Cronaca
Consumi, bere e mangiare fuori casa è “fondamentale” per gli italiani
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Redazione
RIMINI (ITALPRESS) – Presentato alla Fiera di Rimini il Secondo Rapporto Italgrob-Censis dal titolo ‘Nuove sfide per la distribuzione: Horeca e il fuori casa. Una più alta qualità della vita per una società più sostenibilè. Italgrob è la Federazione Italiana dei Distributori Horeca, unica associazione nazionale di riferimento per il settore della distribuzione nel canale Horeca – acronimo di Hotel, Restaurant e Cafè – che comprende tutto il circuito dei consumi “fuori casa”. In un periodo segnato dal moltiplicarsi delle emergenze e dal primato della sostenibilità, che hanno modificato radicalmente la vita degli italiani, la relazionalità sociale acquisisce ancora più valore. In questo senso, è fondamentale il contributo della Distribuzione Horeca e della molteplicità di esercizi pubblici sui territori per promuovere la socialità tra le persone e per migliorare la qualità della vita individuale e collettiva.
Il fuori casa, grazie all’allentarsi dell’emergenza sanitaria dovuta dalla pandemia da Covid-19, è potuto ripartire, modulando l’offerta sulle nuove esigenze dei cittadini, anche grazie alla Distribuzione Horeca che, connettendo industrie produttrici e imprese, ha continuato a garantire l’approvvigionamento puntuale di cibi e bevande a costi sostenibili per imprese piccole e piccolissime, alle prese con enormi difficoltà a seguito dell’ondata inflazionista.
In particolare, con modalità flessibili in relazione alla mutevolezza dei contesti, essa ha garantito e garantisce respiro nei pagamenti delle forniture, erogando credito sostanziale. La Distribuzione Horeca fa da argine allo sfoltimento estremo con relativi costi economici e sociali oltre a esercitare una funzione pedagogica di upgrading delle culture imprenditoriali e di gestione, trasferendo alle imprese del fuori casa approcci più evoluti con la promozione di prodotti locali inseriti dai punti vendita nella loro offerta, oltre ad adottare soluzioni più in linea con le nuove sensibilità e i nuovi valori dei consumatori. Secondo gli italiani, supportare l’azione dei protagonisti del fuori casa consente di dispiegare gli effetti positivi della loro azione sull’economia e sulla società italiana.
Quanto è diffuso il fuori casa tra gli italiani? E’ il quesito diretto a cui rispondono i dati del Rapporto Italgrob-Censis. Il 92,9% degli italiani dichiara che lo stare insieme per bere e mangiare è uno degli aspetti fondamentali dello stile di vita italiano. Un’opinione trasversale ai gruppi sociali e ai territori. Il 47,3% quando esce la sera si reca in locali pubblici e, in particolare, in quelli nei territori della Movida: l’8,8% (oltre il 23% tra i giovani) lo fa quasi sempre, il 10% almeno una volta ogni quattro giorni e il 28,5% sempre. Al 40,3% degli italiani piacerebbe uscire di più la sera, perchè ritiene che avrebbe un effetto positivo sulla propria qualità della vita.
Nel tempo è cresciuta l’attenzione degli italiani alla sostenibilità ambientale, alla lotta al riscaldamento globale, alla spesa e i consumi alimentari sono stati rimodulati anche in funzione di questi nuovi valori. Il 91,1% delle persone apprezza molto i locali che comunicano in modo trasparente le pratiche ecologiche quali, ad esempio, la riduzione degli sprechi, la differenziata per i rifiuti, il ricorso a prodotti bio o a chilometro zero. Farsi riconoscere come green, non a parole ma con i fatti, è oggi una sfida importante per gli operatori del fuori casa e della Distribuzione Horeca. Le pratiche anti-spreco sono particolarmente apprezzate dagli italiani, se si pensa che oltre il 57% dei giovani è pronto a portarsi via dal ristorante gli alimenti avanzati dai pasti.
