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Cronaca

Al via campagna “Voci di Pancia”, oltre i limiti della colite ulcerosa

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SESTO FIORENTINO (ITALPRESS) – La vergogna di una malattia cronica che ti costringe a correre in bagno anche venti volte al giorno. Il disagio di non gestire l’urgenza, di essere incontinente. La frustrazione del non essere compreso. La consapevolezza di essere più forte grazie alla malattia. La felicità di una gravidanza inaspettata. La meraviglia di abbandonare i rimpianti per aprirsi a esperienze nuove. L’ansia nei momenti di intimità che limitano una sessualità piena, senza pregiudizi. Il desiderio e la volontà di andare oltre i limiti della colite ulcerosa.
Sono alcune delle emozioni liberate da “Voci di Pancia”, campagna di sensibilizzazione promossa da Lilly con il patrocinio di AMICI ITALIA, IG-IBD (Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Diseases) ed EFCCA (European Federation of Crohn’s & Ulcerative Colitis Association). Presentata oggi a Milano presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, la campagna nasce dalla volontà di rompere il muro dell’imbarazzo per favorire il dialogo sulla colite ulcerosa e sui sintomi dirompenti che porta con sè.
“La colite ulcerosa (CU), Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale (MICI), colpisce in Italia più di 150.000 persone, con oltre 4.000 nuove diagnosi all’anno ed è in costante aumento in tutte le fasce d’età. Si tratta di una patologia “invisibilè con sintomi invalidanti e imbarazzanti quali frequenza evacuativa, sanguinamento rettale e urgenza intestinale che hanno un forte impatto sulla qualità di vita e sulla sfera psicologica, con la conseguenza di portare alcuni pazienti a isolamento sociale e autostigma. In alcuni casi, la colite ulcerosa progredisce fino a un grado di malattia da moderata a grave, per cui sono necessari interventi terapeutici in grado di agire rapidamente nel contrastare i sintomi più invalidanti”, afferma Cristina Bezzio, Medico Gastroenterologo presso IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, IBD Unit e Membro del Direttivo di Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease (IG-IBD).
“Parlarne, raccontarsi, spiegare che cosa significa vivere con una malattia cronica come la colite ulcerosa e quali sono i sintomi, potrebbe cambiare la percezione delle persone, i rapporti familiari, sociali e intimi. Ecco, è dura, certo. E’ difficile raccontare di dover andare in bagno anche 20 volte al giorno. La diarrea è imbarazzante, ma continuerà ad esserlo finchè non la si nobilita allo stato di un sintomo. Un sintomo come un altro. Bisogna parlarne soprattutto a chi non capisce, a chi non sa, perchè questa è la chiave per normalizzare”. Questo uno dei racconti di esperienze, desideri e speranze raccolti nel Diario delle emozioni, uno spaccato di vita con la colite ulcerosa e spazi bianchi per raccontarsi e annotare i propri pensieri, ispirati dalle storie di chi conosce e vive la quotidianità spezzata dai sintomi della colite ulcerosa.
Il Diario delle emozioni è uno degli strumenti realizzati nell’ambito della campagna di sensibilizzazione “Voci di Pancia” per trasformare il paradigma attuale, tra silenzi e imbarazzi, a favore di una comunicazione senza filtri. Un libro archetipo che racconta storie di chi vive con colite ulcerosa attraverso la lente delle emozioni: rabbia, paura, accettazione, serenità, coraggio e molte altre, tra rimpianti e nuove ambizioni.
