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Magnini “Paltrinieri una certezza, a Parigi per vincere”

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FIRENZE (ITALPRESS) – “Gregorio Paltrinieri è una certezza: anche se inizia ad essere grande è un atleta che si presenterà alle Olimpiadi di Parigi per vincere l’oro. Poi abbiamo i ragazzi che hanno conquistato medaglie ai Mondiali e che sono diventati campioni del mondo come Martinenghi e Ceccon. Le staffette sono molto forti però se devo fare un nome, sarà che ha nuotato al mio fianco quando ero capitano, dico Gregorio Paltrinieri”. Lo ha detto l’ex nuotatore Filippo Magnini a margine di Fiera Didacta, in svolgimento a Firenze, in merito al nome di un possibile oro alle prossime olimpiadi di Parigi 2024. “Il nuoto italiano lo vedo molto bene – ha aggiunto l’ex bi-iridato nei 100 stile libero, una delle ‘legend’ di Sport e Salute – Penso che tutto quanto fatto dalla generazione precedente abbia tramandato una grossa responsabilità ai ragazzi di oggi, che non solo l’hanno raccolta ma lo hanno fatto nel migliore dei modi visto che abbiamo una Nazionale fortissima a detta di tanti, forse la Nazionale più forte, sicuramente la più coesa. E’ bello vedere che l’Italia nel nuoto c’è sempre, continua ad esserci ed anzi sta crescendo sempre di più”. E a chi gli ha chiesto cosa si debba fare per far crescere ulteriormente il nuoto italiano, Magnini ha risposto: “Il nostro sport è abbastanza fortunato perchè grazie ai costanti risultati siamo riusciti ad uscire dal discorso che abbiamo importanza solo nell’anno olimpico. Ci sono altri sport, purtroppo chiamati minori, che si vedono solo nell’anno olimpico, il nuoto invece soprattutto nei Mondiali e negli Europei è abbastanza considerato grazie ai risultati degli atleti. Ovvio che si possa fare sempre di più negli investimenti, non solo nelle strutture ma anche nei progetti o negli atleti con gli sponsor, o nella visibilità di certe gare, come ad esempio un campionato italiano che possa diventare molto importante per noi atleti”.
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(ITALPRESS).

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Darderi vola in semifinale a Bastad, Borges battuto in due set

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ROMA (ITALPRESS) – Luciano Darderi è approdato alle semifinali del “Nordea Open”, torneo Atp 250 in scena sulla terra rossa di Bastad, in Svezia, con montepremi totale pari a 612.620 euro. L’italo-argentino, campione in carica, numero 18 del mondo e seconda testa di serie del main draw, ha sconfitto nei quarti di finale il portoghese Nuno Borges, numero 52 del ranking internazionale, con lo score di 7-6 (9) 6-4. In semifinale Darderi sfiderà il paraguaiano Adolfo Daniel Vallejo, numero 71 della classifica Atp, vincitore oggi contro l’azzurro Stefano Travaglia.

– foto IPA Agency –

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Addio a Osvaldo Bagnoli, morto a 91 anni l’allenatore dello storico scudetto dell’Hellas Verona

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VERONA (ITALPRESS) – Lutto nel mondo del calcio: è morto Osvaldo Bagnoli, allenatore dello storico scudetto dell’Hellas Verona del 1984-85. Il tecnico – che in carriera ha allenato tra le altre anche Genoa e Inter – aveva 91 anni e si è spento all’ospedale Borgo Roma di Verona.

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L’attesa di Messi e Yamal, la finale passa dal duello tra fuoriclasse

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di Enrico Currò

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Lionel Scaloni è stato allievo di Luis de la Fuente al corso allenatori frequentato in Spagna. E dal ct spagnolo il ct dell’Argentina ha imparato parecchio, per sua stessa ammissione. Ora, però, non c’è allievo e non c’è maestro. Bisogna vincere il Mondiale. Per farlo, serve innanzitutto gestire nel migliore dei modi i due campioni più attesi all’ultimo atto, che oscillano tra stati d’animo opposti.

