Economia
Acqua e idroelettrico, servono 48 miliardi di investimenti in 10 anni
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CERNOBBIO (COMO) (ITALPRESS) – Un pacchetto d’investimenti da 48 miliardi di euro in dieci anni per superare l’emergenza idrica, recuperare acqua per le esigenze di famiglie, agricoltura e industria e rilanciare lo sviluppo dell’idroelettrico, l’unica fonte rinnovabile programmabile, asset strategico per la sicurezza energetica del Paese. E’ quello che emerge dallo studio “Acqua: azioni e investimenti per l’energia, le persone e i territori” realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con A2A, presentato oggi nell’ambito del Forum di Cernobbio da Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di A2A e Lorenzo Tavazzi, Partner e Responsabile Scenari e Intelligence di The European House – Ambrosetti.
Uno studio completo e dettagliato sui diversi aspetti legati al ciclo dell’acqua che certifica l’emergenza idrica del nostro Paese (nel 2022 -31% di risorsa disponibile rispetto all’anno prima) e indica i possibili correttivi da mettere in campo: da un lato l’analisi mostra infatti come sia possibile recuperare 9,5 miliardi di metri cubi d’acqua (oltre un terzo di quella consumata in un anno nel nostro Paese) investendo su riuso, riduzione delle perdite e dei consumi e recupero dell’acqua piovana; dall’altro elenca le azioni per ottenere energia idroelettrica aggiuntiva investendo su pompaggi, invasi irrigui, repowering, mini-idroelettrico e nuove centrali (azioni in grado di generare 12,5 Twh l’anno).
Una doppia strategia, articolata in precise linee di intervento, che potrebbe avere un effetto volano sull’economia nazionale, con ricadute positive per 77 miliardi di euro.
“Senz’acqua non c’è futuro. Ma in futuro avremo sempre meno acqua. I cambiamenti climatici, gli sprechi e una gestione poco oculata hanno messo a rischio questa risorsa, come denunciato anche dall’Onu – ha spiegato Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato di A2A -. Sono necessari circa 50 miliardi di investimenti in 10 anni per la salvaguardia del ciclo idrico e della produzione di energia idroelettrica e l’azione congiunta di istituzioni, industria, cittadini. A2A, come Life Company, è pronta ad essere protagonista responsabile di un fronte comune a tutela della risorsa idrica. La circolarità può essere la risposta migliore per la mitigazione degli effetti del climate change: riuso, riduzione e recupero possono rimettere in circolo 9,5 miliardi di mc di acqua, più di quanto perso nel 2022 a causa della siccità. Inoltre, un miglior utilizzo di accumuli e centrali idroelettriche potrebbe generare 12,5 TWh l’anno di energia pulita, più dei consumi domestici annuali di tutta la Lombardia, un contributo essenziale per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione”.
“Gli effetti del cambiamento climatico si aggiungono ad alcune criticità strutturali che segnano la gestione idrica in Italia e che vanno opportunatamente e prontamente attenzionate – ha commentato Lorenzo Tavazzi, Partner di The European House – Ambrosetti -. Investire in adattamento e mitigazione del cambiamento climatico è quindi cruciale, in un contesto in cui il cambiamento climatico sta già impattando significativamente il nostro Paese: nel 2022 le temperature sono aumentate fino a 2,0° C, mentre le precipitazioni cumulate si sono ridotte del 23,2%”.
L’ultimo biennio ha reso evidente nel nostro Paese l’urgenza di intervenire per la mitigazione degli impatti del cambiamento climatico sulla risorsa idrica. Se il 2022 è stato per l’Italia l’anno meno piovoso e più caldo degli ultimi 60 anni, il 2023 vede l’alternanza tra la coda siccitosa del 2022 e precipitazioni intense e fortemente concentrate, indice di una tropicalizzazione del clima italiano.
