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Cronaca

Cybersecurity, 14 Pmi venete su 100 hanno subito attacchi hacker

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MARGHERA (VENEZIA) (ITALPRESS) – L’86% delle Piccole e medie imprese del Veneto adotta strumenti digitali per supportare l’attività aziendale. Il 14% di queste stesse aziende ha subito attacchi da parte di hacker negli ultimi 4 anni.
Sono dati che fanno pensare, quelli contenuti nel rapporto Cyber Index PMI Veneto realizzato da Generali e Confindustria, con il contributo scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e la partnership istituzionale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Il rapporto è stato presentato all’avvio del roadshow partito proprio dal Veneto per diffondere e promuovere la cultura della gestione dei cyber risk tra le aziende di piccole e medie dimensioni.
“Come Partner di Vita delle persone in ogni momento rilevante, mettiamo a disposizione le nostre competenze e la nostra esperienza per contribuire in maniera concreta a diffondere tra le imprese la cultura della cyber sicurezza e sensibilizzare circa l’importanza dell’adozione di adeguati sistemi di protezione, oltre a sistemi assicurativi innovativi – spiega Marco Oddone Chief Marketing & Distribution Officer di Generali Italia -. Diamo il via al roadshow sul territorio con Confindustria, mettendo a disposizione la nostra esperienza e la consulenza di valore della nostra Rete. Lo facciamo in Veneto, un territorio ad alta densità imprenditoriale e rappresentativo del tessuto industriale italiano di PMI, oltre che luogo per noi molto importante perchè parte integrante della storia di Generali”.
Per Giovanni Baroni, Presidente Piccola Industria e Vice Presidente di Confindustria, “nello scenario attuale, che vede le imprese impegnate in una duplice transizione digitale e sostenibile, investire sulla sicurezza informatica è una vera e proprio leva di competitività. Secondo i dati Istat di gennaio 2023, il maggiore ricorso al lavoro da remoto, che nel 2022 ha coinvolto oltre 7 imprese su 10, ha influito sull’aumento della quota di imprese con almeno 10 addetti che dispongono di misure, pratiche o procedure di sicurezza informatica. Parliamo del 48,3% di imprese contro il 34,4% nel 2019. Tuttavia, la forte incidenza di PMI nel tessuto produttivo del Paese comporta un’ampia diffusione di misure di sicurezza meno sofisticate, evidenziando un divario rilevante tra le grandi imprese e le PMI – prosegue -. Basti pensare che solo il 35,3% delle PMI fa una valutazione di rischio informatico, contro il 74,6% delle imprese con almeno 250 dipendenti e che solo il 14,4% delle imprese di minore dimensione ha stipulato un’assicurazione contro gli incidenti informatici rispetto al 45,1% delle imprese più grandi. Le PMI si dimostrano mediamente meno preparate dal punto di vista tecnologico, con meno competenze interne capaci di sopperire a tale mancanza e, a fronte quindi di rischi maggiori, anche meno assicurate. Proprio per questo, per promuovere una digitalizzazione di successo del sistema produttivo italiano è necessario agire lungo due direttrici: sicurezza e autonomia nell’offerta e diffusione di una domanda basata sulla conoscenza anche dei rischi. E la collaborazione che stiamo portando avanti con Generali costituisce uno dei tasselli fondamentali di questa strategia che vede tutti gli attori in campo lavorare insieme per sostenere le imprese in una transizione sicura e sostenibile”.
“La sicurezza digitale non è più un optional ma un tema fondamentale per assicurare il pieno sviluppo delle nostre Pmi nella transizione digitale e per tutelare gli asset produttivi e informativi delle aziende, sempre più esposti agli attacchi informatici. La limitata presenza di specialisti del settore Ict resta un punto debole delle nostre Pmi. Per quanto riguarda il Nord Est, la quota di imprese che ha competenze specifiche al suo interno si attesta al 14,8%, leggermente superiore alla media nazionale, contro il 21% della media Ue-27 – sottolinea Gian Nello Piccoli, Presidente Gruppo IT di Confindustria Veneto Est -. Quanto alla decisione di investire in formazione Ict e nell’uso di misure e procedure sulla sicurezza informatica, si riscontrano ancora ritardi. Come Confindustria Veneto Est abbiamo fatto convintamente da apripista a uno strumento come il “Cyber Index”, che consente alle Pmi di acquisire consapevolezza sul loro grado di maturità nel riconoscere e gestire la minaccia cyber. L’obiettivo che ci siamo dati è alzare sempre più il livello di prevenzione e ampliare il numero di imprese che già è maturo nella protezione digitale, supportando le imprese, le filiere e l’intera supply chain soprattutto nella formazione su questi temi”.
Sono 158 le PMI venete che hanno partecipato alla survey per monitorare lo stato di consapevolezza delle loro organizzazioni aziendali sui rischi cyber, 90 di esse sono piccole imprese mentre 68 sono medie. Di queste, il 66% delle aziende intervistate opera all’estero, il 27% è fornitore di multinazionali o imprese sopra i 1.000 dipendenti, il 16% ha relazioni con la PA, il 10% opera in Paesi con instabilità geopolitica, il 6% vede il coinvolgimento di infrastrutture critiche nella filiera e il 4% ha sedi o impianti all’estero. Di queste, ben l’86% ha dichiarato di fare ricorso all’utilizzo di strumenti digitali per supportare la propria attività produttiva e il 14% ha subito violazioni negli ultimi 4 anni.
Nell’ottica di aumentare la conoscenza su temi di cyber security e di attacchi informatici per le imprese, sono iniziati oggi gli incontri di formazione e workshop su base territoriale, con la collaborazione del partner tecnico Vodafone Business. Gli esperti di Generali e la rete agenziale coinvolgono, con la loro consulenza di valore, le imprese associate a Confindustria, per garantire una maggior consapevolezza dei rischi legati alla crescente digitalizzazione e per proteggere le imprese dal crimine informatico. Dopo questa prima tappa, il roadshow proseguirà nel corso dell’anno a Torino, Genova, Milano, Perugia e Bologna.
Nel corso dell’evento è intervenuto Enrico Caruso, Head of Cyber Insurance Underwriting (SME&Retail) di Generali Global Corporate & Commercial. Caruso si è focalizzato sulla necessità di aumentare la consapevolezza della propria esposizione al cyber risk in Italia, sull’uso corretto degli strumenti tecnologici come primo strumento di difesa, e sul ruolo che svolgono gli assicuratori nel proteggere il patrimonio dei propri clienti.

