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Cronaca

BREAKING NEWS – RISULTATI DEFINITIVI DEL VOTO IN LOMBARDIA: ECCO I VOTI E LE PREFERENZE DI CANDIDATI E COALIZIONI

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di Diego Bianchi

Attilio Fontana, presidente uscente, leghista sostenuto da tutte le forze del centrodestra, è stato riconfermato alla presidenza della Regione Lombardia con il 54,67% dei voti, pari a 1.774.477, staccando di netto gli avversari.
Pierfrancesco Majorino, sostenuto dal centrosinistra e dal Movimento 5 Stelle, si è fermato al 33,93% (1.101.417 voti). Letizia Moratti, candidata dalla Lista Moratti Presidente e da Azione e Italia Viva, ha ottenuto il 9,87% (320.346 voti). Infine Mara Ghidorzi, appoggiata da Unione Popolare, l’alleanza tra Rifondazione comunista, Potere al popolo e Dema, ha ottenuto l’1,53% (49.514 voti).
Venendo alle coalizioni: quella di centrodestra ha ottenuto il 56,27%: Fratelli d’Italia 25,18% (725.402 voti), Lega 16,53% (476.175), Forza Italia 7,23% (208.420), Lombardia Ideale – Fontana Presidente 6,16% (177.387), Noi Moderati 1,17% (33.711).
L’alleanza tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle raggiunge il 32,80%: PD 21,82% (628.774 voti), Movimento 5 Stelle 3,93% (113.229), Patto Civico – Majorino Presidente 3,82% (110.126), Alleanza Verdi e Sinistra 3,23% (93.019).
La coalizione che sosteneva Letizia Moratti si ferma al 9,55%: la lista Letizia Moratti Presidente 5,30% (152.652 voti), Azione – Italia Viva 4,25% (122.356).
Unione Popolare, infine, ottiene l’1,39% (39.913).

LA BASSA AFFLUENZA (41,6%), IL VOTO IN CONTROTENDENZA DI MILANO
In Lombardia si è registrata l’affluenza più bassa di sempre alle regionali, con il 41,6%. Il dato nazionale definitivo che comprende il Lazio è ancora più basso: 39,8%. Fino ad ora in Lombardia il record negativo apparteneva al 2010 quando votò il 71,9% dei lombardi e il candidato del centrodestra, Roberto Formigoni, vinse su quello del centrosinistra, Filippo Penati. Anche allora la consultazione si svolse su due giornate, il 28 e il 29 marzo.
A Milano città emerge un dato in controtendenza: risulta davanti Pierfrancesco Majorino con il 46,83%, seguito da Attilio Fontana al 37,69% e Letizia Moratti al 13,83%. E infatti il candidato del centrosinistra ha commentato: «L’ottimo risultato della città di Milano dove siamo saldamente in testa rispetto a Fontana, nonostante la presenza di Letizia Moratti, unitamente a quanto sta avvenendo in altre città è la conferma della ricchezza rappresentata dalle nostre esperienze di governo. Una buona base da cui partire anche per avviare un’opposizione propositiva e combattiva nei confronti della giunta Fontana».

