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Doncic show, ne fa 53 e trascina i Lakers. Boston travolge Charlotte: il resoconto Nba

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ROMA (ITALPRESS) – Un altro show di Luka Doncic illumina la notte Nba. Lo sloveno firma 53 punti, cinque rimbalzi e cinque assist trascinando i Los Angeles Lakers al successo per 124-118 sui Portland Trail Blazers, il quarto sigillo consecutivo per i Lakers e la quarta partita di fila per Doncic con almeno 40 punti. Spettacolare la sua tripla da circa 20 metri sulla sirena del secondo quarto con, tra gli altri, Bruce Springsteen incredulo ed entusiasta per la prodezza dello sloveno. Austin Reaves contribuisce con 25 punti e Walker Kessler con 16 e 12 rimbalzi, mentre a Portland non bastano i 22 punti a testa di Damian Lillard e Deni Avdija.

Nella notte italiana tra venerdì 6 e sabato 7 novembre, valida anche per la prima fase della Nba Cup, i Boston Celtics travolgono 119-80 gli Charlotte Hornets con un Jayson Tatum da 34 punti, otto rimbalzi e nove assist in appena 29 minuti. Boston realizza 24 triple, 17 delle quali nel primo tempo, e lascia Charlotte alla sesta sconfitta consecutiva.

Si ferma a cinque successi la serie dei Philadelphia 76ers, battuti 119-95 dai Cleveland Cavaliers. Donovan Mitchell chiude con 23 punti e otto assist, Evan Mobley ne aggiunge 22. Serata difficile per LeBron James, fermo a otto punti al ritorno a Cleveland, e Joel Embiid, che chiude con sei punti.

Successo largo anche per gli Oklahoma City Thunder, che espugnano Memphis per 128-97: Ajay Mitchell aggiorna il proprio massimo in carriera con 35 punti, Shai Gilgeous-Alexander ne mette 28. Per i Grizzlies è il terzo ko di fila. Settima vittoria consecutiva per i San Antonio Spurs, che superano 124-109 i Sacramento Kings con 30 punti e 14 rimbalzi di Victor Wembanyama. A quota 19 Stephon Castle, Devin Vassell e Dylan Harper.

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Terzo successo consecutivo per gli Atlanta Hawks, che superano nuovamente i Washington Wizards per 139-132 grazie ai 28 punti di Nickey Alexander-Walker. Trae Young chiude con 23 punti e 10 assist la sua prima partita da avversario ad Atlanta, dopo sette anni passati nelle fila degli Hawks.

Vincono anche Dallas (112-100 contro Utah), Minnesota (115-109 contro New Orleans) e Toronto (121-107 contro Milwaukee).

I RISULTATI DELLA NOTTE NBA

Atlanta Hawks – Washington Wizards 139-132
Charlotte Hornets – Boston Celtics 80-119
Cleveland Cavaliers – Philadelphia 76ers 119-95
Dallas Mavericks – Utah Jazz 112-100
Memphis Grizzlies – Oklahoma City Thunder 97-128
Milwaukee Bucks – Toronto Raptors 107-121
New Orleans Pelicans – Minnesota Timberwolves 109-115
Los Angeles Lakers – Portland Trail Blazers 124-118
Sacramento Kings – San Antonio Spurs 109-124

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Venezia vince 2-1 scontro salvezza con Udinese, decide Kike Perez