Nel ciclo infinito della singola goccia, la risorsa influenza una moltitudine di dimensioni, generando energia, sostenendo i consumi civili e produttivi e salvaguardando l’ecosistema. Non solo, nelle stime realizzate dalla Community Valore Acqua per l’Italia di The European House – Ambrosetti, l’acqua attiva anche una filiera industriale produtt iva lunga e articolata, dal settore primario, alla manifattura, fino al settore energetico e al Servizio Idrico Integrato, abilitando la generazione del 18% del PIL industriale italiano, pari a 320 miliardi di Euro. La disponibilità di acqua nel nostro Paese è messa a rischio dagli effetti del cambiamento climatico, di cui il 2022 ha rappresentato l’”anno nero” con picchi di anomalie termiche e pluviometriche e una crescita della frequenza degli eventi estremi, come piogge intense (+50,2% medio annuo negli ultimi 20 anni) e allagamenti (+26,4% medio annuo nello stesso periodo). La tropicalizzazione del clima italiano non si è arrestata e, nella prima metà del 2023, questi fenomeni sono già aumentati del 130% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il disagio legato alla siccità record del 2022 è stato generalizzato. Fino al 40% dei cittadini ha vissuto gli effetti delle politiche di contenimento dei consumi e il 28% ha subìto razionamenti di acqua nel proprio comune di residenza. La carenza idrica si è concentrata nel Nord-Italia con 5 Regioni che hanno adottato lo stato di emergenza (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto e Piemonte).
La combinazione delle linee di efficientamento del sistema idrico nazionale, a fronte di un investimento cumulato di 32,9 miliardi di euro, genererebbe un risparmio idrico di 9,5 miliardi di m3. Non solo: la riduzione stimata dei volumi idrici immessi in rete proveniente dall’efficientamento delle perdite e dal contenimento dei consumi porterebbe anche a un beneficio in termini di energia risparmiata pari a 1,4 TWh annui. Investire nel settore idrico, inoltre, significa attivare filiere di fornitura e subfornitura adiacenti: ogni euro investito nel settore genera infatti 1,6 euro di ulteriori ricadute economiche positive nei settori contigui. Di conseguenza, l’investimento necessario stimato di 32,9 miliardi di euro genererebbe ulteriori ricadute economiche indirette per il Paese pari a 52 miliardi di euro.
La siccità del 2022 non ha solo influito negativamente sui consumi idrici, ma ha messo a rischio anche la capacità di produzione energetica da fonte idroelettrica, ovvero la prima fonte energetica rinnovabile nel nostro Paese con un contributo medio nel periodo 2012-2021 del 42% sul totale della produzione da fonti rinnovabili in Italia.
La siccità record del 2022 ha determinato una produzione lorda idroelettrica nazionale pari a 30,3 TWh, significativamente inferiore della media del decennio 2012-2021 (48,4 TWh). La perdita di produzione dell’Italia ha rappresentato da sola il 25% della riduzione totale europea di produzione idroelettrica del 2022. Per trovare così basso bisogna risalire al 1954, considerando però un parco idroelettrico con una potenza di 3 volte inferiore a quella attuale. Per dare un dimensionamento, se volessimo compensare questa perdita di produzione idroelettrica con il fotovoltaico, sarebbe necessario installare oltre 4 milioni di pannelli, per una superficie complessiva di oltre 58 km2 , pari a 1/3 dell’estensione del Comune di Milano.
L’idroelettrico è anche una risorsa chiave per raggiungere il target legato alla generazione da fonti rinnovabili al 2030 in Italia. Infatti, anche con il massimo dispiegamento di solare ed eolico, senza il pieno apporto dell’idroelettrico il nostro Paese non potrebbe raggiungere gli obiettivi di quota di rinnovabili sul fabbisogno elettrico nazionale stabiliti dalla bozza del nuovo PNIEC (pari al 65%).
Per contenere gli effetti dei fenomeni idrici estremi sul settore energetico, gli operatori possono efficientare l’esistente e realizzare nuove infrastrutture. Nella ricerca sono state identificate 5 linee di investimento prioritarie: costruzione di nuovi pompaggi idroelettrici sfruttando gli invasi già esistenti. I pompaggi sono, infatti, essenziali nella prospettiva di una crescente penetrazione delle fonti rinnovabili non programmabili come eolico e solare. Questi sistemi garantiscono l’assorbimento dell’eventuale “overgeneration” nelle ore di maggiore disponibilità delle rinnovabili – per esempio nelle ore centrali della giornata – abilitando la copertura della domanda nelle ore di carico elevato e basso contributo delle fonti rinnovabili non programmabili. Installando 3,2 GW di nuovi pompaggi in Italia si potrebbe garantire l’assorbimento di “overgeneration” per circa 2 TWh a fronte di investimenti complessivi per 8 miliardi di euro.