COME SARA’ COMPOSTO IL NUOVO CONSIGLIO REGIONALE
I seggi del Consiglio regionale sono 80: uno è riservato al presidente eletto (Attilio Fontana) e un altro è assegnato al “miglior sconfitto” tra i candidati presidente (Pierfrancesco Majorino).
Gli altri 78 seggi sono così attribuiti: 22 Fratelli d’Italia, 14 Lega, 6 Forza Italia, 5 Lombardia Ideale – Fontana Presidente, 1 Noi Moderati, 17 Partito Democratico, 3 Movimento 5 Stelle, 1 Alleanza Verdi e Sinistra, 2 Patto Civico – Majorino Presidente, 3 Azione – Italia Viva, 4 Lista Moratti presidente.
Ecco la distribuzione dei seggi, provincia per provincia:
Bergamo (9 consiglieri): 3 Fratelli d’Italia (Paolo Franco, Lara Magoni, Michele Schiavi), 2 Lega (Giovanni Malanchini, Roberto Anelli), 1 Forza Italia (Jonathan Lobati), 2 PD (Davide Casati, Jacopo Scandella), 1 Moratti (Ivan Rota).
Brescia (10): 3 Fratelli d’Italia (Carlo Bravo, Barbara Mazzali, Diego Invernici), 2 Lega (Floriano Massardi, Davide Caparini), 1 Forza Italia (Simona Tironi), 2 PD (Emilio Del Bono, Miriam Cominelli), 1 Movimento 5 Stelle (Paola Pollini), 1 Azione – Italia Viva (Massimo Vizzardi)
Como (5): 1 Fratelli d’Italia (Anna Dotti), 1 Lega (Alessandro Fermi), 1 Forza Italia (Sergio Gaddi), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Marisa Cesana), 1 PD (Angelo Orsenigo)
Cremona (3): 1 Fratelli d’Italia (Marcello Ventura), 1 Lega (Filippo Bongiovanni), 1 PD (Matteo Piloni) Lecco (3): 1 Fratelli d’Italia (Giacomo Zamperini), 1 Lega (Mauro Piazza), 1 PD (Gianmario Fragomeli)
Lodi (2): 1 Fratelli d’Italia (Patrizia Baffi), 1 PD (Roberta Vallacchi)
Mantova (3): 1 Fratelli d’Italia (Alessandro Beduschi), 1 Lega (Alessandra Cappellari), 1 PD (Marco Carra)
Milano (24): 6 Fratelli d’Italia (Christian Garavaglia, Marco Alparone, Franco Lucente, Vittorio Feltri, Chiara Valcepina, Matteo Forte), 2 Lega (Silvia Scurati, Riccardo Pase), 1 Forza Italia (Gianluca Comazzi), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Carmelo Ferraro), 1 Noi Moderati (Vittorio Sgarbi), 6 PD (Paolo Romano, Carlo Borghetti, Pietro Bussolati, Alfredo Negri, Maria Rozza, Paola Bocci), 2 Movimento 5 Stelle (Nicola Di Marco, Paola Pizzighini), 1 Alleanza Verdi e Sinistra (Onorio Rosati), 2 Patto Civico – Majorino Presidente (Michela Palestra e Luca Paladini), 1 Azione – Italia Viva (Lisa Noja), 1 Lista Moratti Presidente (Manfredi Palmeri).
Monza Brianza (7): 2 Fratelli d’Italia (Federico Romani, Alessia Villa), 1 Lega (Alessandro Corbetta), 1 Forza Italia (Fabrizio Figini), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Jacopo Dozio), 1 PD (Pietro Luigi Ponti), 1 Lista Moratti Presidente (Martina Sassoli)
Pavia (4): 1 Fratelli d’Italia (Claudio Mangiarotti), 1 Lega (Elena Lucchini), 1 Forza Italia (Ruggero Invernizzi), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Alessandro Cantoni) Sondrio (1): 1 Lega (Massimo Sertori)
Varese (7): 2 Fratelli d’Italia (Giuseppe De Bernardi Martignoni, Francesca Caruso), 1 Lega (Emanuele Monti), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Giacomo Cosentino Basaglia), 1 PD (Samuele Astuti), 1 Azione – Italia Viva (Giuseppe Licata), 1 Lista Moratti Presidente (Luca Ferrazzi).

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GLI ELETTI IN PROVINCIA DI PAVIA: DENTRO LUCCHINI, MANGIAROTTI, INVERNIZZI E CANTONI. FUORI PD E M5S
Lo spoglio è finito all’alba, i quattro eletti pavesi in consiglio comunale sono Elena Lucchini (Lega), Claudio Mangiarotti (Fdi), Ruggero Invernizzi (Forza Italia) e Alessandro Cantoni (Lombardia Ideale). Nessun consigliere per il Pd o il Movimento 5 stelle, resta dunque fuori il consigliere uscente Simone Verni (M5s).

