Cronaca
Ucraina, Di Maio”L’Italia non sta entrando in guerra,lavoriamo per pace”
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4 anni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Stiamo entrando in guerra? No, in questo momento stiamo rispondendo alla richiesta di aiuto all’Ucraina fornendo un supporto militare, le diamo gli strumenti per difendersi, è legittima difesa, si stanno difendendo contro Putin. Noi non stiamo entrando in guerra, noi stiamo facendo arretrare Putin, le sanzioni gli stanno facendo del male”.
Lo ha detto il ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, ospite di “Mattino 5”. “Lavoriamo per la pace, per un cessate il fuoco immediato, noi dobbiamo fermare il prima possibile la guerra” ha aggiunto.
(ITALPRESS).
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Cronaca
Fondazione Magna Grecia, a New York il Sud Italia che cresce e attrae investimenti
Pubblicato
22 minuti fa-
12 Giugno 2026di
Redazione
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Non più una zavorra o un fattore di crisi, ma un motore per la crescita del Paese, capace anche di attrarre investimenti dall’estero. Il Sud che riparte anche grazie a innovazioni normative come la Zona Economica Speciale, è stato al centro del convegno “Investing in Southern Italy”, organizzato dalla Fondazione Magna Grecia in collaborazione con ENIT ed Italy America Chamber of Commerce, presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York.
“Un Sud che cresce e che dà garanzie di legalità rappresenta anche un investimento sul capitale umano, sul capitale sociale, sulla struttura nuova del Mezzogiorno – ha dichiarato Nino Foti, Presidente della Fondazione Magna Grecia. – La nuova normativa che riguarda la Zona economica speciale supera una delle difficoltà maggiori che riscontrano gli imprenditori e cioè quella dei tempi per avere un’autorizzazione ad aprire un’impresa.
Il focus di questo incontro, qui a New York, è l’attrazione di investimenti e noi vogliamo dare un contributo serio e concreto, affinchè ci sia sviluppo e una nuova visione del nostro Mezzogiorno”.
“Il Sud Italia rappresenta oggi una delle aree più promettenti per gli investimenti nel Mediterraneo – ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Sud, Luigi Sbarra -. Una prospettiva che trova concreta conferma nei risultati conseguiti e nel crescente interesse degli investitori internazionali verso il nostro Paese”, ha aggiunto. Per Sbarra “il Mezzogiorno è oggi una realtà che vede crescere il Pil più di altre aree del Paese, ripartono gli investimenti pubblici e privati, si rafforza l’export, il tasso di occupazione ha raggiunto il massimo storico con circa 500 mila nuovi posti di lavoro. Occorre consolidare e rafforzare questa traiettoria, condizione necessaria per recuperare divari storici con il resto del Paese e dell’Europa”.
Per Massimo Dell’Utri, sottosegretario agli Esteri, “non è certamente più il Sud che è solo turismo e cultura, ma un Sud che è anche innovazione tecnologica. Un Sud che ha le sue startup e che si evolve in settori che vanno dalla farmaceutica all’elettronica e a tutta una serie di attività che possono riguardare anche la medicina con una serie di servizi importanti e possibilità di crescita del territorio”.
La Fondazione Magna Grecia, nel corso dell’evento ha presentato un Osservatorio per gli investimenti nel Mezzogiorno e ha illustrato l’attività di ricerca “Italia patrimonio di salute”, che sarà ulteriormente sviluppata nei prossimi mesi in collaborazione con ENIT. Uno studio innovativo che evidenzia le potenzialità di cinque asset del patrimonio italiano che possono essere in grado di produrre salute: foreste terapeutiche, cultura materiale, cultura immateriale e valoriale dei territori, alimentazione e dieta mediterranea, acque termali. Asset sui quali costruire importanti percorsi turistici.
Sulle modalità di applicazione della nuova normativa per la ZES unica e sui risultati conseguiti si è concentrato l’intervento di Giosi Romano, Capo Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio e Coordinatore della Struttura di missione ZES unica.
In meno di due anni da quando è stata attivata la nuova normativa – ha spiegato – siamo riusciti a rilasciare più di 1.300 autorizzazioni e a generare un totale di circa 9 miliardi di euro di investimento. Questo intervento, unitamente a quello del credito d’imposta stanno riuscendo a stimolare la partecipazione delle aziende, a conferma del fatto che attraverso una disciplina normativa snella ed efficace si possono ottenere risultati importanti.”
