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Cronaca

glo for art, Iacurci porta alla Design Week “Dry Days, Tropical Nights”

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MILANO (ITALPRESS) – “Laboratorio Futuro” è il tema proposto dal Fuorisalone 2023, che si terrà dal 17 al 23 aprile, un momento di analisi e sperimentazione per tradurre le sfide di oggi in opportunità di domani. In questo contesto, glo sarà tra i protagonisti di Brera Design District con il suo progetto artistico glo for art insieme ad Agostino Iacurci, artista dall’ironia sottile e brillante, riconosciuto per le sue opere caratterizzate da forme sintetiche e colori splendenti.
Per glo, Agostino Iacurci porta alla Design Week 2023 “Dry Days, Tropical Nights” un’opera dal forte impatto visivo e culturale. Una grande installazione che avvolge la torre in largo Treves, prossimo alla demolizione. L’ultima preziosa occasione per il pubblico, quindi, di varcare per la prima volta la soglia dello storico edificio in Brera, che dopo il Salone del Mobile, verrà abbattuto per dar vita a un nuovo progetto.
L’intervento di Iacurci prende vita dalla facciata esterna per poi proseguire all’interno del palazzo nell’ampia lounge, uno spazio che avvolgerà i visitatori in uno spettacolo di colori e luci grazie alle numerose installazioni realizzate ad hoc dall’artista.
Riconosciuto a livello internazionale per il suo linguaggio immediato e pop, di grande forza grafica, Agostino Iacurci realizza per glo un’opera che invita lo spettatore a guardare al futuro del Pianeta e in generale dell’umanità e a ripensare un futuro migliore, tutti insieme.
La sua riflessione prende spunto dal libro “Viaggio in Italia nell’Antropocene” dove il filosofo ed evoluzionista Telmo Pievani e il geografo Mauro Varotto hanno immaginato come si trasformerà l’Italia nel 2786. I climatologi valutano che con l’attuale gestione del Pianeta, ci troveremo di fronte a paesaggi desertici e tropicali.
Da questa considerazione prende vita “Dry Days, Tropical Nights”: da una parte la luce del giorno, il colore, la positività; dall’altra la dolcezza della notte e le domande esistenziali. La silhouette di palme, gli occhi delle finestre che diventano tramonti tropicali, l’aridità delle immagini, la luce, ci riportano a quello che potrebbe essere il nostro domani.
La sua opera è caratterizzata ironicamente da un’esplosione di colori accesi, la cui allegria contrasta nettamente con l’urgenza della tematica affrontata, come a voler riflettere l’approccio contemporaneo di tutti noi, che, pur consci dei cambiamenti climatici a cui assistiamo, continuiamo a vivere le nostre vite, come se non esistesse un problema reale.
Iacurci vuole però aprire uno spiraglio di speranza: Dry Days, Tropical Nights rappresenta una visione, un’opera da vivere attraverso un percorso ricco di contrasti e altamente suggestivo dove ripensare a un domani più consapevole.
“E’ per noi un grande piacere portare a Milano un’opera di questa importanza non solo artistica ma culturale, all’interno di uno dei luoghi simbolo del Fuorisalone 2023. Siamo certi che il nostro entusiasmo nei confronti dell’installazione di Agostino Iacurci sarà condiviso con il pubblico della Design Week, sempre alla ricerca di novità da scoprire e condividere – commenta Brigitte Maria Santner, Country Manager di BAT Italia -. Quest’anno, in particolar modo, il tema proposto da Fuorisalone è a noi molto caro. Credo che l’invito a riflettere sul futuro e sulle attività che possiamo portare avanti tutti noi oggi per garantire un domani migliore sia un tema di grandissima attualità e che tocca tutti noi da vicino. Come BAT Italia questo è un impegno che stiamo portando avanti da anni. A Better Tomorrow è infatti il nostro purpose aziendale con il quale ci impegniamo a costruire un futuro migliore per i consumatori, per la società e per le comunità in cui operiamo, riducendo l’impatto della nostra attività sull’ambiente e sulla salute offrendo ai nostri consumatori adulti la più ampia gamma di prodotti a potenziale rischio ridotto”.
L’installazione artistica di Iacurci segna una delle tappe del più ampio progetto artistico itinerante glo for art, un format nato per sostenere l’arte e diffondere la cultura, favorendo un processo di democratizzazione dell’esperienza artistica.
L’essenza stessa di glo promuove l’affermazione di sè stessi come esseri unici e irripetibili. Invita il pubblico a sperimentare la curiosità verso nuove esperienze, scoprire nuovi modi di vivere l’arte, il design, la musica, con un approccio positivo e consapevole. Sottolinea l’importanza di vivere e condividere le proprie passioni, emozioni e valori, oggi più che mai anche attraverso momenti reali, non solo digitali.
“Dry Days – Tropical Nights” è un’installazione artistica che prende il nome in prestito da due indicatori ambientali che descrivono la severità del caldo durante un determinato periodo in una data area – commenta Iacurci -. Stando a questi indicatori, nel giro di poche centinaia d’anni, la pianura padana e l’Italia si trasformeranno in un paesaggio tropicale con aree desertiche. L’installazione si configura come una sorta di visione che attraverso interventi pittorici, scultorei e luminosi e trasformerà temporaneamente gli spazi esterni ed interni dell’imponente torre di Largo Treves 1 in un paesaggio onirico”. “Il progetto – conclude – è immaginato come un’allucinazione che dialoga con l’architettura dell’iconico palazzo progettato da Arrigo Arrighetti nel cuore di Milano trasformandolo in una sorta di oasi che è allo stesso tempo miraggio scintillante e presagio inquietante di un futuro prossimo”.