VINCITORI E VINTI: CHI VA IN CONSIGLIO TRA I NOMI ILLUSTRI, CHI RIMANE FUORI
Da Fabrizio Pregliasco a Alberto Veronesi, da Claudio Chiappucci a Valentina Aprea e Giulio Gallera. È lunga la lista di chi non ce l’ha fatta a entrare in Consiglio regionale. La legge delle preferenze ha fatto le sue vittime eccellenti. C’è il virologo Pregliasco, che da capolista di Majorino si ferma a 1.939 preferenze. L’azzurro ed ex assessore al Welfare di Forza Italia, Giulio Gallera, non passa nonostante le 5.670 preferenze, battuto da Gianluca Comazzi (7.902). Va male anche al direttore d’orchestra Veronesi, che è passato dalla lista in appoggio a Beppe Sala al partito della premier Giorgia Meloni: 1.077 voti.
Al contrario, il voto premia come recordman assoluto il sindaco Pd, di Brescia, Emilio Del Bono, che con 34.211 preferenze polverizza ogni precedente primato. Nel 2018 la palma del più votato era toccata all’azzurro, Giulio Gallera con oltre 11 mila preferenze: questa volta con 5.486 preferenze resta fuori dal Consiglio perché per FI in provincia di Milano scatta solo 1 seggio e lo ha preso il suo collega di partito, Gianluca Comazzi, re delle preferenze con 7.766 voti.
Fuori il filosofo Stefano Zecchi che si è fermato a 912 preferenze; ma potrebbe rientrare dalla porta della giunta come assessore alla Cultura in quota FdI. Diventa consigliere il fondatore di Libero Vittorio Feltri, che si porta a casa 5.913 preferenze. D’altra parte il pacchetto di mischia di FdI è molto nutrito. Al primo posto c’è il sindaco di Turbigo, Christian Garavaglia con 10.255 voti. Buon risultato anche per Marco Alparone (7.655) indicato come possibile presidente dell’aula.
Nella Lega, il pieno di preferenze lo fanno, a Brescia, Floriano Massardi con 10.272 voti e l’ex assessore al Bilancio, Davide Caparini, che arriva 9.128. A Como Alessandro Fermi raggiunge i 13.883 voti.
A Milano gli elettori del Pd premiano il giovane Paolo Romano, classe 1.996, già segretario metropolitano dei Giovani democratici della città, assessore al Municipio 8: 7.740 voti. Mentre non entra la capolista, ex direttrice del carcere di Bollate, Cosima Buccoliero, che raccoglie 3.391 preferenze. In quota Pd, Davide Casati prende 14.445 voti a Bergamo. Entreranno in Consiglio in quota lista civica Majorino la sindaca di Arese Michela Palestra (3.789) e il leader dei Sentinelli di Milano Luca Paladini (3.244). Invece il consigliere uscente Michele Usuelli, candidato a Milano, Bergamo e Brescia, in città raccoglie solo 2.151 voti, che non gli bastano per entrare in consiglio regionale.
Tra i banchi del M5S, il capolista a Milano Nicola Di Marco è il solo tra i candidati pentastellati in Lombardia sopra quota mille: 1.392. Entreranno al Pirellone tra i seggi della lista civica Moratti il capolista di Milano Manfredi Palmeri e Martina Sassoli, che guidava la circoscrizione brianzola. A Como non ce l’ha fatta la capolista Maria Grazia Sassi, mentre entra Marina Cesana, della lista civica di Attilio Fontana. Nel Terzo polo la capolista a Milano ed ex deputata di Italia viva Lisa Noja raccoglie 3.203 preferenze.

