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Lombardia

Si è conclusa con successo in San Carlo a Milano la campagna elettorale per Fratelli d’Italia

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Milano – In una serata all’insegna dell’unità e della celebrazione si è conclusa ieri sera a Milano, in piazza San Carlo la campagna elettorale per le elezioni europee di Fratelli d’Italia. L’evento, tenutosi nella storica piazza di Milano, ha visto la partecipazione di numerosi cittadini, rappresentanti politici e attivisti, tutti riuniti per ascoltare le ultime dichiarazioni dei candidati prima del silenzio elettorale.

La parte d’intrattenimento era stata affidata a Rudy Smaila con il suo gruppo e la band ha offerto un repertorio che spaziava dai classici della canzone d’autore italiana a brani originali, con arrangiamenti moderni e un sound che, pur radicato nella tradizione, non ha paura di esplorare nuove direzioni. L’evento si è concluso con un appello al voto consapevole e alla partecipazione attiva alla vita politica, ribadendo il messaggio che ogni voto conta e che la democrazia si nutre dell’impegno di tutti.

Per Antonio Marinella, presente all’iniziativa, quando la musica ha lasciato il posto alle parole il messaggio è rimasto lo stesso, in politica come nella vita é l’unione a fare la forza, andare tutti a votare é un modo per garantirsi un futuro più sicuro, al riparo da iniziative e pressioni europee nei riguardi del nostro territorio e delle nostre attività.

Alessandro Paola Schiavi

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Cronaca

Una pizza e una vita. Dramma a Pavia, in un’Italia che non riesce a proteggere i suoi figli

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di Emanuele Bottiroli

Tremila persone. Tremila. In una piccola città di Sicilia, con i palloncini bianchi e azzurri che salivano verso un cielo di fine aprile, mentre una gigantografia di Gabriele Vaccaro guardava la folla che era venuta a dirgli addio. Venticinque anni. Una maglia da calcio con il numero 2 sulle spalle degli amici. Una vita che valeva — che vale — infinitamente di più di qualunque cosa abbia potuto scatenare quella notte maledetta nel parcheggio dell’area Cattaneo a Pavia.

Gabriele Vaccaro aveva fatto quello che milioni di giovani meridionali fanno da decenni in questo Paese: aveva caricato le valigie e aveva preso il treno verso Nord. Non per capriccio, non per avventura. Per lavorare. Per guadagnarsi qualcosa che nel suo paese d’origine — Favara, provincia di Agrigento, una delle aree più depresse d’Italia — il mercato del lavoro non riesce ancora a garantire. Aveva trovato un posto in logistica alle Poste, aveva trovato una comunità di siciliani come lui, aveva trovato un angolo di normalità. Settembre 2025. Sette mesi. Il tempo di capire che forse ce la si poteva fare.

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Poi è arrivata la notte tra il 18 e il 19 aprile. E un sedicenne che da un battuta per una fetta di pizza da cui nasce una discussione arriva a scatenarsi in maniera primordiale, a colpire Gabriele con un’arma appuntita, come fosse tutto un videogame.

Non bisogna fare di ogni tragedia un simbolo facile, né trasformare ogni lutto in un manifesto politico. Ma sarebbe disonesto fingere che questa storia non ci dica nulla di strutturale, di sistemico, di profondamente italiano. Gabriele era un emigrato economico — chiamiamolo con il nome giusto, senza ipocrisie — in un Paese che non ha ancora trovato il modo di tenere i suoi figli al Sud e che non riesce a proteggerli nemmeno quando, con fatica e coraggio, si spostano al Nord.

E poi c’è l’altra faccia di questa storia: un sedicenne che uccide. Un ragazzo — perché di un ragazzo si tratta, anche lui — che ha in mano un coltello invece di un futuro decente. Gli amici che guardano e non soccorrono, che non sanno chiamare il 112 o portarlo subito in ospedale. Il cerchio della violenza giovanile che si stringe sempre di più, nelle periferie delle grandi città come negli interstizi anonimi dei capoluoghi di provincia. Ci interroghiamo, ogni volta, sulle cause. Ogni volta archiviamo la domanda con un’alzata di spalle o con uno slogan. Poi arriva un’altra notte, un altro parcheggio, un altro ragazzo che non torna a casa.

Il sindaco di Pavia, Michele Lissia, ha preso un aereo per la Sicilia. Favara e Pavia unite nel lutto: due bandiere a mezz’asta, due città che si stringono attorno a una famiglia distrutta. È un gesto civile, doveroso e commovente. Ma non basta. Non può bastare. Perché il problema non è celebrare i morti con la giusta solennità: il problema è smettere di produrli.

Gabriele Vaccaro aveva giocato a calcio per anni nella sua Favara. Lo ricordano per le abilità sportive ma soprattutto — scrive la sua società — «per la sua educazione». Era un ragazzo perbene. Era venuto al Nord a lavorare onestamente. È morto per niente, in un parcheggio, di notte, lontano da casa.

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Tremila persone hanno alzato i palloncini al cielo. L’Italia dovrebbe fare almeno la metà di quella fatica per capire perché continuiamo ad essere un Paese in cui storie come questa sono possibili. E poi — per una volta — cambiare qualcosa.

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Cronaca

La Voce Pavese – Caso Vaccaro, a Pavia proseguono le indagini

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Dieci minuti. È il tempo che passa, nelle immagini delle telecamere del parcheggio dell’area Cattaneo, tra il momento in cui i due gruppi si incontrano e quello in cui Gabriele Vaccaro viene colpito a morte. Le riprese mostrano provocazioni, spintoni, minacce. Poi la situazione precipita: uno dei ragazzi si avvicina al sedicenne, che estrae l’arma — ancora non identificata — e lo colpisce.
Le indagini della Squadra mobile, coordinate dal commissario Andrea Lenoci, vanno avanti. Gli avvocati degli amici del ragazzo arrestato hanno ricevuto la notifica di una nuova denuncia: concorso in omicidio. Il giorno prima erano già stati indagati per omissione di soccorso. Si tratta di tre maggiorenni e di un altro sedicenne.
Si aggrava anche la posizione dell’arrestato. Oltre ad aver colpito Vaccaro alla base del collo — ferita rivelatasi fatale per l’emorragia interna — il sedicenne è accusato di aver procurato una ferita all’addome di Cristian Giallombardo, amico di Vaccaro, ancora ricoverato al Policlinico San Matteo di Pavia. Non è in pericolo di vita, ma per gli inquirenti la ferita era potenzialmente mortale. Scatta così anche l’accusa di tentato omicidio.

Per interagire e/o chiedere diritto di replica scrivete a emanuele@bottiroli.it.

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Cronaca

Tg News 27/4/2026

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ROMA (ITALPRESS) – il Quirinale scrive al Ministero della Giustizia sul caso Minetti – Araghchi ricevuto da Putin, Iran valuta richiesta Usa di colloqui – Libano: “No a qualsiasi accordo umiliante con Israele” – Allarme Confindustria sulla più grave crisi energetica – Dell’Utri a processo per i 42 milioni ricevuti da Berlusconi – La Fenica, ultimo atto: Beatrice Venezi fuori scena – Caso Rocchi: diversi indagati ma nessun dirigente dell’Inter – Dal materiale al linguaggio, il cemento protagonista al Fuorisalone – Previsioni 3B Meteo 28 Aprile.

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