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Cronaca

Auditel-Censis, 5 schermi in ogni famiglia, Internet cambia la Tv

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ROMA (ITALPRESS) – Sono 120 milioni gli schermi posseduti dagli italiani, una media di 5 per famiglia. Vengono utilizzati tra le mura domestiche (43 milioni di apparecchi televisivi) e in mobilità (48 milioni di smartphone; poi ci sono tablet e personal computer) per vedere contenuti tv con modalità di fruizione del tutto nuove. Aumenta, infatti, il numero di coloro che si connettono ad internet per guardare i programmi trasmessi in contemporanea sul tradizionale televisore (7 milioni e 300.000 italiani con più di 4 anni, il 12,5% del totale; nel 2019 non raggiungevano i 6 milioni: l’incremento, quindi, è del 24,6%). Aumenta, inoltre, la domanda di film scaricabili gratuitamente da internet. E cresce, infine, tutto il segmento dei contenuti televisivi in streaming, free e a pagamento, che si possono vedere da Smart Tv o da altri schermi connessi. E’ quanto certifica il 4° Rapporto Auditel-Censis, significativamente intitolato L’Italia multiscreen: dalla Smart Tv allo schermo in tasca, così il Paese corre verso il digitale.
Il Rapporto è il frutto di una straordinaria opportunità d’indagine sociale. Si fonda, infatti, sulla Ricerca di base Auditel (7 wave l’anno, 20 mila abitazioni visitate, 41 mila interviste face-to-face) che ha tre obiettivi: 1. accertare la reale struttura e fisionomia delle famiglie, temperando e neutralizzando tutti gli effetti anagrafici e fiscali con cui esse sono spesso rappresentate; 2. fotografare la società italiana in tutte le sue dimensioni, socio-demografiche, psico-grafiche, socioculturali, comportamentali; 3. individuare le potenziali famiglie-campione del Superpanel Auditel, che deve essere costantemente rinnovato.
Dal Rapporto emergono, in particolare, come ha spiegato il presidente di Auditel, Andrea Imperiali, “la centralità della TV nel processo di trasformazione del Paese in chiave digitale; una crescente adesione alla banda larga, che si configura sempre più come bene di prima necessità e non più accessorio; un ulteriore aumento delle dotazioni (in particolare degli smartphone e della smart TV) che innalza il numero degli schermi connessi al picco di circa 120 milioni; infine, si confermano nuovi e sempre più radicati comportamenti di visione e nuovi mix nella scelta dei contenuti TV, generati dall’ampliamento dell’offerta free e pay”.
Le famiglie connesse sono il 90,2% del totale (+3,6% dal 2019). E quelle che possiedono una connessione sia fissa che mobile sono il 59,4% (+6,2%). Nel 2021 gli apparecchi televisivi superano i 43 milioni (+1,0% dal 2019) soprattutto per effetto dell’ormai prepotente presenza di Smart Tv o dispositivi esterni collegati (15 milioni e 300.000: +46,6% negli ultimi due anni). Crescono anche gli smartphone: sono oltre 48 milioni (+8,9% dal 2019). Così come crescono i pc collegati (quasi 20 milioni) e i tablet (7 milioni e 700.000). Quasi 4 milioni di individui utilizzano la Smart Tv per navigare in internet e oltre 22 milioni per attivare le applicazioni on demand. Cambiano le modalità di fruizione dei contenuti audio e video, sempre più individualizzate e on demand. Oltre 4 milioni di italiani seguono la programmazione televisiva lineare sullo smartphone (+ 6,3%), mentre 2 milioni e 700.000 la seguono dal pc, con una crescita del 41,1% nell’ultimo anno; e un milione e 200.000 italiani vedono i contenuti tv sul tablet. Ben 3,5 milioni di italiani, poi, scaricano film da internet (+33,3% nell’ultimo anno) e oltre 13 milioni guardano sulle piattaforme televisive on demand contenuti non lineari (+38,2%). Infine, 24 milioni di italiani guardano contenuti tv utilizzando le diverse piattaforme disponibili su internet, per lo più a pagamento (+48,4%), con una forte crescita di coloro che li guardano di frequente: sono 16 milioni e 600.000 e sono aumentati dell’86% in un anno.
Sono 2 milioni e 300 mila, il 9,8% del totale, le famiglie italiane non connesse. Altre 7 milioni e 200 mila famiglie, il 29,9% del totale, hanno unicamente la linea mobile. Fra loro, circa 5 milioni si collegano solo da smartphone. Si tratta soprattutto di famiglie composte da soli anziani e famiglie che si trovano in una condizione di forte precarietà socioeconomica.