“L’immagine del Sud è già cambiata – ha sottolineato Giuseppe Pastorelli, console generale d’Italia a New York -. Quello che noi dobbiamo fare è continuare a raccontare una storia di sviluppo, di talento e di opportunità. Questo convegno dà veramente questo segnale. Ringrazio per l’opportunità che abbiamo avuto a New York di coinvolgere investitori, imprenditori e opinion maker americani, per far passare il messaggio che il Sud è una terra di opportunità dove si fondano tradizioni, cultura, talento e innovazione”.
Per Alessandro Scortecci, Chief Investment Officer – Direct Investments di CDP Venture Capital “il Sud non è un peso per l’Italia, ma è e può essere ancora di più il motore della crescita dell’ecosistema. Le cose che chiediamo agli imprenditori, agli startupper del Sud, sono sicuramente un’idea basata su una forte tecnologia, un team con competenze e forte, fortissima, determinazione, nonchè la capacità e la visione di crescere e scalare non solo in Italia, ma soprattutto poi anche all’estero”.
Secondo Federico Tozzi, direttore esecutivo della Italy America Chamber of Commerce, “oggi realmente si guarda all’area del Sud come una zona di sviluppo, ma anche dove potersi trasferire per vivere. Il sud è un posto in cui investire, è un posto in cui fare investimenti, ed è un posto in cui vivere”.
Focus sul fronte della lotta alla criminalità, da parte di Antonio Nicaso, docente alla Queen’s University del Canada. “La mafia non deve essere nè un alibi nè un tabù – ha spiegato-. Bisogna riconoscere l’esistenza, la presenza della mafia, però non può impedire a chi ha voglia di investire al Sud di farlo. Serve attrarre investitori credibili che sappiano sfruttare e valorizzare il territorio. Il problema della mafia si può risolvere in altri modi, ma non può costituire un ostacolo per quanto riguarda gli investimenti nel Sud”.
“La Fondazione Magna Grecia ha questa visione: il Sud che può diventare veramente un motore di crescita e riguadagnare il suo posto come fu ai tempi della Magna Grecia – ha dichiarato Claudio Pagliara, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York -. Credo che New York abbia i capitali per consentire al Sud di innescare un nuovo ciclo di sviluppo”.
Quella di oggi – ha concluso Antonello Colosimo, presidente della Sezione di Controllo sugli Enti della Corte dei Conti e dell’Odv Fondazione Magna Grecia – è “un occasione per creare veramente un ponte tra gli Stati Uniti d’America e l’Italia. La Fondazione si candida a raccogliere le istanze degli imprenditori italo-americani e favorire la partecipazione alle opportunità che, con la ZES e con tutte le normative che favoriscono la possibilità di avere contributi e crediti fiscali, si trasformano in investimenti nel meridione d’Italia. Grande vantaggio di occupazione, grande ritorno e anche una modalità di riallaccio dei legami con le proprie terre di origine”.
– foto xo9/Italpress –
(ITALPRESS).
Cronaca
Rischi e opportunità dell’IA al centro del convegno Assidipost-Federmanager
Pubblicato
23 minuti fa-
12 Giugno 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La sfida della governance dell’intelligenza artificiale, i rischi e le opportunità dell’accelerazione tecnologica e il ruolo dei manager in queste trasformazioni. Sono i temi al centro del convegno “Dall’intelligenza artificiale alla leadership del futuro: governare l’innovazione, valorizzare le persone”, organizzato da Assidipost-Federmanager a Roma. Ad aprire i lavori il presidente di Assidipost-Federmanager, Marco Sacconi, secondo cui “è importante costruire una cultura dell’innovazione che metta al centro l’essere umano, la formazione continua, l’inclusione e la responsabilità sociale. In questo percorso il ruolo del management sarà decisivo: saranno i manager a guidare l’integrazione delle nuove tecnologie nell’organizzazione, a governare gli impatti e a trasformare il cambiamento tecnologico in valore economico e sociale”. Per il segretario generale di Assidipost-Federmanager, Lorenzo Urbano, “viviamo una fase di trasformazione profonda: l’intelligenza artificiale sta già modificando processi produttivi, modelli organizzativi, professioni e imprese. Ci troviamo di fronte a un’opportunità straordinaria, ma anche a interrogativi che non possiamo essere ignorati”. Il presidente di Federmanager Roma, Antonio Amato, ha aggiunto che “l’intelligenza artificiale può darci delle indicazioni, delle scelte, dei parametri, però poi la decisione, la strategia, le scelte operative sono prerogativa dell’uomò. Per il presidente di Federmanager, Valter Quercioli, “convegni come questo servono proprio a creare consapevolezza nella nostra categoria che questa è una disciplina che potenzialmente ci dà molto vantaggio, ma apre anche a molti rischii se non la sappiamo maneggiare nella giusta maniera”. Il presidente Fasi, Daniele Damele, in un videomessaggio, ha ricordato che “l’aspetto etico che non può essere mai dimenticato: con alcuni algoritmi utilizzati dall’intelligenza artificiale si tende un pò a omogeneizzare, a uniformare al centro. Questo non va bene, perchè vuol dire che le ali vengono escluse o dimenticate”.
