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LA VOCE PAVESE – “PSICOLOGIA DI UN SUICIDIO”, IL LIBRO-INCHIESTA DI CRISTIAN ROMANIELLO
Pubblicato
2 anni fa-
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Redazione
LA VOCE PAVESE – “PSICOLOGIA DI UN SUICIDIO”, IL LIBRO-INCHIESTA DI CRISTIAN ROMANIELLO
E’ una colpa avere disagio psicologico o psichiatrico? No, eppure molti suicidi – tra i quali molti casi d’attualità in provincia di Pavia e in Lombardia – avvengono per troppi silenzi e colpevoli assenze. Cosa spinge un essere umano a concepire il suicidio? È un comportamento sociale o legato alla libertà individuale? Quali fattori di rischio sono maggiormente rilevanti, tali da richiedere una decisa attenzione? In quali fasi del ciclo di vita aumenta il rischio suicidario? Quali sono i contesti che rappresentano un diretto fattore di rischio per i comportamenti suicidari? Si può intervenire sulle condotte suicidarie? A queste e molte altre domande cerca di rispondere il libro-inchiesta di Cristian Romaniello dal titolo: "Psicologia di un suicidio" (Armando Editore).
È un tema che riguarda tutta la società, un fenomeno che deve interrogare tutti noi. Ciascun capitolo non si limita alla descrizione del fenomeno in oggetto, ma offre spunti e suggerimenti, nonché proposte d’intervento al professionista e al lettore.
Romaniello, vogherese, già Parlamentare della Repubblica italiana della XVIII legislatura, psicologo e giornalista, ha un dottorato di ricerca in Psicologia, Neuroscienze e Statistica in corso presso l’Università degli Studi di Pavia. È socio fondatore e membro del consiglio direttivo del Comitato di scopo per la prevenzione dei comportamenti suicidari. Partecipa al coordinamento della Task Force per la prevenzione del suicidio istituito presso la Consulta delle società scientifiche di psicologia all’interno del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi. Emanuele Bottiroli intervista Romaniello su un tema che è di stretta attualità. Si parlerà di prevenzione, dell’appello di Fedez per il "bonus psicologo", delle generazioni di ieri e di oggi a confronto e della situazione delicatissima nelle carceri, che non devono essere "sottomondi".
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La Voce Pavese – Certificati di residenza falsi, inchiesta a Pavia
Sarebbero alcune centinaia i certificati di residenza rilasciati in modo irregolare da un dipendente comunale, formalmente emessi ma privi della documentazione prevista dalla legge. Molte di queste residenze risulterebbero riferite allo stesso numero civico, dove ha sede una pizzeria. Sulla vicenda sono in corso due accertamenti paralleli: uno della Procura e uno dell’ufficio procedimenti disciplinari del Comune, a Pavia, negli uffici di Palazzo Mezzabarba.
L’istruttoria è ancora nella fase iniziale, ma se le contestazioni dovessero trovare conferma il dipendente rischierebbe il provvedimento più grave: il licenziamento. Secondo quanto emerso, i certificati sarebbero stati concessi soprattutto a cittadini stranieri, in larga parte di origine egiziana. Non è chiaro come l’anomalia sia stata scoperta, ma l’ipotesi più accreditata è che un controllo su uno dei presunti residenti abbia fatto emergere la coincidenza dell’indirizzo con quello di un esercizio commerciale. Quando i nominativi collegati allo stesso civico sono diventati decine è scattato l’approfondimento.
Gli investigatori sarebbero così risaliti al dipendente comunale, già ascoltato in questura. Accertamenti sono in corso anche sui gestori della pizzeria, per verificare se fossero a conoscenza dell’utilizzo dell’indirizzo o se vi fosse un eventuale accordo. Vale, come sempre, la presunzione di non colpevolezza. Sul piano penale, qualora i fatti fossero confermati, le ipotesi di reato potrebbero essere il falso in atto pubblico, se le residenze fossero state concesse come favore, oppure la corruzione, nel caso di compensi o utilità in cambio. Sul fronte disciplinare, invece, non sarebbe necessario attendere una sentenza definitiva: basterebbe la rottura del rapporto di fiducia con l’amministrazione.
La vicenda riaccende l’attenzione sulle procedure per il rilascio della residenza, che prevedono passaggi rigorosi. Per i cittadini stranieri sono richiesti documento di identità valido, codice fiscale, titolo di disponibilità dell’alloggio o dichiarazione di ospitalità, oltre al permesso di soggiorno o alla ricevuta della richiesta. Dopo la domanda allo sportello Anagrafe, la polizia locale effettua un sopralluogo per verificare la reale dimora, di norma entro 45 giorni. Solo dopo esito positivo viene rilasciato il certificato. Proprio questi passaggi, secondo gli inquirenti, nel caso sotto esame non sarebbero stati rispettati o non risulterebbero adeguatamente documentati agli atti.