– foto ufficio stampa MSL Group –
(ITALPRESS).

Cronaca

Il “Bosco dei Piloti” di Monza cresce con 22 nuovi alberi grazie all’iniziativa “Ogni Pilota, un Albero”

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MONZA (ITALPRESS) – Il verde è sempre più protagonista all’Autodromo Nazionale Monza con “Ogni pilota, un albero”, il progetto che per il quarto anno unisce la passione per il motorsport all’impegno per la tutela dell’ambiente, la sostenibilità e la valorizzazione della biodiversità. In occasione del Gran Premio d’Italia 2026, l’area “Bosco Bello” del Parco di Monza, all’altezza della Variante Ascari, si arricchisce di 22 nuove piante, una per ciascun pilota partecipante al Gran Premio d’Italia, ampliando ancora di più il “Bosco dei Piloti” che lega simbolicamente i protagonisti della Formula 1 al territorio e alla sua vocazione ambientale.

L’iniziativa è promossa dall‘Automobile Club d’Italia e dall’Autodromo Nazionale Monza, con il contributo del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri, e si inserisce nel progetto “Un albero per il futuro”, il programma nazionale di educazione ambientale dell’Arma dei Carabinieri. Le 22 nuove piante del “Bosco dei Piloti” sono state fornite dal Centro Nazionale Carabinieri Biodiversità di Pieve Santo Stefano.

“Gli investimenti continui nel rinnovo dell’Autodromo sono puntati anche sulla valorizzazione della biodiversità del Parco di Monza e sulla sostenibilità delle manifestazioni ospitate – dichiara il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russaperché il patrimonio naturalistico della più grande area verde urbana d’Europa non va solo tutelato, ma anche promosso e incrementato nel tempo”.

“La sostenibilità è al centro della missione della Formula 1 – sottolinea Stefano Domenicali, presidente e CEO di Formula 1 e siamo davvero lieti di vedere crescere, anno dopo anno, questa iniziativa, che guarda al futuro con continuità e responsabilità. Sapere che, ancora una volta, il Gran Premio d’Italia contribuisce a lasciare un segno concreto sul territorio è motivo di grande soddisfazione”.

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-Foto ufficio stampa Aci-
(ITALPRESS).

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Cronaca

Voghera Fotografia 2026 si presenta alla città: sette mostre e duecento immagini per raccontare 200 anni di fotografia

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Questa mattina la conferenza stampa della settima edizione. Dal 12 al 27 settembre il Castello Visconteo ospiterà esposizioni, workshop, talk e incontri. “Universi Paralleli – La bellezza degli altri Mondi” sarà il filo conduttore di un Festival che, nel bicentenario della fotografia, guarda anche alle sfide poste dall’intelligenza artificiale

VOGHERA – Duecento anni dopo la nascita della fotografia, il confine tra immagine e realtà è diventato uno dei grandi temi del nostro tempo. È da questa riflessione che prende le mosse la settima edizione di Voghera Fotografia, il Festival Nazionale promosso dall’Associazione Spazio 53 – Visual Imaging APS in collaborazione con il Comune di Voghera, presentato questa mattina alla città e in programma dal 12 al 27 settembre al Castello Visconteo.

