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Economia

Eni, ceduto il 20% di Plenitude a fondi Ares Alternative Credit. Goberti “Avanti nel percorso di crescita”

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MILANO (ITALPRESS) – A valle dell’approvazione dell’operazione da parte delle autorità competenti, Eni ha annunciato il perfezionamento della cessione di una partecipazione pari al 20% del capitale sociale di Plenitude Società Benefit ai fondi Ares Alternative Credit, affiliati ad Ares Management Corporation. Con questa operazione, basata su un equity value di Plenitude pari a 10 miliardi e un enterprise value di oltre 12 miliardi, Eni ha incassato 2 miliardi. L’operazione – si legge in una nota – è parte integrante della strategia di Eni finalizzata alla valorizzazione delle proprie società satellite attive nei business della transizione energetica, attraverso l’ingresso di partner strategici e capitali allineati che supportano i loro piani di sviluppo.

Stefano Goberti, amministratore delegato di Plenitude, ha commentato: “Oggi Ares entra ufficialmente a far parte dell’azionariato di Plenitude, affiancando Eni ed Energy Infrastructure Partners. L’ingresso di un nuovo investitore rappresenta un’ulteriore conferma dell’attrattività del nostro distintivo modello e ne sottolinea al contempo il valore creato nel tempo. Siamo certi che, insieme, proseguiremo con determinazione nel percorso di crescita condiviso”. Stefano Questa, partner e Co-Head di European Alternative Credit, ha dichiarato: “Siamo lieti di aver completato il nostro investimento in Plenitude e di continuare la collaborazione con Stefano e il resto del team di Plenitude ed Eni in vista della prossima fase di crescita”.

– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Intesa Sanpaolo, nei primi nove mesi utile netto in crescita dell’8,1% a 8,2 miliardi. Messina “Miglior risultato di sempre”

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MILANO (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo chiude i primi nove mesi del 2026 con un utile netto consolidato di 8,2 miliardi di euro, in crescita dell’8,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il gruppo migliora la prospettiva per l’intero esercizio, ora indicata “ben oltre” i 10 miliardi. Il risultato corrente lordo sale del 9,4% e il risultato della gestione operativa del 9%. I proventi operativi netti crescono del 5%, con interessi netti a +2,3%, commissioni nette a +5,2% e risultato dell’attività assicurativa a +5,8%, mentre il risultato netto delle attività e passività finanziarie al fair value registra una forte crescita. I costi operativi calano dell’1,3%. Il Common Equity Tier 1 ratio è al 13,1%, dopo aver dedotto dal capitale la distribuzione maturata. Sale al 13,8% considerando circa 70 centesimi di punto di beneficio dall’assorbimento delle imposte differite attive (DTA). Il livello è largamente superiore ai requisiti normativi. La distribuzione maturata nei nove mesi ammonta a 7,8 miliardi: 6,1 miliardi di dividendi, di cui 3,8 miliardi in pagamento come acconto questo mese, e 2,3 miliardi di buyback, concluso a ottobre.

L’incidenza dei crediti deteriorati sul totale è dello 0,8% al netto delle rettifiche e dell’1,6% al lordo, secondo la metodologia EBA. Il costo del rischio annualizzato è di 19 punti base. L’esposizione verso la Russia è quasi azzerata. Nei nove mesi il gruppo ha erogato circa 37 miliardi di nuovo credito a medio-lungo termine a famiglie e imprese italiane. Circa 1.900 aziende sono state riportate in bonis (circa 148.600 dal 2014), preservando rispettivamente circa 9.500 e 743.000 posti di lavoro. Il gruppo ha generato 5,2 miliardi di imposte, cui si aggiungono 0,9 miliardi di impatto dovuto alla Legge di Bilancio italiana per il 2026. Il social lending erogato nei nove mesi è di 4,4 miliardi, mentre gli investimenti per contrastare la povertà e ridurre le disuguaglianze superano 1,2 miliardi tra il 2023 e i nove mesi 2026.

