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Economia

Imprese, l’indagine di Confapi: sistema resiliente, ma preoccupa lo stretto di Hormuz

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ROMA (ITALPRESS) – Scarsi effetti dai dazi Usa, molta preoccupazione per il perdurare delle difficoltà alla libera circolazione nello stretto di Hormuz, crescita programmata degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale, basso ricorso e aumento delle difficoltà nell’accesso al credito. È la fotografia scattata da Confapi, che ha presentato oggi i risultati del nuovo Rapporto Congiunturale sul primo semestre 2026 e sulle aspettative per il secondo semestre delle piccole e medie imprese industriali, basato su un campione di 2.000 aziende associate.

Le imprese italiane temono diversi impatti per la crisi in Medio Oriente e per la situazione dello Stretto di Hormuz: per il 69,5% sono attesi effetti negativi per le attività, con una conseguente diminuzione della redditività, mentre per il 50% delle Pmi le ricadute negative del blocco di Hormuz sono già in corso.

I blocchi logistici e i conseguenti rincari energetici sono percepiti come “una minaccia immediata e sistemica per la produzione, con un ricadute su fatturato, ordini e utili”. L’analisi dell’impatto dei dazi statunitensi sull’attività delle imprese, invece, evidenzia per l’87,5% del campione effetti limitati sulle Pmi industriali pur segnalando aree di attenzione legate all’aumento dei costi lungo le catene di approvvigionamento.

Nel primo semestre 2026, meno della metà delle imprese (48,3%) ha effettuato investimenti, con il 51,7 che non ha programmato invece piani pluriennali di crescita. Crescono invece gli investimenti nelle tecnologie AI, che vengono considerate dalle imprese “una leva imprescindibile per incrementare la produttività (60,7%), ottimizzare i costi (90,1%) e potenziare capacità di elaborazione e gestione dei dati (82%)”.

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Aumenta però la preoccupazione per l’accesso al credito: nel periodo di riferimento, il 66,5% delle Pmi industriali italiane non ha avanzato domande al sistema bancario per nuove risorse finanziarie, percentuale in crescita del 7,8% rispetto al 2025. Questo dato, per Confapi, “testimonia la percezione di una forte difficoltà nella richiesta di credito, spingendo la maggioranza delle aziende a non tentare nemmeno l’interlocuzione con gli istituti bancari per timore di rifiuti (35%), condizioni troppo onerose (30,8%) o richiesta di eccessive garanzie (27%), con conseguenti scelte di autofinanziamento da parte delle Pmi”. È evidente “una profonda distanza tra le necessità del sistema produttivo e l’offerta del sistema bancario, che si traduce quindi in un fenomeno di rinuncia preventiva, con il 56% delle Pmi che ricorre all’autofinanziamento con conseguente indebolimento degli asset patrimoniali”.

“Dalla nostra indagine – spiega il presidente Cristian Camisaemerge una crescente preoccupazione per una situazione che continua a protrarsi e che si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza. Per le nostre imprese non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza: quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le proprie strategie sui mercati esteri”, sottolinea. “Alle problematiche dovute alle crisi internazionali si aggiungono oggi quelle sempre più evidenti nell’accesso al credito, che rischiano di frenare ulteriormente la capacità di investimento e di crescita delle imprese”, prosegue.

“Come sempre, le Pmi italiane stanno dimostrando una straordinaria resilienza e una grande capacità di tenuta. Ma proprio per sostenerle è necessario, ora più che mai, un intervento strutturale da parte delle Istituzioni e del Governo. Occorre una politica industriale chiara, strumenti concreti e condizioni di maggiore stabilità, affinché le imprese”, conclude Camisa.

-Foto col4/Italpress-
(ITALPRESS).

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Imprese, l’indagine di Confapi: sistema resiliente, ma preoccupa lo stretto di Hormuz

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ROMA (ITALPRESS) – Scarsi effetti dai dazi Usa, molta preoccupazione per il perdurare delle difficoltà alla libera circolazione nello stretto di Hormuz, crescita programmata degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale, basso ricorso e aumento delle difficoltà nell’accesso al credito. È la fotografia scattata da Confapi, che ha presentato oggi i risultati del nuovo Rapporto Congiunturale sul primo semestre 2026 e sulle aspettative per il secondo semestre delle piccole e medie imprese industriali, basato su un campione di 2.000 aziende associate.