Interventi per valorizzare in ottica energetica i rilasci degli invasi esistenti a scopo irriguo da cui è stata stimata una potenza idroelettrica aggiuntiva pari a 350 MW, per una produzione idroelettrica addizionale di 1 TWh e un volume di investimento totale pari a circa 875 milioni di euro.
Repowering degli impianti idroelettrici esistenti con potenza aggiuntiva stimata pari a 1,6 GW, per una produzione idroelettrica addizionale di circa 4 TWh e un volume di investimento totale pari a circa 560 milioni di euro.
– realizzazione di nuovi impianti mini-idroelettrici per una potenza addizionale di circa 700 MW, stimati sulla base del potenziale massimo di installazione e del trend degli ultimi anni, che supporta una produzione idroelettrica aggiuntiva pari a circa 1,8 TWh e un volume di investimento totale di circa 2,8 miliardi di euro.
Interventi per valorizzare in ottica energetica il ruolo dei fiumi e dei bacini alpini e appenninici. Ad oggi, infatti, circa il 90% dei corsi d’acqua alpini e appenninici idonei è sfruttato per la produzione di energia idroelettrica. Impiegando anche la quota rimanente attualmente non utilizzata, tramite la realizzazione di nuovi bacini connessi, sarebbe possibile produrre 3,7 TWh aggiuntivi di energia idroelettrica, con un investimento totale che potrebbe arrivare a circa 3,0 miliardi di euro.
Complessivamente, portando a sintesi le 5 linee di intervento suggerite per contenere gli effetti dei fenomeni idrici estremi sul settore energetico, risulta come gli operatori industriali potrebbero abilitare un recupero di circa 12,5 TWh (73% della produzione idroelettrica persa nel 2022), a fronte di un investimento complessivo di circa 15 miliardi di euro. Grazie alle ricadute positive indirette sui settori attigui – circa 25 miliardi di euro e generati dagli investimenti nella filiera energetica (pari a 1,64 euro ulteriori per ogni euro investito) – la ricchezza totale distribuita sul territorio nazionale sarebbe complessivamente di circa 40 miliardi di euro.
– Foto f01/Italpress –
(ITALPRESS).
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Economia
S&P conferma il rating BB+ di Amplifon con outlook stabile dopo l’accordo per acquisire GN Hearing
Pubblicato
3 ore fa-
17 Marzo 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Amplifon rende noto che S&P Global Ratings ha confermato il rating BB+ con outlook stabile di Amplifon a seguito dell’accordo sottoscritto con GN per l’acquisizione della sua divisione Hearing.
L’outlook stabile, secondo S&P, riflette l’aspettativa che la performance operativa della società rimanga resiliente e che il successo dell’integrazione di GN Hearing comporterà un miglioramento della profittabilità.
In particolare, l’agenzia di rating ritiene che l’integrazione verticale con GN Hearing rafforzerà il posizionamento competitivo di Amplifon, che al closing della transazione potrà beneficiare della complementarietà delle forti competenze di innovazione e manifatturiere di GN Hearing, con le proprie attività nel retail e del maggiore controllo della supply chain. S&P prevede infine un positivo processo di deleverage per la società nei prossimi due anni.
Nel contesto dei finanziamenti ottenuti per finanziare l’acquisizione, Amplifon ribadisce che il prestito ponte (bridge loan) per la copertura dell’intera componente in cassa ha una scadenza fino a 24 mesi.
L’aumento di capitale annunciato, fino a 0,75 miliardi di euro, rappresenta l’importo massimo previsto ed è finalizzato a garantire una struttura finanziaria conservativa per il business combinato al momento del closing (3,0x leva pro-forma al closing, escluse le sinergie), con un ulteriore rapido processo di deleverage atteso successivamente.
L’operazione sarà eseguita entro una tempistica e attraverso strumenti che consentano la partecipazione degli azionisti esistenti (inclusi quelli che hanno già espresso il loro supporto) e degli investitori potenziali, a un prezzo che rifletta una valutazione equa della società.
-Foto ufficio stampa Amplifon-
(ITALPRESS).
