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Cronaca

Mattarella “Il Paese si inchina alla memoria di Borsellino”

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ROMA (ITALPRESS) – “Nell’anniversario della strage di via D’Amelio la Repubblica si inchina alla memoria di Paolo Borsellino, magistrato di straordinario valore e coraggio, e degli agenti della sua scorta – Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina – che con lui morirono nel servizio alle istituzioni democratiche”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio per il trentunesimo anniversario della Strage di via D’Amelio. “Quel barbaro eccidio, compiuto con disumana ferocia, colpì l’intero popolo italiano e resta incancellabile nella coscienza civile. Il nome di Paolo Borsellino, infatti, al pari di quello di Giovanni Falcone, mantiene inalterabile forza di richiamo ed è legato ai successi investigativi e processuali che misero allo scoperto per la prima volta l’organizzazione mafiosa e ancor di più è connesso al moto di dignità con cui la comunità nazionale reagì per liberare il Paese dal giogo oppressivo delle mafie” aggiunge il Capo dello Stato. “Borsellino e Falcone avevano dimostrato che la mafia poteva essere sconfitta – dice ancora Mattarella -. Il loro esempio ci invita a vincere l’indifferenza, a combattere le zone grigie della complicità con la stessa fermezza con cui si contrasta l’illegalità, a costruire solidarietà e cultura dove invece le mafie puntano a instillare paura”. In questo anniversario, desidero rinnovare i sentimenti di cordoglio e vicinanza ai familiari di Paolo Borsellino e degli altri servitori della Stato che pagarono con la vita la difesa della nostra libertà” conclude.(ITALPRESS).

Foto: Agenzia Fotogramma

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Zidane non si fida dell’Italia “In una gara secca sa fare cose incredibili”

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PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – La sua prima partita da ct della Francia davanti al suo pubblico contro la squadra contro cui ha chiuso la sua carriera in nazionale e nel calcio, in una finale mondiale passata alla storia per la sua testata a Materazzi. Uno strano scherzo del destino quello che il sorteggio di Nations League ha riservato a Zinedine Zidane, che ha iniziato come meglio non poteva la sua carriera alla guida dei Blues, con le vittorie esterne in Turchia e Belgio, e che domani affronterà gli azzurri allo Stade de France, il suo esordio in patria. “E’ una grande emozione – confessa Zizou – Siamo pronti per questa terza partita, l’abbiamo preparata bene, non ci sono particolari problemi. Cercheremo di vincere davanti al nostro pubblico”. In uno stadio dove ha alzato al cielo la Coppa del Mondo nel 1998 (“averlo vinta, per di più contro il Brasile, era un sogno di tutti”), Zidane ritrova quell’Italia che invece gli ha negato il bis otto anni dopo, con quel rosso che ha macchiato il suo finale di carriera. “Le immagini me lo ricordano sempre, vanno in onda dappertutto ma non ho fatto solo questo, ci sono immagini di me più belle – prova a smorzare i toni Zidane – La Juve e l’Italia sono molto speciali per me, è lì che sono diventato un