?
“Perché Levi aveva capito una cosa semplice e oggi dimenticata, che certe parole non scivolano via come l’acqua, restano e pesano, su chi le riceve e su chi le pronuncia. La politica discute di numeri e di alleanze come se governare fosse un’addizione. Non lo è. Governare è una responsabilità verso il Paese, e le parole con cui ci si presenta agli italiani contano quanto i programmi”.
– A quali parole pensa, in particolare? A quelle di Roberto Vannacci?
“Penso a parole che conosciamo tutti. Agli omosessuali ha scritto che “normali non lo siete, fatevene una ragione”. Di Paola Egonu, una campionessa che ha portato in alto il tricolore, ha detto che i suoi tratti somatici non rappresenterebbero l’italianità. Ha riproposto come accettabile un vocabolario di insulti che la civiltà giuridica aveva archiviato da tempo. Ha trattato gli immigrati come ospiti tenuti a ringraziare e destinati comunque a restare diversi”.
– Una destra può però essere severa sull’immigrazione e difendere la famiglia. Non sta facendo un processo alle idee?
“No, e tengo a distinguere. Si può discutere di immigrazione con fermezza, si può difendere la famiglia e la sicurezza senza umiliare nessuno, e una destra di governo seria lo fa ogni giorno. Il problema non è la severità delle idee. Il problema è che un partito chiamato a governare l’Italia rappresenta tutti gli italiani, compresi quelli che Vannacci ha messo fuori dal recinto della normalità o dell’italianità. Chi siede al tavolo di una maggioranza non può avere accanto chi nega in via di principio la pari dignità di una parte dei cittadini che dovrebbe servire”.
– È solo una questione di parole, o anche di linea politica?
“C’è soprattutto la politica estera, ed è qui che la distanza diventa incolmabile. Le posizioni del generale sulla Russia e su Putin sono note, e contraddicono in modo frontale la collocazione atlantica ed europea che questo governo ha tenuto con coerenza, dal sostegno all’Ucraina alla fedeltà all’Alleanza. Una coalizione non regge se al suo interno convivono due politiche estere opposte. Basterebbe il primo Consiglio europeo, basterebbe il primo vertice della NATO, per mandarla in frantumi”.
– Vannacci però porta voti. Non converrebbe tenerlo dentro la coalizione?
“Vannacci non chiede di entrare in una coalizione, chiede di rifondarla a propria immagine, sotto la bandiera di una “vera destra” identitaria. Ma una destra che per inseguire la sua frangia più estrema espelle la propria anima moderata, popolare, liberale ed europea, non guadagna forza, perde l’equilibrio. Perde proprio la parte che la rende capace di governare e di parlare al Paese reale, quello che chiede strade, sanità, lavoro e bollette sostenibili, non slogan da talk show”. – Lei però critica con la stessa durezza anche l’altro campo. Vale lo stesso ragionamento? “Vale lo stesso ragionamento, rovesciato. Alleanza Verdi e Sinistra porta idee legittime e una tradizione rispettabile, lo riconosco. Ma le sue posizioni di fondo restano incompatibili con un governo che voglia durare”.
– In che senso incompatibili?
“Sulla difesa, Avs è contraria all’aumento delle spese militari e ha avversato la scelta di sostenere militarmente l’Ucraina, in nome di un pacifismo che mette in discussione la solidarietà atlantica. Sull’economia rivendica l’ambizione della trasformazione contro quello che chiama il disastro del pragmatismo, e fa del salario minimo e della contestazione del mercato la propria bandiera. Sono posizioni che si scontrano in modo diretto con la linea di Matteo Renzi, atlantista convinto, sostenitore di Kiev, riformista e liberale in economia. Non è una sfumatura tra alleati, è una frattura di sistema”.
– Fratoianni dice di non porre veti. Non è un’apertura?
“Fratoianni dice di non porre veti, ma di riservarsi il giudizio su ogni scelta. Tradotto, significa che si riserva di rompere ogni volta che una decisione gli sembrerà troppo poco radicale. È esattamente la condizione che rende una maggioranza instabile già dal primo giorno. E del resto Renzi non ha alcuna affinità reale né con Schlein né con Conte. Quel campo largo non è un progetto, è una somma. E in politica le somme di forze incompatibili non governano, si paralizzano”.
– Il filo del suo ragionamento, allora, è che vincere non basta.
“È il punto che troppi fingono di non vedere. Vincere le elezioni, da soli, non significa nulla. Anzi, vincere senza poter governare è peggio che perdere, perché illude i cittadini e blocca le istituzioni, preparando la crisi successiva. La storia della Seconda Repubblica è piena di maggioranze nate per battere l’avversario e morte per la propria incoerenza. Sono state quelle, più ancora delle sconfitte, a logorare la fiducia degli italiani nella politica”. – E in tutto questo qual è il ruolo di Noi Moderati? “Una coalizione si tiene insieme se ha una chiglia, un centro di gravità che le impedisce di rovesciarsi alla prima onda. Nel centrodestra quel centro è lo spazio moderato e riformatore, di tradizione popolare ed europea, che noi rappresentiamo. Non siamo la zavorra della coalizione, ne siamo la chiglia. Siamo la parte che consente di tenere la rotta quando il vento si alza e di mediare quando le posizioni si irrigidiscono”.