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VENEZIA (ITALPRESS) – Il ritorno di Paolo Zanetti al Penzo, da tecnico dell’Udinese, è amarissimo: il “suo” Venezia sconfigge i friulani per 2-1 e li fa scivolare all’ultimo posto della Serie A. Il neotecnico dei bianconeri schiera i suoi col 3-4-2-1 e conferma il duo Ekkelenkamp-Zaniolo alle spalle di Keinan Davis, mentre Nicola rispolvera Yeboah come spalla di Akor Adams nel 3-5-2 dei lagunari. Sono proprio i padroni di casa a muoversi per primi in attacco, sfruttando le corsie esterne: Hainaut e Mazzocchi saggiano i riflessi di Okoye, ma non trovano il gol. L’Udinese rischia ancora sul tiro-cross dell’ex Napoli e trova le giuste motivazioni solo alla mezz’ora, per lo scontento di Zanetti: Ekkelenkamp impegna Stankovic, ma è 0-0 al riposo. Tutt’altro ritmo nella ripresa, che inizia con l’assalto all’arma bianca di un’Udinese che ha un disperato bisogno di punti: Stankovic salva ancora la sua porta in due occasioni, imprecisi gli attaccanti friulani. Proprio nel miglior momento di un’aggressiva Udinese, vicinissima al gol con Ekkelenkamp, il Venezia colpisce e passa in vantaggio: Adams apparecchia la tavola per Basic, che non sbaglia un autentico rigore in movimento per l’1-0. E’ il 54′ e il vantaggio lagunare resiste per soli tre minuti, visto che il Venezia si fa male da solo: Moreno va in tilt nel tentativo di anticipare Davis, autogol e 1-1 (57′). L’Udinese sembra tornare in controllo della sfida, ma affonda definitivamente al 65′, quando Kike Perez trova uno straordinario eurogol: sinistro al sette e Okoye non può farci nulla, è 2-1 veneziano. Gli arancioneroverdi si coprono, perdendo Mazzocchi per infortunio e togliendosi anche il lusso di non schierare un big come Busio, e l’Udinese non è praticamente mai pericolosa: neppure le due punte risvegliano i friulani, che vanno mestamente ko. Ottavo ko nelle ultime nove gare per l’Udinese, la cura-Zanetti per ora non funziona: friulani ultimi con cinque punti. Li scavalca il Venezia, ora a quota 6: secondo successo per Nicola in un autentico scontro-salvezza che dà morale ai veneti.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Mezzogiorno di fuoco tra Allegri e Gattuso, esame Como per l’Inter

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 di Enrico Currò

MILANO (ITALPRESS) – Per Allegri e Gattuso è cruciale il duello all’ora di pranzo della domenica al Maradona. Sette anni e mezzo fa, quando si affrontarono per l’ultima volta da allenatori, il 2-1 della Juventus sul Milan pareva la certificazione di un dominio: era la quinta vittoria in 5 partite per il tecnico più scafato contro il suo ex calciatore, avvolto in una specie di sortilegio. Sembra passato un secolo. Il dato di partenza è capovolto. La Lazio, prima in classifica da sola, in 10 giornate ha accumulato esattamente il doppio dei punti del Napoli: 28 contro 14. E Gattuso non solo ha in mano il destino di Allegri (assediato secondo radiomercato dalle ombre di Pioli, Thiago Motta, Montella e Conceiçao e indebolito dalle batoste in Champions League e dal malumore dei giocatori in ritiro forzato), può anche prendersi la rivincita su De Laurentiis, che non apprezzò il lavoro del mister attualmente al comando del campionato.

Il passaggio napoletano del riabilitato Ringhio Star (copyright di ADL stesso) fu assai meno negativo di quanto sia stato successivamente descritto: una Coppa Italia vinta e una qualificazione alla Champions sfumata negli ultimi minuti di un campionato giocato durante la pandemia nel San Paolo vuoto.

Per sinistra coincidenza, la Lazio in casa gioca sempre nell’Olimpico semideserto per la protesta contro il presidente Lotito e gli ultrà laziali sono più numerosi in trasferta. Ma a Napoli non saranno i tifosi a scendere in campo. Gattuso, che ha scavalcato l’ostacolo Cagliari grazie alle staffette nella ripresa, è obbligato a cambiare formazione dall’infortunio di Zaccagni. Il centravanti ritrovato Pinamonti fa traslocare Noslin all’ala sinistra, mentre i dubbi sul recupero di Tavares tengono in preallarme Pedraza come terzino sinistro. Le scelte di Allegri saranno più tormentate, a cominciare dal dubbio tattico sulla difesa a 3, protetta dalla mediana Anguissa-Gilmour-Mc Tominay.

