Seguici sui social

Economia

Erion, Bonato direttore sviluppo strategico e relazioni istituzionali e Sala dg

Pubblicato

-

MILANO (ITALPRESS) – Il Sistema Erion conferma l’impegno nel rendere sempre più circolare e sostenibile il modello di sviluppo economico e sociale dell’Italia e dell’Europa, con la costituzione della nuova Direzione Sviluppo e Relazioni Istituzionali affidata a Danilo Bonato – manager con vent’anni di esperienza nel settore e già Direttore di Consorzio Remedia e di Erion Compliance Organization (ECO).
Grazie al nuovo assetto organizzativo, Erion assicurerà un maggior coinvolgimento non solo dei soggetti istituzionali e dei decisori politici, ma anche dei partner internazionali costruendo alleanze e stimolando la partecipazione di attori del mondo associativo, accademico e dei media.
Un’evoluzione organizzativa importante che, in casa Erion, sarà accompagnata dalla nomina di Marco Sala che succederà a Bonato nel ruolo di Direttore Generale di Erion Compliance Organization, la società di servizi che supporta il funzionamento dei sei consorzi del sistema multi-consortile. Sala, che è entrato in Erion a gennaio 2024 nel ruolo di Direttore Operativo, ha già maturato significative esperienze in ANIE, Vaillant Group Italia, Candy Elettrodomestici. Non solo, il nuovo Direttore – già precedentemente Operation Manager del Consorzio Ecodom – vanta una conoscenza approfondita della filiera dei rifiuti tanto da aver sviluppato in soli tre anni uno dei più innovativi impianti di trattamento delle plastiche in Italia (Stena Recycling).
“Il compito che mi è viene affidato sarà quello di orientare i modelli di Responsabilità Estesa del Produttore verso una nuova fase capace di dare risposte alle sfide del nostro tempo come il contrasto al cambiamento climatico, l’uso sostenibile delle risorse e la riduzione della dipendenza dall’estero per le nostre materie prime strategiche.” – dichiara Danilo Bonato – “Per fare ciò servono consorzi senza fini di lucro, espressione delle aziende e non di operatori commerciali, che mettano al primo posto etica, trasparenza e attenzione al ruolo sociale di pubblica utilità che essi sono chiamati a svolgere. I moderni sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore” – spiega Bonato – “Sono attivi in un’ampia gamma di settori per abilitare economie di scala, adottano un modello operativo orientato all’efficienza e alla qualità del servizio ai cittadini ed investono in progetti di ricerca e innovazione per costruire modelli economici più circolari”.
“Il prossimo ottobre Erion compirà quattro anni. Dall’inizio delle sue attività il Sistema è cresciuto in modo esponenziale: sono nati nuovi Consorzi attivi in diversi settori, l’organigramma si è ampliato e sono stati creati servizi sempre più vicini ai nostri Produttori. Il mio lavoro sarà quello di rendere ancora più efficiente questa bellissima macchina restando fedele ai valori e alla missione di Erion: essere il miglior Sistema di Responsabilità Estesa del Produttore operante in Italia” dichiara Marco Sala – “È una sfida che credo potremo vincere come team, valorizzando quanto di buono abbiamo costruito fino ad adesso e impegnandoci quotidianamente per sostenere in modo ottimale le strategie di sviluppo dei nostri consorzi e migliorare costantemente la qualità e l’efficienza dei servizi forniti”.
-foto ufficio stampa APCO (da sinistra Bonato e Sala)-
(ITALPRESS).

Economia

Folgiero “Mini nucleare sulle navi, l’Italia è già partita”

Pubblicato

-

MILANO (ITALPRESS) – “Studiamo il nucleare a mare da tempo. Non siamo gli unici: è in atto una corsa globale al nucleare di quarta generazione che rivoluzionerà il trasporto marittimo”. Lo rivela Pierroberto Folgiero, Ceo di Fincantieri in una intervista a “Il Corriere della Sera”.

“Una nave alimentata a energia nucleare può navigare per 20-25 anni senza bisogno di carburante e abbattendo di molto l’impatto ambientale. Per l’Italia e l’Europa una grande opportunità” afferma. “Con il nucleare di quarta generazione e l’automazione nella quale siamo leader potremo scrivere un nuovo capitolo anche in tema di crescita, filiere industriali, autonomia energetica. Nel mondo navale la miniaturizzazione dei reattori non è una novità. Esistono già applicazioni militari da molti decenni. La quarta generazione, però, ha caratteristiche di sicurezza diverse e utilizza sistemi di raffreddamento alternativi all’acqua pressurizzata. Noi studiamo quelli di raffreddamento a piombo”.