Euforico Leo Messi, dopo la formidabile rimonta dell’Argentina sull’Inghilterra. In apprensione Lamine Yamal, che con l’azione del rigore conquistato anticipando Digne in area ha messo subito in discesa la semifinale con la Francia, ma ha anche preso un colpo fastidioso, nell’imminenza della finale di domenica. Il diciannovenne Yamal è per la Spagna una pietra preziosa, da maneggiare con estrema cura. La fasciatura che gli avvolge la coscia sinistra sarà anche una semplice precauzione dopo l’infortunio dello scorso aprile al bicipite femorale, come spiega lo staff della Roja che gli ha comunque consigliato di saltare l’allenamento di giovedì insieme all’altro acciaccato Pedro Porro, ma è pure il segno di una preoccupazione che non ci voleva.

Invece, nel caso del superlativo Leo Messi non esiste particolare cautela dello staff argentino: a dispetto dell’età, il rendimento del campione è stato finora strepitoso e proprio nel finale ha piazzato spesso i colpi decisivi, come i due assist per Enzo Fernandez e Lautaro Martinez contro l’Inghilterra. A 39 anni non è uno scherzo avere giocato per intero 5 partite su 7 (con la Giordania è entrato nella mezz’ora finale, con l’Algeria è uscito al 35′ del secondo tempo), incluse quelle con Capo Verde e Svizzera, finite ai supplementari.

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Ma al di là dell’anagrafe, il calciatore più forte del mondo sa benissimo come gestire le proprie energie ed è così indispensabile che i compagni di squadra, durante i festeggiamenti sul campo, gli hanno chiesto in maniera formale di non abbandonarli alla fine del Mondiale, qualunque sia l’esito della partita con la Spagna. Il veterano Cristian “Cuti” Romero, che può ben rappresentare il ruolo di portavoce essendo stato in campo nel 2022 in Qatar con l’Albiceleste campione del mondo, si è avvicinato al capitano e lo ha implorato di tornare sui suoi passi: “Resta per altri due anni”, gli ha detto il difensore del Tottenham, come rivela sui siti web argentini uno dei tanti video che hanno immortalato la festa. Il seguito è stato il sorriso di Messi, accompagnato da un sussurro indecifrabile anche per gli esperti nella lettura del labiale.

Ma il fatto stesso che il dubbio sull’addio del fuoriclasse alla Selección resti tale, almeno fino a dopo la finale, dimostra come un piccolo spiraglio per il ripensamento, secondo i media argentini, ancora esista. E che l’eventuale assalto all’ennesimo record, quello del numero di presenze in Nazionale, possa essere tentato, magari grazie allo stimolo legato al nome del primo in graduatoria: il rivale di sempre Cristiano Ronaldo, che ha giocato col Portogallo per 233 volte, contro le 206 di Messi.

Non è comunque ai traguardi minori che punta il numero 10, e con lui l’Argentina: vogliono tenersi la coppa del mondo vinta quattro anni fa. L’incognita per tutti, argentini e spagnoli, spesso sottolineata dalla Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, è il calendario zeppo di partite, col Mondiale extralarge a 48 squadre che è arrivato al culmine di una stagione infarcita di impegni dei campionati e delle coppe europee e che, con trasferte lunghe e frequenti, ha accentuato stanchezza e rischio di infortuni. In Qatar il vantaggio per le finaliste, Argentina e Francia protagoniste di una partita magnifica, giocata a ritmo alto, era stato il Mondiale collocato d’inverno, per evitare le impossibili temperature estive dei Paesi del Golfo Persico. I calciatori erano arrivati ancora freschi all’appuntamento, nemmeno a metà dell’annata calcistica.

In America, invece, la fatica della stagione si fa sentire. E qui Messi, che ha il doppio degli anni di Yamal, è paradossalmente avvantaggiato, perché con l’Inter Miami gioca in un campionato meno impegnativo, la Mls, e in coppe meno stressanti di quelle che deve affrontare il Barcellona, tra Liga e Champions. Ma il giovane Lamine non vuole assolutamente rinunciare a questa partita: la finale del Mondiale è il punto più alto di ogni carriera calcistica. Va vissuta a qualsiasi costo, facendo fisioterapia più del solito. Quello tra i campioni di Argentina e Spagna resta il vero duello nel duello.

– Foto Ipa Agency –

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