giocatore importante. Non ho rimorsi, fa parte della mia carriera, non ne sono fiero ma fa parte di un percorso – aggiunge sulla testata a Materezzi – Tutti facciamo qualcosa che non è il massimo ma adesso si va avanti e pensiamo a quello che succederà domani, è su questo che mi concentro”. Consapevole delle pressioni (“se ho paura di deludere? Non ci ho mai pensato, altrimenti non sarei qui. Ho una squadra pazzesca”), Zidane affronta un’Italia che sta cercando di ripartire con Mancini dopo tre Mondiali vissuti da spettatrice. “E’ una bella squadra, non è magari la stessa di una volta ma ci sono dei cicli. E’ una squadra complicata, ci attende una partita difficile: hanno perso col Belgio ma hanno vinto bene in Turchia, domani dovremo essere concentrati e giocare al meglio. Vedere l’Italia fuori dal Mondiale per tre volte è qualcosa di incredibile, parliamo di una delle squadre più forti del mondo, che fa parte della storia del calcio, che ha sempre avuto grandi giocatori. Ma bisogna anche sottolineare che le squadre italiane, in una singola partita, sanno fare cose incredibili”. Della sua esperienza italiana ha conservato anche ottimi insegnamenti (“Lippi? Ho avuto allenatori incredibili e lui è uno di questi, soprattutto sul piano tattico. Gli italiani non sono secondi a nessuno sotto questo punto di vista”) e proverà a metterli al servizio di un gruppo dove “non esiste una squadra A, B o C. Tutti sono qui per essere pronti a giocare, spetta a me fare delle scelte e utilizzare i giocatori nel miglior modo possibile. Ho una squadra di grande qualità”. E da parte sua la fiducia non manca: “Nel 2006 non sapevo che sarei diventato allenatore. Pensavo che fosse la fine, quindi è stato molto complicato. Credo in quello che faccio, mi sono preparato per poter allenare la Francia e darò tutto me stesso per questa squadra”. Al fianco di Zidane c’era anche Ousmane Dembelè che, smentiti i presunti contrasti con Mbappè (“Tutte queste storie non le commento, non voglio commentarle. Non c’è nessun problema fra noi”), ammette che nella nuova Francia di Zizou rivede diverse cose del suo Psg. “Cerchiamo di divertirci, abbiamo giocatori che amano avere il pallone. Il mio ruolo? Il mister mi ha dato molta libertà, è quello che mi piace, poter abbassarmi, aiutare i centrocampisti a costruire il gioco”. Per Dembelè “è un piacere immenso essere allenati da una leggenda assoluta come il mister” e sulla sua evoluzione ammette di aver “imparato moltissimo. Ho trascorso 4-5 anni al Barça, ho visto giocatori eccezionali, tra cui uno che era quasi perfetto – il riferimento a Messi – Oggi sono il giocatore che avrei sognato di essere”. E per quanto riguarda domani, “conosciamo i precedenti con l’Italia, è una partita speciale per tutti. Ne abbiamo parlato con il gruppo e con il mister, ma restiamo concentrati su quello che dobbiamo fare, sulle nostre qualità, su ciò che vogliamo mettere in campo. Zidane desideroso di rivincita contro l’Italia? No – sorride Dembelè – C’è una voglia incredibile, ma resta concentrato su quello che deve fare e su ciò che dice alla squadra”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Transformation hub, il progetto di Generali e Luiss per un nuovo modello di lavoro