– foto xa7/Italpress –

(ITALPRESS).

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Ue, Aurigemma “Ridurre la distanza tra istituzioni e territori”

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BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Garantire “un’omogeneità delle cure su tutto il territorio nazionale”, senza “dividere l’Italia in due”. E’ la priorità indicata da Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio e coordinatore della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, intervistato a Bruxelles da Claudio Brachino per Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress.
Il tema è stato al centro dell’ultimo incontro della Conferenza, svoltosi a Matera. Un confronto, ha spiegato Aurigemma, che riguarda Regioni “differenti non solo per la loro posizione geografica, ma anche per le loro situazioni territoriali”, dalle aree interne a quelle più popolose. Il punto, ha sottolineato, è che innovazione e ricerca stanno facendo passi avanti importanti e l’Italia, “secondo paese più longevo al mondo dopo il Giappone”, deve assicurare a tutti l’accesso alle cure migliori. Su questi temi, ha aggiunto, i presidenti possono convergere “a prescindere dal colore politico”, nell’interesse comune dei cittadini.
Aurigemma è anche membro del Comitato europeo delle Regioni, per cui è stato relatore, a nome di tutti i territori dell’Unione, del parere sulla proposta della Commissione Ue in materia di emergenze sanitarie, nata dalle criticità emerse con la pandemia. Tra i nodi esaminati, l’approvvigionamento dei farmaci e dei principi attivi, la cui produzione viene spesso delocalizzata dalle multinazionali nei paesi dell’Est asiatico per ridurre il costo del lavoro.
“Nel momento della pandemia – ha ricordato – abbiamo vissuto in prima persona la difficoltà di avere scorte farmaceutiche” da distribuire sul territorio. Il testo è stato approvato all’unanimità dalla Plenaria del Comitato e sarà discusso nei prossimi mesi dal Parlamento Europeo.
Nella Settimana europea dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, Aurigemma ha ricordato l’iniziativa “Un Consiglio per la Salute”, il protocollo gratuito attivo da due anni al Consiglio regionale del Lazio. In occasione della Giornata mondiale del cuore, ai collaboratori dell’assemblea è stata offerta la possibilità di effettuare screening cardiologici. “Il tema di fondo – ha osservato – è arrivare a una nuova cultura della prevenzione e degli screening”. Le percentuali di adesione sono ancora molto basse, “non solo in Italia, ma anche in Europa”.
Un aiuto, ha spiegato, arriva dal decreto ministeriale 77 del 2022, che consente di passare da una sanità ospedalocentrica a una sanità del territorio, e dall’apertura delle case della comunità. Prevenzione e screening permettono di intervenire “in tempo utile” con cure meno invasive e con maggiori possibilità di essere curati a casa.
In vista della Settimana europea delle regioni e delle città – co-organizzata da Comitato europeo delle Regioni e Commissione europea, che si svolgerà a Bruxelles dal 12 al 14 ottobre coinvolgendo migliaia di leader locali e regionali, esperti e giornalisti – Aurigemma ha insistito sulla necessità di ridurre “la distanza, che non è solo chilometrica” tra istituzioni europee e territori. Il Comitato delle Regioni, nato con il Trattato di Maastricht, esprime pareri non vincolanti sulle proposte legislative dell’UE, e “le osservazioni che facciamo vengono quasi sempre recepite” dal Parlamento Europeo. Un metodo, ha detto, che dà voce anche ai territori più piccoli. Il Lazio ne è un esempio: 378 comuni, dalla Capitale, con oltre 3 milioni di abitanti, a Marcetelli, nel Reatino, con 59 residenti. “Realtà con problematiche ed esigenze diverse – ha rimarcato – ma proprio per questo è fondamentale che l’Europa se ne faccia carico”.