“Nei primi nove mesi del 2026 abbiamo conseguito il miglior risultato netto di sempre, pari a 8,2 miliardi di euro. Il terzo trimestre, con un utile netto di oltre 2,6 miliardi, è stato il migliore terzo trimestre di sempre. Questi risultati confermano la solidità del nostro modello di business e la capacità di dare piena esecuzione al Piano d’Impresa 2026-2029”. Così in una nota il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. “Abbiamo registrato ricavi ai massimi storici, in crescita in tutte le componenti grazie alla diversificazione del nostro modello di business. Le attività finanziarie della clientela hanno superato 1.500 miliardi di euro, confermando il continuo slancio commerciale del Gruppo – prosegue -. Il ROE annualizzato si attesta al 21% e il ROTE annualizzato al 26%, confermandoci ai vertici del settore bancario europeo per redditività. L’utile per azione è cresciuto del 10% rispetto ai primi nove mesi del 2025. Grazie ai risultati conseguiti nei primi nove mesi, possiamo rivedere al rialzo la guidance di utile netto per il 2026, portandola a ben oltre 10 miliardi di euro, nonostante l’impatto fiscale di quasi un miliardo di euro della Legge di Bilancio 2026″.

MESSINA “SUA SOLIDITÀ È CONTRIBUTO CONCRETO AL PAESE”

“Intesa Sanpaolo continua a offrire uno dei rendimenti da dividendo più elevati e sostenibili nel settore bancario europeo. Nel 2026 distribuiremo agli azionisti 9,4 miliardi di euro attraverso dividendi e buyback, incluso un acconto sul dividendo di 3,8 miliardi di euro, che sarà pagato nelle prossime settimane – afferma ancora il Ceo -. Nei primi nove mesi del 2026 abbiamo erogato 66,4 miliardi di euro di nuovo credito a famiglie e imprese, di cui circa 15,1 miliardi destinati a finanziamenti a medio-lungo termine per la transizione sostenibile e 4,4 miliardi a nuovo credito sociale. I prestiti alla clientela sono cresciuti del 4% su base annua. La rigorosa disciplina nell’esecuzione del Piano d’Impresa e nel controllo dei costi continua a sostenere l’efficienza del nostro modello di business. Il cost/income ratio si è attestato al 36,7% al 30 settembre 2026, il livello più basso di sempre per i primi nove mesi e tra i migliori in Europa, grazie a un’ulteriore riduzione dei costi operativi. La nostra posizione di Banca “Zero-NPL” continua a rafforzarsi. Il net NPL ratio, pari allo 0,8%, e i flussi di nuovi crediti deteriorati si mantengono ai minimi storici; la copertura dei crediti deteriorati è aumentata in misura significativa. La qualità del portafoglio, ampiamente diversificato, si conferma ai vertici del settore, senza segnali di deterioramento. Il costo del rischio annualizzato è pari a 19 punti base – conclude Messina -. La nostra posizione patrimoniale si conferma estremamente solida, con un CET1 ratio pari a circa il 13,1%”.

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“La solidità di Intesa Sanpaolo si traduce in un contributo concreto al Paese. Nei primi nove mesi del 2026 il Gruppo ha generato 5,2 miliardi di euro di imposte e ha registrato un impatto di 900 milioni riconducibile agli effetti della Legge di Bilancio per il 2026, in base agli accordi triennali sottoscritti lo scorso anno, sostenendo al tempo stesso l’occupazione e il finanziamento di famiglie e imprese. Il settore finanziario italiano contribuisce inoltre in misura significativa al finanziamento del debito pubblico. Le banche, le compagnie assicurative e gli altri intermediari finanziari italiani detengono complessivamente quasi 780 miliardi di euro di titoli di Stato italiani – prosegue -. La nostra leadership si conferma anche nell’impatto sociale. Nei primi nove mesi del 2026 abbiamo destinato oltre 210 milioni di euro a iniziative e progetti a favore delle comunità, per contrastare la povertà e ridurre le disuguaglianze. Continuiamo inoltre a sostenere la transizione sostenibile, accompagnando famiglie e imprese negli investimenti necessari per l’evoluzione dell’economia”.

