Economia
Intesa Sanpaolo e le PMI alla sfida Usa, crescere mantenendo il valore del Made in Italy
Pubblicato
2 mesi fa-
di
Redazione
di Stefano Vaccara
SAN FRANCISCO (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Portare le piccole e medie imprese italiane nei mercati più competitivi del mondo significa aiutarle a crescere, trovare partner e capitali, ma anche prepararle a confrontarsi da una posizione di forza con gruppi molto più grandi, evitando che il loro patrimonio tecnologico e industriale venga disperso. È uno dei temi emersi nell’incontro a San Francisco con Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, durante la missione che ha accompagnato nella Silicon Valley 12 PMI italiane dell’aerospazio e della Space Economy.
Una missione realizzata insieme a INNOVIT e costruita non soltanto intorno agli incontri con potenziali partner e investitori americani, ma anche al confronto con il mondo della ricerca e dell’innovazione delle università di Berkeley e Stanford.
“Siamo da sempre il riferimento per le PMI e lo siamo anche per la filiera dell’aerospazio”, ha spiegato Barrese. Dal 2020 Intesa Sanpaolo ha erogato alle piccole e medie imprese oltre 141 miliardi di euro di credito, di cui 12 miliardi per internazionalizzazione ed export e 14 miliardi per operazioni di finanza straordinaria, comprese acquisizioni, fusioni e aperture del capitale.
Ma proprio l’apertura al capitale e l’ingresso nel mercato americano pongono una questione delicata. Italpress ha chiesto a Barrese se aziende italiane relativamente piccole, ma proprietarie di tecnologie molto avanzate, non rischino di diventare prede particolarmente appetibili per colossi americani con disponibilità finanziarie enormemente superiori. In altre parole: portarle in America per farle crescere non significa anche esporle al rischio del “pesce grosso che mangia il pesce piccolo”?
È una preoccupazione che richiama quanto accaduto in passato a molte eccellenze italiane finite sotto il controllo di gruppi stranieri. Nel ragionamento sviluppato da Barrese, però, è proprio qui che assume importanza il lavoro di preparazione della banca. L’obiettivo non è semplicemente mettere un imprenditore davanti a un investitore, ma rafforzare l’impresa prima di quel confronto, aiutarla a comprendere il valore della propria tecnologia e a valutare con maggiore consapevolezza le diverse possibilità: partnership industriali, ingresso di capitale, crescita internazionale o eventuali operazioni straordinarie.
Internazionalizzarsi, dunque, non significa necessariamente vendere. La questione è arrivare al tavolo nelle condizioni migliori per scegliere e per non “svendere” il valore costruito in Italia. È un concetto coerente con la strategia indicata dallo stesso Barrese: “Il nostro ruolo è individuare con loro nuove opportunità per crescere all’estero e ideare nuovi strumenti per affiancarle nei progetti industriali, nelle partnership con nuovi investitori”.
A questo serve anche Connecting Markets, la nuova piattaforma digitale basata sull’intelligenza artificiale che consente alle imprese clienti di individuare potenziali partner industriali e commerciali, target per acquisizioni e collaborazioni e nuovi mercati. Il database mette a disposizione informazioni su oltre 560 milioni di aziende, più di 2.000 settori e oltre 170 Paesi.
Nel confronto con Italpress è emerso anche un secondo interrogativo: il rischio politico americano. In una fase di forte incertezza geopolitica e commerciale, quanto deve pesare nelle decisioni di una piccola impresa italiana che vuole investire negli Stati Uniti?
Barrese ha mostrato su questo punto una sostanziale fiducia nella capacità di tenuta del sistema americano. Gli Stati Uniti, ha osservato nel corso dell’incontro, sono stati più volte considerati in declino o “dati per spacciati”, ma hanno continuato a dimostrare una notevole capacità di reazione. Soprattutto, resta difficilmente comparabile con altri mercati la profondità del sistema finanziario americano, dalla Borsa alla quantità di capitali disponibili per finanziare innovazione, imprese e crescita.
Il political risk va quindi conosciuto e valutato, ma per Barrese non cancella le opportunità offerte dagli Stati Uniti. Ed è proprio la combinazione tra innovazione, mercato e disponibilità di capitale che continua a rendere l’America una destinazione fondamentale per le imprese italiane con ambizioni globali.
La strategia, peraltro, non si fermerà alla Silicon Valley. Barrese ha annunciato nuove missioni negli Stati Uniti ma anche nel Mercosur, mentre Intesa Sanpaolo sta lavorando a partnership con importanti operatori bancari in altre geografie, tra cui India e Brasile, per offrire alle imprese italiane anche un canale bancario nei mercati in cui intendono svilupparsi.
