Economia
Per Webuild nel 2023 ricavi a 10 miliardi, raddoppia l’utile netto
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di Webuild (MTA: WBD) ha approvato il Bilancio Consolidato e il Progetto di Bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2023, nonchè, esaminato i “Dati Consolidati Adjusted” al fine di comparare l’andamento gestionale su base omogenea. Nel 2023 il Gruppo Webuild ha ulteriormente consolidato il percorso di sviluppo avviato a partire dal 2012, segnando, si legge in una nota, ‘risultati ai massimi storici, resi possibili grazie ad una strategia chiara e consistente, supportata dai mega trend strutturali a livello globale che stanno dando un forte impulso agli investimenti in infrastrutture.
‘Sulla traiettoria del solido track record di risultati operativi conseguito negli ultimi anni – continua la nota – Webuild chiude il 2023 con risultati straordinari, superando nettamente la guidance per l’anno. I ricavi si attestano a 10 miliardi di euro e l’EBITDA ad 819 milioni. La generazione di flussi di cassa operativa è stata eccezionale con una posizione di cassa netta di 1.431 milioni, e una leva finanziaria che si è ridotta a 3,2x rispetto a 4,6x dell’esercizio precedentè.
Webuild ha registrato per il terzo anno consecutivo record di order intake con ordini acquisiti per 22 miliardi di euro e un book to bill di 2,7x, superando nettamente il target di 1,1x per l’anno. Il portafoglio ordini ha raggiunto i massimi storici di 64 miliardi, superando già il target atteso di fine Piano al 2025. Oltre a coprire il 100% del fatturato ed EBITDA target del Business Plan 2023-2025, il backlog dà una visibilità di oltre 6 anni sui ricavi del Gruppo, tracciando in maniera evidente il percorso di crescita del Gruppo.
Webuild si è confermata prima al mondo nel settore acqua, tra le prime 10 posizioni dei contractor internazionali attivi in USA e Australia e nella top 10 nel settore per progetti in mobilità sostenibile, secondo Engineering News-Record (ENR), la più autorevole rivista statunitense del settore.
Nel 2023 il Gruppo ha completato opere fondamentali per lo sviluppo dei territori come il ponte sul Danubio a Braila, in Romania, secondo ponte sospeso più lungo dell’Europa Continentale; le stazioni Tricolore e San Babila della linea Metropolitana 4 di Milano, che consente di raggiungere il centro città dall’aeroporto in 12 minuti; la Galleria del Sottoattraversamento Isarco, parte della Galleria di Base del Brennero, il collegamento ferroviario sotterraneo più lungo al mondo; il nuovo centro direzionale dell’Eni a San Donato Milanese.
‘Il 2023 segna un anno di progressi significativi per le nostre ambizioni ESG – si legge ancora nella nota – superando di gran lunga gli obiettivi che il gruppo si era prefissato con il Piano ESG 2021-2023. In particolare, il tasso di intensità delle emissioni ha registrato una riduzione del 67% (rispetto alla baseline del 2017), sovraperformando il target di riduzione del 50% al 2025 definito nel ‘Sustainability-Linked Financing Framework’. Inoltre, in termini di salute e sicurezza, il tasso di infortuni con perdita di giornate lavorative (LTIFR) ha registrato nel 2023 un ulteriore miglioramento, dopo aver raggiunto l’obiettivo fissato nel precedente esercizio (-41% rispetto al target del – 2 Relativo ai segmenti Highways e Mass transit and rail 3 40% al 2022). In aggiunta alla recente conferma come “leader mondiale nelle azioni di contrasto del cambiamento climatico” da parte di CDP (ex Carbon Disclosure Project), nel corso del 2023 Webuild è stato promosso ad “AA” da MSCI ESG Ratings, riconoscendone il costante impegno in materia di corporate governance e in ambito Health & Safety.
Nel corso dell’anno sono proseguiti con successo l’attività di M&A con l’acquisizione della Australiana Clough, che ha permesso al Gruppo di posizionarsi tra i top 5 players in Australia, e la valorizzazione di alcune partecipate come la cessione della quota del Gruppo nella concessione della Linea Metropolitana M4 di Milano per 141 milioni.
