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Economia

Intesa Sanpaolo, Messina “Nel 2023 puntiamo a 7 mld di utile”

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MILANO (ITALPRESS) – Per Intesa Sanpaolo il primo trimestre del 2023 “è stato il miglior inizio d’anno di sempre”, annuncia l’amministratore delegato Carlo Messina, aprendo la conference call con gli analisti per la presentazione dei conti al 31 marzo. I risultati battono le attese. Utile di circa 2 miliardi di euro, grazie principalmente al forte aumento degli interessi netti, con una crescita dell’88% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il contributo maggiore è arrivato dall’innalzamento del margine d’interesse legato all’aumento dei tassi deciso dalla Bce. Piazza Affari festeggia con un rialzo del 3,69%. Messina alza le stime con la previsione per il 2023 di un utile netto di 7 miliardi e conferma il forte impulso sul sostegno al sociale. Nessuna ostilità preconcetta alla tassa straordinaria sugli extra-profitti delle banche a condizione, spiega agli analisti, che venga “utilizzata per contrastare l’aumento delle disuguaglianze e non per ridurre il debito pubblico”. Il conto economico consolidato del gruppo registra un aumento degli interessi netti che si attestano a 3,25 miliardi di euro, in aumento del 66,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In calo, invece, le commissioni nette che scendono del 6,6%, in linea con le previsioni degli analisti. Per quanto riguarda le nuove stime, la banca ha evidenziato che la formula del piano di impresa 2022-2025 è confermata e le “relative iniziative industriali sono ben avviate”.
E questo consente di prevedere una prospettiva di forte rialzo per l’obiettivo di 6,5 miliardi di euro di utile netto nel 2025, grazie dall’aumento dei tassi di interesse. Per quest’anno, inoltre, è previsto un significativo aumento dei ricavi trainati dagli interessi netti, attesi a oltre 13 miliardi , e un forte calo delle rettifiche di valore legate ai crediti incagliati. La banca infatti ha continuato a pulire il bilancio dei crediti deteriorati, per il trentesimo trimestre consecutivo, C’è anche la riduzione dell’esposizione verso la Russia, diminuita di circa il 70 per cento (o 2,5 miliardi di euro) rispetto a giugno 2022 e scesa allo 0,2 per cento dei crediti a clientela complessivi del gruppo. La trimestrale conferma che negli anni la Banca “ha saputo sviluppare un business model che si è rivelato vincente grazie alla sua diversificazione e alla capacità di migliorare in maniera significativa la qualità del credito e di gestire con flessibilità ed efficienza i costi operativi” ha sottolineato Messina, “incrementando progressivamente una patrimonializzazione ben superiore ai livelli richiesti” in anni di “scenari notevolmente sfidanti”.
I risultati “solidi e positivi ci consentono di aumentare la previsione di utile netto del 2023”, aggiunge. Arrivano così buone notizie per gli azionisti con una forte distribuzione di valore pari al 70% dell’utile netto consolidato per ciascun anno del piano di impresa. Previsto anche ed un eventuale ulteriore assegnazione da valutare di volta in volta tenendo conto del capitale in eccesso. Quest’anno gli azionisti potranno contare su una distribuzione pari a 5,8 miliardi considerati il dividendo di maggio, la seconda tranche del buy back, e l’acconto dividendo di novembre. Si tratta di “risorse importanti – prosegue Messina – non solo per i nostri azionisti ma per l’economia del Paese”. Nei primi tre mesi dell’anno la crescita dei ricavi da interessi ha reso possibile l’aumento dell’utile netto, di conseguenza i dividendi maturati sono pari a 1,4 miliardi di euro: di questi circa il 40% è destinato alle famiglie italiane e alle Fondazioni azioniste. “Tutti i nostri stakeholder beneficeranno della nostra performance, non solo gli azionisti”, annunciato il ceo della banca, rispondendo agli analisti che gli hanno domandato sull’uso futuro del capitale in eccesso. Nonostante il debito pubblico “significativo”, di cui la capitalizzazione del 12 per cento prende in considerazione, l’Italia “ha punti di forza sottostimati” e il capitale è “significativo per far fronte a eventuali perdite inattese. Abbiamo la possibilità di fare acquisizioni o a remunerare azionisti”, tuttavia non si vedono “al momento acquisizioni che possano creare valore per i nostri azionisti. Preferisco essere concentrato sul nostro piano di impresa”. Servono risposte sui mercati ma “sono fiducioso che continueremo a realizzare un utile netto significativo, i 7 miliardi di euro sono un risultato che può migliorare anno per anno”, dice ancora Messina.
La banca ha evidenziato che le imposte dirette e indirette generate nel primo trimestre sono state pari a 1,4 miliardi di euro, con un aumento di circa 300 milioni rispetto allo stesso periodo del 2022, con un significativo incremento del beneficio al bilancio pubblico. Prosegue intanto il supporto all’economia reale con circa 15 miliardi di nuovo credito a medio e lungo, di cui 10 miliardi in Italia. Nove miliardi hanno riguardato famiglie e piccole e medie imprese. Prosegue l’impegno sul fronte del sociale e, dopo la donazione di 100 milioni negli anni della pandemia, sono state rafforza le misure per contrastare la povertà e le disuguaglianze. La banca ha messo in campo “10,5 miliardi di euro di credito sociale e rigenerazione urbana tra il 2022 e il primo trimestre 2023”, conclude Messina.