Per Federico Freni, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ‘il Rapporto ci offre una fotografia nitida dell’importanza centrale che il settore della distribuzione nel canale Horeca riveste per il Paese, sia sotto il profilo economico che sociale, con 3.800 imprese, oltre 60 mila addetti e 17 miliardi di euro di fatturato. A fronte di un quadro economico particolarmente complesso a causa degli effetti negativi del caro energia e dell’inflazione, il circuito dei consumi ‘fuori casà sta mostrando, ancora una volta, un approccio resiliente. In questo scenario in rapida evoluzione – aggiunge Freni – il compito del Governo deve essere quello di affiancare le imprese. In tal senso, si spiega la scelta di destinare una parte significativa delle risorse previste dalla Manovra finanziaria al contrasto del caro bollette, il cui impatto minacciava di mettere in ginocchio il tessuto produttivo del Paese. In secondo luogo, occorre intervenire attraverso una complessiva riforma della tassazione volta a favorire una maggiore semplificazione e una riduzione del carico fiscale, necessaria per immettere liquidità nell’economia realè.
Secondo Maria Cristina Caretta, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, delegata del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Lollobrigida, ‘Horeca è un soggetto industriale forte, che genera un volume economico importante sui mercati. Il settore ha saputo adattarsi ai profondi cambiamenti dei consumi mostrandosi attento alla sostenibilità delle attività più piccole. Con l’istituzione del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare abbiamo voluto dare un messaggio chiaro, mettendo al centro la tutela delle eccellenze agroalimentari ‘Made in Italy’ e aprendo dei canali di interlocuzione con tutte le realtà del comparto Horeca per riuscire a dare risposte concrete. Il Rapporto Italgrob-Censis – osserva – ci fornisce una fotografia nitida della nostra quotidianità, ovvero la convivialità e lo stare insieme. Due aspetti che accompagnano la diffusione di prodotti agroalimentari di qualità. Le nuove sfide sono il rilancio, la ripartenza e la capacità di confrontarsi in ambito europeo. Siamo certi che con il dialogo e il costante coinvolgimento delle realtà che operano all’interno della filiera riusciremo a difendere le nostre eccellenze e i nostri stili di vità.
Per Antonio Portaccio, presidente di Italgrob, ‘il mercato Horeca è il contesto in cui nascono le mode dei consumi, è il contesto in cui il rapporto umano ha grande valore, dove per il 92,9% degli italiani bere e mangiare fuoricasa è parte irrinunciabile del proprio stile di vita e contribuisce al proprio benessere psico-fisico. La sfida che Italgrob vuole raccogliere è quella di portare il distributore a essere attore protagonista, e non comparsa “logistica” al servizio del nuovo ecosistema HO.RE.CA. Una sfida da cogliere e portare avanti non solo attraverso le attività politico sindacali, nelle quali questa Federazione è impegnata sin dalla sua fondazione (1992) a tutela di tutta la categoria dei distributori Horeca, ma anche attraverso un impegno “culturale” funzionale alla crescita del comparto: la collaborazione con il Censis e la realizzazione del rapporto va esattamente in questa direzionè.
Corrado Peraboni, CEO di Italian Exhibition Group, sottolinea che ‘Beer&Food Attraction, BBTech Expo e l’International Horeca Meeting tornano quest’anno alla loro tradizionale collocazione di calendario, strategica per l’intero settore del fuori casa. Quest’anno sono ben 600 i brand presenti su 60mila metri quadri di area espositiva, disposti su 12 dei nostri padiglioni. E sono 114 i buyer, provenienti da 36 Paesi, presenti in fiera grazie alla consolidata collaborazione di IEG con ICE Agenzia e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. E se le nostre fiere rispondono alle aspettative e trovano l’accoglienza del mercato avviene anche grazie alle consolidate e proficue collaborazioni con i principali e più attivi attori delle diverse filiere, quale è appunto – ha concluso – il caso di Italgrob alla quale ci lega da anni una fattiva intesa per lo sviluppo del settorè.