L’ampiezza e la qualità del portafoglio ordini nonchè la posizione di leadership in Paesi che stanno realizzando importanti piani di investimento in infrastrutture, consentono di anticipare al 2024 i ricavi di fine Piano ‘Roadmap al 2025 – The future is now”.
I Ricavi adjusted, dell’esercizio 2023, si attestano a 9.994 milioni di euro (8.163 milioni di euro per l’esercizio 2022) e segnano una crescita su base annua di 1.831 milioni di euto pari al 22%. Tale trend è sostenuto dallo sviluppo delle attività operative in Italia, grazie anche agli investimenti in mobilità sostenibile nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Alta Velocità/Alta Capacità ferroviaria Milano-Genova, Verona-Padova, Napoli-Bari e Strada Statale 106 Jonica), e da una maggiore produzione delle commesse in Australia (Snowy 2.0, North East Link e SSTOM Sydney Metro) e in Medio Oriente (Diriyah Square Super Basement).
L’EBITDA adjusted è pari a 819 milioni di euro in crescita del 43% rispetto all’esercizio 2022 (572 milioni di euro), mentre l’EBIT adjusted raggiunge 475 milioni (321 milioni di euro nel 2022) con un incremento su base annua del 48%. Il miglioramento della marginalità è il risultato di un portafoglio ordini di alta qualità, che include progetti acquisiti grazie alla migliore offerta tecnica, con soluzioni contrattuali che contengono clausole per l’adeguamento all’inflazione, e dell’attuazione del programma di riduzione dei costi operativi.
La gestione finanziaria adjusted evidenzia oneri netti per circa 92 milioni rispetto a 73 milioni di euro dell’esercizio 2022.
Tale voce comprende: oneri finanziari per 245 milioni (213 milioni di euro nel 2022), parzialmente compensati da proventi finanziari per 119 milioni di euro (119 milioni nel 2022); risultato della gestione valutaria positivo, pari a 34 milioni (positivo per 20 milioni nel 2022), principalmente dovuto alle fluttuazioni dell’euro rispetto alla Naira nigeriana e al Peso colombiano. L’incremento degli oneri finanziari è principalmente riconducibile i) all’aumento del costo del debito a causa dell’andamento dei tassi di interesse di riferimento che influisce sulla parte dell’indebitamento finanziario a tasso variabile; e ii) allo storno degli interessi attivi su alcuni crediti nei confronti del committente in Etiopia come conseguenza della contrattualizzazione delle rivendicazioni contrattuali.
Il risultato prima delle imposte adjusted si attesta a 393 milioni (252 milioni nel 2022), in crescita del 56%.
Le imposte sul reddito adjusted ammontano a 143 milioni (109 milioni nel 2022).Il risultato adjusted delle attività continuative è positivo per 250 milioni di euro (143 milioni nel 2022), in miglioramento del 75% su base annua. Il risultato delle attività operative cessate evidenzia un onere netto di 10 milioni (18 milioni nell’esercizio 2022) ed è riferito alle divisioni estere ex Astaldi che non rispondono alle strategie di pianificazione commerciale e industriale del Gruppo (principalmente Centro e Sud America per i dati reddituali 2023).
Nell’esercizio 2023, l’utile attribuibile alle interessenze dei terzi è pari a 4 milioni (7 milioni nel 2022). Le dinamiche sopra esposte determinano un utile netto adjusted attribuibile al Gruppo di 236 milioni, raddoppiando di fatto i risultati ottenuti nell’esercizio 2022 (118 milioni).
La posizione finanziaria netta delle attività continuative al 31 dicembre 2023 è positiva (cassa netta) per 1.431 milioni, registrando il miglior risultato mai ottenuto dal Gruppo. Il deciso miglioramento di 1.166 milioni rispetto al 31 dicembre 2022 (265 milioni) è imputabile al positivo andamento delle attività industriali e alla variazione del capitale circolante netto. Tale ultimo risultato è stato possibile grazie alla costante ottimizzazione delle dinamiche e della qualità del circolante, anche attraverso lo smobilizzo di alcune partite slow-moving e ai significativi risultati ottenuti a livello commerciale nel corso del 2023.