Sette mostre, circa duecento immagini, workshop, talk, incontri, presentazioni e momenti di approfondimento comporranno il programma di un’edizione particolarmente significativa, dedicata ai 200 anni dalla nascita della fotografia e costruita attorno a un interrogativo sempre più centrale: che cosa significa oggi fotografare, documentare e testimoniare la realtà quando l’intelligenza artificiale può produrre immagini perfettamente credibili di mondi, persone ed eventi che non sono mai esistiti?

Alla conferenza stampa sono intervenuti Paola Garlaschelli, sindaco di Voghera, Simona Virgilio, assessore alla Cultura, Arnaldo Calanca, direttore del Festival, e Michele Dalla Palma, direttore artistico e curatore delle mostre.

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L’incontro ha permesso di illustrare non soltanto il calendario della manifestazione, ma anche il progetto culturale che accompagnerà Voghera Fotografia in un anno simbolico per la storia dell’immagine.

Dal 1826 all’intelligenza artificiale: due secoli che hanno cambiato il modo di vedere il mondo

Era il 1826 quando il francese Nicéphore Niépce realizzò quella che viene considerata la più antica fotografia conosciuta. Un’immagine destinata ad aprire una rivoluzione culturale e tecnologica che avrebbe modificato per sempre il modo di osservare, raccontare e conservare la memoria del mondo.

Due secoli dopo, la fotografia vive una nuova trasformazione radicale. Ogni giorno vengono prodotte miliardi di immagini e, attraverso l’intelligenza artificiale generativa, diventa possibile creare rappresentazioni fotografiche estremamente realistiche anche in assenza di un soggetto reale davanti all’obiettivo.

Voghera Fotografia ha scelto quindi di affrontare il bicentenario senza nostalgia, trasformandolo in un’occasione per mettere in relazione la storia dell’immagine con le grandi questioni del presente.

Il Festival vuole inoltre rappresentare il punto di partenza di un percorso destinato a proseguire oltre la chiusura delle esposizioni del 27 settembre, con ulteriori appuntamenti dedicati ai duecento anni della fotografia e al rapporto tra memoria, cultura visiva, tecnologia e nuovi linguaggi.

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Un itinerario ideale che, all’interno dello stesso Castello Visconteo, mette in comunicazione la camera obscura, simbolo delle origini tecniche della fotografia, con le immagini contemporanee generate attraverso gli algoritmi.

Garlaschelli: «Un Festival che rafforza l’attrattività culturale di Voghera»

Nel corso della presentazione il sindaco Paola Garlaschelli ha sottolineato il ruolo assunto negli anni dalla manifestazione all’interno della programmazione culturale cittadina.

«Voghera Fotografia è ormai uno degli appuntamenti culturali che qualificano l’offerta della nostra città e ne rafforzano la capacità di attrarre pubblico anche da fuori territorio. L’edizione di quest’anno assume un valore particolare perché celebra i 200 anni dalla nascita della fotografia, ripercorrendone la storia ma soprattutto interrogandosi sulle trasformazioni del presente e sul futuro dell’immagine. Siamo orgogliosi che Voghera possa essere protagonista di questa riflessione attraverso un Festival cresciuto, anno dopo anno, per qualità e autorevolezza. Ringrazio l’Associazione Spazio 53 – Visual Imaging APS per il lavoro svolto e tutti i fotografi che partecipano a questa edizione, contribuendo con il loro talento e la loro sensibilità a rendere Voghera un luogo di incontro, cultura e bellezza».

Virgilio: «Educare lo sguardo anche nell’era dell’intelligenza artificiale»

Per l’assessore alla Cultura Simona Virgilio, il bicentenario rappresenta soprattutto l’occasione per mettere in dialogo passato e presente.