“La qualità delle nostre persone rappresenta il fondamento dei risultati che continuiamo a conseguire e della nostra capacità di creare valore sostenibile nel tempo. A loro va il mio più sincero ringraziamento per la professionalità, la dedizione e il contributo eccellente con cui, ogni giorno, rendono possibile il successo di Intesa Sanpaolo”, conclude Messina.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Economia

Forum dei Territori Nord Est di UniCredit, alleanza strategica tra turismo e manifattura per la competitività delle comunità locali

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MONTEBELLUNA (ITALPRESS) – Turismo e Manifattura non sono mondi contrapposti, ma leve complementari di crescita capaci di rafforzare competitività, attrattività e sviluppo delle comunità locali. È questo il messaggio emerso dal Forum dei Territori Nord Est 2026 di UniCredit, dedicato al tema “ManifatTurism – Il successo di un’alleanza”, che ha riunito a Montebelluna imprenditori, rappresentanti istituzionali, esperti e stakeholder del territorio per riflettere sulle nuove forme di integrazione tra economia manifatturiera, turismo, cultura e sviluppo locale.

L’iniziativa prende spunto dal percorso di confronto avviato dall’ Advisory Board Territoriale Nord Est di UniCredit e dalla ricerca realizzata Fondazione Nord Est, che evidenzia come il turismo rappresenti una componente sempre più rilevante dell’economia territoriale e di come esistano numerose filiere manifatturiere direttamente connesse ai settori del benessere, del tempo libero e dell’esperienza turistica. La ricerca ha inoltre mappato una serie di casi, anche internazionali, che illustrano diverse forme di integrazione tra manifattura e turismo, evidenziandone i vantaggi e le criticità per le imprese che intraprendono tali percorsi.

Tra i temi affrontati nel corso della giornata, il ruolo dello Sport System di Montebelluna come modello di integrazione tra produzione, innovazione e lifestyle, l’esperienza del MILE di Arzignano quale esempio di valorizzazione dell’identità industriale attraverso la cultura e il turismo, e il caso della Fondazione Arena di Verona e del progetto “67 Colonne”, testimonianza concreta di come il rapporto tra impresa, cultura e territorio possa generare valore economico, sociale e reputazionale per le comunità. Un modello di mecenatismo contemporaneo nel quale UniCredit si riconosce pienamente, forte di oltre trent’anni di impegno a sostegno della cultura e del patrimonio artistico, nella convinzione che investire nella cultura significhi contribuire allo sviluppo e alla crescita dei territori.

La giornata ha inoltre evidenziato il ruolo crescente del turismo industriale quale leva di valorizzazione delle competenze produttive e dell’identità dei territori. Sempre più imprese manifatturiere stanno infatti trasformando il proprio patrimonio di conoscenze, cultura d’impresa e capacità innovativa in esperienze che rafforzano il valore dei brand, la reputazione delle filiere e l’attrattività dei territori. In questa prospettiva, manifattura e turismo si confermano non come comparti alternativi, ma come componenti complementari di un ecosistema territoriale integrato e competitivo.

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“Il Forum dei Territori conferma una convinzione che emerge con sempre maggiore evidenza: il successo del Nord Est non dipende dalla sola forza delle sue eccellenze, ma dalla capacità di metterle in relazione. Manifattura e turismo non sono mondi alternativi, bensì asset complementari che, quando dialogano, rafforzano l’attrattività dei territori, la competitività delle imprese e la qualità delle opportunità offerte alle nuove generazioni. È su queste connessioni che si costruisce la crescita sostenibile e duratura del nostro territorio”, ha dichiarato Francesco Mario Iannella, Regional Manager Nord Est di UniCredit.

Secondo la ricerca presentata durante il Forum, una lettura ampliata della filiera turistica porta il turismo a incidere per il 13,7% dell’occupazione a Nord Est, evidenziando quanto il fenomeno abbia effetti ben più estesi rispetto ai tradizionali comparti dell’ospitalità e della ristorazione. Al tempo stesso, il comparto della manifattura orientata al benessere personale e al tempo libero rappresenta una realtà di assoluto rilievo, con oltre 2,93 miliardi di euro di fatturato concentrati prevalentemente in Veneto e concentrati nella produzione di calzature, attrezzatura e abbigliamento sportivi.

