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Referendum sulla giustizia, vince il No. L’affluenza sfiora il 59%. Meloni “Rispettiamo decisione italiani, occasione persa”. Schlein “Batteremo il centrodestra alle prossime elezioni politiche”

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ROMA (ITALPRESS) – Sta per ultimarsi lo spoglio dei voti per il referendum sulla riforma della giustizia. Il No al 53,60%, il Sì al 46,40%. Questa la situazione degli scrutini quando sul sito Eligendo del Viminale sono disponibili i dati di 61.441 sezioni su 61.533

È stata del 58,93% l’affluenza per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Questo il dato riferito sul sito del Viminale, quando sono disponibili tutte le 61.533 sezioni relative all’Italia.

MELONI “RISPETTIAMO LA DECISIONE DEI CITTADINI, MA OCCASIONE PERSA”

“Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”. Così su X il premier Giorgia Meloni sul referendum.

“La sovranità appartiene al popolo, e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il Governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini. I cittadini hanno deciso e noi come sempre rispettiamo la loro decisione”. La premier ha inoltre postato un video sui social. “Resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia – prosegue Meloni -, ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e verso il suo popolo”.

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SCHLEIN “BATTEREMO MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE”

“Ci sono più elettori di destra che hanno votato no che non il contrario”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, parlando al Nazareno. “E’ stato un No a una riforma sbagliata e annosa, e’ stato in parte un No all’arroganza del governo che voleva cambiare la Costituzione da solo, la Carta è di tutti”. “Oggi c’è stata una grandissima mobilitazione popolare, due giornate straordinarie per la nostra democrazia. Abbiamo vinto, c’è una maggioranza nel paese che ha fermato una riforma sbagliata”, ha aggiunto.

“Si tratta di un messaggio anche per noi, gli italiani hanno votato per difendere la Costituzione e chiedono alla politica di attuarla e non di stravolgere gli equilibri. Il nostro impegno proseguirà, insieme alla campagna per il No siamo stati impegnati in una campagna di ascolto e non abbiamo intenzione di smettere. Essere all’altezza delle speranze e dei bisogni delle persone che sono venute oggi a votare è un pezzo di lavoro da fare con le altre forze progressiste”, ha spiegato.

“Noi batteremo Meloni alle prossime politiche, è chiaro che questo voto con una affluenza così alta è un messaggio di cui il governo deve tener conto. Per noi le priorità continuano ad essere il potere d’acquisto, i salari, le liste d’attesa. Continueremo a puntellare su questi punti”, ha concluso la segretaria Dem.

CONTE “AVVISO DI SFRATTO AL GOVERNO”

“Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”. Così su X il presidente del M5S Giuseppe Conte, in merito al referendum sulla giustizia. “Quattro anni di governo, zero riforme. Il voto degli italiani è un segnale politico fortissimo, un avviso di sfratto al governo”, ha aggiunto Conte nel corso di una conferenza stampa sul referendum. “Fino a qualche mese fa tutte le previsioni davano per scontata una robusta vittoria del sì: si apre una nuova primavera politica, dove i cittadini sono protagonisti e vogliono voltare pagina, segnando la richiesta di una politica più attenta ai bisogni delle persone e meno occupata a tutelare i politici dalle inchieste”, ha aggiunto. “Il M5S ha tutto il diritto di interpretare questa nuova stagione da protagonista. Questo è un voto molto politico, ma molti degli argomenti utilizzati da Meloni sono stati menzogneri ed esposti a travisamenti. Si è parlato di maggior efficienza della giustizia e rimedi a errori giudiziari, ma in questo modo – ha aggiunto – si è fatta molta confusione con i messaggi veicolati dalla presidente del Consiglio: in quattro anni questo governo ha fatto zero riforme, i cittadini e le imprese hanno altre urgenze relativamente a lavoro povero, scarsa produzione industriale, un quadro internazionale in cui l’Italia non tocca palla”.