Secondo Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, ‘la sostenibilità connoterà sempre più le attività economiche e la vita collettiva, ma la tutela dell’ambiente dovrà andare di pari passo con una più alta qualità della vita delle persone, altrimenti non conquisterà il consenso sociale. La filiera del fuori casa, e in essa la Distribuzione Horeca, possono apportare un contributo importante a questa transizione, poichè promuovono quella relazionalità sociale diffusa che è essenziale per un upgrading della qualità della vita ed è tanto apprezzata dagli italianì.
Per Maurizio Marchesini, vicepresidente per le Filiere e le Medie Imprese di Confindustria, ‘le filiere rappresentano la via italiana per la competitività e la transizione digitale ed ecologica del sistema produttivo: è proprio nelle filiere che tante piccole imprese hanno trovato la strada per crescere e creare gruppi industriali di medie dimensioni. Questo ragionamento è applicabile a maggior ragione nell’Horeca, dove la distribuzione assume anche un compito pedagogico e finanziario. In una filiera composta a valle da piccole o piccolissime aziende e a monte da imprese industriali grandi o comunque medie, la distribuzione ha la responsabilità di questa intermediazione, non solo di interessi ma anche finanziaria e culturale. Le nostre filiere, e quella dell’Horeca in particolare, hanno dimostrato una grande resilienza, riuscendo a risollevarsi in brevissimo tempo e facendo fronte alla risalita dei consumi. I tempi – afferma – sono difficili e incerti, ma noi siamo un grande Paese con imprese bellissime e ce la faremo anche stavoltà.
Dino Di Marino, direttore generale di Italgrob, dice che ‘una manifestazione che nasce per aggregare i diversi attori della filiera, farli incontrare, dialogare, avviare un confronto, far nascere delle idee e delle proposte. Siamo e vogliamo essere i fautori delle tre ‘C’: collaborare con le istituzioni e con autorevoli Istituti di ricerca, cooperare e condividere progetti con associazioni di riferimento e crescere tutti insieme. E’ questo il ruolo di Italgrob nel contesto della filiera Horeca, prezioso e insostituibilè.
– foto ufficio stampa Ital Communications –
(ITALPRESS).
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2 Luglio 2026di
Redazione
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Le ondate di calore non sono più emergenze stagionali ma segnali di un cambiamento strutturale che impone all’Europa politiche nuove, tanto di mitigazione quanto di adattamento. Lo sottolinea Letizia Moratti, europarlamentare di Forza Italia e presidente della Consulta Nazionale del partito, intervistata da Claudio Brachino per Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress.
“Le ondate di calore sono la conseguenza del cambiamento climatico e questo va detto con assoluta chiarezza”, afferma Moratti. “L’Europa è il continente che si riscalda di più: la media delle temperature europee negli ultimi anni è raddoppiata rispetto a quella media mondiale”. Un dato che impone, secondo l’europarlamentare, un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche. Le conseguenze di queste ondate – blackout elettrici, tensioni negli ospedali, disagi nelle città – richiedono risposte che vadano oltre la gestione dell’emergenza.
“Dobbiamo avere politiche di mitigazione, ma anche politiche di adattamento – spiega Moratti -. Più verde nelle città, ospedali climatizzati, risorse sociali per i più vulnerabili, investimenti in reti elettriche e ferroviarie più resilienti”.
Una visione che abbraccia tanto la dimensione ambientale quanto quella sociale, nella convinzione che le due componenti non possano essere disgiunte. Un legame che emerge con tutta la sua urgenza guardando al settore automotive, “che pesa per l’8% del PIL europeo e che coinvolge non soltanto le grandi imprese ma soprattutto le piccole e medie imprese della filiera e i lavoratori”.