Sull’alimentazione dei mini reattori Folgiero spiega “Possono essere alimentati a plutonio, cioè con lo scarto prodotto dal reattore tradizionale che a sua volta parte dall’uranio. Questo plutonio ha ancora una grandissima carica energetica ed è ‘geopoliticamentè più disponibile. Non lo devi ottenere da chi estrae uranio: è combustibile esausto dei reattori tradizionali”.

Su questo progetto Fincantieri sta lavorando “con diversi partner. Collaboriamo con la Marina Militare nell’ambito del progetto Minerva e con attori come Ansaldo Nucleare e Newcleo”. L’Italia è in grado di giocare questa partita, perchè “quello che non si sa è che disponiamo di competenze significative. Non siamo un Paese nucleare, ma molte aziende ed esperti italiani continuano a lavorare nei principali programmi nucleari internazionali”. Folgiero, infine, sui primi test in mare, conclude: “Detto che è sempre difficile indicare i tempi dell’innovazione tecnologica, gli esperti concordano per ora sull’inizio del prossimo decennio”.

Advertisement

foto: IPA Agency

(ITALPRESS).

Leggi tutto

Economia

Unioncamere, la produttività cresce coi giovani: +7,2% di produttività per le imprese che attraggono talenti under 35

Pubblicato

-

NAPOLI (ITALPRESS) – L’invecchiamento della forza lavoro in Italia non è solo un’emergenza demografica, ma un freno alla competitività, alla produttività e alla transizione digitale e sostenibile delle imprese. Emerge dalle ultime analisi di Unioncamere e del suo Centro studi Tagliacarne sulla base di elaborazioni originali e da fonti istituzionali, presentate nel corso della Conferenza nazionale delle Camere di commercio in corso a Paestum. Le stime di Unioncamere parlano chiaro: le aziende capaci di attrarre e trattenere talenti under 35 segnano un +7,2% di produttività e, mostra l’Istat, le imprese con più giovani corrono più delle altre, registrando una crescita del fatturato e dell’occupazione superiore di 1,5 punti percentuali.

La propensione a fare innovazione di processo cresce fino ai 36 anni di media degli occupati e quella di prodotto fino ai 42, per poi flettere vistosamente. Data la composizione attuale della forza lavoro, il risultato è che il 60% delle imprese italiane ha già superato la soglia anagrafica oltre la quale cala la spinta a innovare (Istat). Mettere in campo azioni in grado di invertire la marcia, facendo, ad esempio, tornare in Italia la metà dei giovani expat, produrrebbe un beneficio enorme, stimato in 12 miliardi di euro, pari a mezzo punto del Pil. “Le nuove generazioni vivono con minori barriere culturali, territoriali e sociali rispetto al passato”, ha evidenziato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Grazie ad iniziative come l’Erasmus si sentono naturalmente cittadini europei. L’Europa è uno spazio concreto di studio, lavoro, opportunità. Confrontano salari, qualità del lavoro, accesso all’innovazione e possibilità di crescita. È un cambiamento culturale profondo, che parla di una nuova idea di vita, famiglia e realizzazione personale. Valorizzare la loro creatività e la capacità di innovazione richiede uno sforzo comune. Le Camere di commercio sono in campo e pronte a fare da ponte tra imprese e sistema della formazione”.

Negli ultimi vent’anni gli occupati over 50 sono raddoppiati (passando dal 20% a circa il 40%), mentre la quota degli under 35 è crollata dal 35% a meno del 25% (Cnel). Eppure, i giovani sono il vero motore della trasformazione. Come mostra il Sistema informativo Excelsior, di Unioncamere e Ministero del Lavoro, le imprese annualmente destinano circa il 28% dei contratti che hanno preventivato di effettuare agli under 30. Ma lo scorso anno, il 48% di queste posizioni era considerata difficile da coprire, in prevalenza (il 31%) per assenza di candidati. Guardando in prospettiva, gli scenari di Excelsior mostrano una situazione oggettivamente delicata: tra il 2026 e il 2029, considerando la domanda delle imprese e della Pubblica amministrazione e il numero di giovani in uscita dall’Università, potrebbero mancare oltre 13mila laureati Stem l’anno, soprattutto ingegneri, economisti e medici. Investire sulle nuove generazioni farebbe fare un balzo in avanti alla ricchezza prodotta nel Paese.

Un caso emblematico è quello dei cosiddetti “cervelli in fuga”. Nell’ultimo decennio i giovani tra i 20 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia sono quasi raddoppiati, passando da 37mila a 70mila (+85%) (Eurostat). Il valore del capitale umano emigrato tra il 2011 e il 2024 è pari a ben 159,5 miliardi di euro (il 7,5% del PIL nazionale) (Cnel). Non è solo una perdita demografica: è una perdita di energie, competenze e futuro. Oggi in Italia emigrano 8 giovani ogni mille, più del doppio della Germania e più della Spagna (Eurostat). Le stime Unioncamere mostrano che se si riuscisse a far rientrare anche solo la metà dei 20-34enni emigrati negli ultimi cinque anni (poco più di 250 mila), si genererebbe un impatto economico fino a 12 miliardi di euro, pari a circa mezzo punto di PIL.