Per Giuseppe Ragusa, Professore Ordinario di Economia ed Econometria presso l’Università Sapienza di Roma, “l’intelligenza artificiale risolve alcuni problemi, ne crea degli altri: il vero rischio è che non si trovi un buon bilanciamento fra i due atteggiamenti e che, quindi, le imprese non riescano a capire dove investire per massimizzarne le possibilità e finiscano poi per concentrarsi troppo sui rischi”.
Secondo Oreste Pollicino, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università Bocconi di Milano, “per non subire questa tecnologia non bisogna avere un approccio difensivista, come spesso capita, ma bisogna in qualche modo avere un approccio proattivo. In concreto vuol dire costruire una governance che metta in piedi una cornice che possa dare adito a un percorso virtuoso in azienda, in cui innanzitutto si capisce qual è l’obiettivo, come raggiungerlo, qual è la cabina di regia, chi deve fare cosa e come poter accelerare l’innovazione senza perdere il controllo”.
La sfida più grande che le aziende si troveranno a dover affrontare, per Alessandra Michelini, Amministratore Delegato di Telsy, controllata di TIM, “sarà quella di coniugare la necessità di portare innovazione all’interno dei loro processi attraverso l’intelligenza artificiale, e farlo in modo sicuro, mantenendo il controllo dell’utilizzo di questi modelli all’interno dell’organizzazione”.
Ai manager di questa nuova epoca, ha aggiunto Don Vito Impellizzeri, preside della Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” di Palermo, “chiederei non perdere il valore della coscienza come confine e di assumersi il peso del bene comune come la ragione più profonda del proprio lavoro”. Secondo Francesca Boccia, coordinatrice della Commissione Nazionale per l’Intelligenza Artificiale di Federmanager, “senza il coraggio, in quest’epoca, i manager cessano quasi immediatamente di essere tali, perchè hanno dei nuovi obblighi” di “consapevolezza”. C’è la “responsabilità di verificare che ci sia reale consapevolezza all’interno del proprio team, che ci sia un adeguato livello di delega verso l’indice del proprio team e soprattutto, visto che l’intelligenza artificiale accelera in modo esponenziale ogni valutazione”, il manager “deve essere in grado di fermarsi al momento giusto e magari anche, all’ultimo momento, essere in grado di cambiare tutto il piano”.
– foto xi2/Italpress –
(ITALPRESS).
Cronaca
Studio Novartis, l’orticaria cronica spontanea costa 4.200 euro l’anno a paziente
Pubblicato
23 minuti fa-
12 Giugno 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Prurito, pomfi sulla pelle e un decorso imprevedibile: sono oltre 190.000 mila gli italiani che vivono con l’orticaria cronica spontanea (CSU) nelle sue forme moderate e gravi, una malattia infiammatoria di origine autoimmune, che colpisce le donne con una frequenza doppia rispetto agli uomini e si manifesta tra i 20 e i 40 anni. La CSU pesa sulla qualità di vita dei pazienti, che vivono disturbi del sonno, sperimentano ansia e depressione, affrontano ostacoli quotidiani nel lavoro e nella socialità. A svelare i costi nascosti della CSU è lo studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Global & Regional Health Technology Assessment, che ha coinvolto 122 pazienti, di cui oltre il 70% con una forma grave di malattia e un’età media di circa 46 anni. L’analisi ha coinvolto esperti economisti, insieme all’Associazione Ricerca Cura dell’Orticaria (ARCO) e a Novartis, azienda leader nell’innovazione in ambito farmaceutico, impegnata al fianco di tutti gli attori del sistema Paese per dare nuove risposte a chi vive con malattie complesse, come quelle immunologiche. I risultati rivelano che ogni anno i costi indiretti della CSU raggiungono in media i 4.200 euro per paziente e per le forme più gravi arrivano ai 5.200 euro, dovuti in buona parte alla perdita di giornate lavorative (50%) e a una produttività ridotta (63%) a causa dei sintomi debilitanti della CSU.