“Con Voci di pancia – sottolinea Salvo Leone, Direttore Generale di AMICI Italia e Chairman della European Federation of Crohn’s & Ulcerative Colitis Associations (EFCCA) – vogliamo rompere il silenzio e superare il senso di vergogna e imbarazzo che spesso accompagna la colite ulcerosa. E’ una condizione che va oltre il semplice disagio fisico, toccando profondamente la qualità della vita e i legami sociali, familiari e professionali di chi ne soffre. Parlarne è essenziale. Il dialogo aperto e informato con il proprio medico e con le persone vicine permette di affrontare la malattia in modo più sereno, di abbattere i pregiudizi e di ridare dignità a chi si sente isolato. Questa campagna non è solo un insieme di strumenti pratici, ma una porta verso la comprensione e l’empatia. Quando condividiamo le nostre storie e normalizziamo i sintomi, rendiamo più forte chi affronta ogni giorno questa battaglia invisibile. La consapevolezza e il coraggio di raccontarsi sono le chiavi per una vita migliore”.
Le emozioni alimentano e permeano la campagna che si avvale altresì di strumenti pratici affinchè le persone con colite ulcerosa possano acquisire consapevolezza e trovare le parole giuste per affrontare al meglio il tema, così da creare un ambiente di comprensione e apertura. Per parlarne senza più imbarazzo. Tra questi, la Guida alla Conversazione, con consigli utili per sensibilizzare amici e familiari e facilitare il dialogo con il proprio medico, oltre al glossario delle parole della colite ulcerosa. Con la consapevolezza che parlarne può essere di supporto nella gestione della patologia e nel ridurre l’ansia. Ancora, tra gli strumenti messi a disposizione dalla campagna, il decalogo delle “Domande dell’imbarazzo”: dieci domande e risposte che affrontano temi quali sessualità, intimità e maternità, senza filtri. Quelle domande “che non hai mai avuto il coraggio di fare” e che possono invece rappresentare spunti utili da cui partire per approfondire queste tematiche con il medico.
“Siamo orgogliosi – afferma Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs & Patient Access Lilly Italia – di essere al fianco dell’Associazione di pazienti AMICI Italia e delle Società scientifiche di riferimento per rispondere ai bisogni di salute delle persone che vivono con la colite ulcerosa, malattia infiammatoria cronica intestinale dai sintomi invisibili quanto invalidanti. Con questo progetto di sensibilizzazione siamo felici di ribadire il diritto alla salute di ognuno, sopra ogni cosa, con la volontà di incidere positivamente sul benessere a tutto tondo, che va oltre l’innovazione terapeutica. Alimentiamo nuove possibilità di dialogo in grado di migliorare la qualità di vita di pazienti e familiari”.
La campagna “Voci di pancia” è veicolata attraverso i canali social dell’Associazione di pazienti AMICI Italia: materiali fotografici, illustrazioni, video, consigli e storie per sensibilizzare e informare sulla colite ulcerosa.
Tutti i materiali sono visionabili e scaricabili su www.lillysite.net/it/voci-di-pancia/index.html.

– Foto xh7/Italpress –

(ITALPRESS).

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Palermo ricorda Libero Grassi ucciso 35 anni fa dalla mafia

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PALERMO (ITALPRESS) – La sua morte ha svegliato la società civile dal torpore e avviato una nuova stagione di contrasto alla mafia: 35 anni fa in via Alfieri veniva assassinato Libero Grassi, proprietario dell’azienda tessile Sigma. Cosa nostra lo uccise per la sua ribellione alle estorsioni, ma da lì in poi la risposta di Palermo fu netta e arrivò grazie sia al lavoro del mondo associativo sia all’attività incessante della moglie di Grassi, Pina, e dei figli Alice e Davide.
A celebrarne la memoria dell’imprenditore nel luogo dell’eccidio sono l’assessore comunale alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta, l’assessore regionale alla Famiglia Nuccia Albano, il presidente della commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il presidente della Corte d’Appello del tribunale di Palermo Antonio Balsamo e l’ex presidente del Senato Pietro Grasso: con loro i figli di Grassi e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
La mattina del 29 agosto 1991 Grassi venne raggiunto da quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa: a sparare fu Salvino Madonia, killer di Cosa nostra poi condannato all’ergastolo. La ribellione e la conseguente denuncia del proprietario di Sigma, pagate con la vita, furono decisive per convincere tanti imprenditori a denunciare i tentativi di estorsione, dicendo basta al giogo del pizzo. Dopo l’affissione del manifesto commemorativo, i figli di Grassi e il nipote Alfredo Chiodi (figlio di Alice) hanno spruzzato della vernice rossa nel punto in cui il padre venne colpito, come simbolo del sangue versato: in seguito sopra la macchia sono state deposte una serie di piantine per rendere omaggio alla sua figura.