Advertisement

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Leggi tutto

Economia

Lavoro nero e caporalato, giro d’affari da 77 miliardi di euro l’anno

Pubblicato

-

VENEZIA (ITALPRESS) – In Italia il lavoro nero continua a rappresentare una realtà economica di dimensioni rilevanti. Secondo un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA su dati Istat riferiti al 2023[1], il volume d’affari generato dall’economia sommersa supera i 77 miliardi di euro all’anno. Oltre un terzo di questa ricchezza prodotta irregolarmente (il 35,7 per cento) si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, dove si registra anche la quota più elevata di lavoratori coinvolti. Su un totale nazionale di 2,6 milioni di occupati irregolari, infatti, il 37,5 per cento opera nel Sud. Se storicamente il fenomeno è stato associato alle regioni meridionali, oggi il lavoro sommerso è diffuso in misura preoccupante anche nel Centro-Nord. A livello settoriale, le situazioni più critiche si riscontrano nei servizi alla persona, dove il tasso di irregolarità raggiunge il 48,8 per cento. In questo comparto rientrano soprattutto colf, badanti e altre figure impegnate nell’assistenza domestica. Seguono l’agricoltura, con un tasso di irregolarità del 20,8 per cento, e le attività artistiche e di intrattenimento (attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi, parchi divertimento, etc.) al 20,3 per cento. I dati confermano come il lavoro nero continui a rappresentare un fenomeno strutturale dell’economia italiana, con effetti rilevanti sia sul piano sociale sia su quello tributario e contributivo.

Il valore aggiunto prodotto nel 2023 dal lavoro irregolare in Italia è stato pari a 77,1 miliardi di euro, di cui 27,5 miliardi nel Mezzogiorno, 19,4 nel Nordovest, 16,5 nel Centro e 13,7 nel Nordest. Se misuriamo la propensione al “nero” delle regioni, vale a dire l’incidenza percentuale dell’ammontare riconducibile al valore aggiunto del lavoro irregolare sul valore aggiunto totale regionale, la quota più elevata, pari all’8,3 per cento, interessa la Calabria. Seguono la Campania con il 7 per cento, la Sicilia con il 6,4% e la Puglia con il 6,3%. La media nazionale è del 4%. Dei 2.608.600 occupati non regolari stimati in Italia dall’Istat, 979.500 sono ubicati nel Mezzogiorno, 634.000 nel Nordovest, 572.300 nel Centro e 422.800 nel Nordest. Se calcoliamo il tasso di irregolarità, dato dal rapporto tra il numero degli irregolari e il totale occupati per regione, la presenza più significativa si registra sempre nel Sud e, in particolare, in Calabria con il 17,9%. Seguono la Campania con il 14,4% e la Sicilia con il 14%. Il dato medio Italia è del 10%. I 2,6 milioni di occupati irregolari presenti in Italia che esercitano un’attività lavorativa in palese violazione delle norme tributarie, contributive e di sicurezza nei luoghi di lavoro, “provocano” un tasso di irregolarità del 10%. Nel settore delle attività di famiglie come datori di lavoro (colf e badanti) si “annida” il maggior numero di irregolari: precisamente poco più di 615.000 unità che danno luogo ad un tasso di irregolarità di questo settore pari al 48,8%.

Tra i comparti più interessati dal lavoro nero scorgiamo l’agricoltura che, secondo l’elaborazione realizzata dall’Ufficio studi della CGIA, presenta un tasso di irregolarità del 20,8% (196.100 persone), le attività artistiche (attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi, parchi divertimento, etc.) con il 20,3% (225.300 irregolari) e alloggio e ristorazione con il 14,4% (261.200).

– foto IPA Agency –

Advertisement

(ITALPRESS).

Leggi tutto

Primo piano

LombardiaLive24 by Agenzia Creativamente P. IVA 02607700180 COPYRIGHT © 2021-2025 ALL RIGHTS RESERVED: LOMBARDIALIVE24 BY AGENZIA CREATIVAMENTE.
Sito creato da Emanuele Bottiroli. © Tutti i diritti riservati. I nomi e i loghi delle testate giornalistiche edite da Agenzia CreativaMente Editore sono registrati presso il Tribunale di Pavia e la Camera di Commercio di Pavia. È vietato qualsiasi utilizzo, anche parziale, dei contenuti pubblicati, inclusi la memorizzazione, la riproduzione, la rielaborazione, la diffusione e la distribuzione degli stessi, su qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza preventiva autorizzazione scritta.