«Il bicentenario della nascita della fotografia offre l’occasione per costruire un ponte tra le origini dell’immagine fotografica e le grandi trasformazioni che stiamo vivendo oggi, che non devono farci dimenticare la bellezza reale pur nell’era dell’intelligenza artificiale. Con “Universi Paralleli” vogliamo inoltre invitare il pubblico a riscoprire la bellezza e la capacità di osservare. Mostre, workshop, incontri e approfondimenti trasformeranno il Castello Visconteo in un luogo vivo di cultura, confronto e partecipazione».

“Universi Paralleli”: sette mostre per riscoprire ciò che spesso non vediamo più

Il tema scelto per la settima edizione è “Universi Paralleli – La bellezza degli altri Mondi”.

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In un tempo dominato da una comunicazione che porta quotidianamente davanti agli occhi immagini di guerre, conflitti, violenza e paura, il Festival propone un cambio di prospettiva: recuperare la capacità di osservare ciò che esiste accanto all’uomo e che spesso, proprio per la sovrabbondanza di immagini, finisce per diventare invisibile.

Saranno circa duecento le fotografie esposte nelle sale del Castello Visconteo, lungo un percorso che attraverserà realtà molto differenti: dai micromondi agli spazi sconfinati, dalla natura agli oceani, dai ghiacci alle montagne, fino agli universi più lontani.

Protagonisti delle sette esposizioni saranno Alberto Ghizzi Panizza, Luca Fornaciari, Milko Marchetti, Francesco Turano, Davide Camisasca, Marco Cavazza ed Erminio Annunzi.

Un viaggio nel quale la fotografia torna alla sua funzione più immediata e, forse, più importante: costringere l’occhio a fermarsi e insegnare nuovamente a guardare.

Fotografia, giornalismo e IA: quando un’immagine può non essere più una prova

Tra gli appuntamenti di maggiore attualità figura il talk in programma domenica 13 settembre, dedicato al rapporto tra fotografia e giornalismo nell’era dell’intelligenza artificiale.

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Parteciperanno Claudio Pastrone, presidente d’onore FIAF; Luca Pianigiani, giornalista e fotografo; Luigi Erba, storico della fotografia e autore; Luisa Bondoni, storica dell’arte e critica della fotografia; e Manila Alfano, direttore de La Provincia Pavese.

Il punto di partenza sarà una questione destinata ad avere conseguenze sempre più profonde nel mondo dell’informazione: quale valore conserva una fotografia come testimonianza del reale quando è tecnicamente possibile creare immagini convincenti di qualcosa che non è mai avvenuto?

Per quasi due secoli la fotografia è stata considerata documento, memoria e prova. L’intelligenza artificiale generativa introduce oggi nuovi problemi legati all’autenticità delle immagini, alle procedure di verifica, alla responsabilità di chi le produce e le pubblica e, soprattutto, alla fiducia del pubblico nei mezzi di informazione.

Tre fine settimana di mostre, workshop e incontri

Voghera Fotografia non sarà però soltanto un percorso espositivo.

Durante i tre fine settimana della manifestazione, il Castello Visconteo diventerà un luogo di incontro tra pubblico, fotografi e protagonisti della cultura dell’immagine. Il calendario prevede workshop, talk, presentazioni di libri, dimostrazioni tecniche, videoproiezioni e visite guidate.

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Tra gli appuntamenti formativi figurano il workshop di Massimo Sestini, dedicato all’impiego del drone come nuovo strumento del fotografo; quello di Renato Marcialis, incentrato sulla costruzione della luce nella fotografia di food; il laboratorio di Roberto Cifarelli, dedicato all’arte dell’improvvisazione nel ritratto; e lo shooting editoriale di moda condotto da Fabio Salmoirago.

Dalla camera obscura all’intelligenza artificiale, saranno così duecento anni di immagini ad attraversare idealmente il Castello Visconteo.

Non soltanto per celebrare quello che la fotografia è stata, ma per continuare a porre la domanda che l’accompagna fin dalle sue origini: quanto possiamo fidarci di ciò che vediamo e quanto un’immagine può ancora aiutarci a comprendere il mondo?

