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1 MINUTO DIVINO – CHIANTI CLASSICO, 100 ANNI DI CERTEZZE

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1 MINUTO DIVINO – CHIANTI CLASSICO, 100 ANNI DI CERTEZZE
Il 14 maggio 1924, un secolo fa, cominciava la storia del consorzio Chianti Classico. Oggi ci sono 6.800 ettari vitati di bellezza, 486 produttori, dei quali 345 a coprire l’intera filiera vigna-bottiglia, 35-38 milioni di bottiglie l’anno che finiscono in 160 Paesi del mondo. Un appeal crescente, come dimostrano anche i 7 vini del territorio inseriti nella “Top 100” 2023 by “Wine Spectator”, con un posizionamento sempre più alto sui mercati, effetto di un prezzo medio cresciuto del 7% nel 2023 sul 2022 e del 13% sul 2021, anche grazie all’effetto traino della “Gran Selezione”, il vertice della piramide qualitativa del Chianti Classico ed essenza dell’essenza del territorio (che nel 2024 festeggia 10 anni dall’arrivo sul mercato) alla quale, con la vendemmia 2023, si sono aggiunte le 11 Unità Geografiche Aggiuntive in etichetta (realizzate dal cartografo del vino Alessandro Masnaghetti).

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Lombardia Live 24 Breaking News – 12/1/2026

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Lombardia Live 24 Breaking News – 12/1/2026
I fatti del giorno: Rogo Crans-Montana, al Niguarda anche Leonardo Bove – Scuole al freddo, lezioni sospese a Pavia e Voghera – Scontro frontale, due ferite a Bressana – Residenze false, indagine della Procura di Pavia –– Raccolta differenziata, a Milano crescita ferma – Iscrizioni scuola, via alle scelte su portale Unica – Pronto Meteo Lombardia 13 Gennaio.

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Pavia Uno TV Radio Pavia Breaking News – 12 gennaio 2026

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Pavia Uno TV Radio Pavia Breaking News – 12 gennaio 2026
Ogni giorno alle 13, sulle emittenti del gruppo multimediale di Agenzia CreativaMente Editore, potete trovare le notizie in breve del territorio e della regione. Vi aggiorniamo in modo chiaro e veloce, in soli 5 minuti.

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Cittadinanze facili, inchiesta a Pavia

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La Voce Pavese – Certificati di residenza falsi, inchiesta a Pavia

Sarebbero alcune centinaia i certificati di residenza rilasciati in modo irregolare da un dipendente comunale, formalmente emessi ma privi della documentazione prevista dalla legge. Molte di queste residenze risulterebbero riferite allo stesso numero civico, dove ha sede una pizzeria. Sulla vicenda sono in corso due accertamenti paralleli: uno della Procura e uno dell’ufficio procedimenti disciplinari del Comune, a Pavia, negli uffici di Palazzo Mezzabarba.

L’istruttoria è ancora nella fase iniziale, ma se le contestazioni dovessero trovare conferma il dipendente rischierebbe il provvedimento più grave: il licenziamento. Secondo quanto emerso, i certificati sarebbero stati concessi soprattutto a cittadini stranieri, in larga parte di origine egiziana. Non è chiaro come l’anomalia sia stata scoperta, ma l’ipotesi più accreditata è che un controllo su uno dei presunti residenti abbia fatto emergere la coincidenza dell’indirizzo con quello di un esercizio commerciale. Quando i nominativi collegati allo stesso civico sono diventati decine è scattato l’approfondimento.

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Gli investigatori sarebbero così risaliti al dipendente comunale, già ascoltato in questura. Accertamenti sono in corso anche sui gestori della pizzeria, per verificare se fossero a conoscenza dell’utilizzo dell’indirizzo o se vi fosse un eventuale accordo. Vale, come sempre, la presunzione di non colpevolezza. Sul piano penale, qualora i fatti fossero confermati, le ipotesi di reato potrebbero essere il falso in atto pubblico, se le residenze fossero state concesse come favore, oppure la corruzione, nel caso di compensi o utilità in cambio. Sul fronte disciplinare, invece, non sarebbe necessario attendere una sentenza definitiva: basterebbe la rottura del rapporto di fiducia con l’amministrazione.

La vicenda riaccende l’attenzione sulle procedure per il rilascio della residenza, che prevedono passaggi rigorosi. Per i cittadini stranieri sono richiesti documento di identità valido, codice fiscale, titolo di disponibilità dell’alloggio o dichiarazione di ospitalità, oltre al permesso di soggiorno o alla ricevuta della richiesta. Dopo la domanda allo sportello Anagrafe, la polizia locale effettua un sopralluogo per verificare la reale dimora, di norma entro 45 giorni. Solo dopo esito positivo viene rilasciato il certificato. Proprio questi passaggi, secondo gli inquirenti, nel caso sotto esame non sarebbero stati rispettati o non risulterebbero adeguatamente documentati agli atti.

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