“La ricerca presentata oggi mostra come la tradizionale contrapposizione tra manifattura e turismo sia ormai superata dai fatti. Le imprese più dinamiche sono quelle che sanno trasformare prodotti, competenze e identità territoriali in esperienze, relazioni e valore condiviso. Il Nord Est possiede tutte le caratteristiche per essere un laboratorio avanzato di questa integrazione: una straordinaria cultura produttiva, un patrimonio diffuso di conoscenze e territori capaci di raccontarsi attraverso ciò che realizzano”, ha affermato Stefano Micelli, Presidente dell’Advisory Board Nord Est di UniCredit.

Il confronto tra imprenditori e stakeholder ha inoltre evidenziato come i territori più competitivi siano quelli capaci di creare ecosistemi in cui imprese, cultura, ricerca, comunità locali e istituzioni collaborano per valorizzare le proprie specificità e generare nuove opportunità di crescita.

“Le testimonianze emerse durante il Forum dimostrano che la crescita si alimenta attraverso la forza di creare connessioni virtuose tra imprese, comunità, cultura e innovazione. Come UniCredit vogliamo accompagnare questa evoluzione facendo leva sulla nostra capacità di mettere in rete persone, competenze, imprese e opportunità. Il nostro obiettivo è contribuire allo sviluppo di ecosistemi territoriali sempre più forti, competitivi e attrattivi, favorendo una crescita sostenibile e inclusiva dei territori”, ha dichiarato Remo Taricani, Deputy Head of Italy di UniCredit.

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Con questa nuova edizione del Forum dei Territori “ManifatTurism – Il successo di un’alleanza”, UniCredit conferma il proprio impegno nel favorire il confronto tra i protagonisti dello sviluppo economico e sociale del Nord Est, promuovendo iniziative capaci di valorizzare il potenziale dei territori e sostenere percorsi di crescita condivisa.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Energia, alleanza tra imprese e istituzioni per accelerare la crescita

