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Cronaca

Sanremo, Duran Duran “La musica ci rende felici”

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SANREMO (ITALPRESS) – A 40 anni dalla loro prima partecipazione al Festival, i Duran Duran tornano a Sanremo, un’occasione per rivivere i ricordi di un’epoca che ha segnato la loro carriera. “La prima volta che siamo arrivati qui eravamo sì famosi, ma poi non così famosi”, hanno raccontato in conferenza stampa. “Era il momento in cui stavamo diventando davvero grandi e l’Italia ci ha accolto con un affetto incredibile. C’era uno stuolo di ragazzi che ci inseguivano ovunque, impazziti. Le ragazzine sui motorini ci seguivano per le strade, indipendentemente da dove andassimo o cosa facessimo”, hanno ricordato. Un episodio, in particolare, è rimasto impresso nella memoria di Simon Le Bon, il frontman del gruppo: «Una sera uscii dall’albergo per una passeggiata. Scivolai sulla massicciata del porto e caddi tra due rocce, rompendomi il piede. Pensai: “Se bevo abbastanza vodka, non sentirò dolore”. Ma non funzionò. Il giorno dopo il dolore era insopportabile. Andai in ospedale, mi misero un tutore e mi diedero un bastone. Così feci tutta la performance zoppicando”. Il Sanremo che ritrovano è diverso da quello della prima volta, in cui presentava “Pippo Bello” (Baudo, ndr). “E’ diverso, ma è sempre stato un festival che mantiene quell’atmosfera speciale. Noi continuiamo a fare musica perchè ci rende felici, e credo che il pubblico percepisca questa energia”, continuano i componenti della longeva band. “Il nostro segreto: tre cose ci hanno tenuti uniti per oltre 40 anni. Primo: amiamo la musica che facciamo e nessuno di noi, da solo, sarebbe lo stesso. Secondo: ridiamo tantissimo. Ogni volta che siamo sotto pressione, la buttiamo sul ridere. Terzo: dividiamo tutto equamente, soldi compresi”, rivelano. Un’unità che ha permesso ai Duran Duran di attraversare i cambiamenti dell’industria musicale.
“Negli anni ’80 la musica britannica dominava il mondo, oggi invece la cultura americana e l’hip-hop hanno cambiato tutto. La gente ha iniziato a ballare su ritmi diversi e a seguire nuovi stili”, spiegano senza demonizzare i cambiamenti. “Oggi le persone hanno accesso a tantissima musica in modi impensabili fino a qualche decennio fa. Internet ha dato la possibilità di scoprire artisti di ogni parte del mondo. Certo, si è perso il concetto di album come opera d’arte, ma la musica è più accessibile che mai”, sottolineano. Grande preoccupazione, invece, per il futuro della musica nell’era dell’intelligenza artificiale. “C’è già stata la prima canzone creata interamente da una macchina. Siamo entrati in un’epoca in cui si sentiranno brani in radio e in TV che non sono stati scritti da esseri umani, ma generati dall’IA. In alcuni paesi è già permesso alle aziende tecnologiche di sfruttare lo stile e i testi degli artisti senza riconoscere loro nulla. E’ inaccettabile e dobbiamo alzare la voce prima che sia troppo tardi”, afferma i 4 componenti presenti. E’ assente Andy Taylor: “Vorrebbe essere qui con noi, ma sta lottando come un leone contro un cancro alla prostata al quarto stadio. Noi siamo tutti con lui”. Guardando al futuro, i Duran Duran si preparano al tour italiano che li porterà a suonare a Roma, Milano e Bari. “Il Circo Massimo sarà incredibile. Abbiamo qualche sorpresa, ma rimarrà tale fino a quando non arriveremo qui”, hanno anticipato.
-foto Ipa Agency –
(ITALPRESS)

Cronaca

Elezioni Ungheria, vince Magyar “Orban si è congratulato per la nostra vittoria”

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ROMA (ITALPRESS) – Con lo spoglio delle elezioni politiche ungheresi al 45,7%, il partito Tisza di Pèter Magyar avrebbe la maggioranza dei due terzi al parlamento di Budapest che gli consentirebbe di apportare modifiche alla costituzione. A Tisza andrebbero 135 seggi, mentre il partito Fidesz del premier uscente Viktor Orban si fermerebbe a 57. All’estrema destra di Mi Hazànk andrebbero 7 seggi. “Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, mi ha telefonato per congratularsi per la nostra vittoria alle elezioni”, scrive su X Magyar.
Alle 19 di oggi si sono chiusi i seggi. Alla consultazione è stata registrata un’affluenza vicina ai livelli record: alle 18.30 aveva votato il 77,8% degli aventi diritto.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Cronaca