L’ASTERISCO, SPECIALE ELEZIONI
ANALISI DEL VOTO: PERCHE’ HA VINTO FONTANA, DOVE HANNO PERSO GLI AVVERSARI
Prima che del centrodestra questa è la vittoria di Attilio Fontana, il governatore uscente, che nonostante gli anni terribili del Covid, le polemiche infiammate sulla gestione della sanità, le inchieste della magistratura (tutte archiviate) e l’astensione ai massimi storici, si riprende la Lombardia con il 55,7% dei voti e la lista con il suo nome raggiunge il 6,2. Più di un elettore su due ha votato il centrodestra. Maggioranza assoluta. Anche messi insieme i voti di Pierfrancesco Majorino e Letizia Moratti non avrebbero intaccato il successo dell’avvocato di Varese. «I cittadini mi hanno capito, è una grande soddisfazione. È la dimostrazione che il radicamento sul territorio riesce sempre a pagare».
Se quella di Fontana era una vittoria annunciata, anche se non con questi numeri, non altrettanto certo era il risultato interno alla coalizione del centrodestra. Anzi. Tutti gli occhi erano puntati sulla tenuta della Lega e di Forza Italia di fronte all’avanzata trionfante di Fratelli d’Italia, con inevitabili ricadute sui rapporti di forza all’interno del centrodestra. La crescita del partito di Meloni in questi anni è stata esponenziale se si pensa che alle ultime Regionali del 2018 si era fermata al 3,6. Adesso, la cavalcata del partito della premier si è fermata poco sotto il risultato lombardo delle Politiche, al 25,1. Una conferma.
La Lega di Matteo Salvini non solo tiene. Ma quella che era ritenuta la quota di sopravvivenza, ossia non scendere sotto il risultato del voto di settembre nella regione culla del leghismo, non solo è stata raggiunta, ma è stata superata. Era al 13,9, è al 16,5%. Se si mettono insieme i voti della Lega con quelli della lista di Fontana si arriva al 22.6. A pochi passi dai cugini di Fratelli d’Italia. «Grazie, grazie, grazie ai lombardi che hanno riconfermato a furor di popolo il buongoverno della Lega e del centrodestra e soprattutto di Attilio Fontana» sono state le prima parole del leader della Lega. La segreteria di Matteo Salvini non è mai stata veramente in ballo, a preoccupare i vertici del governo era la possibilità di ritrovarsi con alleati scontenti pronti a fare la guerra alla premier per recuperare il terreno perso.
Con questo risultato le tensioni si riducono al minimo e ritrovano senso le parole della premier che proprio alla vigilia del voto aveva sottolineato la grande unità del centrodestra. Discorso che numericamente vale anche per Forza Italia al netto delle esternazioni di Silvio Berlusconi sull’Ucraina. Gli azzurri scacciano l’incubo di finire sotto il 6 per cento, nella terra che nel 1994 ha segnato la nascita della «rivoluzione liberale». Il 7,2 garantisce la tenuta e soprattutto una presenza in giunta. Oltre a consentire a Licia Ronzulli, coordinatrice regionale azzurra, di rispedire al mittente le parole di Carlo Calenda che si era augurato la scomparsa elettorale di Berlusconi: «Grande soddisfazione per la conferma del centrodestra in Lombardia e per il risultato di Forza Italia che tiene e aumenta il consenso e checché ne dica Calenda, gli unici che sono spariti sono loro. Il centro esiste già ed è Forza Italia».
Ora scatta la nuova partita della giunta. Ci sono 16 caselle in ballo. FdI punta a 8 assessorati più la vicepresidenza. C’è già un nome, quello di Romano La Russa, fratello del presidente del Senato, Ignazio. Una mossa che potrebbe lasciare la poltrona della Sanità a Guido Bertolaso anche se in pole position c’è il deputato FdI, Carlo Maccari. Fontana, forte del suo risultato e di quello della Lega per ora taglia corto: «Valuteremo le richieste di FdI a bocce ferme». Perdono Majorino e Moratti. Più l’ex sindaco di Milano, dell’eurodeputato Pd, perché terza tra i candidati non entrerà in Consiglio regionale e nè la sua lista, nè soprattutto il Terzo polo, vera delusione di questa tornata elettorale, riescono a superare insieme la doppia cifra (9,6), con Azione e Italia viva ai minimi storici (4). C’è un primo contraccolpo. Le dimissioni del segretario regionale di Azione, Niccolò Carretta: «Il risultato è fallimentare e dimostra l’incomprensibilità delle nostre scelte». Da parte sua Majorino può almeno rivendicare la tenuta del suo Pd che dalle Politiche a oggi, nonostante l’assenza di leadership, ha non solo tenuto ma è anche avanzato di un paio di punti, dal 19,2 al 21,8%. Magra consolazione se lo stesso candidato punta il dito contro la classe dirigente del suo partito: «Siamo un caso studio a livello internazionale per aver fatto la consultazione sulla leadership interna durante elezioni così importanti». Quello che sicuramente non ha funzionato, oltre all’assenza di una guida a livello nazionale, è la formula politica scelta dal centrosinistra. Il Movimento Cinque Stelle, da sempre marginale in Lombardia, ha ristretto ancor di più il suo campo d’azione. Dal 7,3 al 3,9.

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Cronaca

Norvegia avanti con doppietta Haaland, il Brasile di Ancelotti saluta il Mondiale