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ROMA (ITALPRESS) – Accompagnare i grandi cambiamenti del mondo del lavoro promuovendo un nuovo modello di relazioni industriali partecipativo e inclusivo. E’ stato questo il tema al centro dell’incontro “Costruire insieme il lavoro che verrà”, nella sede nazionale del CNEL a Roma, durante il quale è stato presentato il progetto “Transformation Hub”, una iniziativa unica in Italia, nata dall’accordo tra Generali e le organizzazioni sindacali, con la collaborazione scientifica dell’Università Luiss.
Nel corso dell’evento sono state illustrate le attività degli “Hub”, le tre commissioni paritetiche nate dal Contratto Integrativo siglato da Generali con FIRST/CISL, FISAC CGIL, UILCA, FNA e SNFIA, un’intesa già riconosciuta dal CNEL come “Buona Pratica Aziendale” per aver anticipato i contenuti della nuova normativa sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese. Gli Hub, sostenuti dal contributo scientifico della Luiss, focalizzano il confronto su tre direttrici chiave: Intelligenza Artificiale e modelli di organizzazione del lavoro, sostenibilità e implementazione in azienda dei Modelli ESG, demografia, invecchiamento attivo e gestione delle competenze.
L’Ateneo intitolato a Guido Carli coordina il piano di lavoro triennale del progetto attraverso una metodologia che combina ricerca applicata, analisi d’impatto, percorsi formativi congiunti per manager e sindacati e laboratori di policy e governance. Un percorso già operativo: durante l’incontro sono stati condivisi anche i risultati della prima fase di avvio – che tra aprile e maggio 2026 ha visto lo svolgimento di quattro sessioni di lavoro guidate dai docenti Luiss con circa 50 rappresentanti aziendali e sindacali – con l’obiettivo di tradurli in obiettivi di ricerca a supporto dell’evoluzione dell’organizzazione del lavoro.
L’appuntamento – aperto dai saluti del Presidente del CNEL Renato Brunetta, dell’Amministratore Delegato di Generali Philippe Donnet (intervenuto con un videomessaggio), e del Presidente della Luiss Giorgio Fossa – ha visto la partecipazione del Country General Manager di Generali Italia Gianluca Perin, del Presidente della Commissione Partecipazione del CNEL Emanuele Massagli e del Direttore Generale Luiss Rita Carisano. I lavori, moderati da Francesco Giorgino, sono proseguiti con un’analisi dei singoli hub guidata da Maria Cristina Muglia, Responsabile Relazioni sindacali Generali, insieme ai docenti Luiss Giuseppe Italiano, Matteo Caroli e Maria Rita Testa e ai rappresentanti sindacali Emanuele Bartolucci, Laura Delù e Claudia Zanelli, per concludersi con l’intervento del Professore Emerito della Sapienza Arturo Maresca.
“Per troppo tempo il nostro sistema produttivo ha guardato alla partecipazione dei lavoratori con diffidenza, come a un costo o a un vincolo all’autonomia dell’impresa. E’ arrivato il momento di cambiare prospettiva e di adottare il “paradigma partecipativo”, che trasforma quello che veniva percepito come un onere in un investimento in produttività, competenze, merito e qualità del lavoro. Mettere insieme capitale e lavoro, conoscenza e responsabilità significa creare valore per l’impresa e rafforzarne la capacità competitiva”, ha affermato il presidente del CNEL, Renato Brunetta. “La legge n. 76 del 2025 – ha proseguito Brunetta – offre finalmente gli strumenti per dare attuazione all’articolo 46 della Costituzione e affida un ruolo centrale al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, istituendo presso di esso la Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori. Il CNEL, casa dei corpi intermedi, è quindi chiamato ad accompagnare questa transizione, valorizzando le buone pratiche che stanno già maturando nelle aziende. Il Bollino CNEL assegnato a Generali, tra i primi a essere attribuiti, e il modello dei Transformation Hub dimostrano che la partecipazione può già tradursi in realtà. Il nostro compito è farla crescere e diffonderla, perchè l’intelligenza del lavoro entri nelle scelte dell’impresa. Così l’innovazione diventa progresso economico e sociale”.
“La collaborazione con Generali presentata oggi presso il CNEL rappresenta un vero e proprio unicum e dimostra la capacità di Luiss di porsi come ponte strategico tra ricerca scientifica avanzata, imprese e mondo del lavoro” – ha commentato Giorgio Fossa, Presidente dell’Università Luiss Guido Carli, che ha aggiunto – “Il confronto di oggi ha evidenziato come le transizioni globali spingano anche verso una modernizzazione delle relazioni industriali dove competenze e partecipazione sono al centro. Luiss in questo progetto con Generali ha messo a disposizione tutta la propria eccellenza scientifica per testare un modello che credo sarà esportabile in altre aziende”.
“Presentare oggi i Transformation Hub nell’autorevole sede del CNEL rappresenta un momento importante di un percorso che nasce dalla convinzione che i grandi cambiamenti debbano essere compresi e governati attraverso il dialogo e la partecipazione.” Ha dichiarato Gianluca Perin, Country General Manager di Generali Italia. “Come Generali, con questo progetto, abbiamo scelto di riunire attorno allo stesso tavolo impresa, organizzazioni sindacali e mondo accademico per affrontare temi che stanno ridefinendo il lavoro e la società: dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità sociale fino al cambiamento demografico. La collaborazione con l’Università Luiss Guido Carli è un elemento centrale di questo modello, perchè ci consente di affiancare al confronto tra le parti il rigore della ricerca e una visione di lungo periodo. L’ambizione dei Transformation Hub è contribuire a costruire una cultura della partecipazione capace di anticipare le trasformazioni e generare valore per le persone, le imprese e il Paese”.