Le imprese italiane temono diversi impatti per la crisi in Medio Oriente e per la situazione dello Stretto di Hormuz: per il 69,5% sono attesi effetti negativi per le attività, con una conseguente diminuzione della redditività, mentre per il 50% delle Pmi le ricadute negative del blocco di Hormuz sono già in corso.

I blocchi logistici e i conseguenti rincari energetici sono percepiti come “una minaccia immediata e sistemica per la produzione, con un ricadute su fatturato, ordini e utili”. L’analisi dell’impatto dei dazi statunitensi sull’attività delle imprese, invece, evidenzia per l’87,5% del campione effetti limitati sulle Pmi industriali pur segnalando aree di attenzione legate all’aumento dei costi lungo le catene di approvvigionamento.

Nel primo semestre 2026, meno della metà delle imprese (48,3%) ha effettuato investimenti, con il 51,7 che non ha programmato invece piani pluriennali di crescita. Crescono invece gli investimenti nelle tecnologie AI, che vengono considerate dalle imprese “una leva imprescindibile per incrementare la produttività (60,7%), ottimizzare i costi (90,1%) e potenziare capacità di elaborazione e gestione dei dati (82%)”.

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Aumenta però la preoccupazione per l’accesso al credito: nel periodo di riferimento, il 66,5% delle Pmi industriali italiane non ha avanzato domande al sistema bancario per nuove risorse finanziarie, percentuale in crescita del 7,8% rispetto al 2025. Questo dato, per Confapi, “testimonia la percezione di una forte difficoltà nella richiesta di credito, spingendo la maggioranza delle aziende a non tentare nemmeno l’interlocuzione con gli istituti bancari per timore di rifiuti (35%), condizioni troppo onerose (30,8%) o richiesta di eccessive garanzie (27%), con conseguenti scelte di autofinanziamento da parte delle Pmi”. È evidente “una profonda distanza tra le necessità del sistema produttivo e l’offerta del sistema bancario, che si traduce quindi in un fenomeno di rinuncia preventiva, con il 56% delle Pmi che ricorre all’autofinanziamento con conseguente indebolimento degli asset patrimoniali”.

“Dalla nostra indagine – spiega il presidente Cristian Camisaemerge una crescente preoccupazione per una situazione che continua a protrarsi e che si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza. Per le nostre imprese non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza: quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le proprie strategie sui mercati esteri”, sottolinea. “Alle problematiche dovute alle crisi internazionali si aggiungono oggi quelle sempre più evidenti nell’accesso al credito, che rischiano di frenare ulteriormente la capacità di investimento e di crescita delle imprese”, prosegue.

“Come sempre, le Pmi italiane stanno dimostrando una straordinaria resilienza e una grande capacità di tenuta. Ma proprio per sostenerle è necessario, ora più che mai, un intervento strutturale da parte delle Istituzioni e del Governo. Occorre una politica industriale chiara, strumenti concreti e condizioni di maggiore stabilità, affinché le imprese”, conclude Camisa.

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Cresciuti i flussi turistici in Italia grazie alle Olimpiadi di Milano-Cortina e al Giubileo

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ROMA (ITALPRESS) – A febbraio il numero dei viaggiatori internazionali che hanno pernottato in Italia è cresciuto dell’11,1 per cento rispetto allo stesso mese del 2025, mentre le notti sono aumentate del 6,4%. L’incremento risulta ancora più marcato per la spesa, cresciuta del 15,2% a 2,9 miliardi. E’ quanto emerge dai dati di un’analisi della Banca d’Italia, secondo cui a tale dinamica hanno contribuito i circa 250 mila viaggiatori, tutti pernottanti, “delle Olimpiadi”, che hanno effettuato spese per 394 milioni; tale ammontare è il 13,8% della spesa effettuata da viaggiatori pernottanti ed è superiore al complessivo aumento delle entrate turistiche rispetto a febbraio 2025 (376 milioni). I viaggiatori “delle Olimpiadi” presentano indicatori di spesa più che doppi rispetto agli altri viaggiatori pernottanti: la spesa media pro capite è 1.583 euro, quella giornaliera 308 euro. La durata media del soggiorno risulta, invece, leggermente inferiore: 5,1 notti, rispetto alle 5,7 notti degli altri viaggiatori.