TAJANI “IL NOSTRO LAVORO PER MIGLIORARE L’ITALIA CONTINUA”

“Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà. Si è espresso con un grado molto alto di partecipazione e questa, al di là del risultato, è una grande prova di democrazia. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto”. Così in una nota il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Rimangono da sottolineare comunque due questioni fondamentali. La prima è che per l’attività di governo non cambia nulla – prosegue il segretario di Forza Italia -: lo abbiamo detto per tutta la campagna elettorale, noi abbiamo unicamente chiesto un voto sul merito della riforma, non un voto sull’esecutivo. Il voto sul governo sarà l’anno prossimo alla scadenza della legislatura e allora, non oggi, gli italiani decideranno se abbiamo lavorato bene o male. E di sicuro troveranno ancora una volta insieme Forza Italia con le altre forze del centro-destra. La seconda è che la riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo, e non rinunceremo mai ad occuparcene. Durante la campagna per il voto tutti hanno riconosciuto che questa necessità esiste, pur dividendosi sulle soluzioni”.

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“Io voglio ringraziare dal profondo del cuore i milioni di cittadini che ci hanno ascoltato, nonostante la complessità tecnica della materia. Non sono voti con un colore politico, sono voti per una giustizia giusta. E noi non lasceremo inascoltata la richiesta che hanno espresso. Ringrazio in particolare le decine di migliaia di volontari, di attivisti di Forza Italia, così come quelli che non hanno tessera di partito, che si sono mobilitati negli ambienti più diversi per il Sì. È stato un impegno civico di straordinario valore, saranno una grande risorsa per il Paese anche in futuro – sottolinea Tajani -. Riconosciamo il risultato negativo, ma il nostro lavoro per cambiare l’Italia continua sulla base del mandato elettorale che abbiamo avuto. Spero che nessuno usi più toni da guerra civile come quelli che abbiamo sentito da alcuni dei nostri avversari in questa campagna referendaria. Vorrei che fosse invece un dialogo pacifico, sereno, attento alle ragioni della controparte. La giustizia è troppo importante per tutti per continuare ad essere materia di una contesa politica inconcludente”.

SALVINI “RIMANIAMO CONVINTI CHE LA GIUSTIZIA DEBBA MIGLIORARE”

“Quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione. Rimaniamo convinti, come milioni di italiani che meritano rispetto e gratitudine, che sia necessario migliorare il sistema della Giustizia. Anche per questo, il governo deve andare avanti con compattezza e determinazione”. Così in una nota il vicepremier e ministro delle Infrastutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.

NORDIO “PRENDIAMO ATTO, NON E’ UN VOTO POLITICO”

“Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito al risultato del referendum.

ANM “UN BEL GIORNO PER IL PAESE, RISULTATO È PUNTO DI PARTENZA”

“Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutte le cittadine e i cittadini. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia. Ringraziamo tutti coloro che si sono impegnati con noi in questi mesi a difesa della Costituzione”. Così in una nota la Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati. “La relazione con la società civile ha arricchito la magistratura e sapremo trovare gli strumenti perché questa ricchezza sia condivisa e vada a beneficio di tutto il Paese – prosegue la nota -. Abbiamo assistito a una mobilitazione importante, che nasce dal confronto con la società civile e che si è tradotta in una partecipazione democratica al voto che restituisce un senso di appartenenza alle istituzioni repubblicane che è il modo migliore per festeggiare gli 80 anni del suffragio universale”.

LE ALTRE REAZIONI

“Si esce con un risultato abbastanza definito per il no. Ci rallegriamo comunque per la grande partecipazione al voto. C’è un Paese abbastanza spaccato, non sulla Costituzione. Sulla Costituzione tutti siamo solidali e a favore. La stessa Costituzione prevede dei meccanismi per essere riformata. C’è una spaccatura sul sentimento nei confronti della magistratura. Da domani c’è da rimettere insieme le macerie che questa campagna ha lasciato. L’ordine giudiziario è una colonna portante della nostra società”. Così in conferenza stampa Nicolò Zanon, presidente del Comitato “Sì Riforma”.