Al centro delle riflessioni dei familiari c’è inevitabilmente il susseguirsi di episodi intimidatori che hanno colpito la città negli ultimi mesi, ma accanto alla preoccupazione c’è la convinzione che qualcosa a Palermo sia cambiato rispetto a 35 anni fa. “Vedo una città sicuramente più violenta, non so se anche più mafiosa – sottolinea Davide Grassi, – Alla mia età inizio a pormi il problema se riuscirò a vedere Palermo un pò migliore. Ci sono tanti atteggiamenti dei nostri concittadini che mi lasciano perplesso: questo tipo di intimidazioni, con ragazzi che per denaro sono disponibili a sparare e mettere bombe senza alcuna remora, è preoccupante perchè dà la dimensione di un serbatoio infinito; si può arrestare il capo estortore, ma se poi aveva nove smartphone in cella si resta perplessi. Sull’arretramento dei commercianti non ho un riscontro oggettivo, dopodichè sono tutti i cittadini a non dover arretrare e non solo i commercianti: la logica con cui è nata Addiopizzo era proprio questa”.
Benchè i progressi sul piano legislativi ci siano stati, secondo il figlio dell’imprenditore “a stupire sono la sfrontatezza e l’impunità con cui si svolgono queste intimidazioni: mi preoccupa la coscienza sociale. Vale anche per la spiaggia di Mondello: ci è voluto Ismaele La Vardera per spiegarci qualcosa che sapevano tutti, cioè che le tubature dell’acqua sono gestite dalla mafia allo Zen; mia madre, facendo volontariato lì trent’anni fa, già lo sapeva”.
Anche per Alice Grassi sul fronte delle intimidazioni si riscontra una situazione “molto pesante, soprattutto nella zona tra San Lorenzo e Sferracavallo dove stanno iniziando le denunce: è ovvio che sono sempre poche rispetto al fenomeno, che purtroppo si è diffuso nuovamente in modo significativo. Un pò l’insegnamento di mio padre è servito: c’è chi si rivolge alle associazioni anti racket e con il loro aiuto denuncia, ma dovrebbero essere molti di più a seguire l’esempio; servirebbe anche un controllo diverso sul territorio”.
L’anniversario di via Alfieri è anche un’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori al parco Libero Grassi: questi, spiega la figlia dell’imprenditore, sono “in stand-by: si parla ancora di bonifica e si sta facendo l’ennesima revisione del progetto di questa, anche perchè il ciclone Harry ha eroso un grosso pezzo della costa per cui c’è un problema del terreno inquinato che va a a mare: queste misure non erano previste, mi sono aggiornata fino a ieri con il Rup del progetto ed è chiaro che di questo non è responsabile il Comune. Si spera che entro settembre possano riprendere i lavori di bonifica e solo allora potremo parlare del progetto del parco: questo è pronto, lo abbiamo anche presentato l’anno scorso, ma non ci sono i fondi e quelli per la bonifica sono pure pochi visto che i lavori necessari sono maggiori”.
Sulla questione si è espresso anche Carta, il quale evidenzia come “il parco sta già avendo vita: sono iniziati i lavori di bonifica e stiamo lavorando, insieme alla famiglia e all’Università, per fare in modo che il progetto di bonifica possa già avere qualche primo elemento del futuro parco. Una volta completato il progetto troveremo le risorse, di questo ne sono sicuro: ritengo che l’apertura della prima porzione, quella attorno al teatro, possano essere conclusi entro un anno”.