Omicidio nel Varesotto, un uomo di 30 anni ucciso per un debito di poche centinaia di euro

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OLONA (VARESE) (ITALPRESS)- Un uomo di 30 anni è stato ucciso nella notte a Induno Olona, nel Varesotto, al termine di una violenta rissa scoppiata in strada tra due nuclei familiari. Il giovane è stato colpito al fianco con un’arma bianca durante lo scontro ed è deceduto a causa delle ferite riportate.

Al termine di serrati accertamenti investigativi, i Carabinieri coordinati dalla Procura della Repubblica di Varese hanno sottoposto a fermo un 50enne, ritenuto responsabile di aver inferto il colpo mortale. L’uomo, che ha riportato a sua volta una ferita da taglio, è stato fermato nella tarda serata dopo la ricostruzione dell’accaduto.

Secondo quanto emerso dalle indagini, all’origine della rissa vi sarebbe una questione economica legata a un debito di poche centinaia di euro, che nei giorni precedenti aveva già provocato tensioni e discussioni tra le persone coinvolte.

L’incontro tra i familiari, avvenuto in via Porro, sarebbe degenerato rapidamente in uno scontro fisico con esito mortale. Nel corso del sopralluogo i militari hanno rinvenuto e sequestrato due coltelli, una mazza ferrata e altri oggetti atti a offendere, alcuni dei quali con tracce ematiche.

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Tutti i soggetti identificati sono stati denunciati in stato di libertà, a vario titolo, per rissa e porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere.

-Foto di repertorio IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Cronaca

La Voce Pavese – Pavia Innovation Week, tanto rumore poca eredità

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Oggi parliamo di innovazione o meglio di come spesso la raccontiamo, perché tra eventi, passerelle e storytelling il rischio è sempre lo stesso: fare tanto rumore e lasciare poco. Prendiamo la Pavia Innovation Week, una settimana di incontri, ospiti, talk e nomi importanti, una manifestazione che sulla carta prometteva molto: contaminazione, visione e futuro. Ma la domanda resta una, semplice e inevitabile: cosa resta davvero al territorio? La sensazione, osservando il programma e gli appuntamenti svolti, è quella di un evento da “tutto e niente”. “Tutto” perché dentro c’è stato di tutto: tecnologia, cultura, impresa, università, startup, comunicazione. “Niente” perché è mancato un filo rosso chiaro, una direzione precisa, una ricaduta concreta. È il classico rischio del calderone: mettere insieme tanti contenuti senza costruire un’identità, senza scegliere davvero cosa si vuole essere. Perché l’innovazione non è una parola da usare nei titoli ma un processo che richiede selezione, visione e anche la capacità di dire “no”: non si può parlare di tutto nello stesso modo nello stesso spazio aspettandosi che il risultato sia incisivo. Poi c’è il tema del glamour: ospiti nazionali, nomi forti, visibilità mediatica, tutto utile e legittimo ma attenzione, perché il rischio è che un evento diventi una vetrina più che un motore, un racconto più che una trasformazione. E allora la domanda vera diventa un’altra: quale eredità lascia la Pavia Innovation Week, un progetto concreto, una rete stabile tra imprese, un’opportunità reale per i giovani, un investimento che resta oppure contenuti che si esauriscono nel tempo di un post? Non è una critica sterile ma una riflessione necessaria, perché eventi così hanno un potenziale enorme ma devono scegliere, essere contenitori o strumenti, perché innovazione non è riempire un programma ma lasciare un segno e oggi più che mai i territori hanno bisogno di segni concreti, non solo di riflettori.

Per interagire e/o chiedere diritto di replica scrivete a emanuele@bottiroli.it.

Iscrivetevi al canale La Voce Pavese su Telegram (https://t.me/vocepavese) e riceverete gratis il commento del giorno sul vostro smartphone ogni giorno.

L’articolo La Voce Pavese – Pavia Innovation Week, tanto rumore poca eredità proviene da Pavia Uno TV.

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