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“Se questi primi dati saranno confermati occorre dare atto, come è doveroso in democrazia, che la maggioranza del Paese ha bocciato questa riforma costituzionale. Il nostro impegno come comitato per il sì è stato quello di informare i cittadini sul reale contenuto della riforma, per contrastare una formidabile campagna di mistificazione e di disinformazione che, evidentemente, ha dato i suoi frutti. Ciò ha determinato lo snaturamento del confronto referendario in uno scontro politico del tutto estraneo al contenuto della riforma. Resta un fatto molto grave, con il quale il Paese dovrà fare i conti nei prossimi anni: la magistratura si è fatta partito, e ha condotto duramente una battaglia politica con una parte del Paese contro un’altra. Ci vorranno anni, e l’impegno di tutti noi cittadini che coltiviamo e difendiamo l’idea dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, per rimediare a questo disastro. Esprimiamo la nostra più viva solidarietà e ammirazione per quei magistrati coraggiosi si sono espressi per il sì anche a nome dei tanti loro colleghi che lo hanno certamente fatto senza dirlo”. Lo affermano in una nota congiunta il presidente del Comitato Sì Separa, Gian Domenico Caiazza, e il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto.

“Non è una sconfitta di Forza Italia, il fronte del sì ha abbracciato molto al di là i confini del centrodestra e della maggioranza. Se le opposizioni vogliono iniziare a collaborare evitando di parlare di deriva autoritaria, si può cominciare a ragionare. Per noi non finisce qui, non rinneghiamo nulla”. Così Giorgio Mulè, coordinatore di Fi per la campagna per il sì al referendum, nel corso di un punto stampa nella sala Colletti di Forza Italia. Il capogruppo al Senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, osserva che “si sottovaluta come i referendum confermativi vedono vincere le ragioni nel no. Nel merito la nostra posizione è sempre la stessa, ma sulle dinamiche democratiche e referendarie credo che una riflessione di tipo storica vada fatta. Bisogna tenere conto del voto, ma neppure abbandonare le nostre posizioni”. “La separazione delle carriere era nel programma del 2022 che abbiamo presentato e che i cittadini hanno votato. Non cambierà nulla – afferma il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Barelli – Cercheremo di essere impegnati per fare in modo di presentarci alle politiche del prossimo anno e vincere le elezioni. Auspichiamo che da oggi in poi si possa lavorare con le opposizioni per dare alla giustizia italiana”, ciò di cui ha bisogno.

“Come ampiamente e pubblicamente previsto ha prevalso il No. L’Italia ha una tradizionale propensione a mobilitarsi “contro” che è stata favorita anche da una campagna sbagliata e inutilmente aggressiva della destra che ha determinato una reazione di rigetto del paese che va oltre il merito della riforma. È chiaro che dietro ai numeri di questa partecipazione – comunque straordinaria e positiva, soprattutto di questi tempi – c’è anche un giudizio sulla qualità del governo nell’affrontare i problemi economici, sociali e internazionali. Io credo che la vicinanza, mai smentita, a Trump abbia danneggiato molto Meloni e l’esecutivo. Esiste la necessità di dare rappresentanza a chi vuole che il paese cambi e che oggi si trova intrappolato tra gli opposti estremismi di destra e sinistra”. Così il leader di Azione Carlo Calenda.

– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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Meloni e Mattarella incontrano Zelensky: “Sempre al fianco dell’Ucraina, in gioco c’è anche la sicurezza dell’Europa” / Video

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ROMA (ITALPRESS) – “In questi quattro anni la posizione dell’Europa e dell’Italia è rimasta sempre la stessa, a fianco di Kiev, del suo popolo e delle sue istituzioni”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle dichiarazioni congiunte al termine del bilaterale a Palazzo Chigi con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “Sostenere l’Ucraina non è solamente un dovere morale ma anche una necessità strategica perché in gioco non sono solamente la dignità, la libertà e l’indipendenza di Kiev ma anche la sicurezza dell’Europa nel senso chiaramente più ampio del termine”, ha aggiunto.

“Dobbiamo sempre ricordare che se oggi esistono le condizioni per lavorare ad una pace giusta e duratura in Ucraina lo dobbiamo soprattutto alla tenace resistenza del popolo ucraino e anche al convinto sostegno che l’Occidente ha assicurato in questi anni, due fattori che hanno impedito alla Russia di realizzare il disegno che si era prefissata e cioè quello di invadere l’intera nazione, farla capitolare in pochi giorni, installare un governo fantoccio al posto di quello democraticamente eletto dagli ucraini”, ha detto la premier.

“Gli sforzi diplomatici per arrivare a una pace giusta e duratura chiamano direttamente in causa l’Europa e l’Italia intende continuare a fare la sua parte per arrivare a soluzioni condivise che tutelino la sovranità di Kiev, che assicurino la solidità dell’alleanza euroatlantica perché un Occidente diviso e un’Europa spaccata sarebbero l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca”, ha proseguito Meloni.