L’indebitamento lordo si attesta a 2.609 milioni, in miglioramento di 11 milioni rispetto al 31 dicembre 2022 (2.619 milioni di euro). Il rapporto Debito lordo/EBITDA al 31 dicembre 2023, su base consolidata, è pari a 3,2x, in riduzione rispetto al dato di 4,6x al 31 dicembre 2022. Si precisa in ultimo che il Gruppo riporta totale disponibilità liquide per 3.061 milioni. Al 31 dicembre 2023, l’89% dell’ammontare outstanding dei finanziamenti corporate è a tasso fisso con le prime scadenze rilevanti nel quarto trimestre del 2024. Nel 2023, il portafoglio ordini totale risulta pari a 63,7 miliardi, di cui 54,9 miliardi relativi a construction e 8,9 miliardi di euro riferiti a concessions e operation & maintenance. Prosegue il trend di crescita del backlog construction di circa il 25% rispetto all’esercizio 2022. Oltre il 90% del backlog construction del Gruppo è relativo a progetti legati all’avanzamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. In termini di geografie il portafoglio ordini risulta prevalentemente distribuito tra Italia, paesi dell’Europa Centrale e del Nord, Stati Uniti, Medio Oriente ed Australia – principalmente in segmenti legati alla mobilità sostenibile quali l’alta velocità, il settore ferroviario e il settore stradale – portando i progetti in queste geografie a oltre l’85% del backlog construction.
Il totale dei nuovi ordini acquisiti nel 2023, comprensivo di variation orders, ammonta a circa 22,4 miliardi di cui oltre 95% è stato acquisito in geografie chiave con basso profilo di rischio. Da inizio 2024 i nuovi ordini, includendo i progetti per i quali Webuild è risultata migliore offerente, sono pari a circa 4,9 miliardi.
La pipeline commerciale di breve termine del Gruppo ammonta a circa 76,8 miliardi di euro e include gare presentate e in attesa di aggiudicazione per circa 13,3 miliardi di euro.
Webuild continua a monitorare diverse geografie quali l’Europa, l’Australia, il Nord America e il Medio Oriente, che hanno avviato notevoli piani di sviluppo per il settore delle infrastrutture come principale fattore di stimolo per l’attività economica e la transizione energetica e climatica.
In Europa, gli investimenti in infrastrutture stanno beneficiando dei fondi messi a disposizione dal Next Generation EU Fund. Inoltre, l’Unione Europea ha lanciato il programma REPowerEU che prevede 6 l’investimento di 208 miliardi di euro per accelerare la transizione energetica, aumentando gli investimenti in energia pulita e per il risparmio energetico, oltre ai 600 miliardi inclusi nel Green Deal europeo già destinati ad interventi diretti alla lotta ai cambiamenti climatici.
In Australia, i nuovi investimenti saranno trainati principalmente dai segmenti climate ed energy, con più di AUD $40 miliardi di fondi messi a disposizione dal Powering Australia Plan, approvato nel 2021, che si pone l’obiettivo di rendere il Paese leader nella produzione di energia pulita. Un impulso al mercato delle infrastrutture verrà fornito anche dagli ulteriori investimenti nei segmenti water e resources.
Negli Stati Uniti il settore sarà trainato dai piani di stimolo come l’Infrastructure Investment and Jobs Act (IIJA), l’Inflation Reduction Act (IRA) e CHIPS and Science Act, che contribuiranno ad una forte crescita nel settore delle infrastrutture civili, prevalentemente ferrovie e strade, infrastrutture industriali ed energetiche.Gli investimenti infrastrutturali nel Medio Oriente saranno trainati dall’ambizioso programma di investimenti in Arabia Saudita – progetto “Saudi Vision 2030” – volto a diversificare l’economia del Paese, ridurre la dipendenza dal petrolio e incoraggiare lo sviluppo del turismo. Il programma prevede giga projects come Neom e Diriyah, in cui Webuild ha acquisito recentemente commesse rilevanti. Un ulteriore spinta agli investimenti in infrastrutture è prevista arrivare dall’EXPO 2030 e dai mondiali FIFA 2034.
‘Il 2023 segna un anno di progressi significativi per le ambizioni ESG del Gruppo – continua la nota – In aggiunta alla recente conferma come ‘leader mondiale nelle azioni di contrasto del cambiamento climaticò da parte di CDP (ex Carbon Disclosure Project), nel corso del 2023 Webuild è stato promosso ad “AA” da MSCI ESG Ratings, riconoscendone il costante impegno in materia di corporate governance e in ambito Health & Safety.