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I tormenti di Chivu, più che all’evidente necessità di schierare i migliori e la coppia di punta Thuram-Pio Esposito, sono invece legati al doppio volto dell’Inter, rianimata dall’Europa dopo il tonfo nel derby cittadino che le ha fatto smarrire il primato in serie A. La attende un altro derby – lombardo questo – con l’avversaria più fastidiosa, quarta in classifica e assai rampante: in Champions il Como ha annientato il Lens a domicilio, tamponando l’emorragia di punti che relega al momento la serie A in ottava posizione nel ranking stagionale Uefa. La squadra apparentemente più esterofila, con Nico Paz e Douvikas scatenati, difende il calcio italiano anche in Nazionale, viste le convocazioni di Mancini, con Ricci, Liberali e Cassano a compensare l’assenza di Kean.

Il masochismo della Roma di Gasperini in coppa, con la sconfitta di Manchester fotocopia di quella col Real Madrid in quanto a trama, col doppio vantaggio sperperato nel finale, impone immediata riabilitazione: il trio Soulè-Mora-Malen è pronto. L’ex romanista Aquilani è a dir poco abbacchiato: 4 sconfitte consecutive con 16 gol incassati e Berardi indisponibile. La sua panchina in teoria non traballa, ma la pratica dice che una disfatta all’Olimpico può essere fatale.

Respira Spalletti, che ha incassato la fiducia del dg Carnevali. La vittoria olandese in Europa League, con Koopmeiners profeta in patria, permette alla Juventus di giocare con maggiore autostima in casa della Fiorentina. Vanoli, rincuorato dal 4-2 di Reggio Emilia, confida che gli stimoli di un confronto classico spingano Mastantuono a mostrare il meglio del repertorio.

L’autocelebrazione di Cardinale, azionista di maggioranza americano del Milan, aveva toccato picchi hollywoodiani per il trionfo con l’Inter. Poi, nell’altalena dell’umore, la squadra ha esibito inspiegabile depressione in Europa League, lasciandosi sbeffeggiare a San Siro dagli ungheresi del Ferencvaros. La mette alla prova a Marassi il Genoa, fresco della terza vittoria di seguito: l’ex milanista El Shaarawy conta di ottenere da De Rossi l’occasione di serpeggiare tra fascia e trequarti. Amorim si affida all’usato sicuro: Modric-Rabiot-Pulisic, più Moreira per le digressioni in slalom.

Sarri è appeso all’esito dell’altro derby di Lombardia, anche se non è detto che gli eventuali 3 punti a Monza, dove non smette di segnare Varela (convocato nel Portogallo dopo l’addio di Cristiano Ronaldo), possano salvargli il posto. L’estro di De Ketelaere, che fin qui lo ha dispensato con parsimonia, è l’appiglio più concreto.

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Abate s’inalbera, quando sente dire che il Torino è fragile, Di Francesco un po’ meno, se gli parlano delle recenti delusioni del Lecce. Sintesi: Adams e Simeone sono gli incubi di Falcone, N’Dri prepara il contropiede.

Parma-Bologna collauda le strategie di due allenatori che hanno fatto cambiare marcia a giocatori spaesati, prima del loro arrivo. Gilardino si coccola il neoazzurro Lontani e Keita, Palladino punta su Bernardeschi e Cambiaghi e invita a Casteldebole e al Dall’Ara il bolognese del momento, il campione della Formula Uno Kimi Antonelli.

La pole position, a Cagliari, è del Frosinone. Pisacane è confortato dai progressi con la Lazio, ma Alvini, contrariato per l’infortunio del goleador Raimondo, è esaltato dall’imprevedibile sesto posto in classifica. Da una parte Maldini, accantonato da Mancini, e dall’altra Calò, che sperava nella chiamata, vogliono convincere il ct a prenderli in considerazione.

La sosta non sarà riservata solo alla Nazionale. La campagna elettorale è nel pieno, con i programmi di Malagò e Galliani per la presidenza della Figc. Al voto la serie A avrà un peso più rilevante del solito. 