“Col presidente Zelensky ci siamo anche confrontati sul processo di adesione l’Ucraina all’Unione europea, che l’Italia auspica al pari delle altre nazioni europee che hanno da tempo avviato questo cammino”, ha continuato Meloni.

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“L’Italia continuerà a promuovere in sede G7 e in sede di Unione Europea la pressione economica sulla Federazione Russa che continua a non mostrare segnali concreti nel percorso negoziale, insiste negli attacchi contro i civili, persevera nel colpire le infrastrutture indispensabili per la popolazione. Il ventesimo pacchetto di sanzioni che l’Europa si appresta ad adottare rappresenta un passaggio importante per ridurre ancora le entrate che alimentano la macchina bellica russa. Allo stesso modo – ha aggiunto – continueremo a lavorare anche per garantire l’erogazione del sostegno finanziario che è stato deciso dal Consiglio europeo, uno strumento fondamentale per garantire la sopravvivenza dell’Ucraina perché un eventuale crisi finanziaria produrrebbe danni incalcolabili anche per l’intera stabilità europea”.

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MATTARELLA “L’ITALIA SARA’ SEMPRE AL FIANCO DI KIEV”

 “E’ un vero piacere accoglierla al Quirinale insieme alla delegazione che l’accompagna e rinnovare non soltanto il sentimento di amicizia profonda che lega Ucraina e Italia, ma anche il grande sostegno, la vicinanza piena dell’Italia al suo Paese, a quanto sta facendo con grande resistenza e grande eroismo”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “So che ha visto la presidente del Consiglio che le ha certamente confermato il sostegno pieno dell’Italia, la fermezza di questa posizione che io condivido pienamente e le ribadisco che l’Italia sarà sempre a fianco all’Ucraina. Benvenuto presidente”, ha concluso Mattarella.

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ZELENSKY “GRAZIE ALL’ITALIA PER IL SUO AIUTO E A MELONI PER LA SUA LEADERSHIP”

 “L’Italia, sin dai primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina, ha compiuto una scelta netta a favore della nostra protezione. Sono grato per tutto l’aiuto dell’Italia agli ucraini politiche in materia di sicurezza economica e umanitaria”. Così il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel corso delle dichiarazioni congiunte al termine del bilaterale a Palazzo Chigi, rivolgendo un ringraziamento alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.Ti ringrazio personalmente per la tua leadership che ci aiuta ad attraversare questo momento di crisi e per i tuoi sforzi personali per proteggere l’Europa e gli interessi europei”, ha aggiunto.

“Abbiamo parlato anche della necessità di sbloccare il pacchetto europeo di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro: questa decisione è necessaria. Grazie anche all’Italia per il supporto”, ha aggiunto.

“La guerra è cambiata e ora, senza una difesa veramente solida e sicura da tutti i tipi di droni, nessuno può sentirsi al sicuro. L’Ucraina ha sviluppato un formato speciale di accordo sulla sicurezza, lo chiamiamo ‘Drone deal’: è importante che ci sia interesse da parte dell’Italia per questo formato di cooperazione”. Così il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel corso delle dichiarazioni congiunte al termine del bilaterale a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sottolineando poi che “abbiamo concordato che i nostri team lavoreranno sui dettagli del programma ‘Drone deal’ tra l’Italia e l’Ucraina. Lavoriamo anche per aumentare l’interazione tra le nostre aziende del settore della difesa: questo aggiungerà certamente forza, tecnologia e posti di lavoro in entrambi i nostri Paesi”. 

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ZELENSKY A MATTARELLA “PER NOI E’ FONDAMENTALE UNA PACE GIUSTA”