I televisori nelle case degli italiani sono 43 milioni e 100 mila. Il 96,9% delle famiglie ha in casa almeno un televisore; 9 milioni e 200 mila famiglie (il 38,6% del totale) possiedono solo un televisore; 9 milioni e 400.000 famiglie (il 39,2%) hanno due televisori; 3 milioni e 500.000 (il 14,6%) ne hanno tre; 1 milione e 100.000, il 4,6% del totale, ha 4 o più televisori; infine, 575.000 famiglie, pari al 2,4% del totale, in cui vivono 1 milione e 260.000 individui, non possiedono nè guardano la tv. Quasi sei milioni di apparecchi (il 13,2% del totale) si possono quasi considerare oggetti di antiquariato perchè acquistati più di 10 anni fa; ci sono, poi, 12 milioni di televisori per cui non è risultato possibile risalire alla data d’acquisto.
“Il 4° Rapporto Auditel Censis si rivela, una volta di più, strumento prezioso per chi ha il compito di guidare il Paese e per il mercato, specie in questa fase di grande sviluppo e cambiamento con tutte le opportunità di crescita derivanti dal PNRR e dalla straordinaria ripartenza dell’Italia dopo i mesi difficili della pandemia”, ha detto Imperiali, a margine della presentazione al Senato.
‘Se qualcuno pensava che con i nuovi stili di vita e con le nuove modalità di ascolto la televisione avrebbe perso la sua capacità di fare audience si sbagliavà, ha spiegato Giuseppe De Rita, Presidente del Censis. ‘La pandemia ha fatto decollare dotazioni e connessioni e ha ridato forza ai contenuti televisivi, tradizionali e su Internet, gratuiti e a pagamento, che ciascuno vuole essere libero di seguire a casa sulla smart tv e fuori casa, in ogni momento della giornata, sullo smartphonè, ha proseguito.
Per il presidente della Commissione Vigilanza Rai, Alberto Barachini, “gli ultimi due anni hanno rappresentato una bolla speculativa per la tv tradizionale che, come dimostrano i dati Auditel, ha registrato una crescita importante nel 2019. Il servizio pubblico ha recuperato parte della sua centralità durante la pandemia, ma stiamo assistendo a un crollo degli ascolti. Il Rapporto Auditel testimonia la ricerca di informazione di qualità, soprattutto verso il servizio pubblico e offre uno stimolo anche dal punto di vista educativo, visto che l’infodemia scatenata dalla pandemia ha rafforzato la richiesta di un giornalismo più qualificato”.
Secondo Giacomo Lasorella, presidente Agcom, “il 4° Rapporto Auditel-Censis è un efficacissimo strumento di lettura del nostro Paese, soprattutto nella realtà attuale dominata dalla pandemia. Ciò che in particolare emerge è che la transizione digitale non è un fenomeno astratto, bensì una realtà compiuta. Occorrono, però, delle azioni mirate, per far fronte all’aumentata disponibilità di schermi e connessioni, sviluppando la banda larga e il 5G, che sono aspetti essenzialì.
Per Gian Carlo Blangiardo, presidente Istat, “gli schermi crescono, le persone diminuiscono e questo è un elemento che fa riflettere. E’ dal 2014 che la popolazione italiana sta diminuendo. Altro aspetto importante sono le disuguaglianze, che aumentano. La Dad, ad esempio, è stata una grande opportunità, ma in certe realtà è stata anche un problema per la mancanza di strumenti adeguati. Nel Rapporto Auditel, inoltre, emerge un ulteriore elemento, il gap generazionale che si è creato e che evidenzia come non sempre si riesca a tenere il passo con i progressi di natura tecnologica della nostra società”.
“Mi hanno colpito due fattori presenti nel Rapporto, la divisione fra nativi digitali e nativi analogici e non c’è dubbio che questa separazione sia destinata ad accrescere – ha detto Riccardo Nencini, presidente della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) del Senato -. Fra questi c’è un gruppo intermedio che rappresenta una generazione che potremmo definire “cuscinetto”, che vive una pessima qualità della connessione. Siamo evidentemente in una situazione di ritardo, che va ad incidere sul servizio pubblico, aspetto sul quale insiste il Rapporto. Nella Commissione che presiedo abbiamo sottolineato l’importanza dell’educazione digitale, proponendo di utilizzare una rete Rai per questo scopo, una sorta di maestro Manzi 3.0 per le nuove generazioni che hanno necessità di affrontare un pezzo di futuro”.
(ITALPRESS).

