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Cronaca

“Responsible Care”, chimica settore sicuro e cruciale per la transizione ecologica

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RIMINI (ITALPRESS) – La chimica è un settore sicuro e attento alla salute dei lavoratori, leader nell’economia circolare, in linea con gli obiettivi UE sull’efficienza energetica e sulla riduzione di emissioni di gas serra. E’ quanto emerge dal 32° Rapporto annuale Responsible Care, presentato oggi a Rimini.
Il documento risponde alle dinamiche globali del Programma Responsible Care, nato in Canada nel 1985 come iniziativa volontaria per lo sviluppo sostenibile del comparto chimico e attivo in Italia dal 1992 con l’obiettivo di offrire una fotografia della capacità del settore nel perseguire in maniera equilibrata lo sviluppo sociale, ambientale ed economico.
I dati mettono in luce l’impegno dell’industria chimica nel generare competenze, progettualità e risultati misurabili nell’ambito della sostenibilità, affrontando tre specifici ambiti. Prosperità: creazione di valore condiviso (valore economico generato, investimenti in ricerca e sviluppo e spese per sicurezza, salute e ambiente); Pianeta: soluzioni per la transizione ecologica (cambiamento climatico, efficienza energetica, abbattimento emissioni in aria, acqua e suolo, gestione circolare dei rifiuti); Persone: generazione di benessere per i lavoratori e i consumatori (welfare e occupazione, sicurezza e salute sui luoghi di lavoro).
Nel 2025 l’industria chimica ha generato un valore della produzione pari a 60 miliardi di euro. Di questi, il 90,8% (54,4 miliardi di euro) viene distribuito agli stakeholder sotto forma di acquisti di beni e servizi, spese per il personale e imposte versate alla pubblica amministrazione.
Contribuisce al bilancio pubblico e all’offerta di servizi ai cittadini, versando tributi per 1,1 miliardi di euro, ai quali si aggiungono quasi 2,3 miliardi di euro in imposte e oneri sociali, connessi alle spese per il personale.
Gli investimenti e i costi operativi destinati alla sostenibilità sociale ed ambientale delle imprese aderenti a Responsible Care rappresentano annualmente in media il 2,3% del valore economico generato, per un ammontare complessivo di 807 milioni di euro, di cui quasi 300 milioni in investimenti.
Il settore chimico vanta da anni una posizione di leadership nell’ambito della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: l’incidenza degli infortuni è inferiore del 36% rispetto alla media manifatturiera. Il numero degli infortuni, a parità di ore lavorate, è diminuito del 44% dal 2010 e dell’80% rispetto al 1990.
“Dal Rapporto emerge chiaramente come sicurezza, salute e un elevato livello di benessere sui luoghi di lavoro siano elementi distintivi del settore chimico – afferma Francesco Buzzella, Presidente di Federchimica -. Un risultato che si deve anche all’impegno delle Parti sociali settoriali: Responsible Care prevede, infatti, un particolare coinvolgimento dei lavoratori e dei loro rappresentanti sui temi di sicurezza, salute e ambiente, attraverso il modello partecipativo del CCNL”.
Sul fronte ambientale, si conferma il trend di diminuzione delle emissioni: dal 1990 l’industria chimica ha ridotto le proprie emissioni di gas serra del 73% ed è impegnata a sviluppare modelli economici circolari.