Siamo davvero grati all’Italia per il vostro sostegno e anche per la sua fermezza personale, signor presidente, nel condannare l’aggressione russa, nel sostenere la nostra sovranità e, naturalmente, nel sostenere il nostro popolo e l’idea che la guerra debba concludersi con una pace giusta per noi”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, incontrando al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Non basta che la guerra finisca. Certamente, questo è una priorità. È molto importante che la Russia risponda per tutto ciò che ha fatto contro il popolo ucraino. Per noi la questione della giustizia è una delle priorità fondamentali – ha sottolineato Zelensky rivolgendosi a Mattarella -. Siamo grati all’Italia per l’aiuto umanitario e anche per il sostegno durante questo inverno. L’inverno è stato molto duro, signor presidente. Abbiamo lottato, le persone hanno resistito, siamo andati avanti e abbiamo rafforzato la nostra nazione e il nostro Stato. Siamo grati di non essere soli su questo cammino e di sviluppare le relazioni tra i nostri Paesi. Oggi c’è stata una conversazione importante con il Primo Ministro Giorgia Meloni, che ci sostiene sempre. Parliamo della sicurezza non solo dell’Ucraina, ma anche della sicurezza dell’Italia e dell’Europa, e continueremo a sviluppare queste relazioni”. 

-Foto IPA Agency-
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Mattarella “I conflitti sconvolgono gli equilibri di pace, difendere i valori della nostra Costituzione”

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ROMA (ITALPRESS) – “Lo scenario internazionale, segnato da conflitti che feriscono Europa e Mediterraneo, vede sconvolti gli equilibri di pace e di stabilità che ritenevamo ormai consolidati fino a pochi anni addietro. Le fondamenta della convivenza pacifica, già provata da crisi numerose, in diverse aree del mondo, sono oggi scosse ulteriormente nel profondo da atti di aggressione che violano sovranità e anche le più elementari regole del diritto internazionale, a partire da quello umanitario. In questo momento così travagliato appare più che mai necessaria la difesa, con rinnovata fermezza, dei valori sanciti dalla nostra Costituzione”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dell’incontro al Quirinale con il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e una rappresentanza dell’Arma Azzurra, in occasione del 103esimo anniversario di fondazione. 

-Foto ufficio stampa Quirinale-
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Salvini “Condanno attacchi di Trump a Papa e Meloni, ma rapporti con Usa saranno ancora positivi”

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MILANO (ITALPRESS) – “L’ho ribadito, attaccare il Papa non è utile, non è intelligente, non è opportuno ed è offensivo. Chi governa si occupi di governo e lasci che dello spirito, delle anime e del benessere delle persone si occupi il Santo Crede. Se uno crede o non crede. È chiaro che quando attacchi il Papa o la Meloni per me sei da condannare in un caso o nell’altro. Mi sembra chiaro ed evidente, non devo fare dieci comunicati al giorno per ripetere queste cose”. Così il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, commentando le dichiarazioni fatte ieri dal presidente Usa Donald Trump sul Papa e sulla premier Giorgia Meloni, durante una conferenza stampa sul Remigration summit nella sede milanese della Lega in via Bellerio. “E’ chiaro che ieri ho incontrato la presidente Meloni a Verona. Abbiamo parlato a Verona di tutto”, ha risposto poi a chi gli chiedeva dei mancati comunicati ufficiali da parte sua sulle dichiarazioni di Trump. “C’è totale sostegno all’attività del governo e al presidente del Consiglio da tutti i punti di vista e su tutti i fronti”. Secondo Salvini, nella presa di distanza del governo italiano dalle dichiarazioni di Trump, “non c’è niente di politico. Se Trump attacca il Papa sbaglia, se Trump attacca il governo italiano sbaglia, ma il problema non è nostro, il problema è suo”.

“La vicinanza agli Stati Uniti c’era e rimane, a prescindere dai presidenti. Siamo saldamente ancorati all’alleanza con i Paesi liberi, democratici e occidentali – ha sottolineato Salvini –. I rapporti con gli Stati Uniti e l’America sono e continueranno a essere positivi, non è qualche caduta di stile di queste ore a mettere in discussione il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti”. Tuttavia, “spero che smettano gli attacchi al Papa e alla Meloni perché, in un momento delicato a livello internazionale, se c’è un governo attento ai buoni rapporti non solo politici ma anche economici, culturali con gli Stati Uniti è quello italiano – ha proseguito il vicepremier – . Ma quando attacchi il Santo Padre non attacchi solo l’Italia, attacchi alcuni miliardi di persone nel mondo. Il problema del mondo non è il Santo Padre ma il fanatismo islamico che c’è in Iran, c’è in Libano, c’è in alcune capitali europee”. “Quindi conto che il il presidente americano lasci stare il Santo Padre”, ha concluso.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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