Economia
Il mercato immobiliare italiano cresce nel 2025: compravendite +6,5%, aumenta la fascia delle famiglie senza accesso alla casa
Pubblicato
5 ore fa-
17 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il mercato immobiliare italiano continua a crescere nel 2025. Le compravendite residenziali aumentano del +6,5% rispetto al 2024, raggiungendo circa 767 mila transazioni, mentre i prezzi delle abitazioni registrano un incremento medio del +2,2%. Parallelamente si rafforza il mercato delle locazioni, con canoni medi in aumento del +7% e una crescita del +3% nel numero dei contratti. È quanto emerge dal Report FIAIP Monitora Italia, elaborato dal Centro Studi FIAIP, attraverso le rilevazioni degli agenti immobiliari associati, in collaborazione con ENEA e I-Com, che analizza l’andamento del mercato immobiliare 2025, le previsioni per il 2026 e il tema dell’efficientamento energetico degli immobili. Il report è stato presentato presso l’Aula Nassiriya del Senato della Repubblica da Leonardo Piccoli, Presidente del Centro Studi FIAIP, insieme a Ilaria Bertini, Direttrice del Dipartimento Unità per l’Efficienza energetica di ENEA, Franco D’Amore, Vicepresidente I-Com, e Angelo Peppetti, Responsabile Credito ABI, con l’analisi e i commenti finali di Fabrizio Segalerba, Presidente Nazionale FIAIP, del Senatore Marco Dreosto, Segretario della 3 Commissione Affari Esteri e Difesa, e di Vannia Gava, Vice Ministro all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica. Il 2025 segna una fase di consolidamento del mercato immobiliare italiano. Le compravendite residenziali complessive registrano un aumento del +6,5% rispetto al 2024, a conferma di una domanda abitativa ancora solida. Parallelamente aumenta anche l’interesse per l’acquisto di immobili destinati all’investimento e alle seconde case. Un dato che conferma la ripresa dei volumi di scambio, sostenuta dal miglioramento del clima di fiducia delle famiglie. Alla base di questo vi sono il consistente ridimensionamento dell’inflazione e, ancor più, l’inversione di tendenza della politica monetaria della BCE, che ha alimentato la fiducia nel mercato e facilitato l’accesso al credito, in particolare per i mutui prima casa (+10%) anche grazie alla conferma del Fondo di Garanzia Consap, per determinate fasce sociali.
La tipologia immobiliare più compravenduta resta il trilocale usato in zona semicentrale, a dimostrazione di come stia tornando predominante l’acquisto di abitazioni ‘da vivere’, ma con dimensioni non troppo grandi visto il progressivo calo demografico.
Tra le principali città italiane si registrano aumenti dei valori immobiliari che superano la media nazionale del 2,2% a Roma, Napoli, Firenze, Torino, e Milano, confermando il dinamismo delle aree metropolitane a forte vocazione turistica, universitaria e lavorativa.
Il mercato delle locazioni continua a mostrare una forte tensione tra domanda e offerta. Nel 2025 i canoni medi aumentano del +7%, mentre cresce il numero dei contratti del +3%. La domanda si concentra soprattutto su bilocali e trilocali in zone centrali e semicentrali, con una crescente diffusione dei contratti a canone concordato, che registrano un aumento del +8% su base annua. Secondo il report, il mercato locativo sta vivendo una trasformazione strutturale: crescono le locazioni brevi e transitorie, i contratti per studenti e le formule agevolate, mentre risultano più in difficoltà le locazioni ordinarie di lungo periodo.
Il report evidenzia inoltre come alcune città italiane presentino livelli particolarmente elevati di redditività da locazione. Tra i principali mercati urbani Genova +7,5% e Palermo +7% registrano rendimenti lordi superiori al 7%, seguite da Verona e Bari con valori intorno al 6,5%, a conferma del crescente interesse degli investitori verso il residenziale destinato alla locazione. Segnali di ripresa anche per il non residenziale. Un rimbalzo significativo, dopo diversi segni meno, emerge anche per il comparto non residenziale. Nell’ultimo trimestre del 2025 si registrano infatti dati positivi nelle compravendite di negozi (+4,2%), uffici (+5,6%) e capannoni (+4,9%), che portano ad un risultato complessivo nel 2025 rispetto all’anno precedente di + 7,4% (negozi), +3,3% (uffici) e +3,65% (capannoni).