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ROMA (ITALPRESS) – La domanda mondiale di energia elettrica è destinata a raddoppiare al 2050 secondo gli scenari dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Una crescita trainata dall’elettrificazione dei consumi e dallo sviluppo delle economie emergenti, a cui si aggiunge il rapido aumento dei consumi legati alla digitalizzazione, ai data center e all’intelligenza artificiale. In questo scenario l’Italia può contare su una filiera della power generation caratterizzata da elevate competenze tecnologiche, capacità manifatturiere e forte vocazione internazionale, già in grado di cogliere le opportunità aperte dalla crescita degli investimenti energetici mondiali.
E’ il messaggio al centro dell’evento “Da “Filiera” a “Sistema”. Valore e opportunità dell’industria italiana dell’energia e del nucleare”, promosso da Ansaldo Energia con la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni, delle imprese, del sistema finanziario e delle associazioni industriali. Ad aprire i lavori è stato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
L’incontro è una nuova tappa del percorso avviato da Ansaldo Energia nel giugno 2025, quando era stato presentato lo studio “La filiera della power generation italiana”, realizzato in collaborazione con NE Nomisma Energia. La ricerca aveva individuato un comparto specializzato di quasi 200 imprese nazionali specializzate, per oltre il 60% PMI, con 3,5 miliardi di euro di fatturato, oltre 1,1 miliardi di valore aggiunto, 18.500 addetti ed esportazioni pari al 71,5% del fatturato complessivo.
L’obiettivo delle iniziative sviluppate da Ansaldo Energia è mettere a sistema questo patrimonio di competenze, creando una collaborazione sempre più strutturata tra grandi player industriali nazionali e imprese della filiera, Governo e Istituzioni, Regioni, rete diplomatica, associazioni di categoria e strumenti pubblici a sostegno della crescita e dell’internazionalizzazione.
Determinante in questo percorso è il ruolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in raccordo con gli altri attori del Sistema Paese. Tra questi SACE, l’Export Credit Agency italiana, e SIMEST, società del Gruppo CDP dedicata all’internazionalizzazione delle imprese italiane. A giugno 2026 Ansaldo Energia e SIMEST hanno sottoscritto un accordo nell’ambito del progetto “Filiere d’Impatto”, volto a favorire l’accesso delle aziende della filiera agli strumenti SIMEST a supporto degli investimenti e della crescita sui mercati esteri.
Alla dimensione nazionale si aggiunge quella territoriale. Un esempio è l’iniziativa presentata lo scorso settembre da Lombardia, Liguria e Piemonte, nell’ambito della Cabina economica del Nord-Ovest, per un primo bando interregionale focalizzato sull’industria energetica e destinato a promuovere progetti di trasferimento tecnologico e partenariati tra imprese delle tre Regioni.
«La crescita della domanda mondiale di energia e il rilancio globale del settore nucleare rappresentano una grande opportunità per l’industria italiana», ha dichiarato Fabrizio Fabbri, Amministratore Delegato di Ansaldo Energia. «Il nostro Paese dispone di competenze tecnologiche e manifatturiere riconosciute a livello internazionale. Vogliamo contribuire a mettere queste capacità in rete con le Istituzioni nazionali e regionali, il sistema finanziario e la rete diplomatica, aiutando le imprese della filiera a crescere e raggiungere nuovi mercati».
Il Gruppo Ansaldo Energia affronta questa fase di crescita del mercato con risultati in forte miglioramento: nel 2025 i ricavi hanno raggiunto 1,232 miliardi di euro, +10% rispetto al 2024, e gli ordini 2,296 miliardi, rispetto a 1,793 miliardi dell’anno precedente. Il Piano Industriale 2026-2030 prevede un’ulteriore crescita, con oltre 2,5 miliardi di euro di ordini e più di 2,2 miliardi di ricavi nel 2030, accompagnata da circa 500 milioni di euro di investimenti nel periodo 2025-2030 in tecnologia di prodotto, innovazione dei processi e capacità produttiva.
Una crescita che coinvolge direttamente la filiera industriale nazionale e richiede una collaborazione sempre più integrata con i fornitori. La nuova organizzazione del Gruppo punta a condividere con maggiore anticipo la domanda e i fabbisogni produttivi, per migliorare la pianificazione della supply chain, rafforzarne la capacità di risposta e accompagnare la crescita delle imprese. Mettere a sistema competenze, informazioni e capacità produttive significa aumentare la competitività dell’intera filiera e la sua capacità di cogliere le opportunità dei mercati internazionali.
Nel 2025 il Gruppo ha lavorato con 1.655 fornitori, 1.144 dei quali italiani. Il 70% del valore degli acquisti è stato realizzato in Italia, il 18% nel resto d’Europa e il 12% fuori Europa. Su 1,18 miliardi di valore di acquisti, circa 820 milioni di euro sono stati destinati a imprese italiane.
A questa forte base produttiva nazionale si affianca una forte vocazione all’export: nel 2025 Ansaldo Energia ha realizzato 883,4 milioni di euro di ricavi fuori dall’Italia, pari al 72% del totale.
Una prospettiva significativa riguarda anche il nucleare, dove la crescita del mercato internazionale e le prospettive di un ritorno alla produzione nucleare in Italia aprono nuove opportunità per le competenze industriali del Paese. Secondo il Power Reactor Information System (PRIS) dell’International Atomic Energy Agency (IAEA), nel mondo sono attualmente in esercizio 417 reattori nucleari, mentre altri 78 sono in costruzione in 17 Paesi. Secondo l’International Energy Agency (IEA), gli investimenti globali nel nucleare, pari oggi a circa 65 miliardi di dollari l’anno, potrebbero raggiungere i 120 miliardi di dollari annui entro il 2030.
-foto ufficio stampa Ansaldo Energia –
(ITALPRESS).

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