Tra le iniziative del Consiglio regionale del Lazio, Aurigemma ha citato lo Sportello Europa, pensato per i Comuni laziali: non solo informazione su bandi e scadenze, ma anche formazione in europrogettazione, perchè i dipendenti comunali acquisiscano il know-how necessario per accedere ai fondi europei. Previsti inoltre incontri per rimodulare i fondi di coesione, con l’obiettivo di ridurre il divario tra aree interne e aree più popolose, e momenti di confronto che hanno portato giovani amministratori anche nelle Commissioni del Parlamento Europeo.

 

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

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In tanti alla corsa 5K@EASD a Milano, Novo sensibilizza su diabete e obesità

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MILANO (ITALPRESS) – Ritrovo all’alba l’1 ottobre per i milanesi: in tanti hanno partecipato infatti alla corsa 5K@EASD che Novo, gruppo farmaceutico internazionale, organizza in contemporanea al Congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete. Proprio in questi giorni infatti la comunità scientifica è riunita al MiCo, Milan Convention Centre, per analizzare alcune delle più importanti trasformazioni della diabetologia contemporanea. La 5K@EASD è un appuntamento fisso dal 2010, 5 Km oppure 2 Km e mezzo di corsa o di camminata per accendere un faro sull’importanza della prevenzione non solo per quanto riguarda il diabete ma anche rispetto ad altre problematiche come quelle di metabolismo o come l’obesità. “L’obiettivo della corsa – ha detto Mark Hicken, Senior Vice Presidente EUCAN Region di Novo – è riunire le persone. Una parte davvero importante del prendersi cura della propria vita è il movimento, aiuta a prevenire le malattie e aiuta a mantenersi in salute. Questa corsa consiste nel riunire le persone e farle muovere. E siamo particolarmente orgogliosi del fatto che quest’anno abbiamo aperto questa corsa per includere il grande pubblico”.
Per la prima volta infatti la cittadinanza è stata invitata alla 5K@EASD, durante le scorse edizioni solo medici, ricercatori e professionisti che partecipavano al Congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete potevano prenderne parte. Fra i pacer che hanno tenuto il ritmo durante la corsa c’era anche Phil Southerland, CEO e co-fondatore del Team Novo Nordisk, il primo team al mondo composto da ciclisti professionisti con diabete di tipo 1: “Io ho un motto – ha detto Southerland, cui è stato diagnosticato il diabete quando aveva solo 7 mesi di vita – essere costanti, fare qualcosa ogni giorno. Alcuni giorni ho tempo per fare un allenamento lungo, a volte ho tempo solo per un allenamento breve, ma cerco di fare qualcosa ogni giorno. E penso che anche quel poco ogni giorno nell’arco di un anno ripaghi davvero”.
E l’organizzazione della corsa è un altro tassello nell’impegno di Novo per essere vicino a chi soffre di diabete, in particolare a chi ha meno possibilità di cura. Da poco più di un anno infatti la casa farmaceutica, assieme a Fondazione Banco Farmaceutico, ha messo in piedi un progetto dal titolo ‘Vulnerabilì. L’obiettivo è garantire ad ogni persona con diabete l’accesso alle terapie e supportare gli operatori sanitari: “Stiamo fornendo insulina a titolo gratuito alle persone più vulnerabili della società che in qualche modo sfuggono alle maglie dei farmaci rimborsabili. C’è una grande squadra in tutte le Regioni che individua le persone e che aiuta a distribuire i farmaci”, ha detto Jens Pii Olesen, General Manager di Novo Italia, entusiasta di aver partecipato in prima persona alla corsa: “E’ stata la maggiore affluenza alla corsa di tutti gli EASD che si siano mai tenuti. Si sono svegliati prestissimo per essere al City Life di Milano alle 7.00. Vedere tutti questi partecipanti mi ha reso veramente felice”, ha concluso Olesen.