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Sinner-Cahill, ora è ufficiale l’addio. Da dicembre arriva Magnus Norman nel team

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ROMA (ITALPRESS) – Anche le storie più belle alle volte finiscono. Quella fra Jannik Sinner e Darren Cahill sarebbe dovuta concludersi in realtà già lo scorso anno ma il coach australiano si era fatto convincere a prolungare ancora una collaborazione che fin lì aveva funzionato alla grande. Ma per quanto si possa cercare di rinviare un addio, alla fine quel momento arriva e il tratto di strada percorso insieme a Cahill – che nella sua carriera al di là della rete aveva già forgiato gente come Hewitt e Agassi – è giunto a destinazione.

Non è stata forse la fine che entrambi avrebbero voluto, visto che la stagione di Sinner è terminata anzitempo a metà luglio, col trionfo di Wimbledon e l’infiammazione al ginocchio che lo ha costretto ai box per il resto dell’anno, ma “questo non cambia ciò che abbiamo fatto, nè ciò che quest’anno ha significato per me – il congedo del 25enne altoatesino, che ci ha tenuto a salutare Cahill anche in un video sui social – Gran parte di ciò che sono, come giocatore e come persona, lo devo a te. Cinque stagioni, e non dimenticherò un solo giorno di esse”.

Sinner non può fare a meno di riconoscere che “Darren è stato una parte incredibilmente importante del mio percorso. Insieme a Simone e a tutto il team abbiamo raggiunto traguardi che sognavo fin da quando ero bambino”. “Aver conquistato cinque titoli del Grande Slam ed essere arrivati insieme al numero uno del mondo sono risultati che custodirò sempre con grande affetto, ma ciò che conta altrettanto per me è il rapporto che abbiamo costruito lungo il cammino”, ricordato ancora l’attuale numero 2 del mondo, che ringrazia il coach australiano “per aver creduto in me, per la sua sincerità e per la sua dedizione. Mi ha aiutato a crescere sia come giocatore sia come persona e i suoi consigli mi accompagneranno per tutta la carriera”.

Quando Cahill è arrivato nel suo staff, affiancando Vagnozzi, nel giugno 2022, “ero solo un ragazzo di vent’anni con un sacco di domande. Non mi hai mai dato tutte le risposte: mi hai aiutato a trovarle da solo. Sei arrivato come uno dei miei allenatori. Molto rapidamente, sei diventato molto più di questo. Una persona di cui fidarmi, qualcuno su cui poter contare. Un amico, un mentore”.

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E se sul campo questa collaborazione si è trasformata – oltre ai già citati Slam e la prima posizione del ranking – in due Atp Finals e il Career Golden Masters, vincendo tutti e nove i Masters 1000, “i trofei non sono ciò che ricorderò di più. E’ tutto ciò che c’è attorno. Le lunghe ore sui campi di allenamento, i voli, le cene, le risate. Persino i giorni in cui tutto sembrava pesante: tu c’eri per ognuno di quei momenti. Ho sempre saputo di essere in buone mani. E non solo io: con te eravamo più di una squadra”.

“Mi hai insegnato tanto – il tributo a Cahill – che il tennis è importante, ma non è tutto, che essere un buon giocatore inizia dall’essere una brava persona, e che le cose complicate possono essere semplici”. Sentito anche il saluto del 61enne australiano, per il quale “lavorare con Jannik è stato un onore e un privilegio speciale. E’ un ragazzo straordinario e un campione umile e dedito al lavoro, di cui tutti siamo incredibilmente orgogliosi. Fiducia, sincerità e convinzione funzionano soltanto quando sono reciproche, e questa è stata la forza di Jannik come atleta. E’ anche il motivo per cui allenare un giocatore come lui rappresenta un’esperienza così memorabile”.

E adesso? Come anticipato dal “Times” qualche settimana fa, il posto di Cahill sarà preso da Magnus Norman, ex numero due del mondo e in passato allenatore di Robin Soderling e soprattutto Stan Wawrinka, che sotto la sua guida ha vinto tre Slam: entrerà a far parte dello staff tecnico di Sinner all’inizio del prossimo mese, affiancando Vagnozzi. La prima data cerchiata in rosso nel calendario è a fine dicembre, il “Six Kings Slam” che dovrebbe segnare l’atteso ritorno in campo del 25enne altoatesino.

– Foto Ipa Agency –
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