Si tratta di un segnale importante, perché mostra come la ripresa non riguardi soltanto il mercato abitativo ma interessi anche segmenti strettamente collegati alla vitalità economica, alla produzione e ai servizi. Accanto ai segnali positivi del mercato emergono nuove criticità sociali. Aumenta la cosiddetta ‘fascia grigia’ dell’abitare, composta da famiglie, giovani coppie e lavoratori che non riescono ad accedere né al mercato libero né all’edilizia pubblica. La domanda abitativa si concentra sempre di più nelle grandi città e nelle aree urbane con maggiore dinamismo economico e occupazionale, mentre molti territori periferici rischiano una progressiva riduzione della domanda e una minore capacità di attrazione residenziale. Nel 2025 migliora l’apprezzamento per la qualità energetica dell’immobile, nonostante circa il 75% del patrimonio immobiliare italiano sia ancora obsoleto e inefficiente. La qualità energetica sta passando da caratteristica nascosta ad attributo chiaro, capace di incidere sempre di più sul valore dell’acquisto immobiliare. Quasi il 70% degli operatori segnala la necessità di disporre di strumenti di quotazione più evoluti, in grado di valorizzare adeguatamente il premio energetico degli immobili ristrutturati e ad alta efficienza (‘ristrutturato green’). Allo stesso tempo, le classi energetiche meno performanti continuano a rappresentare la quota prevalente del patrimonio immobiliare analizzato. Gli edifici nelle classi E, F e G costituiscono infatti circa il 61% delle villette a schiera e arrivano fino al 71% nel caso di monolocali e trilocali, con un andamento sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Si registrano tuttavia alcune variazioni nella distribuzione delle compravendite per tipologia di immobile: rispetto all’anno precedente aumentano di circa 6 punti percentuali le transazioni relative a bilocali e ville unifamiliari efficientate, mentre diminuiscono leggermente quelle delle tipologie abitative di dimensioni intermedie.
Emergono inoltre differenze significative nella distribuzione delle classi energetiche in funzione dell’ubicazione degli immobili. Nelle zone di estrema periferia gli immobili compravenduti appartengono prevalentemente alle classi meno performanti (E, F e G) e la quota degli edifici più efficienti (A e B) raggiunge appena il 5%. Nelle zone di pregio, invece, la percentuale di immobili nelle classi energetiche più elevate si avvicina al 50%, confermando come la qualità energetica stia diventando sempre più un fattore di valorizzazione del patrimonio immobiliare. Gli agenti immobiliari segnalano come l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) venga percepito sempre più dagli acquirenti come uno strumento utile per orientarsi verso abitazioni meno energivore, pur non rappresentando ancora un elemento decisivo nelle scelte di acquisto. Il mercato sconta oggi una evidente asimmetria: la domanda mostra una crescente attenzione alla qualità energetica degli immobili, mentre oltre il 54% dei venditori non riesce ancora a riconoscere e valorizzare adeguatamente il peso della classe energetica nella determinazione del prezzo o nella preparazione dell’immobile alla vendita. Questa situazione è legata anche alla mancanza di misure e incentivi stabili nel tempo. Il credito e i mutui green restano ancora frammentati e poco conosciuti dagli acquirenti, mentre molti istituti bancari dubitano che il mercato delle ristrutturazioni energetiche garantisca un ritorno economico sufficiente, creando spesso un circolo vizioso che rischia di frenare gli investimenti nella riqualificazione energetica.
È inoltre in crescita, nel 2025, l’impatto della qualità energetica dell’immobile sul prezzo di vendita: il 91,44% degli operatori rileva un aumento del valore di mercato degli immobili efficientati post Superbonus. Un segnale inequivocabile che potrà avere effetti concreti sull’evoluzione dei listini nei prossimi anni. Per il 2026 il report prevede una fase di stabilizzazione del mercato immobiliare residenziale con crescita moderata, sostenuta da condizioni di accesso al credito progressivamente più favorevoli rispetto agli anni precedenti e da una domanda abitativa che resta strutturalmente solida. A sostenere il mercato contribuisce anche il crescente interesse per gli acquisti a fini di investimento e per le seconde case, fenomeno che negli ultimi anni ha mostrato una dinamica significativa soprattutto nelle principali aree urbane e nei territori a maggiore attrattività turistica. In questo contesto si stima per il 2026 una crescita delle compravendite residenziali compresa tra +1,5% e +2%, accompagnata da un aumento dei valori immobiliari intorno al +2%, segno di un mercato che tende a consolidare i livelli raggiunti nel 2025. Nel comparto delle locazioni si prevede un aumento dei contratti pari a circa +3%, con un ulteriore incremento medio dei canoni intorno al +4%, dinamica che riflette il persistente squilibrio tra domanda abitativa e offerta disponibile nelle principali aree urbane. Anche il settore non residenziale – negozi, uffici e capannoni -prevede una moderata crescita: il numero dei contratti è stimato in aumento di circa +1%, con canoni e valori immobiliari attesi in crescita intorno al +2%.