Questo valore pone l’industria chimica già in linea con l’ambizioso obiettivo europeo al 2030 (-55%). Nel 2024, le emissioni dirette in Italia erano 8,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, il 2,5% del totale nazionale (erano il 6% nel 1990).
Considerando le emissioni dirette e indirette, l’industria chimica ha ridotto i propri impatti sui cambiamenti climatici del 74%.
In termini di economia circolare, il riciclo è la prima modalità di destinazione dei rifiuti (49%), in significativo aumento rispetto al 2015 (23%).
Un settore virtuoso, che ha perseguito con costanza risultati migliori di quelli stabiliti dalle normative e che tuttavia oggi risente degli effetti della crisi geopolitica internazionale, di fronte alla quale l’attuale impianto di politica industriale europea mostra evidenti limiti nel tutelare in modo efficace il tessuto industriale.
“In questo contesto – chiarisce Buzzella – in Europa l’industria chimica deve fare i conti con iper-regolamentazione, obiettivi irrealistici e regole difficili da interpretare, oltre che poco omogenee, talvolta inapplicabili o con costi elevatissimi. Condizioni che non permettono di competere ad armi pari nello scenario globale”.
Per salvaguardare i traguardi raggiunti e difendere la competitività delle imprese, appare ormai indispensabile definire un quadro politico e legislativo idoneo a sostenere lo sviluppo del comparto anzichè penalizzarlo.
Sebbene la sostenibilità – nelle sue tre dimensioni sociale, ambientale ed economica – debba rimanere la guida imprescindibile delle strategie industriali, la transizione ecologica non può prescindere dal contributo fondamentale della chimica.
La chimica non solo è presente nel 95% dei manufatti, ma rappresenta la soluzione tecnologica abilitante senza la quale gli stessi prodotti non esisterebbero. Pensiamo ai materiali avanzati, alla salute e al benessere, all’agricoltura, all’energia e alle batterie, fino alla chimica da biomassa e alle tecnologie ambientali: tutto questo o è chimica o necessita della chimica per svilupparsi.
La domanda mondiale di chimica è destinata a crescere ulteriormente, spinta proprio dalla necessità di raggiungere gli obiettivi della transizione ecologica.
“Per l’Europa e l’Italia si pone dunque una scelta strategica: confermare la propria leadership nel settore e rafforzare l’autonomia strategica continentale, oppure arrendersi alla perdita di competitività. Per centrare questo obiettivo, le istituzioni e la politica sono chiamate a un cambio di passo immediato in termini di tempestività ed efficacia delle risposte. La condizione essenziale e imprescindibile rimane, oggi, la necessità di disporre di energia sicura, sempre disponibile e a costi realmente competitivi”, conclude Buzzella.
Come consuetudine, la presentazione del Rapporto viene accompagnata dal Premio Responsible Care, un riconoscimento assegnato alle imprese aderenti all’omonimo programma per aver perseguito efficacemente la sostenibilità con progetti specifici.
Quest’anno si è voluto porre particolare attenzione ai temi di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.
Le aziende vincitrici sono Bracco Imaging per il progetto “Innovazione ed efficientamento di processo dell’impianto di recupero dello iodio”; Flamma per il progetto “Cultura sicurezza”; Nippon Sanso Italia per il progetto “Applicazioni dell’Intelligenza Artificiale a sicurezza, salute e ambiente”; Nuova Solmine per il progetto “Formazione innovativa su HSE nei percorsi di alternanza scuola-lavoro”.
– foto f09/Italpress –
(ITALPRESS).

