Cronaca
“Omaggio a Milva”, così Giovanna si distingue dalla massa dei tributi alla Rossa
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4 anni fa-
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redazione
Un anno dalla scomparsa di Milva, l’eterna rossa della canzone italiana. Un anno in cui assistiamo a spettacoli di ogni genere in sua memoria, ognuno differente dall’altro ma il cui denominatore comune è lo stesso: Omaggiare Milva. E, proprio durante un omaggio, ovvero quello tenuto a Milano al Teatro Franco Parenti dalla Professoressa e critico d’arte Martina Corgnati (figlia di Milva), con l’asta benefica dei suoi abiti, quest’ultima spende anche parole per esprimere il proprio pensiero a questi spettacoli presentati nell’ultimo anno: “Tutti gli spettacoli sono ovviamente ben accetti e ringrazio gli artisti che li stanno facendo. Alcuni sono stati amici di mia madre, altri conoscenti o addirittura anche estranei, li ringrazio tutti. Però Milva è una cosa unica, non può essere imitata.”
Ed ha perfettamente ragione Martina.
Nel corso dell’ultimo anno siamo stati spettatori di show di ogni tipo, abbiamo visto uomini cantare con mantelli lunghi e scenici le canzoni della rossa, attori interpretare le performance di Milva, donna di grande teatro, trasformate in una imitazione da “Tale e Quale Show” e ancora, cantanti che non guardano oltre il loro contributo dato a Milva in vita.
Ma Milva, con buona pace di tutti i fan e non, è stata tante cose, non solo “Alexander Platz” o il tango di Piazzolla o le canzoni di Merini.
Certamente ricordare i momenti inconici di Milva porta un grande prestigio a ogni performer, soprattutto a chi le rende un tributo ma, bisogna avere un intelligenza unica e raffinata per mettere in scena uno spettacolo completo su Milva.
Lo sa bene Giovanna, che Milva la incontrò tante di quelle volte che se ne perdono i momenti a contarle una ad una. Da “Settevoci” a “Canzonissima” da “Ci vediamo in Tv” alle tournée teatrali.
E proprio forse in virtù del fatto di averla vista tante volte esibirsi, Giovanna sa rendere bene omaggio a Milva perché segue la sua storia dalle origini alla fama mondiale, da quella valigia piena di sogni che partiva da Goro alle foci del Po per cercare di vivere cantando. Da quando nelle balere si faceva chiamare Sabrina e cantava musica popolare sino alla conquista della fama nel 1961.
Giovanna ripercorre le origini ed estrae da quegli anni delle vere perle che diedero grande fama alla Pantera di Goro come “Flamenco Rock” arrivando ai primi Festival di Sanremo in cui Milva domina le classifiche di vendita e della gara con “Tango Italiano”, “Canzone”, “Mediterraneo”, momenti molto nostalgici.
C’è poi spazio anche per la poesia, quella che Alda Merini ha scritto per Milva e quelle che Giovanna ha dedicato alla diva, intervalli che avvengono tra un brano di Ennio Morricone, “Quattro vestiti”, e le canzoni di Edith Piaf che Milva rese sue “Milord”, “Je Ne Regrette Rien” e ancora vi è tempo e musica per i canti della libertà tanto amati dalla pantera, “Bella Ciao” nella versione dei partigiani e il mondo del teatro di Strheler e Brecht con “Moritat Von Mackie Messer” e le canzoni del tabarin anni ’30 con “Gastone” e “La Java rossa”. Solo Giovanna probabilmente decide di percorrere queste canzoni perché sono le più difficili nel raccontare un’artista inimitabile come Milva.
Arriva ad un momento dello spettacolo anche il tempo per la canzone napoletana, amatissima da Milva, e per il tango di Piazzola, attimo di grande spessore musicale in cui un superbo Maestro Walter Bagnato si distacca dal pianoforte e si avvicina a Giovanna per interpretare “Libertango” e “Yo Soy Maria”, la Maria de Buenos Aiers che Giovanna ha studiato attentamente ed ha interpretato anche in un videoclip diretto scrupolosamente da Domiziano Cristopharo, regista perfetto per questo brano. Nessuno imita Milva, nessuno imita la sua voce, le sue espressioni o movimenti e tantomeno i duetti, Giovanna è padrona del palco e della sua voce unica così come il Maestro è in perfetta sintonia con la cantante.
Fisarmonica in mano, si può non cantare “La filanda”? Canzone che dal 1971 tutti conoscono e tutti cantano e soprattutto la canzone che tutti i cantanti dovrebbero fare per omaggiare Milva ma che non fanno perché forse “poco colta”. Grave errore, “La filanda” ripercorre la storie delle lavoratrici femministe per cui Milva si batteva apertamente e lanciava pubblicamente una riflessione sulla società, non così differente da oggi nonostante siano passati 40 anni. Andrebbe ricordato a chi ne eredità il patrimonio.