– Foto ufficio stampa Generali –
(ITALPRESS).

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CyberShield AI Italia rilancia la sfida della cybersecurity

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ROMA (ITALPRESS) – L’intelligenza artificiale sta cambiando le regole della cybersecurity. Se da una parte offre strumenti sempre più avanzati per individuare e contrastare le minacce, dall’altra accelera gli attacchi, amplia la superficie digitale da proteggere e impone alle aziende di sapere esattamente dove e come viene utilizzata. Una trasformazione che porta la sicurezza informatica fuori dal solo perimetro tecnico e la rende una questione di governance, competenze, dati e resilienza del Sistema Paese.
E’ il quadro emerso da “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) e ospitato nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma, sotto l’Alto Patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e con il Parlamento europeo – Ufficio in Italia in qualità di Official Partner. Una giornata che ha riunito istituzioni, mondo della difesa, aziende, ricerca e innovazione per mettere a fuoco le nuove vulnerabilità e le strategie necessarie a proteggere infrastrutture e asset strategici. «CyberShield AI Italia nasce con l’obiettivo di creare un’agorà dell’innovazione e un momento di confronto tra i principali protagonisti del mondo della difesa», ha dichiarato Gabriele Ferrieri, Presidente dell’ANGI. «La presenza di alcune delle più importanti istituzioni e aziende italiane ci ha permesso di mettere a fuoco una priorità fondamentale: rinnovare il partenariato pubblico-privato per vincere la sfida della nostra generazione e rafforzare la sicurezza delle infrastrutture critiche e strategiche del Paese».
Per Ferrieri la sfida riguarda anche la capacità dell’Italia di mantenere un ruolo competitivo nello sviluppo delle nuove tecnologie: «Dobbiamo rispondere a un contesto geopolitico sempre più dinamico e, allo stesso tempo, rafforzare la competitività italiana nella ricerca e nello sviluppo, affinchè il nostro Paese possa essere sempre più protagonista al fianco dei partner europei e dei membri dell’Alleanza NATO. I contributi emersi saranno raccolti nel nostro Defence Innovation Paper, che consegneremo al Governo, alle istituzioni e alle rappresentanze delle Commissioni parlamentari come contributo dei giovani innovatori italiani». A dare la misura del cambiamento sono anche i dati dell’Osservatorio Innovazione e Difesa 2026, realizzato da LAB21 in collaborazione con ANGI, a cura del Prof. Roberto Baldassari, Direttore Generale LAB21 e Direttore del Comitato Scientifico ANGI. Il 38,4% degli intervistati individua nell’intelligenza artificiale e nei sistemi autonomi il
principale fattore destinato a trasformare la difesa nei prossimi cinque anni, davanti alla crescente centralità della dimensione cyber, indicata dal 27,6%. Il rischio non riguarda soltanto gli attacchi ai sistemi. Nell’AI generativa, deepfake e manipolazione dell’informazione rappresentano la principale minaccia percepita per il 44,2% del campione, mentre il 27,3% indica i cyberattacchi automatizzati e sempre più sofisticati. E quando si guarda alla protezione delle infrastrutture critiche, il 32,5% individua proprio nelle competenze e nel fattore umano l’anello più debole. E’ su questo terreno che le aziende stanno già modificando le proprie strategie. Per Gianluca Meomartini, Regional Vice President of Sales, Southern EMEA di Bitdefender, la domanda su chi possa beneficiare maggiormente dell’intelligenza artificiale, tra attaccanti e difensori, non ha una risposta univoca. «La risposta immediata è entrambi, ma dobbiamo prestare attenzione perchè l’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più nelle aziende e potrebbe diventare essa stessa un veicolo di compromissione. La nostra proposta è utilizzare l’AI in un’ottica preventiva, aumentando visibilità e controllo su dove e come viene utilizzata. La governance dell’AI è una strategia che le aziende devono adottare da subito».
Ma è soprattutto la velocità a rappresentare uno degli elementi di rottura rispetto al passato.
«Oggi il tempo per fermare un attacco si misura in minuti, mentre fino all’anno scorso si misurava in giorni», ha ottolineato Alessandro Raponi, CEO di Tropico Security. Una rapidità che obbliga la difesa a evolversi altrettanto velocemente e che sta riportando al centro anche tecniche come la deception, attraverso esche digitali capaci di intercettare l’attaccante.
«Stiamo andando verso un modello nel quale la detection, insieme ad altri strumenti, può portare anche alla remediation, quindi alla neutralizzazione dell’attacco».