– In conclusione?
“La domanda vera non è con chi ci si allea per vincere, ma con chi si potrà davvero governare il giorno dopo. Le parole di Vannacci e le posizioni di Avs, ciascuna nel proprio campo, danno la stessa identica risposta. Si potrà forse sommare qualche voto, non si potrà costruire un governo. E un Paese serio, alla fine, sceglie chi sa governarlo, non chi sa soltanto gridare più forte degli altri”.
-Foto ufficio stampa Saverio Romano-
(ITALPRESS).
Politica
Infrastrutture, Morelli “Ponte sullo Stretto non è una spesa ma un investimento”
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15 minuti fa-
15 Giugno 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Il Ponte sullo Stretto “non è una spesa ma è un investimento che farebbe crescere il Sud. Molti dicono che noi proponiamo il Ponte ma che il resto delle infrastrutture sono un colabrodo. In realtà contestualmente all’Alta velocità e al Ponte, il Mit ha inteso investire oltre 40 miliardi tra Calabria e Sicilia per migliorare l’efficienza delle infrastrutture”. Lo afferma Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipess, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress.
“Il Ponte, quindi, è fondamentale per collegare gli investimenti che già stiamo facendo a prescindere; noi vogliamo realizzare ciò che l’Europa ci sta chiedendo perchè non c’è una diatriba tra Italia e Ue se fare o meno il Ponte. I temi sui quali il governo e l’Ue stanno ragionando sono sulle criticità e quando ci sono infrastrutture di questo genere questo è normale – aggiunge -. Il governo ha votato un nuovo decreto, il mio auspicio è che nel corso prossimo autunno ci sarà la nuova delibera Cipess, quella definitiva, e da lì l’inizio dei lavori”.
Sono stati diversi gli argomenti affrontati nel corso dell’intervista, dall’Europa alla Lega, fino alle Comunali di Milano. “Ci stiamo attrezzando per le elezioni politiche del 2027 per presentare la Lega nel miglior modo possibile. Tutte le competenze sono le benvenute perchè ogni critica costruttiva permette di raggiungere gli obiettivi che, all’interno della Lega, sono assolutamente comuni come i valori liberali, il tema dell’autonomia, una serie di iniziative che riguardano in maniera più diretta il tema della sicurezza e della famiglia – spiega Morelli -. La Lega si sta preparando per presentarsi alle prossime Politiche nella miglior forma possibile”.
E sull’assemblea costituente del partito di Roberto Vannacci chiosa: “Ho visto molte facce conosciute, a queste persone che hanno pensato bene di lasciare la Lega per andare verso Futuro Nazionale auguro buon lavoro…”.
Poi le Comunali di Milano: la Lega “organizzerà nel prossimo weekend una vera e propria sessione di primarie attraverso i gazebo, dove invitiamo i milanesi a partecipare per darci qualche suggerimento su temi e persone. Il mio voto andrà a Matteo Salvini che, essendo uno storico politico milanese, il nostro miglior ministro ed essendo legato alla città, penso sia la persona giusta – afferma il sottosegretario -. Sono convinto di andare in questa direzione, poi lui deciderà cosa fare. La Lega intende dare una spinta a tutta la compagine di centrodestra perchè è fondamentale non lasciare in mano alla sinistra le grandi città – osserva – perchè queste danno un indirizzo e l’indirizzo preso dai sindaci di sinistra è ideologico. Io candiderò Salvini, ci saranno le primarie e vedremo quale sarà il risultato”.
Infine, l’economia italiana e l’Europa. “Nell’economia italiana ci sono luci e ombre. Oggi stiamo vivendo una situazione storica per quanto riguarda i posti di lavoro, non si è mai verificato nella storia della Repubblica un numero così alto di lavoratori a disposizione delle imprese. Le ombre riguardano l’inflazione. I risultati che leggiamo oggi, anche per la possibile risoluzione della guerra in Medio Oriente, potrebbero dare una grande mano a una serie di questioni che ci toccano direttamente. Ad esempio, la chiusura dello stretto di Hormuz ha delle ripercussioni pesantissime su settori che ci interessano come i fertilizzanti. Il Governo – ricorda Morelli – ha investito in maniera solida riducendo il costo delle accise che è interesse diretto per tutte le famiglie. L’Italia ha versato per anni soldi all’Europa essendo contributore netto da sempre, quindi, ciò che sta tornando sono soldi nostri. Benissimo l’apertura” sul Patto di stabilità, “merito della Lega che ha iniziato fin da subito a parlare della necessità di ampliare l’ipotesi per ritoccarlo; ma quando i soldi italiani passano da Bruxelles e tornano in Italia c’è sempre un ‘mà. L’Ue ci dice che possiamo derogare sul fronte energia ma alle sue condizioni, è chiaro che questa è una criticità perchè se il modello europeo è quello del Green Deal… Io non sono contrario a una transizione equilibrata e che permetta al mercato di decidere quale sia il modello migliore, ma esigo che nessuno lo imponga perchè è sbagliato dal punto di vista del mercato e dal punto di vista ideologico. Mi stupisco di partiti che si professano liberali e che sostengono questo governo europeo che invece è illiberale proprio per queste ragioni”, conclude.
– Foto Italpress –
(ITALPRESS).


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