– Foto fo3/Italpress –
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Gli europei favorevoli a più tasse sulle Big Tech

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BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Gli europei vogliono che le grandi aziende tecnologiche paghino più tasse. Lo rivela un’indagine di SWG e Polling Europe illustrata da Rado Fonda, Head of Research dei due istituti di ricerca, in un’intervista a Claudio Brachino per Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress.
“La stragrande maggioranza dell’opinione pubblica europea è d’accordo sul fatto che bisogna applicare delle tasse maggiori sulle grandi aziende tecnologiche”, spiega Fonda. Le opinioni si dividono però su chi debba applicarle: il 39% ritiene che la tassa vada introdotta a livello europeo, con i proventi destinati al bilancio dell’Unione, mentre il 29% preferirebbe un prelievo nazionale. Solo l’11% è del tutto contrario. “C’è forte supporto a questo tipo di misura per le big tech”, sottolinea il ricercatore.
L’Italia è il Paese dove l’opzione europea trova più consensi: il 46% degli italiani la sceglie, contro il 39% della media Ue.
Ampio gradimento anche per il cosiddetto “EU Incorporated”, la nuova forma societaria ribattezzata “28° regime”.
“E’ la possibilità di aprire aziende in modo molto agevole, semplicemente online, che poi sono riconosciute in tutti i 27 Paesi Ue”, chiarisce Fonda, parlando di “un modo nuovo di costituire delle imprese”. Il 69% dei cittadini europei giudica la misura importante, sia perchè favorisce l’integrazione economica sia per la consapevolezza della necessità di snellire la burocrazia. “In questo caso l’Europa, in un certo senso, va contro la sua immagine negativa di Europa burocratica e cerca di snellire le procedure”, osserva l’esperto, “e per questo è una misura molto apprezzata”.
Più divisa l’opinione pubblica sulla terza questione. Alla domanda se si sarebbe disposti a pagare prezzi leggermente più alti per alcuni prodotti, qualora ciò contribuisse a riportare in Europa la produzione industriale strategica, il 48% si dice favorevole, mentre il 40% è contrario. Il quesito, spiega Fonda, serve a capire “quanto gli europei pensano sia importante tutelare l’industria europea strategica”.
Sul tema emerge anche una frattura politica. Analizzando i dati in base all’area di appartenenza dei rispondenti, l’indagine mostra che gli elettori vicini ai gruppi di maggioranza del Parlamento europeo manifestano una disponibilità “sensibilmente maggiore” rispetto agli elettori dei partiti di estrema destra. “Questo mostra anche un diverso atteggiamento nei confronti dell’Europa”, conclude Fonda.

– Foto Italpress –

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