L’assessore poi si sofferma su quanto sia stato importante per la città l’esempio del proprietario di Sigma: “Essere qui è un dolore, un’emozione e una grande responsabilità di partecipazione civile di tutta la città: oggi si fa memoria e si compie il rito del rinnovare il sangue versato da Libero Grassi e da tutti gli altri martiri della guerra contro la mafia. Non è solo un segnale estetico o emotivo che riguarda solo la famiglia, ma ci ricorda il dolore che questa città ha attraversato e che, come ci ha insegnato Libero Grassi, dobbiamo tenere alte sia la testa che la guardia: è vero che la città è cambiata e che il lavoro di magistratura e forze dell’ordine è straordinario, ma questa modalità di infiltrazione nei gangli della società va sempre tenuta in grandissima attenzione”.
Il lavoro fatto dopo la morte dell’imprenditore, secondo Grasso, è importante ma non del tutto sufficiente: “Questi 35 anni non sono trascorsi invano, perchè siamo andati avanti nella lotta al racket: non dobbiamo mai dimenticare che allora Libero Grassi fu lasciato solo. Oggi dobbiamo rimanere uniti, perchè i fenomeni estortivi non sono completamente scomparsi e si riaffacciano alla cronaca giudiziaria e criminale della città: dobbiamo continuare a seguire questi fenomeni con la massima attenzione e soprattutto rimanere uniti tra istituzioni, associazioni e cittadini. Purtroppo la mafia è un male che non si riesce a estirpare da questa città: le condizioni sociali ed economiche non sono migliorate al punto da poter rendere Palermo felice. Bisogna continuare a lottare con attenzione e impegno”.
Anche il presidente di Addiopizzo Raffaele Genova si concentra sui progressi nella lotta al racket dal 29 agosto 1991 ai giorni nostri: “E’ stato un anno molto intenso e difficile, però grazie allo Stato e alla scelta di alcuni commercianti siamo riusciti ad andare avanti. 35 anni fa non ci sono state denunce tranne quella di Libero Grassi, oggi non è più così: ci sono sicuramente tanti imprenditori che devono denunciare in assoluta tranquillità e sicurezza. La Palermo del 2026 non è la stessa del 1991: rispetto al passato gli imprenditori ricevono risposte totalmente diverse dai cittadini e dallo Stato, quindi sono discretamente ottimista”.
– foto xd8 Italpress –
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Trump “Con il Venezuela il più grande accordo sul petrolio della storia”

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ROMA (ITALPRESS) – Stati Uniti e Venezuela hanno sottoscritto un accordo relativo al petrolio del Paese sudamericano, che prevede il controllo statunitense di “oltre 65 miliardi di barili” dalle riserve venezuelane, grazie a una partnership con imprese private.
“Gli Stati Uniti hanno appena concluso un accordo con il Venezuela: il più grande affare petrolifero della storia mondiale! – scrive su Truth Social il presidente Usa, Donald Trump -. Su mia disposizione, il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Guerra Pete Hegseth lavorando a stretto contatto con l’autorevole Presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, e attraverso una partnership con il settore privato hanno garantito agli Stati Uniti il controllo maggioritario di oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere certe in Venezuela, senza alcun costo per i contribuenti americani”. “Questa storica operazione – aggiunge Trump – raddoppia abbondantemente le riserve petrolifere americane, incrementa notevolmente la nostra disponibilità di petrolio e abbasserà in modo sostanziale i prezzi del carburante per tutti gli americani ancora a lungo, contribuendo al contempo a instradare il Venezuela verso un successo straordinario e una grande prosperità”. “Tale accordo rafforzerà enormemente il rapporto, già in crescita, tra Venezuela e Stati Uniti”, conclude.