Le prospettive restano quindi complessivamente positive, ma inserite in un contesto economico e internazionale che richiede particolare attenzione. Il 2026 si apre infatti in uno scenario globale caratterizzato da elementi di incertezza legati alle tensioni geopolitiche e all’andamento dei mercati energetici. Le recenti escalation nell’area mediorientale stanno già producendo effetti sui prezzi dell’energia e sulle aspettative economiche globali. L’evoluzione, difficilmente prevedibile, di questi fattori potrà incidere sui livelli di inflazione, sul costo del denaro e sulla fiducia delle famiglie, variabili che rappresentano elementi chiave anche per l’andamento del mercato immobiliare nei prossimi mesi. Dalle risposte degli associati FIAIP al sondaggio emerge inoltre la necessità di rendere più efficiente e organizzato il processo edilizio, per contenere l’impatto dell’aumento dei costi dei materiali da costruzione, cresciuti di circa il 27% negli ultimi tre anni. Ridurre i costi di realizzazione degli immobili rappresenta infatti una condizione fondamentale per ristabilire un equilibrio tra valori di mercato e reale capacità di accesso alla casa delle famiglie, contribuendo al tempo stesso a sostenere i processi di rigenerazione urbana e di riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente.
“Le prospettive per il mercato immobiliare italiano nel 2026 restano complessivamente positive – dichiara Leonardo Piccoli, Presidente Centro Studi FIAIP – pur in un contesto economico e geo politico ancora caratterizzato da alcune incertezze. Secondo le analisi del Centro Studi FIAIP, la domanda abitativa continuerà a sostenere il comparto residenziale, soprattutto nelle grandi città e nelle aree urbane con maggiore dinamismo economico e occupazionale. Grande attenzione nel 2026 alla capacità di accesso alla casa in particolare per le giovani coppie, una questione che se non affrontata adeguatamente dal legislatore potrebbe far aumentare la diseguaglianza sociale nel Paese”. “Due elementi mi sembra importante sottolineare, tra i tanti spunti interessanti che emergono dal rapporto. Il primo tema – dichiara Franco D’Amore, Vicepresidente I-Com – è segnato dalla fine di una fase di incentivazione pubblica estremamente generosa alla ristrutturazione energetica delle abitazioni, riguarda un sempre maggiore e qualificato coinvolgimento del mondo della finanza nella partita dell’efficientamento energetico del parco immobiliare esistente. Il secondo tema concerne la relazione tra povertà energetica e qualità energetica degli edifici soprattutto, come evidenziato dallo studio, nelle zone di periferia o estrema periferia, che richiederebbe la messa a terra di specifiche misure di intervento sia a livello nazionale che locale”. “Un dato significativo – sottolinea Ilaria Bertini, Direttrice del Dipartimento Efficienza energetica di ENEA – è senza dubbio il ridimensionamento, rispetto allo scorso anno, dell’impatto che la performance energetica registra come driver della domanda di immobili. La propensione ad acquistare un immobile in classe energetica elevata, anche secondo gli agenti, risente principalmente della difficoltà di valutare correttamente il rapporto tra costi e benefici dell’efficienza. Come ENEA siamo coinvolti su più ambiti per fornire un contributo alla correzione di queste asimmetrie. Sottolineo in particolare il nostro ruolo di coordinatore nazionale dell’iniziativa europea Energy Efficiency Financing Coalition, finalizzata a incrementare la scala degli investimenti privati in efficienza energetica. A questo progetto andranno a sommarsi le molte attività previste dal Programma Nazionale di Informazione e Formazione per il 2026 per promuovere la cultura dei benefici multipli dell’efficienza energetica”.