Oltre il 50% dei viaggiatori “delle Olimpiadi” proviene da soli cinque paesi (Germania, Stati Uniti, Svizzera, Paesi Bassi e Francia). La Lombardia ha assorbito la quota largamente prevalente dei flussi legati alle Olimpiadi, con il 71,4% dei viaggiatori, quasi i due terzi delle notti e una spesa pari al 61,6% del totale. La seconda regione è il Veneto in termini di spesa e di numero di notti, il Trentino-Alto Adige per numero di viaggiatori. L’analisi di Bakitalia è stata poi estese anche ai viaggiatori del Giubileo. Dai dati emerge come nel 2025 quasi 1,4 milioni di viaggiatori, tutti pernottanti, hanno visitato l’Italia con lo scopo di partecipare al Giubileo, il 2,2% del totale dei viaggiatori pernottanti (oltre 61 milioni).

Circa 2,2 milioni di altri viaggiatori che hanno partecipato a iniziative giubilari sarebbero invece venuti in Italia anche in assenza del Giubileo. L’insieme di tali viaggiatori e dei “viaggiatori del Giubileo” rappresenta il 5,8% del totale dei viaggiatori pernottanti che hanno visitato l’Italia nel 2025.

A tale aggregato fa capo una spesa di 4,0 miliardi, pari al 7,4% della spesa totale e componente prevalente nel determinare l’incremento della spesa turistica complessiva registrato rispetto al 2024. Si rileva una relazione positiva tra numero di “viaggiatori del Giubileo” e dimensione tipica dei flussi turistici per paese di provenienza, confermata anche dalla relazione positiva con il numero di cattolici presenti in tali paesi; una relazione più debole si rileva con la quota di cattolici sul totale della popolazione.

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Guardando ai primi cinque paesi per numero di “viaggiatori del Giubileo”, sono quattro quelli che appaiono anche nelle prime cinque posizioni per numero complessivo di viaggiatori pernottanti. Stati Uniti e Spagna esprimono la quota maggiore (rispettivamente, 17,1 e 11,0%), seguiti dalla Polonia con l’8,1%. Nel 2025, nel Lazio si è registrato un aumento del 23% dei viaggiatori pernottanti e del 19,2% della spesa (per le altre regioni, rispettivamente, 6,2 e 2,1%).

Tale andamento è stato in larga parte determinato dai “viaggiatori del Giubileo” e da coloro che hanno partecipato alle relative iniziative, pur non avendo il Giubileo come ragione principale del viaggio in Italia.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Economia

Ad agosto cresce la fiducia dei consumatori e delle imprese

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ROMA (ITALPRESS) – Ad agosto l’Istat stima un aumento sia del clima di fiducia dei consumatori (l’indice cresce da 94,2 a 94,5) sia dell’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese che sale da 95,7 a 96,9.

Tra i consumatori emerge un miglioramento del clima economico (da 90,9 a 92,3) mentre il clima corrente e quello futuro registrano aumenti più contenuti (da 97,4 a 97,8 e da 89,8 a 90,2, rispettivamente); il clima personale rimane stabile a quota 95,4.

Con riferimento alle imprese, si segnala un miglioramento della fiducia, seppur con intensità diverse, in tutti i comparti. Più in dettaglio, nei servizi di mercato e, soprattutto, nelle costruzioni si registrano gli incrementi più consistenti (da 98,2 a 99,5 e da 96,8 a 102,9, rispettivamente); nella manifattura l’indicatore aumenta lievemente (da 89,7 a 89,9) e nel commercio al dettaglio registra un incremento marginale (da 106,5 a 106,6).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura il peggioramento dei giudizi sugli ordini e sulle scorte di prodotti finiti si abbina ad un deciso miglioramento delle attese sul livello della produzione.

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Nelle costruzioni entrambe le variabili migliorano. Passando al settore dei servizi di mercato, si evidenzia una dinamica positiva di tutte le componenti. Nel commercio al dettaglio si rileva un andamento positivo delle attese sulle vendite, determinato dalla grande distribuzione, mentre i relativi giudizi peggiorano; il saldo delle valutazioni sulle scorte di magazzino aumenta.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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