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Lombardia Live 24 Breaking News – 4/11/2026

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MILANO – Tg Lombardia – 04/11/2026 MILANO In questa edizione: Cesano Boscone, commando di otto persone assalta una gioielleria con i fucili – Garlasco, la difesa di Andrea Sempio chiederà la sospensione del procedimento – Olginate, tumore al pancreas: Regione Lombardia s’impegna a far arrivare cura dagli Usa – Mede, due auto distrutte dalle fiamme in campagna: una era stata rubata – Mortara, riconosce la truffa del falso carabiniere e fa intervenire quelli veri – Lecco, chieste condanne per Baby Gang e Simba La Rue per il fucile nel videoclip – Milano, l’11,4% dei consumi culturali nazionali concentrato in città – Pronto Meteo Lombardia, giovedì 5 novembre nubi e schiarite con rasserenamenti più ampi in serata.

CESANO BOSCONE, COMMANDO DI OTTO PERSONE ASSALTA UNA GIOIELLERIA Nuovo violento assalto a una gioielleria in un centro commerciale lombardo. A Cesano Boscone un commando di otto persone a volto coperto e armato anche di fucili da caccia ha fatto irruzione nella boutique Gioielli di Valenza al centro “Le Porte di Milano”. I malviventi hanno minacciato commesse e addetti alla vigilanza prima di fare razzia di preziosi e fuggire a bordo di due auto. Non si registrano feriti, mentre il valore del bottino è in fase di quantificazione. Sull’episodio indagano i Carabinieri anche tramite le telecamere di videosorveglianza.

GARLASCO, LA DIFESA DI ANDREA SEMPIO CHIEDERÀ LA SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO Svolta legale nell’inchiesta sul delitto di Garlasco dopo la richiesta di rinvio a giudizio formulata oggi dai pm di Pavia nei confronti di Andrea Sempio. Una volta fissata l’udienza preliminare, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia chiederanno al Gup la sospensione del procedimento in attesa dell’eventuale giudizio di revisione per Alberto Stasi, preannunciando anche una questione di legittimità costituzionale alla Consulta. L’istanza di revisione da parte della difesa di Stasi non è tuttavia ancora stata depositata.

OLGINATE, TUMORE AL PANCREAS: REGIONE LOMBARDIA S’IMPEGNA A FAR ARRIVARE CURA DAGLI USA Regione Lombardia al lavoro per garantire a Jessica Scarpa, 36enne di Olginate malata di tumore al pancreas, l’accesso straordinario al Daraxonrasib, farmaco innovativo autorizzato negli Stati Uniti ma non ancora disponibile in Italia. L’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha annunciato l’impegno delle strutture regionali per avviare l’iter di autorizzazione straordinaria con l’oncologo di riferimento. La storia della giovane madre di due gemelli ha commosso la rete, consentendo di raccogliere quasi 450mila euro su GoFundMe per sostenere le spese della terapia.

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MEDE, DUE AUTO DISTRUTTE DALLE FIAMME: UNA ERA STATA RUBATA Due automobili sono state completamente distrutte da un incendio nella tarda serata del 3 novembre in aperta campagna a Mede. Una delle vetture è risultata rubata pochi giorni prima a Siziano, mentre sono ancora in corso gli accertamenti sulla provenienza del secondo mezzo. I Vigili del Fuoco volontari sono intervenuti quando i veicoli erano ormai bruciati; si sospetta la matrice dolosa. I Carabinieri escludono al momento collegamenti con le recenti rapine ai centri commerciali dell’Oltrepò e del Pavese.