“L’orticaria cronica spontanea è caratterizzata dalla comparsa, per oltre 6 settimane, di pomfi pruriginosi, angioedema – gonfiore profondo – o entrambi, senza cause esterne note. Il più delle volte ha un’origine autoimmune e può durare in media 3-4 anni, in alcuni casi anche decenni, con periodi di remissione seguiti da ricadute improvvise. – spiega il professore Eustachio Nettis, direttore della Clinica Allergologica Universitaria – Centro di Riferimento Regionale – del Policlinico di Bari e membro del Consiglio Direttivo della SIAAIC (Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica) – Per le sue caratteristiche, la malattia ha un impatto psico-fisico rilevante, anche a causa della sua imprevedibilità”.
I risultati dell’indagine si aggiungono a quanto rilevato dal precedente studio osservazionale retrospettivo 3 effettuato su database sanitari, che ha preso in esame circa 5,5 milioni di assistiti/anno tra il 2016 e il 2021, individuando e analizzando 1.707 pazienti con nuova diagnosi di CSU e età media di 36 anni. Secondo l’indagine nel primo anno dalla diagnosi, quasi il 17% dei pazienti aveva avuto in media 1,6 ricoveri ospedalieri, circa 8 su 10 pazienti avevano effettuato in media 2,4 accessi al pronto soccorso e 3 visite specialistiche nel corso dell’anno, a dimostrazione del peso della malattia in termini di ricorso a servizi sanitari, con un costo diretto medio annuo di circa 1.900 euro per paziente a carico del SSN.
“Dalla qualità del sonno alla vita lavorativa, fino alle relazioni sociali, il peso dell’orticaria cronica spontanea è spesso invisibile e largamente sottovalutato – commenta Elena Radaelli, Presidente di ARCO, Associazione per la Ricerca e Cura dell’Orticaria -. La pubblicazione su una prestigiosa rivista scientifica internazionale dello studio italiano, al quale abbiamo contribuito come Associazione, rappresenta un importante riconoscimento e, soprattutto, offre una misura concreta dell’impatto che la CSU ha non solo sulla vita delle persone che ne sono affette, ma anche sulla società nel suo complesso. Auspico che questi dati contribuiscano ad accrescere la consapevolezza su una patologia ancora troppo spesso sottovalutata e a promuovere una maggiore attenzione verso i bisogni dei pazienti, che ancora oggi, in molti casi, incontrano difficoltà nel trovare risposte tempestive e adeguate”. A contribuire all’impatto socioeconomico della CSU sono anche i costi a carico dei pazienti, che secondo lo studio ammontano a una spesa media di circa 500 euro, tra visite ed esami, farmaci e altri costi associati al percorso di cura. Un onere economico che si aggiunge a quello assorbito dal Servizio Sanitario Nazionale.
L’indagine ha visto la partecipazione di esperti economisti, tra cui la Dott.ssa Chiara Bini, autrice principale della pubblicazione scientifica e ricercatrice presso il CEIS-EEHTA, Facoltà di Economia, Università di Roma Tor Vergata, che commenta: “Di fronte a una malattia debilitante e spesso sottovalutata come l’orticaria cronica spontanea diventa prioritario analizzare la spesa che grava direttamente sui pazienti e su tutta la comunità, per comprendere a fondo il reale impatto sociale ed economico che ci troviamo davanti. Questo studio ha rilevato quanto la CSU sia una sfida sociale che merita attenzione e impegno, a beneficio dei pazienti e di tutta la società”.
Con questo studio, Novartis ha contribuito ad analizzare la realtà italiana dell’orticaria cronica spontanea nell’ambito del suo impatto sociale ed economico – spiega Roberta Rondena, Country Value & Access Head di Novartis Italia – Questi dati rappresentano una base di evidenze fondamentale per comprendere il reale carico della malattia e per orientare le decisioni e gli interventi ai fini di un accesso alle cure più appropriato, tempestivo ed equo. L’auspicio è che possano favorire un percorso condiviso tra tutti gli stakeholder, volto a ridurre il peso della malattia e migliorare concretamente la qualità di vita delle persone.
Informazioni sull’orticaria cronica spontanea L’orticaria cronica spontanea è una malattia cutanea cronica che colpisce circa 40 milioni di persone nel mondo, con una frequenza quasi doppia nelle donne rispetto agli uomini, e si manifesta più spesso tra i 20 e i 40 anni. E’ caratterizzata dalla comparsa improvvisa di pomfi pruriginosi e/o gonfiore dei tessuti profondi, che possono interessare viso, gola, mani e piedi e insorgere in assenza di un allergene o di un fattore scatenante esterno identificabile. I sintomi durano sei settimane o più e causano un impatto fisico ed emotivo rilevante. La maggior parte dei pazienti soffre di privazione del sonno, con elevati tassi di disturbi mentali quali ansia o depressione, oltre a una riduzione della produttività lavorativa.
– Fonte foto www.Pexels.com –
(ITALPRESS).


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