Quindi per l’esponente di Forza Italia il cambiamento climatico “va affrontato in maniera pragmatica”. Gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050 devono rimanere, ma le industrie vanno accompagnate nel processo di transizione. Il rischio opposto è quello di un paradosso pericoloso: “L’Europa contribuisce mondialmente al 6% delle emissioni, la Cina al 33%. Se delocalizziamo in Cina, deindustrializziamo l’Europa e non raggiungiamo gli obiettivi di decarbonizzazione”.
La posizione di Forza Italia e del Partito Popolare Europeo si traduce in una tema chiave: neutralità tecnologica. “Non solo l’elettrico, ma anche il biofuel, l’e-fuel, l’idrogeno, il nucleare di ultima generazione – spiega Moratti -. Inoltre ci sono settori che non possono essere totalmente elettrificati, come la ceramica, il vetro, l’acciaio. Deve essere il mercato a determinare il mix, non regole europee imposte dall’alto”.
Sul fronte energetico, il quadro è altrettanto chiaro: “Paghiamo l’energia dalle tre alle cinque volte i prezzi americani e siamo dipendenti da fonti fossili esterne”. Le rinnovabili – eolico e fotovoltaico – sono necessarie e vanno incrementate, ma non sufficienti da sole: “Non garantiscono la continuità dell’energia, quindi abbiamo bisogno di un mix che dia stabilità”. I Paesi che includono il nucleare nel proprio mix energetico, ricorda Moratti, hanno costi inferiori rispetto all’Italia, che ne è priva.
Ecco perchè l’europarlamentare guarda con interesse al nucleare di nuova generazione, “peraltro già entrato nella tassonomia europea come energia pulita”. Il mix tecnologico è “assolutamente indispensabile per garantire costi inferiori per le aziende e le famiglie e per conseguire quella indipendenza energetica che diventa anche una questione di sicurezza per l’Europa”.
Nessun passo indietro sugli obiettivi climatici del 2050, ma una revisione profonda degli strumenti per raggiungerli.
“Bisogna lavorare per obiettivi intermedi più realistici, per la neutralità tecnologica e soprattutto perchè non ci siano più divieti e costi, ma incentivi”, sostiene Moratti. Incentivi che consentano alle aziende una transizione realistica, che proteggano le famiglie da bollette insostenibili, che salvaguardino le piccole e medie imprese che, a differenza delle multinazionali, non possono abbandonare il territorio europeo. “Una politica pragmatica che arrivi agli obiettivi climatici, ma che salvi le nostre imprese e i nostri lavoratori”.
Un esempio concreto di questo approccio è rappresentato dalla battaglia condotta da Moratti e da FI-PPE contro la direttiva sulle acque reflue. La norma, nelle intenzioni giusta nel voler ridurre i microinquinanti, imponeva alle aziende farmaceutiche costi definiti “esorbitanti e insostenibili” per il trattamento delle acque, senza che fosse verificata in modo rigoroso la reale incidenza del settore farmaceutico e cosmetico sull’inquinamento.
Le conseguenze pratiche sarebbero state pesantissime per i pazienti europei. “L’amoxicillina, antibiotico di base tra i meno costosi, rischiava di uscire dalla produzione perchè i costi annui del trattamento avrebbero superato il prezzo del farmaco stesso – spiega Moratti -. Lo stesso per la metformina, farmaco fondamentale per il diabete”. Il rischio era l’impossibilità di produrre farmaci generici a basso costo, con ricadute gravissime sull’accesso alle cure per milioni di cittadini europei. “Abbiamo fermato la norma e abbiamo chiesto alla Commissione una valutazione di impatto prima di procedere”.
Una vittoria che l’europarlamentare inserisce in un quadro più ampio di revisione delle normative europee, incluse quelle sull’accesso ai medicinali innovativi, che in Italia “purtroppo arrivano in misura ridotta rispetto al passato”.