MORTARA, RICONOSCE LA TRUFFA DEL FALSO CARABINIERE E CHIAMA QUELLI VERI Una donna di 51 anni di Mortara ha sventato una truffa telefonica riconoscendo il raggiro del falso carabiniere. Mentre era al telefono con il truffatore, l’anziana ha usato un secondo cellulare per allertare le forze dell’ordine. I Carabinieri della Radiomobile di Vigevano sono giunti sul posto bloccando un 51enne proprio mentre entrava nello stabile per ritirare il bottino. L’uomo è stato denunciato per tentata truffa in concorso. I militari ricordano che le forze dell’ordine non chiedono mai contanti o gioielli.

LECCO, CHIESTE CONDANNE PER BABY GANG E SIMBA LA RUE La Procura di Lecco ha chiesto condanne a 2 anni e 4 mesi per Baby Gang e a 1 anno e 8 mesi per Simba La Rue nel processo sul fucile d’assalto apparso nel videoclip “Mocro Mafia”. L’arma, un VZ58 cecoslovacco sequestrato dai Carabinieri nel gennaio 2024, sarebbe stata nella disponibilità dei due rapper e usata per le riprese. Il procedimento si svolge con rito abbreviato e vede coinvolte altre persone per detenzione d’arma e presunto traffico di stupefacenti.

MILANO, L’11,4% DEI CONSUMI CULTURALI NAZIONALI CONCENTRATO IN CITTÀ Presentato il report dell’Osservatorio Aie per BookCity Milano: la spesa in consumi culturali nel capoluogo lombardo vale l’11,4% di quella nazionale, a fronte di una popolazione pari al 2,3%. Nel 2025 il giro d’affari complessivo tra cultura, spettacoli e sport ha raggiunto i 741,9 milioni di euro con ben 37.900 eventi sul territorio. Prima voce di spesa il calcio con 177,5 milioni, seguito dall’acquisto di libri con 155,8 milioni; in forte crescita i prestiti bibliotecari, che sfiorano quota un milione.

PRONTO METEO LOMBARDIA, GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE NUBI E SCHIARITE CON RASSERENAMENTI IN SERATA Previsioni del tempo in Lombardia per la giornata di giovedì 5 novembre a cura di 3B Meteo. Giornata asciutta con nuvolosità irregolare: nubi sparse alternati a schiarite su pianure occidentali, Orobie e Prealpi, cieli in prevalenza poco nuvolosi sui settori orientali. In serata attesi ampi rasserenamenti per l’ingresso di aria più secca. Venti molto deboli e zero termico a 2.150 metri. A Milano temperature comprese tra 10 e 15 gradi. Per tutti i dettagli aggiornati consultare 3bmeteo.com o prontometeo.it.

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Fondazione Cariplo al Parlamento Ue, cultura e filantropia nel prossimo bilancio