Affermando la sua posizione tra i top player di settore, il Gruppo mantiene un’ottima valutazione da parte anche di altre agenzie di rating ESG, quali ISS-ESG con “B- livello Primè e Moody’s ESG – ex Vigeo Eiris – con ‘livello Advanced’, oltre a far parte del MIB® ESG Index di Borsa Italianà.
Il 2023 è stato l’anno di chiusura del piano, avviato nel 2021, con cui Webuild si è posta l’obiettivo di migliorare la sostenibilità ambientale dei propri progetti e delle proprie attività, contribuendo ad ottimizzare l’efficienza del settore in termini di salute, sicurezza, diversità e inclusione, anche tramite investimenti in innovazione e digitalizzazione. Webuild ha ampiamente raggiunto tutti gli obiettivi prefissati e ha consolidato il suo posizionamento in termini di sostenibilità.
7 Tra i risultati raggiunti, Webuild ha superato il target atteso di riduzione del tasso di intensità delle emissioni di gas serra (scope 1&2), in calo del 67% rispetto alla baseline del 2017, rispetto al target al 2025 del -50%.
Inoltre, gli investimenti aggiuntivi in progetti innovativi ad alto potenziale da realizzare entro il 2023 sono raddoppiati rispetto alle aspettative, superando quota 57 milioni di euro, di gran lunga oltre i 30 milioni previsti.
In linea con i target del Piano, il tasso di infortuni – denominato LTIFR – ha registrato, nel 2022 una riduzione del 41% rispetto alla baseline del 2017, ed è migliorato ulteriormente nel 2023. Infine, è stata raggiunta la percentuale prevista di donne identificate nel processo aziendale di succession planning, pari al 25%.
A conferma del costante impegno di Webuild nel rispondere concretamente alle sfide globali, il Gruppo si è posto nuovi obiettivi sfidanti fino al 2025.
Con il nuovo Piano ESG, con cui si conferma la strategia di business orientata al raggiungimento dei target di sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite, il Gruppo intende continuare a: (i) contribuire ad accelerare la transizione climatica verso un’economia a basse emissioni, investendo in clean technology , migliorando la sostenibilità ambientale dei progetti nelle fasi di costruzione e delle opere nelle fasi di utilizzo; (ii) continuare a rappresentare il benchmark di settore in termini di salute e sicurezza, sviluppo delle competenze, inclusione ed efficienza produttiva attraverso investimenti in innovazione e digitalizzazione.
Il nuovo Piano si basa sui medesimi pilastri che hanno guidato il Gruppo con successo nello scorso piano ESG (Green, Safety & Inclusion, Innovation), focalizzandosi sul raggiungimento dei seguenti target: ridurre l’intensità delle emissioni di gas serra dirette del 10% entro il 2025 rispetto ai livelli del 2022;
ridurre il tasso di infortuni LTIFR del 6% entro il 2025 rispetto al 2022; aumentare del 20% le donne managers del gruppo entro il 2025; effettuare non meno di 430 milioni di euro investimenti in cleantech e in progetti innovativi ad alto potenziale entro il 2025.
I risultati dell’esercizio 2023, con performance economiche-finanziarie al di sopra delle aspettative, insieme
ad un mercato globale caratterizzato da cospicui piani di investimento e all’ampiezza e qualità del backlog, consentono di essere molto fiduciosi sulle prospettive future del Gruppo e di anticipare al 2024 i ricavi di fine Piano “Roadmap al 2025 – The future is now”. Per il 2024 è atteso un book-to-bill maggiore di 1,0X, e il proseguimento del trend di crescita con ricavi
superiori a 11 miliardi ed EBITDA maggiore di 900 milioni. Nonostante la crescita, il Gruppo continuerà a focalizzarsi sulla generazione di cassa, mantenendo una solida posizione di cassa netta, attesa superiore a 400 milioni di euro.
Webuild, in linea con la Roadmap al 2025, continuerà a perseguire le proprie linee strategiche attraverso: l’evoluzione e l’espansione del business facendo leva sul: i) portafoglio ordini, ii) l’organizzazione, le persone, il know-how e la presenza locale nei principali mercati di riferimento, con focus sui Paesi a minor rischio; iii) valorizzazione delle partecipate;
il Piano di efficientamento operativo e la generazione di cassa;
investimenti in sicurezza dei lavoratori, in innovazione e nella sostenibilità ambientale.