Il salto tecnologico rischia però di aprire un divario tra le organizzazioni più strutturate e una parte del tessuto produttivo italiano. David Gubiani, Regional Director of Sales Engineering, Southern EMEA & Israel di Check Point Software Technologies, richiama soprattutto l’attenzione sulle piccole e medie imprese: «Esistono già strumenti capaci di individuare e proteggere dalle minacce, ma la governance non è ancora applicata da tutti.
Se guardiamo alle PMI, che sono il tessuto connettivo del Paese, dobbiamo chiederci quante abbiano politiche di sicurezza, personale adeguato e programmi di formazione. L’AI ha impresso alla tecnologia una velocità enorme, mentre la formazione rischia di rimanere indietro».
La sicurezza, dunque, non può più essere aggiunta a valle di un progetto tecnologico. Deve essere prevista fin dall’origine. E’ il punto evidenziato da Massimo Palermo, Vice President Sales – Italy & Malta di Fortinet: «E’ ormai impensabile progettare servizi digitali e applicazioni senza pensare contemporaneamente alla cybersecurity. La sicurezza deve essere integrata sin dalla fase di progettazione». Un principio che passa dalla Security by Design alla Security by Default, fino al modello Zero Trust: «Never Trust, Always Verify. I controlli non possono limitarsi al momento del login, ma devono accompagnare tutta l’attività».
La sicurezza deve però essere garantita anche quando la tecnologia viene utilizzata fuori dagli ambienti tradizionali, in condizioni operative nelle quali affidabilità e continuità diventano essenziali. E’ il punto sottolineato da Luca Santonico, MoD & Partner Account Manager di Panasonic Connect – TOUGHBOOK, che ha richiamato l’esperienza maturata a fianco degli operatori sul campo. «In contesti operativi complessi non è possibile avere una tecnologia che non sia sufficientemente stabile. La nostra ingegneria lavora sulla struttura dell’hardware per eliminare ogni possibile insidia ed evitare interruzioni», ha spiegato Santonico. Un’esigenza che oggi incontra direttamente l’intelligenza artificiale: «Abbiamo integrato processori di intelligenza neurale che consentono di ospitare on-premise software di AI, senza dover necessariamente ricorrere a connessioni al cloud, riducendo così le condizioni di rischio per gli operatori sul campo».
Accanto alla protezione delle infrastrutture c’è poi un patrimonio che diventa sempre più prezioso con la diffusione dell’AI: i dati. «Le organizzazioni devono considerare il dato un vero e proprio asset strategico e non più un sottoprodotto dei sistemi», ha spiegato Davide Marini, Country Manager Italy di NetApp. Conoscere dove si trovano le informazioni, chi vi accede e come vengono protette diventa il punto di partenza per costruire cyber resilience e continuità operativa. E cambia anche il concetto di sovranità: «Non significa soltanto avere il dato in un data center sul territorio nazionale, ma averne il pieno controllo e il pieno governo».
Una visione che trova riscontro anche nell’Osservatorio: per il 34,1% degli italiani la sovranità digitale significa innanzitutto controllo e protezione dei dati strategici, mentre il 28,9% la associa alla riduzione della dipendenza da tecnologie e fornitori extraeuropei.
In questo scenario la partita riguarda anche la capacità di valorizzare l’industria nazionale. Antonio Capobianco, Founder e CEO di Fata Informatica, mette al centro il rapporto tra grandi organizzazioni e piccole e medie imprese: «La parola chiave è fiducia. Le grandi amministrazioni devono avere il coraggio di dare fiducia alle PMI». Un rapporto che, secondo Capobianco, può consentire alle imprese di crescere, sviluppare nuove soluzioni e contribuire direttamente alla resilienza del Paese.
E mentre l’intelligenza artificiale sta già modificando il presente, l’industria guarda alla prossima frontiera. Raffaele Chiappini, CEO di Quantum Intelligence Cybersecurity Srl, richiama la necessità di prepararsi all’evoluzione del quantum computing partendo dalle competenze. «Per essere pronti alle sfide e alle minacce di domani c’è bisogno di cooperazione tra Europa, istituzioni italiane, pubbliche amministrazioni, industria, PMI, università e ricerca». L’obiettivo, aggiunge, è permettere ai giovani di studiare e sperimentare direttamente queste tecnologie, affinchè possano diventare «il veicolo dei nuovi sistemi di sicurezza di domani».
Da CyberShield AI Italia emerge una direzione chiara: la cybersecurity deve evolvere insieme all’innovazione, integrando tecnologia, competenze e collaborazione pubblico- privato per anticipare le nuove minacce e rafforzare la resilienza del Sistema Paese. L’iniziativa si è svolta con il sostegno di Bitdefender, CyberQuam, Check Point, Fata Informatica, IT Centric, Fortinet, NetApp, Panasonic Connect – TOUGHBOOK, Tropico Security e Studio Guarino, insieme ai partner AI.ESRA, aizoOn Technology Consulting, BIP CyberSec, LibraCyber, Lutech, Negg Group, Polo Strategico Nazionale, RINA, SAP, Teleconsys, Tinexta e Zenita Group.
-foto ufficio stampa ANGI –
(ITALPRESS).

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