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BRUXELLES (ITALPRESS) – Fondazione Cariplo ha portato al Parlamento europeo, in occasione dell’evento «Socially Engaged Arts in the Next EU Budget: Investing in Europès Civic Infrastructure», l’esperienza maturata in oltre trent’anni di sostegno alla cultura e alle comunità. La cultura rafforza la coesione sociale e la partecipazione democratica, sostiene l’educazione, il benessere e lo sviluppo dei territori. Nel prossimo bilancio europeo questo valore strategico deve tradursi in risorse adeguate, accessibili anche agli enti più piccoli e meno strutturati, e in un confronto stabile tra organizzazioni culturali, decisori pubblici e istituzioni filantropiche, fin dalla definizione delle priorità e dei Piani di partenariato nazionali e regionali. L’iniziativa, promossa dalla Alliance for Socially Engaged Arts, di cui Fondazione Cariplo è partner fondatore, e ospitata dagli eurodeputati Marcos Ros Sempere (Spagna), Hèlder Sousa Silva (Portogallo) e Maria Guzenina (Finlandia), ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, della filantropia e delle organizzazioni culturali. Patrizia Asproni, membro del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Cariplo e Expert nel Comitato di programma di Horizon Europe per il Cluster 2 “Cultura, creatività e società inclusiva”, ha sottolineato il ruolo della cultura come «infrastruttura civica adattiva», capace di costruire capitale sociale, fiducia e appartenenza e, al contempo, di adattarsi ai cambiamenti che interessano territori, generazioni e comunità.
“Abbiamo un forte bisogno di luoghi della cultura capaci di accogliere le persone, soprattutto i giovani, e di offrire spazi sicuri e accessibili in cui ciascuno possa trovare ascolto, esprimersi, costruire legami e realizzare progetti comuni. Luoghi che aiutino a contrastare l’isolamento e a rafforzare il senso di appartenenza alla comunità. In una società sempre più frammentata e digitale, il bisogno di relazioni autentiche si accompagna alla richiesta di ascolto e partecipazione che attraversa oggi le piazze europee. Portare cultura nelle periferie delle città e nelle aree che ne hanno più bisogno, ma meno disponibilità, può rappresentare un tassello importante per affrontare le esigenze espresse in queste settimane. Servono certamente risposte ai bisogni essenziali, senza dimenticare l’importanza e la forza che la cultura può avere per tutti”, ha commentato Patrizia Asproni.
Per la Fondazione, questa impostazione nasce dall’esperienza. Dal 1991 Fondazione Cariplo ha erogato oltre 4,4 miliardi di euro a sostegno di più di 41.000 progetti, di cui 1,4 miliardi destinati a oltre 16.500 iniziative nei settori dell’arte e della cultura. Ma il sostegno al patrimonio, alle istituzioni e alle imprese culturali, alla partecipazione, all’innovazione e alla rigenerazione urbana produce effetti che vanno ben oltre il settore culturale. La cultura è, infatti, una leva trasversale nelle attuali Sfide di Mandato della Fondazione Cariplo: quattro programmi strategici che integrano competenze sociali, culturali, ambientali e scientifiche, con uno stanziamento di 20 milioni di euro ciascuno in tre anni. ZeroNeet contrasta la dispersione scolastica e accompagna i giovani che non studiano e non lavorano verso percorsi di formazione e occupazione: con Azionamenti – Laboratorio di possibilità, i laboratori nelle scuole utilizzano linguaggi artistici ed espressivi per rafforzare motivazione, fiducia e competenze relazionali dei giovani NEET. Destinazione Autonomia sostiene percorsi di vita indipendente e autodeterminazione delle persone con disabilità, integrando abitare, lavoro, cultura e tecnologia: le azioni culturali favoriscono l’accessibilità dei luoghi della cultura e promuovono l’inclusione lavorativa nel settore delle arti performative. Anita – L’infanzia prima rafforza le opportunità educative, sociali e culturali nei primi anni di vita: attraverso la linea di intervento Crea Cultura, collabora con musei e biblioteche per rendere l’offerta culturale rivolta alle bambine e ai bambini da 0 a 6 anni più accessibile, inclusiva e diffusa. Limen – Un futuro oltre la pena punta a migliorare le condizioni di vita delle persone in esecuzione penale e sostenere il loro reinserimento in uscita dal carcere, anche attraverso percorsi di formazione artistica e culturale continuativa. Esperienze diverse che mostrano come la cultura possa contribuire al raggiungimento di obiettivi sociali in modo sostanziale e non accessorio.