Il Consiglio di Amministrazione ha, inoltre, deliberato di convocare, per il 24 aprile 2024 (unica convocazione), l’Assemblea degli Azionisti in sede ordinaria e straordinaria (per deliberare, tra l’altro, sulla proposta di modifica statutaria pervenuta dal socio Salini S.p.A. come da precedenti comunicati del 4 e 7 marzo 2024). Il Consiglio di Amministrazione proporrà all’Assemblea degli Azionisti la distribuzione, a valere
sugli utili di esercizio e sulle “Altre Riserve Avanzo di Scissione”, di un dividendo unitario complessivo di 0,071 euro
al lordo della ritenuta di legge per ciascuna azione ordinaria esistente e avente diritto al dividendo alla data di
stacco della cedola, e di 0,824 euro al lordo della ritenuta di legge per ciascuna azione di risparmio esistente. Il
Consiglio di Amministrazione ha altresì deliberato di fissare la data di stacco cedola dei suddetti dividendi ordinari e di risparmio il 20 maggio 2024 e la data di pagamento il 22 maggio 2024 (record date: 21 maggio 2024).
‘Il Consiglio di Amministrazione – conclude la nota – ha deliberato di sottoporre agli azionisti una proposta di rinnovo dell’autorizzazione all’acquisto e alla disposizione di azioni proprie, previa revoca della precedente deliberazione di autorizzazione assunta dall’assemblea degli azionisti del 27 aprile 2023, per la parte rimasta ineseguità.
– Foto: Infografica ufficio stampa Webuild –
(ITALPRESS).
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Economia
Ex Ilva di Taranto, a Palazzo Chigi incontro coi sindacati. Mantovano “Singolare sincronia tra calendario Governo e giudiziario”
Pubblicato
3 ore fa-
28 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – È in corso a Palazzo Chigi il tavolo di confronto tra il Governo e le organizzazioni sindacali relativo all’ex stabilimento Ilva di Taranto, presieduto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Secondo quanto si apprende, all’incontro partecipano il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso; il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.
Per le organizzazioni sindacali partecipano i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager. Sono presenti, inoltre, i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e i commissari straordinari del Gruppo Ilva.
“Ieri abbiamo appreso del decreto della Corte d’Appello di Milano, il cui dispositivo inibisce le attività produttive, dunque un decreto di sospensione delle attività, non di fissazione di condizioni per proseguire, a differenza di quanto scritto da alcune testate. Noi non intendiamo commentare la decisione, se non per rilevare anche in questo caso una singolare sincronia tra il calendario del Governo, dei confronti con i lavoratori e il calendario giudiziario. Nessuno del Governo farà polemica con l’autorità giudiziaria, ma certo leggere qualcuno di quelli che hanno fatto ricorso dire ‘abbiamo fatto ‘scacco matto’ stona, perché questo non è un gioco, non è una partita a scacchi quella che oggi interessa i lavoratori e le aziende”. È quanto avrebbe detto secondo quanto si apprende il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nel suo intervento di apertura al tavolo sull’ex Ilva in corso a Palazzo Chigi, sottolineando comunque che il Governo ha intenzione di garantire la continuità aziendale, come dimostra la norma approvata ieri in Consiglio dei ministri per lo stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro per assicurare la continuità operativa.
FIM CISL “NESSUNA RESA E NESSUNO SCARICABARILE SUI LAVORATORI”
“La sentenza sull’AIA e i mesi di stallo del Governo non possono diventare un alibi per chiudere le aree a caldo. Pretendiamo risposte immediate e un piano industriale solido. Chi pensa che da questa sentenza si alzino le mani per arrendersi, oppure per lavarsi le mani rispetto a un problema industriale, occupazionale, sociale, ambientale e sanitario, si sbaglia di grosso. Il sindacato non lo permetterà”. Così Ferdinando Uliano, Segretario Generale della FIM CISL, commenta la recente sentenza che ha cancellato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) nel pieno di una crisi che continua a penalizzare lo stabilimento ex Ilva.
Uliano ribadisce l’assoluta contrarietà a qualsiasi disegno che comporti scenari drammatici per i lavoratori.