– foto Agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).

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Mercato immobiliare, Bankitalia: nel secondo semestre compravendite e prezzi in frenata

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ROMA (ITALPRESS) – Nel secondo trimestre gli agenti immobiliari hanno indicato un rallentamento dei prezzi di vendita delle abitazioni. I margini di sconto sui prezzi richiesti e i tempi di vendita restano sostanzialmente stabili sui livelli minimi dall’inizio della rilevazione. Le compravendite intermediate dalle agenzie si sono ridotte lievemente nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. E’ quanto emerge dal sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia, elaborato dalla Banca d’Italia.

La domanda di abitazioni resta contenuta e l’offerta di abitazioni continua a ridursi. Le condizioni di accesso al credito rimangono distese e continuano a incidere in misura modesta sulle cessazioni degli incarichi a vendere. I canoni di locazione hanno accelerato rispetto al trimestre precedente nella maggior parte del territorio nazionale, salvo nel Nord-Ovest; hanno decelerato tuttavia nel confronto con lo stesso trimestre del 2025. I giudizi degli operatori sulle prospettive del mercato immobiliare nazionale segnalano un cauto miglioramento, soprattutto su un orizzonte biennale.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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A luglio inflazione al 2,9% su base annua, frena il “carrello della spesa”. I dati Istat

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ROMA (ITALPRESS) – A luglio, secondo i dati definitivi dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,3% su base mensile e del +2,9% su base annua (da +3,0% di giugno); la stima preliminare era 2,8%. Il lieve rallentamento dell’inflazione riflette la dinamica dei prezzi degli energetici non regolamentati (da +13,3% a +11,4%), degli alimentari non lavorati (da +4,4% a +3,6%) e dei servizi vari (da +2,5% a +1,8%); in accelerazione sono, invece, i prezzi degli energetici regolamentati (da +9,2% a +14,8%), dei servizi relativi ai trasporti (da +1,1% a +1,6%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,7% a +3,0%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile a +1,6%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rallenta da +1,9% a +1,8%. I prezzi dei beni decelerano (da +3,3% a +3,2%), mentre la dinamica di quelli dei servizi è in lieve accelerazione (da +2,6% a +2,7%). I prezzi dei beni che compongono il “carrello della spesa” rallentano su base annua portandosi al +1,0%.

Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni passa da -0,7 a -0,5 punti percentuali. Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona scende (da +1,3% a +1,0%), come quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,9% a +3,4%). La variazione congiunturale dell’indice generale riflette l’aumento dei prezzi degli energetici regolamentati (+6,5%), dei servizi relativi ai trasporti (+1,4%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,6%), degli energetici non regolamentati1 (+0,5%), degli alimentari lavorati e dei servizi relativi all’abitazione (+0,3% entrambi); tali effetti sono solo parzialmente compensati dalla diminuzione degli alimentari non lavorati (-1,3%). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,7% per l’indice generale e a +1,8% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a -1,0% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +2,9% su base annua (da +3,0% del mese precedente), confermando la stima preliminare. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,3% e una tendenziale di +2,8%.

– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

A maggio il saldo della della bilancia dei pagamenti turistica dell’Italia è risultato in avanzo di 2,7 miliardi

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ROMA (ITALPRESS) – Lo scorso maggio, secondo i dati della Banca d’Italia, il saldo della bilancia dei pagamenti turistica dell’Italia è risultato in avanzo di 2,7 miliardi, in lieve aumento rispetto allo stesso mese del 2025.

Sia la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia (5,4 miliardi) sia quella dei viaggiatori italiani all’estero (2,7 miliardi) sono cresciute nel confronto con maggio 2025, rispettivamente del 4,3 e del 2,2%. Nella media dei tre mesi terminanti in maggio 2026 i flussi in entrata hanno registrato un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari al 2,3%, a fronte di una sostanziale stabilità delle uscite. La crescita della spesa in Italia è risultata significativamente più elevata per i viaggiatori provenienti dai paesi della Ue rispetto a quelli dai paesi extra-Ue (4,1 e 0,4%, rispettivamente).

La spesa degli italiani all’estero è cresciuta nei paesi UE (3%), mentre è diminuita in quelli extra-UE (-2,7%).

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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