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Voghera Fotografia 2026 si presenta alla città: sette mostre e duecento immagini per raccontare 200 anni di fotografia

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Questa mattina la conferenza stampa della settima edizione. Dal 12 al 27 settembre il Castello Visconteo ospiterà esposizioni, workshop, talk e incontri. “Universi Paralleli – La bellezza degli altri Mondi” sarà il filo conduttore di un Festival che, nel bicentenario della fotografia, guarda anche alle sfide poste dall’intelligenza artificiale

VOGHERA – Duecento anni dopo la nascita della fotografia, il confine tra immagine e realtà è diventato uno dei grandi temi del nostro tempo. È da questa riflessione che prende le mosse la settima edizione di Voghera Fotografia, il Festival Nazionale promosso dall’Associazione Spazio 53 – Visual Imaging APS in collaborazione con il Comune di Voghera, presentato questa mattina alla città e in programma dal 12 al 27 settembre al Castello Visconteo.

Sette mostre, circa duecento immagini, workshop, talk, incontri, presentazioni e momenti di approfondimento comporranno il programma di un’edizione particolarmente significativa, dedicata ai 200 anni dalla nascita della fotografia e costruita attorno a un interrogativo sempre più centrale: che cosa significa oggi fotografare, documentare e testimoniare la realtà quando l’intelligenza artificiale può produrre immagini perfettamente credibili di mondi, persone ed eventi che non sono mai esistiti?

Alla conferenza stampa sono intervenuti Paola Garlaschelli, sindaco di Voghera, Simona Virgilio, assessore alla Cultura, Arnaldo Calanca, direttore del Festival, e Michele Dalla Palma, direttore artistico e curatore delle mostre.

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L’incontro ha permesso di illustrare non soltanto il calendario della manifestazione, ma anche il progetto culturale che accompagnerà Voghera Fotografia in un anno simbolico per la storia dell’immagine.

Dal 1826 all’intelligenza artificiale: due secoli che hanno cambiato il modo di vedere il mondo

Era il 1826 quando il francese Nicéphore Niépce realizzò quella che viene considerata la più antica fotografia conosciuta. Un’immagine destinata ad aprire una rivoluzione culturale e tecnologica che avrebbe modificato per sempre il modo di osservare, raccontare e conservare la memoria del mondo.

Due secoli dopo, la fotografia vive una nuova trasformazione radicale. Ogni giorno vengono prodotte miliardi di immagini e, attraverso l’intelligenza artificiale generativa, diventa possibile creare rappresentazioni fotografiche estremamente realistiche anche in assenza di un soggetto reale davanti all’obiettivo.

Voghera Fotografia ha scelto quindi di affrontare il bicentenario senza nostalgia, trasformandolo in un’occasione per mettere in relazione la storia dell’immagine con le grandi questioni del presente.

Il Festival vuole inoltre rappresentare il punto di partenza di un percorso destinato a proseguire oltre la chiusura delle esposizioni del 27 settembre, con ulteriori appuntamenti dedicati ai duecento anni della fotografia e al rapporto tra memoria, cultura visiva, tecnologia e nuovi linguaggi.

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Un itinerario ideale che, all’interno dello stesso Castello Visconteo, mette in comunicazione la camera obscura, simbolo delle origini tecniche della fotografia, con le immagini contemporanee generate attraverso gli algoritmi.

Garlaschelli: «Un Festival che rafforza l’attrattività culturale di Voghera»

Nel corso della presentazione il sindaco Paola Garlaschelli ha sottolineato il ruolo assunto negli anni dalla manifestazione all’interno della programmazione culturale cittadina.

«Voghera Fotografia è ormai uno degli appuntamenti culturali che qualificano l’offerta della nostra città e ne rafforzano la capacità di attrarre pubblico anche da fuori territorio. L’edizione di quest’anno assume un valore particolare perché celebra i 200 anni dalla nascita della fotografia, ripercorrendone la storia ma soprattutto interrogandosi sulle trasformazioni del presente e sul futuro dell’immagine. Siamo orgogliosi che Voghera possa essere protagonista di questa riflessione attraverso un Festival cresciuto, anno dopo anno, per qualità e autorevolezza. Ringrazio l’Associazione Spazio 53 – Visual Imaging APS per il lavoro svolto e tutti i fotografi che partecipano a questa edizione, contribuendo con il loro talento e la loro sensibilità a rendere Voghera un luogo di incontro, cultura e bellezza».

Virgilio: «Educare lo sguardo anche nell’era dell’intelligenza artificiale»

Per l’assessore alla Cultura Simona Virgilio, il bicentenario rappresenta soprattutto l’occasione per mettere in dialogo passato e presente.