Nell’intervista con Brachino, Moratti affronta anche il tema dell’immigrazione irregolare e delle norme approvate a livello europeo: “Tengono conto del disagio e delle paure che i cittadini hanno rispetto a un’immigrazione irregolare e illegale”, sottolinea. Le nuove norme europee impegnano l’Unione e gli Stati membri a politiche comuni e coordinate: rafforzamento dei controlli alle frontiere, cooperazione con l’Interpol e creazione di hub extraeuropei “in modo tale che i cittadini che non hanno il diritto di entrare in Europa vengano fermati prima”.
Misure che l’eurodeputata definisce “apolitiche e apartitiche”, frutto di una risposta pragmatica a una sfida concreta che attraversa trasversalmente tutti i Paesi del continente.
– Foto Italpress –
(ITALPRESS).
Cronaca
Lavoro, Meloni “La norma sul salario giusto una vittoria del Paese”
Pubblicato
1 ora fa-
2 Luglio 2026di
Redazione
PADOVA (ITALPRESS) – “Credo di essere l’unico presidente del Consiglio ad aver partecipato nel corso del suo mandato ai congressi di tutte e tre le principali organizzazioni sindacali e penso che questo dica quanto il confronto con le parti sociali sia stato e sia per noi una cifra del lavoro, dell’attività e delle convinzioni di questo governo. E’ un approccio che abbiamo cercato di dimostrare in molte occasioni fin dal nostro insediamento, alcune non sono state comprese ma lo abbiamo sempre fatto con convinzione”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al XIX Congresso nazionale della Uil in corso nella Fiera di Padova alla presenza, tra gli altri, della ministra del Lavoro, Marina Calderone; della segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola; del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. La premier, accolta in sala da un robot umanoide, dopo aver ascoltato la relazione del segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, ha ringraziato l’Unione italiana dei lavoratori “per aver saputo interpretare il confronto tra governo e parti sociali nella sua accezione più nobile e alta” e ha voluto lasciare un “messaggio molto semplice che però in questi anni ha rappresentato la chiave di tante piccole rivoluzioni. Quel messaggio è che la porta del governo, la mia porta, rimarrà sempre aperta al confronto e alla proposta”.
Meloni ha poi ricordato “la scelta di far corrispondere il salario giusto al trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Sicuramente era una rivendicazione della Uil, sicuramente è stata una vittoria, io credo che sia stata una vittoria di tutti i lavoratori italiani, io credo che sia stata una vittoria della nazione nel suo complesso – ha aggiunto -. Con il decreto lavoro noi abbiamo fissato nero su bianco un principio che in Italia non era mai stato riconosciuto e cioè che la contrattazione collettiva, la contrattazione di qualità, è lo strumento più efficace che abbiamo a disposizione per far crescere le tutele, difendere i diritti, rafforzare le retribuzioni dei lavoratori ed è una scelta di campo, perchè per la prima volta lo Stato afferma che la dignità di uno stipendio passa dalla qualità del contratto e non semplicemente da una cifra stabilita a tavolino magari calata da parte dello Stato stesso”. Poi il tema della condizionalità degli incentivi occupazionali, “noi sappiamo bene che per anni lo Stato ha distribuito soldi a pioggia a tutti, anche a chi delocalizzava, a chi non rispettava le regole sulla sicurezza. Noi abbiamo anche qui con coraggio scelto di dire basta, perchè i soldi che lo Stato distribuisce non sono soldi suoi, sono i soldi che raccoglie dalle tasse e dai sacrifici dei lavoratori di questa nazione e vanno spesi con equità, con responsabilità e con l’obiettivo di migliorare la condizione di vita delle persone. Nel mercato del lavoro questo significa che quelle risorse devono essere destinate a chi applica contratti giusti e rispetto ai diritti dei lavoratori – ha ricordato -. Tutto questo ci consente anche di combattere quei contratti pirata che applicano condizioni sfavorevoli quando non addirittura umilianti. Abbiamo deciso, come è stato correttamente ricordato, anche di sostenere i rinnovi nei contratti del settore privato con la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali. Provvedimento che era anch’esso richiesto dalla Uil, che era richiesto dalle parti sociali perchè rafforza il legame tra produttività e salario e contribuisce a dare ancora centralità alla contrattazione collettiva. E’ un provvedimento efficace, è un provvedimento al quale vogliamo dare continuità e stabilità. Io ne ho già parlato con il ministro Calderone e con il ministro Giorgetti, e voglio dire al segretario Bombardieri che il governo raccoglie un’istanza che è vostra e non solamente vostra di garantire che questa misura possa essere confermata anche nella prossima legge di bilancio”.