– foto Ipa Agency –
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Urso “Una social card per la benzina? Allo studio misure selettive”

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ROMA (ITALPRESS) – In merito al caro carburanti, per superare il nodo accise e rendere gli aiuti strutturali, sono allo studio “misure selettive, innanzitutto a beneficio di chi si sposta per lavoro e dei ceti meno abbienti. Oltre alla filiera dell’autotrasporto che abbiamo preservato con il credito di imposta, limitando così l’impatto inflattivo. La crescita della fiducia di consumatori e imprese anche in agosto conferma che siamo sulla strada giusta”. Così, in una intervista a il Giornale, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo alla domanda se il governo stia pensando di utilizzare la social card.
Restando sulla mobilità, nei primi sei mesi del 2026 le immatricolazioni auto sono salite di quasi l’11%, “il segnale più forte viene dalla produzione – spiega il Ministro -. Nei primi sei mesi è cresciuta del 13,4%, circa 302.000 unità, quella delle sole autovetture del 26,1% a 167.367 unità. Mentre in Germania e in altri Paesi annunciano la chiusura di stabilimenti e il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori. Ora dobbiamo completare la revisione delle regole europee, imponendo il principio della neutralità tecnologica e del Made in Europe. A livello nazionale è in funzione il piano automotive con contratti di sviluppo adeguati alla taglia delle PMI per sostenere il rilancio della componentistica”. E alla domanda se l’arrivo di un produttore cinese è tramontato per sempre, risponde: “Affatto, anzi. Siamo nella fase decisiva. Ovviamente per produrre e non per assemblare. Siamo sempre stati chiari, sin dai MOU siglati nel 2024: in Italia porte aperte a chi utilizza la nostra componentistica”.
Sul Dossier Ilva, siamo alla vigilia del tavolo a Palazzo Chigi. Il governo ritiene prioritario l’interesse della cordata italiana? “La valutazione – commenta Urso – spetta ai commissari straordinari e i criteri sono noti: continuità produttiva, tenuta occupazionale, decarbonizzazione del sito. Allo stato attuale vi sono due proposte vincolanti, a cui si sono aggiunte due manifestazioni di interesse, tra cui quella presentata da Federacciai con 14 aziende: un altro segnale importante della rinnovata vitalità delle nostre imprese siderurgiche. Peraltro confermata dalla crescita produttiva: a giugno +6,1% su base annuale. E, sempre riguardo al comparto, spero si concludano positivamente anche l’acquisizione di Sanac e della piemontese CNL da parte di aziende italiane”.
Sui data center, esiste un potenziale conflitto tra gli strumenti normativi straordinari pensati dal governo e le leggi regionali già varate, come quella della Lombardia? “Nessun conflitto – dichiara il Ministro -, piena e leale collaborazione con tutte le Regioni. Le procedure nazionali che hanno riguardato data center in Lombardia corrispondono appieno ai criteri della nuova legge regionale: riuso delle aree dismesse e contenimento del consumo di suolo, energia da fonti rinnovabili e tutela della risorsa idrica”.
Confindustria preme per modificare il meccanismo europeo degli ETS. Cosa può fare il governo a livello Ue? Con quali Paesi siete in sintonia? “Abbiamo raggiunto una minoranza di blocco e non abbiamo alcuna intenzione di mollare – sottolinea Urso -, con noi ci sono Polonia, Bulgaria, Cipro, Estonia, Grecia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria. La revisione deve essere sostanziale, per recuperare competitività nella sfida globale: una revisione radicale dei parametri con cui si assegnano le quote gratuite, un orizzonte più realistico rispetto al 2039 e al 2034 per i settori coperti dal CBAM, una riflessione seria sull’ETS2 prima del 2028. Non ci accontenteremo di mezze misure”.
E sulla vertenza Electrolux, dichiara: “In sei anni in Europa sono stati chiusi 25 stabilimenti del settore. Per questo abbiamo aperto il fronte europeo, con un ‘non paper’ sottoscritto anche da Germania, Francia e Polonia che chiede alla Commissione di riconoscere anche l’elettrodomestico come comparto. Mentre all’azienda abbiamo chiesto un piano di rilancio che salvaguardi gli stabilimenti e tuteli i lavoratori”.
– foto Ipa Agency –
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