Al centro del dibattito, anche il ruolo della filantropia nel Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 dell’UE, in sinergia con le istituzioni europee e le amministrazioni nazionali e regionali.
“La questione non è solo quanto il prossimo bilancio europeo investirà nella cultura, ma quale ruolo le riconoscerà nel futuro dell’Europa. Il suo contributo alle priorità sociali, democratiche e territoriali deve tradursi in strumenti efficaci e risorse adeguate. Le fondazioni possono mettere in campo non solo risorse finanziarie, ma anche la capacità di sperimentare soluzioni innovative e su misura, grazie alla vicinanza alle comunità e alla conoscenza approfondita dei loro bisogni. La filantropia può sperimentare, la ricerca verificarne l’efficacia, le politiche pubbliche estenderne l’adozionè, ha proseguito Patrizia Asproni.
Le risorse ipotizzate, sebbene non ancora chiaramente definite, e le novità proposte per il prossimo bilancio europeo, tra cui la nuova architettura dei programmi e l’introduzione dei Piani di partenariato nazionali e regionali, aprono nuove possibilità. Per la cultura, tuttavia, resta elevato il rischio che le risorse stanziate non si traducano in investimenti concreti nel settore: l’ammissibilità ai finanziamenti non ne garantisce l’effettiva allocazione, così come la flessibilità non assicura di per sè l’inclusione. Servono priorità esplicite, voci di bilancio chiaramente identificabili e procedure proporzionate, che rendano i finanziamenti accessibili anche alle organizzazioni meno strutturate.
«Le politiche culturali devono saper rispondere alla diversità dei territori – ha aggiunto Patrizia Asproni – perchè un quartiere multiculturale, una comunità rurale che invecchia e un piccolo centro che perde abitanti esprimono bisogni differenti. La flessibilità dei futuri Piani di partenariato nazionali e regionali può offrire l’opportunità di costruire risposte mirate e valorizzare il contributo della cultura alle più ampie priorità sociali e territoriali. Occorre però riconoscerle un ruolo esplicito e rendere i finanziamenti realmente accessibili, con procedure proporzionate anche per le organizzazioni più piccole e meno strutturate e per i territori lontani dai principali centri decisionali. Per questo, gli operatori culturali e la società civile, compresa la filantropia, devono poter contribuire alla definizione del prossimo bilancio europeo e dei futuri Piani. La co-creazione, principio centrale delle arti socialmente impegnate, dovrebbe guidare anche le politiche che le sostengono».
A illustrare l’importanza e i bisogni delle diverse realtà culturali è anche la ricerca “I musei dei piccoli comuni: il volto nascosto del patrimonio diffuso” – promossa da Fondazione Industria e Cultura e sostenuta da Fondazione Cariplo per la parte relativa al suo territorio di riferimento – che restituisce un quadro articolato di un patrimonio culturale tanto diffuso quanto fragile. Su 6.217 musei e istituti similari censiti a livello nazionale, 2.054 si trovano in comuni con meno di 5.000 abitanti. Lo studio evidenzia realtà fortemente radicate nelle comunità ma caratterizzate da risorse economiche e organizzative limitate, sostenute in misura significativa dal volontariato e dall’associazionismo locale: oltre la metà opera con meno di 5.000 euro all’anno e il 61% non ha dipendenti. Elementi che rafforzano l’esigenza di politiche e strumenti capaci di raggiungere anche le realtà culturali più piccole e lontane dai grandi centri e di mantenere vivo un patrimonio che svolge un ruolo fondamentale di presidio culturale dei territori.
L’evento è stato promosso nell’ambito dell’Alliance for Socially Engaged Arts (ASEA) un progetto europeo ideato e promosso da Fondazione Cariplo insieme a Calouste Gulbenkian Foundation, “la Caixa” Foundation, Daniel and Nina Carasso Foundation, European Cultural Foundation, Fundaciòn Banco Santander, Finnish Cultural Foundation, Het Cultuurfonds, Hilti Foundation, King Baudouin Foundation, Allianz Foundation, Fondazione Compagnia di San Paolo e Stiftung Mercator Schweiz. ASEA nasce per promuovere il riconoscimento, la visibilità e il sostegno alle organizzazioni che utilizzano l’arte e la cultura come strumenti di cambiamento sociale, in un settore ancora insufficientemente valorizzato nelle politiche pubbliche e con accesso limitato a finanziamenti stabili e di lungo periodo.
-foto xf4/Italpress-
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Corte dei Conti Lombardia “Nelle carceri carenza di personale e criticità sul vitto”