Ma a concludere oltre un’ora di spettacolo, dove trova spazio anche il buon Jannacci con la sua “mia bella rossa dammi l’allegria” e la controversa “Uomini addosso”, arriva il mito, il solo e unico Battiato che con Milva scrisse la storia della musica italiana anni ’80.
“E di colpo venne il mese di febbraio” entra Giovanna delicatamente aprendo la strada proprio alla rossa, perché a chiudere lo spettacolo “Giovanna Omaggio a Milva” è proprio lei con il suo inconfondibile “Ti piace Schubert?”.
“Chi canta sa bene di non appartenersi” dicono i versi di una poesia di Giovanna sul mestiere del cantante. E poi conclude L’artista con un ricordo personale alla collega:
“Milva si è ammalata per il suo lavoro a cui ha dato tutta sé stessa, tutto il suo corpo e la sua mente. Noi artisti lo sappiamo bene cosa vuol dire lavorare tanto e duramente. Spero che finalmente ora abbia trovato Il luogo dove appartenersi, perché se lo merita. Ciao Milva, ti ho amato molto, sei stata la più grande.”


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Cronaca
Radio Pavia Breakfast News – 27 febbraio 2026
Pubblicato
37 minuti fa-
27 Febbraio 2026di
RedazioneTutte le mattine sulle emittenti del gruppo multimediale di Agenzia CreativaMente Editore, potete trovare le notizie in breve del territorio mentre fate colazione. Vi aggiorniamo in modo chiaro e veloce, in soli 5 minuti, prima di andare al lavoro, con Radio Pavia Notizie, le Breakfast News che trovate sia in formato newsletter che podcast sui nostri siti e social della rinata Radio Pavia (radio-pavia.it, pagine Facebook, Instagram, You Tube e scaricando la app sul vostro cellulare), su Pavia Uno Tv, Lombardia Live 24 e Itinerari News.
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Cronaca
Sanremo, Filippucci vince tra le Nuove Proposte. Emoziona il duetto Ramazzotti-Alicia Keys. Nella top five Arisa, Luchè, Sal Da Vinci, Brancale, Sayf
Pubblicato
5 ore fa-
27 Febbraio 2026di
Redazione
SANREMO (ITALPRESS) – Al terzo giorno cominciano ad arrivare i premi di Sanremo. Sono i giovani delle Nuove Proposte a inaugurare la terza serata e anche l’albo d’oro del Festival numero 76. Il primo a iscriversi è Nicolò Filippucci. L’ex concorrente di Amici 2025 conquista la vittoria con “Laguna”, lasciando però i premi della critica delle due sale stampa ad Angelica Bove e alla sua “Mattone”. Ad accompagnare i due sfidanti ci ha pensato Gianluca Gazzoli, a salutarli invece è stata Laura Pausini. Portandoli nel punto esatto in cui Pippo Baudo aveva portato lei nel 1993, quando vinse con “La solitudine” ha augurato loro: “Vi voglio vedere in giro per il mondo con la nostra musica italiana”.
La classifica della terza serata dei big, scaturita dal televoto e dal voto della giuria delle radio, vede nella top 5 Arisa, Luchè, Serena Brancale, Sayf, Sal Da Vinci.
Chiusa la parentesi “Nuove proposte”, il Festival entra nel vivo con lo spettacolo che si mescola all’esecuzione delle 15 canzoni non ascoltate ieri. Partono Maria Antonietta & Colombre con “Felicità e basta” e chiude “Sayf” con “Tu mi piaci tanto”. Cantano anche Leo Gassmann, Malika Ayane, Sal Da Vinci che si commuove per la standing del pubblico, Tredici Pietro, Raf, Francesco Renga, Eddie Brock che dimentica le parole e stecca, Serena Brancale, Samurai Jay, Arisa, Michele Bravi, Luchè e Mara Sattei. Il Festival, però, è tutto ciò che sta intorno alle canzoni, a partire dalla co-conduttrice, la modella russa Irina Shayk bellissima e spaesata. «Sono qui per te», dice a Conti. E a Pausini che è la «sua cantante italiana preferita» insieme «a Mina e Adriano Celentano». Tra i cambi d’abito anche alcuni abiti che lasciano poco all’immaginazione. Sul palco passano in tanti. Il primo è Mogol, 90 anni ad agosto, al quale viene consegnato il Premio alla carriera: 523milioni di dischi venduti e 1776 canzoni registrate alla Siae.
Tra queste ci sono “Una lacrima sul viso”, “Un’avventura”, “La spada nel cuore”, “La prima cosa bella”, “Senza un briciolo di testa” e “Se stiamo insieme”, passate dall’Ariston. Ma la preferita di Mogol è “Dormi amore” dedicata alla moglie Daniela, «che ha molti anni meno di me, parlo di cosa sarà la sua vita e cosa sarà la mia quando non sarà più la mia vita, ma ci sopravviverà il nostro amore», dice il compositore cui il pubblico dell’Ariston riserva una standing ovation. C’è l’impegno per la pace di cui si fa carico Laura Pausini che, con i bambini del Piccolo coro dell’Antoniano e quello di Caivano di bianco vestiti, canta “Heal the world”, mentre in teatro campeggia la scritta “Make Music Not War”. “Vogliamo un mondo senza guerre e lo vogliamo per loro”, dice Pausini.