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NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Uno straordinario Haaland e le parate di Nyland regalano mettono la firma sul 2-1 con cui la Norvegia stende il Brasile, conquistando i quarti di finale per la prima volta nella sua storia. La partita si decide tutta nella ripresa, grazie a una doppietta del centravanti del Manchester City. Ai quarti, la Norvegia affronterà la vincente della gara tra Messico e Inghilterra, mentre l’eliminazione del Brasile di Ancelotti toglie una delle più attese protagoniste di questi Mondiali. Dopo nemmeno tre minuti, gli scandinavi vanno a segno con Berg ma l’arbitro annulla per fuorigioco. La svolta del match arriva all’11’, quando Ajer atterra maldestramente in area Cunha. L’arbitro non concede il rigore, ma dopo il richiamo del Var cambia la sua decisione e lo assegna. Dal dischetto si presenta Bruno Guimaraes, il quale si fa però ipnotizzare da Nyland che salva il risultato. Alla mezz’ora, il portiere in forza al Siviglia ci mette il piede su una palla insidiosa messa da Martinelli dalla sinistra. In pieno recupero, gli uomini di Solbakken si divorano il possibile vantaggio. Haaland fa a sportellate con Marquinhos, il rimpallo lo premia e la palla finisce sul mancino di Odegaard, che si fa però parare la conclusione da Alisson. Si va al riposo sullo 0-0. La prima occasione della ripresa si materializza al 13′ quando Endrick, entrato da pochi secondi, viene messo davanti alla porta da uno splendido assist d’esterno destro da Vicinius, ma sciupa tutto concludendo a lato. Quattro minuti dopo, Nyland para quasi in bagher pallavolistico un destro dal limite di Rayan. La sfida si sblocca al 34′. Schjelderup se ne va sulla sinistra e pennella un cross al bacio con il destro a centro area sul quale si avventa il solito Haaland, che salta in testa a Gabriel e infila Alisson per l’1-0. Al 40′, Nyland evita ad Ajer una clamorosa autorete compiendo un intervento prodigioso in tuffo. Passato lo spavento, Haaland e compagni chiudono i conti al 45′ quando il bomber del Manchester City, servito ancora da Schjelderup, fa partire un sinistro imprendibile dal limite dell’area che si spegne nell’angolino lontano battendo ancora una volta Alisson. Allo scadere del recupero, il neo entrato Ostigard allarga il gomito in area su Casemiro su un contrasto aereo e l’arbitro assegna il rigore. Neymar, in quella che è la sua ultima presenza ai Mondiali in maglia verdeoro, spiazza Nyland e sigla il 2-1. La partita finirà pochi istanti dopo.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Sinner ai quarti di Wimbledon, battuto il giapponese Mochizuki

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LONDRA (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Jannik Sinner avanza ai quarti di finale di Wimbledon 2026. Il numero uno del mondo elimina il qualificato Shintaro Mochizuki (n.151 Atp) e centra per la quinta volta in fila i quarti ai Championships. 6-3 7-6 (0) 6-3, in due ore e 24 minuti di gioco, il punteggio in favore del 24enne azzurro, che proseguirà con Jan-Lennard Struff (n.74 Atp) la difesa del titolo conquistato nel 2025 in finale contro Alcaraz. Il tedesco ha rimontato uno svantaggio di due set a Hubert Hurkacz per poi approfittare del ritiro del polacco per un problema alla schiena nel corso dell’ultimo parziale. Sarà il quarto scontro diretto tra Sinner e Struff. Il bilancio è di 3-0 in favore dell’altoatesino, che ha incontrato e battuto il tedesco tre volte nel 2024: Masters 1000 Indian Wells, Masters 1000 Monte-Carlo e Atp 500 Halle.
“E’ stata una giornata molto lunga. Era la prima volta che affrontavo Mochizuki e non sapevo cosa aspettarmi, ho cercato di giocare meglio i punti importanti. Ha fatto un grande percorso dalle qualificazioni e gli auguro il meglio. E’ un giocatore molto scomodo soprattutto su questa superficie” le parole di Sinner dopo il match. “Struff ai quarti? E’ un giocatore molto aggressivo e un grande servitore, ma ora sarà importante riposare e poi ci penseremo. Lo rispetto molto. Ci siamo affrontati tre volte, l’ultima è stata sull’erba ed è stata una partita molto lottata”, aggiunge l’altoatesino, che ai quarti avrà Jan-Lennard Struff.
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Del Toro vince 2^ tappa su Pogacar, Vingegaard resta leader del Tour

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BARCELLONA (SPAGNA) (ITALPRESS) – Isaac Del Toro vince la seconda tappa del Tour de France 2026, la Tarragona-Barcellona di 178 chilometri. Il messicano della UAE Emirates, agevolato dal suo capitano Tadej Pogacar, riesce ad avere la meglio nella volata finale aggiudicandosi il successo di tappa davanti allo sloveno e al belga Remco Evenepoel (Red Bull Bora-Hansgrohe). Per Del Toro si tratta della prima affermazione nella Grande Boucle, che si aggiunge a quella ottenuta lo scorso anno al Giro d’Italia. Quarto posto per il danese Jonas Vingegaard (Visma Lease a Bike), che conserva così la maglia gialla conquistata ieri nella cronosquadre. Domani andrà in scena la terza frazione, l’ultima con partenza dalla Spagna, la Granollers-Les Angles di 196 chilometri.
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