Il segretario generale della Uil, infatti, proprio nella sua relazione aveva chiesto “al Governo, sia pure in una situazione di bilancio che appare problematica, di considerare il rinnovo dei contratti una priorità e, a tal proposito, di prevedere penalizzazioni per i settori che non li rinnovino, oltrechè per quelle aziende che usano la riduzione del costo del lavoro come strumento per la loro competitività. Al Governo, soprattutto – e lo sottolineo – chiediamo di confermare la detassazione per i contratti che si rinnoveranno nel 2027 e nel 2028”.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Cronaca
Tarquinio “L’Europa sia un gigante forte e gentile, basta doppi standard su Gaza”
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1 ora fa-
2 Luglio 2026di
Redazione
BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Aiuti alla cooperazione e allo sviluppo da difendere senza condizionalità securitarie, allargamento europeo ai Balcani che procede ma con tensioni politiche interne, una svolta necessaria su Gaza dove “la pace dichiarata non c’è”, e una difesa comune europea ancora tutta da costruire. Marco Tarquinio, europarlamentare del Partito Democratico e membro del gruppo S&D, traccia un quadro ampio della politica estera e delle relazioni internazionali dell’Unione in un’intervista a Claudio Brachino per Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress.
Punto di partenza è una relazione approvata dall’Assemblea di Strasburgo nella stessa settimana in cui il Parlamento europeo ha adottato il regolamento rimpatri una relazione di segno opposto, negoziata da Tarquinio per il gruppo S&D insieme a un relatore del Partito Popolare Europeo, che riguarda la Commissione Sviluppo e Cooperazione Internazionale. “I sostegni allo sviluppo e gli aiuti umanitari dell’Europa sono oggi la maggiore forza di sviluppo e umanitaria sulla scena globale dopo la ritirata degli Stati Uniti d’America”, afferma Tarquinio, sottolineando che il testo approvato “ha salvato il cuore dei principi che muovono questo tipo di azione”, ovvero la costruzione di legami con altri paesi nell’interesse reciproco, in un approccio win-win, senza introdurre le condizionalità spinte da una parte dello schieramento di destra ed estrema destra dell’Assemblea.
In termini quantitativi, ricorda l’europarlamentare, le risorse in gioco sono enormi: “Gli aiuti allo sviluppo e gli aiuti umanitari dell’Unione Europea muovono qualcosa come 300 miliardi di euro complessivi, mettendo insieme le forze dell’Unione Europea in quanto tale, degli Stati membri, della società civile, le dimensioni cooperative e imprenditoriali”. L’obiettivo dichiarato è mantenere questa azione nella sua vocazione originaria: “Non farlo deragliare in senso meramente securitario, che è una delle tendenze di questo tempo. Tutte queste iniziative contribuiscono a creare una dimensione di difesa per l’Europa perchè creano relazioni virtuose con i nostri interlocutori”.
Secondo l’esponente dem “l’Unione Europea può essere un gigante forte e gentile sulla scena internazionale, a differenza di imperi che stanno agendo chiaramente all’interno di uno schema di competizione per l’egemonia. L’Europa ha degli interessi da difendere, ma soprattutto un modello da proporre che è alternativo radicalmente alla logica e alla la pratica della guerra, sia sul piano delle armi, sia sul piano del commercio e delle relazioni”.