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Cina, un professore italiano crea un ponte tra il Fujian e il mondo

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FUZHOU (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Bruno Briseghella, professore italiano presso la Facoltà di ingegneria civile dell’Università di Fuzhou, nella provincia orientale cinese del Fujian, è stato celebrato come “un ponte tra il Fujian e il resto del mondo”, per il suo eccezionale contributo allo sviluppo della provincia e alla sua apertura al mondo.

Nel 2007, Briseghella ha incontrato il professor Chen Baochun, allora preside della Facoltà di ingegneria civile dell’Università di Fuzhou, durante un paio di conferenze in Europa.

“Nella casa di famiglia abbiamo molti dipinti realizzati da un parente che visitò la Cina negli anni Cinquanta. Dipingeva non solo monumenti famosi, ma anche la vita quotidiana dei cinesi di allora: le strade, i mercati, i volti”, ha ricordato. “Quei dipinti sono stati la mia prima finestra sulla Cina e mi hanno accompagnato per tutta la vita. Così, quando Chen mi ha invitato a visitare l’Università di Fuzhou, mi è sembrato di rispondere finalmente a un richiamo della mia infanzia e ho accettato senza esitazione”.

In qualità di esperto di ingegneria dei ponti, Briseghella ritiene che un ponte davvero eccellente debba essere non solo funzionale e sicuro, ma anche resiliente e duraturo.

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“Applicando la nostra ricerca sui ponti a spalle integrali, possiamo costruire nuovi ponti, e persino potenziare quelli già esistenti, rendendoli più resilienti alle condizioni estreme. Dureranno più a lungo, costeranno meno in termini di manutenzione e garantiranno la circolazione sicura di persone e merci”, ha dichiarato.

Nel corso degli anni, Briseghella ha insegnato e seguito molti studenti cinesi. “E grazie a loro ho capito moltissimo della cultura cinese. Sinceramente, ho ricevuto molto più di quanto abbia mai dato”, ha dichiarato.

Oggi considera il proprio ruolo sia quello di ingegnere sia quello di ponte culturale. Molti studenti internazionali si sono uniti al suo gruppo di ricerca, persone provenienti dai Paesi lungo la Belt and Road e non solo. A suo parere, la collaborazione accademica tra le università cinesi e quelle di questi Paesi è estremamente importante. Richiede impegno continuo, pazienza e una sincera curiosità reciproca.

Per lui, la modernizzazione cinese non è semplicemente una storia di crescita. E’ un modello di sviluppo che non è copiato da nessun’altra parte, ma è invece costruito in base alle condizioni proprie della Cina, alla sua cultura e alla sua visione a lungo termine. E ciò che rende concreta questa visione è il sistema dei piani quinquennali.

“Ogni piano quinquennale definisce la direzione per i cinque anni successivi e ogni nuovo piano si basa sui risultati di quello precedente”, ha dichiarato. “E’ per questo che la Cina riesce a muoversi a una velocità che il resto del mondo spesso fatica a comprendere, pur rimanendo saldamente radicata nella vita quotidiana e nel duro lavoro dei comuni cittadini cinesi”.

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Per lui, la modernizzazione cinese combina grandezza e qualità. Non si tratta soltanto di costruire di più – più città, più strade, più ponti – ma anche di costruire meglio e di garantire che il progresso raggiunga le persone che ne hanno più bisogno.

Il professore ha citato come esempio i progetti ai quali ha lavorato con il suo gruppo. Questi progetti hanno mostrato la modernizzazione cinese su due livelli. A livello nazionale, il suo gruppo ha lavorato al ponte autostradale e ferroviario sullo stretto di Pingtan, nel Fujian, un ponte combinato autostradale-ferroviario che attraversa il mare, collegando l’isola di Pingtan alla terraferma e trasformando la vita di un’intera regione.

A livello internazionale, il gruppo ha contribuito alla realizzazione del ponte sospeso Maputo-Katembe in Mozambico e del ponte ferroviario El Ferdan sul canale di Suez, in Egitto.

“Insieme, i tre progetti illustrano un tema chiaro: la modernizzazione cinese non sta solo trasformando la Cina stessa, ma sta anche contribuendo a trasformare la connettività e lo sviluppo in tutto il mondo, un ponte, un collegamento, un passo alla volta”, ha dichiarato.

E’ una visione che Briseghella ha fatto propria e nella quale, afferma, ha trovato il proprio ruolo. “Sono ancora un ingegnere che progetta ponti in acciaio e cemento. Ma spero anche di essere un ponte tra la Cina e il resto del mondo. Perchè, in fin dei conti, che sia fatto d’acciaio o di amicizia, un ponte ha sempre lo stesso scopo: avvicinare le persone”.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

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Data center e risorsa idrica, Casini “L’acqua è al centro dell’agenda del Paese”