Il filo conduttore rimane lo stesso: portare le PMI dove si trovano capitali, tecnologia e opportunità, preparandole però abbastanza bene da poter crescere senza perdere per strada il valore industriale che le rende italiane.
– foto xo9/Italpress –
(ITALPRESS).
Potrebbero interessarti
-
In Australia gara posticipata per scarsa visibilità, annullate Moto2 e Moto3
-
Antonelli in pole ad Austin con vista Mondiale, Leclerc in seconda fila
-
Cortei, Meloni “Sicurezza garantita nonostante i tentativi di alcuni violenti”
-
Lazio capolista per una notte, Parma battuto 2-1 all’Olimpico
-
Napoli-Roma, gol e spettacolo: al Maradona finisce 3-3
-
Il Napoli prova a scappare, la Roma lo riprende: 3-3 al “Maradona”
Economia
CGIA “Una pensione per ogni occupato, entro il 2029 la spesa salirà del 10,5%”
Pubblicato
17 ore fa-
24 Ottobre 2026di
Redazione
MESTRE (VENEZIA) (ITALPRESS) – Nel 2025 avevamo 24,1 milioni di occupati e abbiamo pagato quasi 23,2 milioni di pensioni: un rapporto ormai di 1 a 1. Negli anni ’80 del secolo scorso, invece, era di 3 a 1. Il calo delle nascite e l’aumento dell’aspettativa di vita che si sono verificati negli ultimi cinquant’anni hanno spinto l’Italia – e gran parte dei Paesi occidentali – verso un declino demografico molto preoccupante, con conseguenze inevitabili anche per il mondo del lavoro. L’analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA. Nel breve termine, secondo la CGIA, il quadro è destinato ad aggravarsi. Le previsioni indicano che, tra il 2025 e il 2029, usciranno dal mercato del lavoro 3 milioni di italiani. Di questi, una quota pari a circa il 74 per cento del totale, ossia 2.244.700 persone, interesserà le regioni centro-settentrionali. Pertanto, nell’arco di pochi anni si assisterà a un vero e proprio “esodo” dagli uffici e dagli stabilimenti produttivi, con milioni di lavoratori destinati a passare dall’occupazione all’inattività. Ne deriveranno ripercussioni sociali, economiche e occupazionali di portata storica per il Paese. Il fenomeno, comunque, è da tempo che preoccupa tantissimi imprenditori, alle prese con una crescente difficoltà di reperire manodopera disponibile per l’attività in fabbrica e nei cantieri. Figuriamoci fra qualche anno, quando la “fuga” di impiegati e operai verso la pensione “svuoterà” uffici e capannoni. Quest’anno, secondo l’Ufficio studi della CGIA, la spesa pensionistica è destinata a toccare i 351,8 miliardi di euro: il 2,7 per cento in più di quanto abbiamo pagato l’anno scorso, un trend in linea con l’andamento dell’inflazione che quest’anno dovrebbe crescere del 2,8 per cento. Ma nel 2029, a legislazione vigente, l’ammontare delle uscite complessive per pagare tutti gli assegni pensionistici dovrebbe aumentare di 36,8 miliardi, attestandosi sui 388,6 miliardi di euro: praticamente il 10,5 per cento in più, mentre l’inflazione, stando alle previsioni, dovrebbe salire di “soli” 5,8 punti. Evidentemente, l’effetto “esodo” comincerà a farsi sentire anche sui conti del nostro sistema previdenziale.