«Il bicentenario della nascita della fotografia offre l’occasione per costruire un ponte tra le origini dell’immagine fotografica e le grandi trasformazioni che stiamo vivendo oggi, che non devono farci dimenticare la bellezza reale pur nell’era dell’intelligenza artificiale. Con “Universi Paralleli” vogliamo inoltre invitare il pubblico a riscoprire la bellezza e la capacità di osservare. Mostre, workshop, incontri e approfondimenti trasformeranno il Castello Visconteo in un luogo vivo di cultura, confronto e partecipazione».

“Universi Paralleli”: sette mostre per riscoprire ciò che spesso non vediamo più

Il tema scelto per la settima edizione è “Universi Paralleli – La bellezza degli altri Mondi”.

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In un tempo dominato da una comunicazione che porta quotidianamente davanti agli occhi immagini di guerre, conflitti, violenza e paura, il Festival propone un cambio di prospettiva: recuperare la capacità di osservare ciò che esiste accanto all’uomo e che spesso, proprio per la sovrabbondanza di immagini, finisce per diventare invisibile.

Saranno circa duecento le fotografie esposte nelle sale del Castello Visconteo, lungo un percorso che attraverserà realtà molto differenti: dai micromondi agli spazi sconfinati, dalla natura agli oceani, dai ghiacci alle montagne, fino agli universi più lontani.

Protagonisti delle sette esposizioni saranno Alberto Ghizzi Panizza, Luca Fornaciari, Milko Marchetti, Francesco Turano, Davide Camisasca, Marco Cavazza ed Erminio Annunzi.

Un viaggio nel quale la fotografia torna alla sua funzione più immediata e, forse, più importante: costringere l’occhio a fermarsi e insegnare nuovamente a guardare.

Fotografia, giornalismo e IA: quando un’immagine può non essere più una prova

Tra gli appuntamenti di maggiore attualità figura il talk in programma domenica 13 settembre, dedicato al rapporto tra fotografia e giornalismo nell’era dell’intelligenza artificiale.

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Parteciperanno Claudio Pastrone, presidente d’onore FIAF; Luca Pianigiani, giornalista e fotografo; Luigi Erba, storico della fotografia e autore; Luisa Bondoni, storica dell’arte e critica della fotografia; e Manila Alfano, direttore de La Provincia Pavese.

Il punto di partenza sarà una questione destinata ad avere conseguenze sempre più profonde nel mondo dell’informazione: quale valore conserva una fotografia come testimonianza del reale quando è tecnicamente possibile creare immagini convincenti di qualcosa che non è mai avvenuto?

Per quasi due secoli la fotografia è stata considerata documento, memoria e prova. L’intelligenza artificiale generativa introduce oggi nuovi problemi legati all’autenticità delle immagini, alle procedure di verifica, alla responsabilità di chi le produce e le pubblica e, soprattutto, alla fiducia del pubblico nei mezzi di informazione.

Tre fine settimana di mostre, workshop e incontri

Voghera Fotografia non sarà però soltanto un percorso espositivo.

Durante i tre fine settimana della manifestazione, il Castello Visconteo diventerà un luogo di incontro tra pubblico, fotografi e protagonisti della cultura dell’immagine. Il calendario prevede workshop, talk, presentazioni di libri, dimostrazioni tecniche, videoproiezioni e visite guidate.

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Tra gli appuntamenti formativi figurano il workshop di Massimo Sestini, dedicato all’impiego del drone come nuovo strumento del fotografo; quello di Renato Marcialis, incentrato sulla costruzione della luce nella fotografia di food; il laboratorio di Roberto Cifarelli, dedicato all’arte dell’improvvisazione nel ritratto; e lo shooting editoriale di moda condotto da Fabio Salmoirago.

Dalla camera obscura all’intelligenza artificiale, saranno così duecento anni di immagini ad attraversare idealmente il Castello Visconteo.

Non soltanto per celebrare quello che la fotografia è stata, ma per continuare a porre la domanda che l’accompagna fin dalle sue origini: quanto possiamo fidarci di ciò che vediamo e quanto un’immagine può ancora aiutarci a comprendere il mondo?

L’articolo Voghera Fotografia 2026 si presenta alla città: sette mostre e duecento immagini per raccontare 200 anni di fotografia proviene da Pavia Uno TV.

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