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MILANO (ITALPRESS) – Il costante aumento del sovraffollamento nelle carceri lombarde non è accompagnato da un adeguato incremento del personale penitenziario. Inoltre, emergono criticità nella gestione dei pasti per i detenuti e nelle procedure di appalto per le forniture alimentari. Il quadro emerge dall’indagine “La sanità e gli affidamenti del vitto e sopravvitto negli Istituti di pena della Lombardia” della Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti, riunita oggi in adunanza pubblica per approvare la relazione conclusiva. L’indagine – presentata dal magistrato relatore Marco Ferraro – riguarda gli affidamenti dei servizi alimentari destinati ai detenuti e l’organizzazione della sanità penitenziaria negli istituti della regione, compresi l’IPM “Cesare Beccaria” e le REMS. All’adunanza, presieduta da Antonio Buccarelli, presidente della Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti per la Lombardia, hanno partecipato i rappresentanti dell’Amministrazione penitenziaria, del Centro per la giustizia minorile e della Regione Lombardia.

L’analisi ha preso in esame tutti gli istituti penitenziari della regione, mettendo in luce il forte divario tra il numero dei reclusi e gli agenti effettivamente in servizio. La Corte ha invitato l’amministrazione penitenziaria a verificare l’efficacia delle ultime assunzioni, precisando comunque che l’emergenza non può essere risolta soltanto aumentando l’organico. I controlli dei magistrati si sono concentrati sia sul vitto ordinario sia sul sopravvitto, ovvero la spesa che i detenuti effettuano autonomamente. Inoltre, sono state riscontrate anomalie nella gestione di alcune procedure contrattuali, motivo per cui la Corte ha chiesto una migliore programmazione dei bandi e verifiche più strette sulla qualità e sulla quantità del cibo distribuito, anche a fronte delle numerose lamentele raccolte tra i detenuti. In risposta a questi rilievi, l’amministrazione penitenziaria ha annunciato nuove verifiche e una collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura per controllare la filiera delle forniture, partendo subito dagli istituti di Milano e Brescia. I dubbi sollevati dalla Corte si concentrano anche sul frequente ricorso dei detenuti all’acquisto di cibo extra. Questo, secondo i magistrati, solleva forti perplessità sull’adeguatezza del servizio ordinario rispetto ai reali bisogni della popolazione carceraria.

“Abbiamo scoperto un mondo governato da dinamiche di mercato molto consolidate sulle quali la Corte esercita un controllo dei contratti anche in sede di attività di controllo preventivo. In questo ambito, abbiamo riscontrato problemi sia nella gestione delle procedure sia nella costituzione di cartelli d’impresa. In particolare, abbiamo rilevato prezzi d’asta eccessivamente bassi che ci preoccupano fortemente”, ha sottolineato il presidente Buccarelli, a margine dell’adunanza. “Vi sono poi i temi legati all’alimentazione che vanno affrontati con estrema serietà: mi riferisco alle intolleranze alimentari e ai regimi alimentari dei detenuti dettati dai loro usi e costumi – ha proseguito – . Si tratta di vari aspetti che vanno considerati con attenzione e che, proprio attraverso lo strumento dell’indagine sulla gestione, siamo riusciti ad approfondire. Siamo così giunti a comprendere la realtà più intima delle strutture carcerarie, come emerge chiaramente dalla relazione e dalle deduzioni presentate dagli operatori penitenziari”. Secondo il presidente Buccarelli, si tratta di “un tema decisamente complesso e di difficile governance, ma la nostra intenzione è quella di monitorarlo sia dal lato dell’alimentazione sia da quello della sanità, continuando a seguirlo anche in futuro attraverso l’adozione delle misure conseguenziali previste da questo tipo di indagine”. 

Sul fronte dell’assistenza sanitaria, Buccarelli ha ricordato che la gestione è affidata a Regione Lombardia, mentre quella penitenziaria fa capo al ministero della Giustizia attraverso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. In particolare, sul fronte delle Rems, le strutture sanitarie che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari, “la gestione regionale crea un problema di coordinamento con l’autorità giudiziaria, su cui è intervenuto anche il Consiglio superiore della magistratura per favorire una maggiore collaborazione tra le istituzioni”, ha concluso il presidente.

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– foto xm4/Italpress –

(ITALPRESS).

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