L’invecchiamento della popolazione non è un tema solo demografico: è anche un problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese. In molti paesi europei, e in Italia in particolare, il ricambio generazionale nel mercato del lavoro si è bloccato. O quasi. I lavoratori che vanno in pensione non sempre vengono sostituiti da giovani in numero sufficiente e questo squilibrio sta diventando un vincolo strutturale alla crescita. Per le piccole aziende il primo rischio è operativo. La carenza di manodopera riduce la capacità produttiva e rende più difficile presidiare ruoli chiave, soprattutto nei settori tecnici e manifatturieri. Non si tratta solo di trovare persone, ma di trovare competenze adeguate in tempi compatibili con le esigenze aziendali. Il risultato è una maggiore incertezza nei processi e una crescente fragilità organizzativa. Nonostante negli ultimi 4 anni l’occupazione in Italia sia aumentata di 1,2 milioni di unità, siamo sempre fanalino di coda in UE per il tasso di occupazione femminile e nelle ultimissime posizioni per quello giovanile. Pertanto, sempre secondo l’Ufficio studi della CGIA, se vogliamo mitigare almeno in parte l’uscita dei 3 milioni di lavoratori che entro il 2029 andranno in pensione, dobbiamo allargare la platea occupazionale reperendo forza lavoro tra donne e giovani. Una sfida importante che non dobbiamo assolutamente sottovalutare: ne va del futuro del nostro sistema economico. Dall’analisi del saldo tra il numero di occupati e le pensioni erogate nel 2025, la situazione più “squilibrata” d’Italia si è verificata nella Città Metropolitana di Reggio Calabria: la differenza è stata pari a -90.368. Seguono la provincia di Taranto con -87.189, Lecce con -85.508 e Messina con -76.936. Va segnalato che l’elevato numero di assegni pensionistici erogati nel Mezzogiorno non è ascrivibile alla eccessiva presenza delle pensioni di vecchiaia/anticipate, ma all’elevata diffusione dei trattamenti assistenziali e di invalidità. Un risultato preoccupante che dimostra con tutta la sua evidenza gli effetti provocati in questi ultimi decenni da quattro fenomeni strettamente correlati fra di loro: la denatalità, il progressivo invecchiamento della popolazione, un tasso di occupazione tra i più bassi in UE e la presenza di tantissimi lavoratori irregolari. La combinazione di questi fattori ha ridotto progressivamente il numero degli occupati regolari e, conseguentemente, è aumentata la platea dei percettori di welfare.
E’ molto probabile, secondo l’Ufficio studi della CGIA, che nei prossimi anni la situazione peggiori in tutto il Paese, anche nelle zone del Nord più sviluppate economicamente. Tuttavia, già oggi ci sono 11 province settentrionali che al pari della quasi totalità di quelle meridionali registrano un numero di pensioni erogate superiore a quello dei lavoratori attivi. Esse sono: Lecco con -188, Belluno con -213, La Spezia con -602, Alessandria con -1.227, Ferrara con -1.548, Sondrio con -1.869, Massa-Carrara con -2.731, Vercelli con -5.351, Rovigo con -5.652 e Biella con -9.153. La situazione geografica del Nord più disallineata si registra a Savona. Nel capoluogo ligure di ponente il saldo è stato pari a -9.326. Due province della Liguria su quattro presentano un risultato anticipato dal segno meno, mentre in Piemonte sono tre su otto. Delle 102 province d’Italia monitorate in questa analisi dall’Ufficio studi della CGIA, “solo” 54 presentano un saldo positivo. Infine, le uniche realtà territoriali del Mezzogiorno che presentano una differenza positiva sono Catania (+475), Matera (+1.127), Pescara (+3.454) e, in particolare, Ragusa (+16.241). Analizzando il saldo tra numero delle pensioni e quello degli occupati tutte le regioni del Mezzogiorno presentano un dato negativo. Le situazioni più critiche interessano la Sicilia con -186.462, la Calabria con -220.349 e, specialmente, la Puglia con -263.020. L’unica regione del Nord con saldo negativo è la Liguria (-4.767) e tra quelle del Centro scorgiamo le Marche (-10.489) e l’Umbria (-24.094). Con tanti pensionati e pochi giovani, anche le imprese sono in seria difficoltà. Reperire sul mercato del lavoro figure professionali altamente specializzate è ormai diventata un’impresa quasi impossibile. Nel 2024 la regione che presentava l’indice percentuale degli over 50 sul totale dei dipendenti privati più elevato era il Friuli Venezia Giulia con 35,7. Significa che ogni 100 dipendenti, ve ne sono 35,7 che hanno oltre 50 anni. Seguono la Liguria con 35,6, la Basilicata con 35,1, la Toscana con il 34,5, Piemonte e Molise entrambe con 34,3. Il dato medio nazionale era al 32,7. Le regioni meno “colpite” da questo fenomeno – anche se da alcuni anni sono costrette comunque a fare i conti con questa problematica – sono la Puglia con il 30,6 per cento, la Valle d’Aosta con il 30,4, la Sicilia con il 30,2, la Calabria e il Trentino Alto Adige entrambe con il 29,8.
– foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
World Manufacturing Forum, Taisch “Lo sviluppo industriale è un investimento nella pace”
Pubblicato
1 giorno fa-
23 Ottobre 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – “Lo sviluppo industriale è un investimento nella pace. Se c’è sviluppo industriale, c’è lavoro. Se c’è lavoro, ci sono benessere e serenità. Se ci sono benessere e serenità, ci sono le condizioni perché la pace possa durare. Credo che questo sia il grande messaggio che emerge dal WMF 2026: la consapevolezza che lo sviluppo del manifatturiero non rappresenti soltanto un motore di crescita economica e di progresso tecnologico, ma possa essere anche uno straordinario strumento di diplomazia, cooperazione e costruzione della pace”. Lo ha detto Marco Taisch, Scientific Chairman, World Manufacturing Foundation nell’ambito del World Manufacturing Forum (WMF) a Milano. “L’industria, infatti – prosegue – non si limita a produrre beni, tecnologie e valore economico: produce opportunità, genera competenze, restituisce prospettive alle persone, contribuisce a costruire comunità più solide e resilienti. Con l’industria si creano occasioni di lavoro dignitoso, si alimentano la fiducia nel futuro, l’inclusione sociale e la stabilità. Con l’industria le persone possono costruire il proprio domani e si riducono le condizioni di incertezza che troppo spesso alimentano i conflitti. È in questa prospettiva che un evento come il WMF va oltre i confini dell’economia e della ricerca accademica: diventa una leva di dialogo tra Paesi, un terreno sul quale costruire interessi condivisi e una responsabilità collettiva nei confronti delle future generazioni. È la missione del Forum”.
– foto ufficio stampa MADE –
(ITALPRESS).
Economia
Caro carburanti, Eni “Manterremo il concetto di price cap fino a fine anno”
Pubblicato
1 giorno fa-
23 Ottobre 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – “Manterremo il concetto di price cap fino a fine anno”. Lo conferma un portavoce Eni. “Per quando riguarda il suo livello, attualmente a 2,25 euro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina (come annunciato a inizio ottobre), monitoreremo le dinamiche di mercato e di prezzo, nonché le forniture effettivamente disponibili in rapporto alla nostra struttura logistica, per valutarlo nel corso del periodo” aggiunge.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


In Australia gara posticipata per scarsa visibilità, annullate Moto2 e Moto3
Antonelli in pole ad Austin con vista Mondiale, Leclerc in seconda fila
Cortei, Meloni “Sicurezza garantita nonostante i tentativi di alcuni violenti”
Lazio capolista per una notte, Parma battuto 2-1 all’Olimpico
Napoli-Roma, gol e spettacolo: al Maradona finisce 3-3
Il Napoli prova a scappare, la Roma lo riprende: 3-3 al “Maradona”
Atp Lione, Musetti vince il derby con Cobolli e vola in finale: affronterà Fritz
Sopralluogo di Matteo Salvini in centro a Milano nelle zone colpite da violenze e saccheggi
Dal Mur un finanziamento di 17,5 milioni per un nuovo studentato all’Accademia di Belle Arti di Brera
RealPolitik – 24 Ottobre
Colpo Sassuolo, l’ex Adzic manda al tappeto la Juve al 94′
Samardzic al 96′ gela il Bologna, Atalanta a punteggio pieno
Radio Pavia Breakfast News – 26 agosto 2026
Carburanti, Urso “Al lavoro per prorogare gli sconti delle compagnie petrolifere”
Milano, Sala “Quella di Majorino sulla cementificazione è una bufala”. La replica del capogruppo Pd: “Sorpreso dalla reazione”
Cina, 200 standard per lo sviluppo del settore dell’intelligenza artificale
Su “Prima Comunicazione” il risiko editoriale e la trappola dei social
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 1 ottobre 2026
Salone Nautico di Genova, la sindaca Salis esclusa dal taglio del nastro con la premier Meloni: scoppia il caso
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 3 settembre 2026
RealPolitik – 24 Ottobre
Salute Magazine – 24 Ottobre
Turismo Magazine – 24 Ottobre 2026
Crescere Insieme – 25 Ottobre
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 24 ottobre 2026
La salute vien mangiando – 23 Ottobre 2026
Pronto Meteo Lombardia – Previsioni per il 24-25-26 Ottobre
Tg News 23/10/2026
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 23 ottobre 2026
Tg Lavoro & Welfare Italpress – 22 Ottobre 2026
Primo piano
-
Politica19 ore faMattarella “Riconoscenza ai Paracadusti per impegno per pace e sicurezza”
-
Sport21 ore faMarc Marquez vince la gara Sprint a Philip Island, cade Martin, Bezzecchi 4°
-
Altre notizie22 ore fa
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 24 ottobre 2026
-
Sport21 ore faMarc Marquez vince la gara Sprint a Philip Island, cade Martin, Bezzecchi 4°
-
Cronaca22 ore fa
Radio Pavia Breakfast News – 24 ottobre 2026
-
Sport19 ore faFigc, Malagò punta alla rielezione “Auspico che la mia candidatura continui a compattare”
-
Cronaca18 ore faCon un bando della Regione Lombardia la luganega diventa tech
-
Cronaca18 ore faAllarme cortei, oltre 150 perquisizioni a Milano, Monza e in altre 20 città. Oggi decine di nuove manifestazioni in tutta Italia