“Saremo determinati con tutte le nostre forze – sottolinea il leader FIM – per impedire disegni che possano prospettare situazioni di lacrime e sangue per i lavoratori dell’ex acciaieria Ilva. Per noi è fondamentale una soluzione industriale ed è altrettanto fondamentale che lo Stato svolga un ruolo preciso e importante, costruendo le condizioni per continuare a produrre acciaio nel nostro Paese, bene strategico per tutta l’industria”.
Il Segretario Generale della FIM CISL punta il dito “contro i ritardi e le responsabilità istituzionali”, evidenziando “il rischio concreto di chiusure inaccettabili. Bisogna impedire qualsiasi situazione che possa portare di fatto alla chiusura dello stabilimento. La prospettiva di chiudere le aree a caldo per noi è una prospettiva da respingere con forza – prosegue -. Bisogna trovare le soluzioni utili per fare in modo di continuare un progetto industriale, di fronte al quale purtroppo questo Governo ha fatto perdere un sacco di tempo, sono ormai cinque mesi che stiamo aspettando un incontro per avere una prospettiva che ancora non si capisce. In conclusione, Uliano lancia un aut aut chiaro all’esecutivo e a tutte le parti in causa: oggi ci troviamo di fronte a una sentenza che cancella un’autorizzazione integrata ambientale fatta proprio da questo Governo. Per questo noi pretendiamo soluzioni e soprattutto non accettiamo che ci si arrenda di fronte a una situazione di questo tipo, scaricando sui lavoratori licenziamenti e condizioni intollerabili”.
– foto IPA agency –
(ITALPRESS).
Economia
Nel 2025 nati appena 355mila bambini, minimo storico dal dopoguerra. Il 62% degli italiani rinuncia a figli per ostacoli economici e sociali
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5 ore fa-
28 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il crollo delle nascite in Italia non è il risultato di un minore desiderio di diventare genitori, ma delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto di vita. È questo il messaggio che emerge dal “Dossier Natalità 2026: Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con ISTAT e presentato oggi a Palazzo Wedekind, nel corso di un evento patrocinato dall’INPS, alla presenza di Gigi De Palo, Presidente Fondazione per la Natalità, Francesco Maria Chelli, Presidente dell’ISTAT e Valeria Vittimberga, Direttore Generale dell’INPS. Il rapporto fotografa un Paese in cui nel 2025 sono nati appena 355.000 bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna, ma dove la rinuncia alla genitorialità è determinata soprattutto da ostacoli economici, lavorativi e sociali.
Il dossier evidenzia come la denatalità non sia il frutto di un cambiamento culturale o della mancanza di desiderio di avere figli. Al contrario, il problema è rappresentato dalla crescente distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2%afferma infatti di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre soltanto il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Ancora più significativo è il divario tra intenzioni e realtà. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.
Le cause della rinuncia sono principalmente economiche e strutturali. Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiunge il peso del welfare con oltre 3 milioni di donne risultate inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, mentre 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.
Il rapporto descrive inoltre un Paese sempre più anziano e caratterizzato da uno squilibrio demografico crescente. Nel 2025, a fronte di 355 mila nascite, si sono registrati 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297 mila persone. Se da un lato l’Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo (83,4 anni), dall’altro questo primato rischia di mettere sempre più sotto pressione la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico, chiamati a sostenere una popolazione sempre più anziana con un numero sempre minore di giovani.
“Per anni ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono. I dati dimostrano esattamente il contrario. Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Oggi il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere. Finché mettere al mondo un figlio continuerà a essere percepito come un rischio economico, lavorativo e sociale, continueremo ad assistere a un declino che riguarda tutti. La natalità non è una questione privata, ma la condizione da cui dipendono il futuro del welfare, dell’economia e della coesione del Paese”, ha commentato Gigi De Palo, Presidente della Fondazione per la Natalità.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
A giugno export extra Ue in aumento del 3,6% su base annua, i dati Istat
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7 ore fa-
28 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A giugno 2026 l’Istat stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, una riduzione congiunturale per le esportazioni (-4%) e un aumento per le importazioni (+1,3%).