Sul fronte dell’allargamento, Tarquinio si sofferma in particolare sull’Albania: “Sono aperti tutti quelli che vengono definiti cluster negoziali”, spiega, precisando che si tratta di oltre 30 materie oggetto di negoziato, dallo stato di diritto alla libertà di stampa, dalla tutela ambientale all’autonomia della giustizia. “L’Albania ha aperto tutti i capitoli negoziali e dovrebbe chiuderli entro il 2027”.
Sulla Siria, Tarquinio è il negoziatore del gruppo S&D per una relazione che verrà votata in autunno dal Parlamento europeo.
“Stiamo rivitalizzando tutte le relazioni”, dice Tarquinio, che si fa portavoce di una proposta concreta: consentire ai rifugiati siriani integrati in Europa di tornare temporaneamente in Siria per valutare la situazione “senza perdere lo stato di rifugiati nell’Unione Europea, creando un movimento virtuoso, delle porte girevoli”. Una misura che definisce “molto importante” per favorire un rientro graduale e consapevole. Ma la priorità resta la transizione politica: “Il ruolo delle donne, il rispetto di tutte le minoranze. La Siria è un paese mosaico – musulmani di diverse correnti, cristiani, alawiti – e questo va preservato in un Paese che ha subito una guerra civile drammatica e conta ancora milioni di sfollati interni e molti profughi all’estero”.
Il passaggio più netto riguarda il conflitto a Gaza. “Si è dichiarato che c’era una pace, ma quella pace non c’è e continua una condizione di assedio di un popolo ridotto a vivere in spazi estremamente risicati”, denuncia Tarquinio, che ha portato al Parlamento europeo questa settimana un’installazione artistica – un tavolo le cui gambe sono protesi di vittime di guerra, accompagnata da una performance di Alessandro Bergonzoni – per tenere viva la cultura del negoziato. I responsabili di quanto accade a Gaza, secondo Tarquinio, sono individuabili: “Netanyahu, Ben Gvir, Smotrich”.
E l’accusa all’Unione Europea è diretta: “Non riesce ad agire perchè non sta facendo le cose giuste. C’è un doppio standard: nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina sono stati messi in campo diversi strumenti, anche le sanzioni, nei confronti di Israele non stiamo mettendo in campo nulla”. Tarquinio cita anche il blocco sull’etichettatura dei prodotti provenienti dai coloni illegali in Cisgiordania, ostacolato da una minoranza di paesi tra cui, lamenta, “anche il governo italiano. I cittadini e i consumatori hanno il diritto di sapere che cosa acquistano e da dove viene”, ribadisce.
Sul tema della difesa europea, Tarquinio prende le distanze dalla sola logica del riarmo. Richiamando una ricerca dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (Iriad), che denuncia l’assenza di una vera difesa comune: “C’è una competizione tra i campioni produttivi nazionali dei diversi Paesi che non stanno lavorando insieme. Il caso più clamoroso è la rottura della trattativa per costruire insieme un caccia franco-tedesco”. Ancora più grave, ai suoi occhi, il ritorno negli arsenali di alcuni paesi europei di armi precedentemente bandite: “Le bombe a grappolo, le mine antiuomo. Stiamo andando nella direzione sbagliata”. La proposta alternativa è quella di una “difesa a due braccia: una militare ma non aggressiva, nel solco dell’articolo 11 della Costituzione e dell’articolo 3 dei Trattati europei, e una civile non violenta, fatta di corpi civili di pace – la proposta storica di Alex Langer, già approvata tre volte dal Parlamento europeo ma ignorata dagli Stati membri”.
“Dobbiamo raggiungere un’autonomia strategica, che si ottiene con una difesa comune, che significa ridurre le spese militari con un’economia di scala, e sviluppare tutte le altre modalità che fanno dell’Europa un soggetto diverso da Stati Uniti e Cina sulla scena globale”.
– Foto Italpress –
(ITALPRESS).


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