“Il mercato immobiliare italiano continua a dimostrare una notevole capacità di resilienza e di adattamento ai cambiamenti economici e sociali. I dati che emergono dal nostro Osservatorio – sottolinea Fabrizio Segalerba, Presidente Nazionale Fiaip –raccontano un settore che resta uno dei pilastri dell’economia nazionale e che continua a rappresentare, per milioni di famiglie, il principale strumento di stabilità e di investimento nel lungo periodo. Accanto ai segnali di crescita e di consolidamento del mercato emergono tuttavia alcune questioni strutturali che richiedono oggi una riflessione più ampia e, soprattutto, un intervento legislativo aggiornato. In particolare, il mercato delle locazioni sta vivendo una trasformazione profonda: cambiano le esigenze abitative, cresce la mobilità lavorativa, si modificano i modelli familiari e aumenta la domanda di soluzioni abitative flessibili. È quindi necessario avviare una stagione di revisione della normativa sulle locazioni che consenta di adeguare gli strumenti giuridici agli attuali standard del mercato, garantendo equilibrio tra diritti dei proprietari e tutela degli inquilini. Un altro grande tema riguarda la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. L’Italia possiede uno dei patrimoni edilizi più estesi e più datati d’Europa e la sfida della transizione energetica rappresenta un’opportunità straordinaria per coniugare sviluppo economico, sostenibilità ambientale e qualità dell’abitare. È però fondamentale che questo processo non lasci indietro le periferie e le fasce sociali più fragili, che spesso vivono negli edifici meno efficienti e con minori possibilità di investimento”. “Proprio per questo – conclude il presidente Fiaip Fabrizio Segalerba – è necessario porre attenzione a quella che sempre più spesso viene definita la ‘fascia grigia’ dell’abitare: famiglie e lavoratori che non riescono ad accedere né al mercato libero né ai sistemi di edilizia pubblica e che rischiano di restare esclusi dalle principali politiche abitative. Su questo fronte riteniamo fondamentale aprire un confronto costruttivo con il legislatore. Come FIAIP siamo pronti a mettere a disposizione delle istituzioni il patrimonio di competenze e di conoscenza del mercato maturato dagli agenti immobiliari su tutto il territorio nazionale. Il nostro osservatorio nasce proprio con questo obiettivo: offrire dati, analisi e proposte concrete per contribuire a costruire politiche dell’abitare più efficaci, capaci di coniugare sviluppo del mercato, qualità urbana e diritto alla casa”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Inflazione +0,7% a febbraio, stima su base annua limata a +1,5%
Pubblicato
9 ore fa-
17 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A febbraio, secondo i dati definitivi dell’Istat, l‘indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,7% su base mensile e del +1,5% su base annua (da +1,0% di gennaio); la stima preliminare era +1,6%. L’accelerazione dell’inflazione risente principalmente della dinamica tendenziale dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +0,7% a +2,9%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +4,9%) e degli alimentari non lavorati (da +2,5% a +3,7%); rallentano i prezzi degli alimentari lavorati (da +1,9% a +1,4%) e aumenta la flessione di quelli degli energetici, regolamentati (da -9,6% a -11,6%) e non (da -5,9% a -6,2%).
A febbraio l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, evidenzia una risalita (da +1,7% a +2,4%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,9% a +2,5%). A febbraio i prezzi dei beni mostrano un lieve calo su base annua (-0,2%, come a gennaio), mentre i prezzi dei servizi aumentano il loro ritmo di crescita (da +2,5% a +3,6%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, dunque, aumenta, passando da +2,7 punti percentuali a +3,8 p.p.. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano appena (da +1,9% a +2,0%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto restano stabili (a +1,9%). La variazione congiunturale dell’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi dei tabacchi (+3,3%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+2,1%), dei servizi relativi ai trasporti (+1,9%), degli alimentari non lavorati (+1,2%), degli energetici non regolamentati e dei servizi relativi all’abitazione (+0,4% per entrambi).
Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli energetici regolamentati (-1,5%) e degli alimentari lavorati (-0,5%). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +1,1% sia per l’indice generale sia per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,5% su base mensile e a +1,5% su base annua (da +1,0% del mese precedente); la stima preliminare era +1,6%. ‘indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,5% e una tendenziale di +1,1%.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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