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RIMINI (ITALPRESS) – “L’acqua ormai è al centro dell’agenda del Paese. E’ alla base di tutte le attività di vita, economiche, industriali, agricole e civili, ed è sotto pressione non da oggi”. Parte da questa considerazione Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale, intervenuto a Ecomondo 2027 per fare il punto sulle sfide della gestione della risorsa idrica. A pesare sono soprattutto i cambiamenti climatici e la necessità di adeguare le infrastrutture esistenti. “Da diversi anni piove in modo differente, fa molto più caldo e, nel frattempo, le nostre reti e infrastrutture hanno bisogno di adeguamenti e adattamenti a situazioni sempre più nuove, ormai diventate la normalità”, spiega Casini.
Ma una gestione efficace dell’acqua parte innanzitutto dalla conoscenza della risorsa e del rapporto tra domanda e offerta: “Occorre sapere di quanta acqua disponiamo, a chi servirla e dove, oggi e in funzione dello sviluppo del territorio”, sottolinea – evidenzia -. Un’attività che richiede dati climatici, ma anche un confronto costante con le comunità locali. Il rapporto con le popolazioni e con i territori deve consentire di realizzare le opere necessarie, individuare i punti critici e capire dove investire per garantire la piena sicurezza”
Tra le nuove sfide c’è anche quella dei data center, infrastrutture indispensabili per il cloud, l’elaborazione dei dati e l’intelligenza artificiale. “Questi data center sembrano immateriali, ma in realtà sono altamente materiali”, osserva Casini. Il loro impatto riguarda soprattutto i consumi energetici, ma anche il fabbisogno idrico necessario ai sistemi di raffreddamento. “Oggi questo tipo di raffreddamento deve essere assolutamente coordinato con le disponibilità che il territorio ha a disposizione”.
La pianificazione deve però riguardare anche il numero e la localizzazione di queste infrastrutture. “E’ importante pianificarne il numero necessario per il pieno sviluppo del Paese e incrociare questo fabbisogno con le aree disponibili e idonee a ospitarli”, sottolinea Casini. Solo così sarà possibile conciliare le esigenze della trasformazione digitale con la tutela del territorio: “Una pianificazione che tenga conto di entrambe le necessità, quelle dello sviluppo digitale, che è anche sviluppo economico e del Paese, e quella della tutela del territorio, collocandoli nei luoghi idonei”.
Un tema sul quale si sta muovendo anche l’Europa, con una classificazione dei consumi idrici dei data center dalla classe A alla G, sul modello di quella utilizzata per gli elettrodomestici. “L’obiettivo è avere data center tutti di classe A dal punto di vista idrico, in modo che possano essere inseriti nel territorio senza un impatto per le popolazioni e per i territori”, conclude Casini.

– Foto Italpress –
(ITALPRESS).

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Cina, settori TV e audiovisivo online superano il miliardo di utenti ciascuno

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PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – I settori della televisione e dell’audiovisivo online in Cina si sono sviluppati fino a raggiungere enormi dimensioni, con oltre un miliardo di utenti ciascuno. E’ quanto si legge in un rapporto di settore pubblicato ieri.

Il numero di utenti televisivi in Cina aveva superato un miliardo alla fine del 2025, mentre la base di utenti dell’audiovisivo online nel Paese aveva raggiunto 1,099 miliardi alla fine dello scorso anno, ha mostrato il rapporto.

Commissionato dall’Amministrazione nazionale della radio e della televisione e redatto dal suo centro di ricerca sullo sviluppo, il rapporto riunisce i settori radiofonico e televisivo e quello dell’audiovisivo online in un quadro di ricerca unificato.

Secondo il rapporto, il tempo complessivo dedicato alla visione della televisione in Cina ha raggiunto 638,7 miliardi di ore nel 2025, con una media di 4 ore e 5 minuti al giorno per spettatore. Gli utenti dell’audiovisivo online hanno trascorso in media 201 minuti al giorno utilizzando questi servizi.

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I ricavi complessivi delle industrie radiofonica, televisiva e dell’audiovisivo online in Cina hanno superato 1.546 miliardi di yuan (circa 230 miliardi di dollari) nel 2025, in aumento del 5,22% su base annua e del 67,82% rispetto alla fine del periodo del 13esimo Piano quinquennale (2016-2020). I fornitori di servizi audiovisivi online hanno rappresentato il 53,63% dei ricavi complessivi, ha rivelato il rapporto.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

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