Per il momento sociale Carlo Conti accoglie l’appello di Paolo Sarullo, ragazzo di Albenga aggredito da quattro adolescenti che per rubargli il monopattino l’hanno spinto e fatto cadere lasciandolo tetraplegico. “Stop alla violenza sui giovani”, dice. Aggiungendo: “Non si molla un cazzo”, promettendo di impegnarsi nella riabilitazione. Superospite Eros Ramazzotti che 40 anni fa vinceva il Festival con “Adesso tu”. Con lui Alicia Keys: risolti i problemi tecnici cantano insieme “L’aurora” in duetto, facendo emozionare l’Ariston, e poi, da sola, la superstar intona “Empire state of mind” sostituendo New York con Sanremo. A far ridere contribuiscono Ubaldo Pantani che, nei panni di Lapo Elkann, tra battute (“Mettere il grande Max Pezzali sulla nave a largo mi sembra troppo, ma fatelo attraccare, vi prego”) e volute gaffe una dietro l’altra: da Rai9 a la Città dei Fiordi. Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, in promozione del loro film “Un bel giorno” in uscita il 5 marzo, sono polistrumentisti improvvisati. Dai palchi esterni, i The Kolors al Suzuki Stage, e sempre Max Pezzali sul palco galleggiante della Costa Toscana. In platea il ct del volley azzurro maschile, Fefè De Giorgi, 3 mondiali da atleta e 2 da allenatore, invita all’Europeo che si giocherà in Italia al via a Napoli in piazza del Plebiscito il 10 settembre.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS)
Cronaca
Fiorentina agli ottavi di Conference, ma quanta fatica con lo Jagiellonia
Pubblicato
9 ore fa-
26 Febbraio 2026di
Redazione
FIRENZE (ITALPRESS) – La Fiorentina si qualifica agli ottavi di finale di Conference League al termine di una gara in cui i gigliati si sono visti ribaltare il 3-0 realizzato all’andata, con lo Jagiellonia che ha trovato la serata magica del suo classe 2007 Mazurek, autore di una tripletta, ma che è capitolato davanti al gol di Fagioli e ad un’autorete nel secondo supplementare. Alla fine sarà un pirotecnico 4-2 polacco, del tutto effimero. I padroni di casa si regalano una gara da incubo, sulla carta totalmente inaspettata, e non è un caso che già al 4′ Pululu sprechi davanti a Lezzerini dopo aver bruciato sul tempo Comuzzo, poi quest’ultimo si faccia ammonire poco dopo per fermare l’attaccante centrale polacco. L’1-0 ospite arriva a metà ripresa con Mazurek bravo a sfruttare il lavoro di sponda di Pululu, trovando un Lezzerini non del tutto incolpevole. La serata piena di tentennamenti dell’estremo difensore viola prosegue al 43′ quando esce male su una punizione dello Jagiellonia della trequarti, ma Vital all’altezza del dischetto mette sopra la traversa a porta sguarnita. Prima dell’intervallo lo 0-2 lo realizza ancora Mazurek che sfrutta una deviazione nella propria porta di Comuzzo dopo pallone perso a centrocampo da Mandragora. Vanoli, che era ripartito dal 4-1-4-1, sceglie Dodo esterno alto davanti a Fortini sulla fascia destra, ma è una scelta che non paga, così come quella di tutto il resto della cosiddetta Fiorentina che dà segnali solo da Piccoli che impensierisce due volte Abramowicz quando il punteggio è ancora sullo 0-0. Ad inizio ripresa dentro De Gea per Lezzerini, quest’ultimo vittima di un problema muscolare, e Harrison per Fortini. Gli ospiti fanno tris al 4′ della ripresa in contropiede ancora con Mazurek. Poco dopo l’ora di gioco per i viola in campo anche Fagioli e Solomon per alzare ulteriormente il tasso di gioco. Non si segnalano però pericoli per la difesa dello Jagiellonia, tanto che poco prima del 90′ Vanoli è costretto ad usare la carta Kean che a tempo scaduto fallisce la rete per evitare i supplementari. Nel primo extratime si fa male Solomon, Gudmundsson al suo posto, ma è nel secondo che arriva prima la rete di Fagioli bravo a sfruttare un errore in uscita di Abramowicz, poi un’autorete di Romanczuk su tap-in di Fabbian sottoporta dopo conclusione di Kean. Chiude le marcature Imaz a 3′ dalla fine per il 2-4 ospite e una qualificazione viola particolarmente sofferta.
– Foto Image –
(ITALPRESS).

Radio Pavia Breakfast News – 27 febbraio 2026
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