La diminuzione su base mensile dell’export è dovuta alle minori vendite di energia (-17,8%), beni strumentali (-5,3%), beni di consumo non durevoli (-4,3%) e beni intermedi (-2,2%); aumentano solo le esportazioni di beni di consumo durevoli (+6,0%). Dal lato dell’import, l’aumento congiunturale è spiegato dai maggiori acquisti di beni di consumo non durevoli (+16,1%), beni intermedi (+5,5%) e beni di consumo durevoli (+1,8%).
Nel secondo trimestre 2026, rispetto al precedente, l’export cresce dello 0,5%, principalmente per effetto delle maggiori vendite di energia (+72,3%). Nello stesso periodo, l’import segna un incremento del 10,3%, in larga misura determinato dai maggiori acquisti di energia (+50,2%); diminuiscono soltanto le importazioni di beni di consumo non durevoli (-11,4%).
A giugno 2026 l’export cresce su base annua del 3,6% (era +6,8% a maggio 2026). La crescita tendenziale dell’export verso i mercati extra Ue27 si deve soprattutto alle maggiori vendite di energia (+54,9%) e beni intermedi (+20,7%); si riducono su base annua le esportazioni di beni strumentali (-8,7%). L’import registra un incremento tendenziale molto più ampio (+18,5%) e generalizzato, cui contribuisce principalmente l’aumento degli acquisti di energia (+31,9%) e beni intermedi (+23,7%).
A giugno 2026 l’avanzo commerciale con i paesi extra Ue27 è pari a +2.550 milioni di euro (+5.478 milioni nello stesso mese del 2025). Il deficit energetico (-4.979 milioni) è superiore rispetto a un anno prima (-3.880 milioni). L’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici scende da +9.358 milioni di giugno 2025 a +7.528 milioni di giugno 2026.
A giugno 2026, si rilevano aumenti su base annua delle esportazioni verso Cina (+19,1%), Turchia (+10,8%), Svizzera (+10,5%) e paesi MERCOSUR (+4,4%). Modesto l’aumento dell’export verso gli Stati Uniti (+0,4%). Diminuiscono le vendite verso Regno Unito (-10,5%), Giappone (-4,5%) e paesi ASEAN (-2,5%).
Crescono su base annua le importazioni da tutti i principali paesi partner extra Ue27. Gli acquisti dai paesi OPEC (+47,8%) registrano l’aumento tendenziale più ampio; seguono gli acquisti da paesi MERCOSUR (+30,3%), paesi ASEAN (+29,9%), Svizzera (+23,2%) e Cina (+20,5%).
“A giugno la dinamica sia congiunturale sia tendenziale dell’export verso i paesi extra Ue è in parte influenzata dalle vendite ad elevato impatto di mezzi di navigazione marittima registrate a maggio 2026 e a giugno 2025 – commenta l’Istat –; al netto di queste, si stima una riduzione su base mensile meno ampia (da -4,0% a -2,4%) e una crescita tendenziale più sostenuta (da +3,6% a +5,4%). Su base annua, la crescita dell’export è trainata soprattutto dalle maggiori vendite di beni intermedi; quella molto più intensa dell’import, dai maggiori acquisti di beni intermedi ed energia. Nel primo semestre 2026, la crescita tendenziale dell’export verso i paesi extra Ue (+4,3%, +3,9% al netto dell’energia) è inferiore di quella dell’import (+5,5%). L’avanzo commerciale con i paesi extra Ue (+24,1 miliardi di euro) è sostanzialmente stabile rispetto al primo semestre 2025 (+24,5 miliardi)”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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Balogun e la squalifica sospesa, il caso che incrina l’autonomia del calcio
Pronto Meteo Lombardia – Previsioni per il 16 Luglio 2026
Lombardia Live 24 Breaking News – 16/6/2026
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 28 luglio 2026
Pavia, ciclista investito: la città deve diventare più sicura
Focus Salute Italpress – 27 Luglio 2026
Tg News Italpress – 27 Luglio 2026
Tg Sport Italpress – 27 Luglio 2026
La Barba al Palo – 27 Luglio 2026 – Per favore, dateci Baldini
Tg News 27/07/2026
BÓN DA FO RISÜSITÒ UN MÓRT_Anno 2015
Vino fermo nelle cantine, l’Oltrepò rischia di pagare il conto della crisi
Informazione 3BMeteo Lombardia – Previsioni 27 luglio 2026
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Tg News 27/07/2026
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Tg Sport Italpress – 27 Luglio 2026
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