Economia
Terna, con l’ora legale l’Italia risparmierà circa 100 milioni di euro
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1 anno fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Secondo le stime di Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, durante i sette mesi di ora legale l’Italia risparmierà circa 100 milioni di euro, grazie a un minor consumo di energia elettrica pari a circa 330 milioni di kWh che genererà, inoltre, un rilevante beneficio ambientale, quantificabile nella riduzione di circa 160 mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica in atmosfera.
L’ora legale sarà in vigore da domenica 30 marzo, quando alle due di notte le lancette saranno spostate in avanti di sessanta minuti, e terminerà domenica 26 ottobre, con il ritorno all’ora solare.
Il beneficio economico stimato per il periodo di ora legale nel 2025 è calcolato considerando che il costo del kilowattora medio per il ‘cliente domestico tipo in tutela’ (secondo i dati dell’ARERA) è, per il primo trimestre 2025, pari a circa 29,9 centesimi di euro al lordo delle imposte. I circa 330 milioni di kWh di minori consumi di elettricità equivalgono al fabbisogno medio annuo di oltre 125 mila famiglie. Dal 2004 al 2024, secondo l’analisi della società guidata da Giuseppina Di Foggia, il minor consumo di energia elettrica per l’Italia dovuto all’ora legale è stato complessivamente di oltre 11,7 miliardi di kWh e ha comportato, in termini economici, un risparmio per i cittadini di circa 2,2 miliardi di euro.
-Foto ufficio stampa Terna-
(ITALPRESS).
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Carburanti, Urso convoca le 4 principali compagnie petrolifere per fare il punto sull’andamento dei prezzi
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27 Giugno 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Sen. Adolfo Urso, ha convocato per martedì 30 giugno, alle ore 17.30, a Palazzo Piacentini, i rappresentanti delle principali compagnie petrolifere attive in Italia: Api-Ip, Eni, Q8 e Tamoil. “La riunione – spiega il Mimit in una nota – avrà la finalità di fare il punto sull’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e dei carburanti a seguito del Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e del conseguente riavvio dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz”. Il ministro Urso aveva già convocato le compagnie il 9 aprile al Mimit “al fine di evitare fenomeni speculativi alla pompa a seguito dei ribassi sulle quotazioni del greggio richiedendo un adeguamento dei prezzi tempestivo”.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Fisco, entro fine mese le imprese devono versare 22,9 miliardi di euro di tasse
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8 ore fa-
27 Giugno 2026di
Redazione
VENEZIA (ITALPRESS) – In vista della scadenza fiscale del prossimo 30 giugno, gli imprenditori italiani dovranno versare all’erario 22,9 miliardi di euro. E’ uno degli adempimenti più impegnativi dell’anno. Tra il pagamento dell’Ires dell’Irap e dell’Irpef il nostro sistema produttivo deve reperire quasi un punto di Pil. Riuscire a trovare queste risorse non sarà semplice. In una fase in cui molte imprese devono fare i conti con una liquidità sempre più limitata, non si può escludere che numerosi contribuenti scelgano di rinviare il versamento al prossimo 30 luglio. Una possibilità consentita dalla normativa, ma che comporta – ad eccezione di molte microimprese – un aggravio dello 0,4% sull’importo dovuto. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.
Giugno si conferma, ancora una volta, uno dei mesi più pesanti dell’anno sul fronte fiscale. A pochi giorni dalla scadenza prevista per martedì prossimo, infatti, molti imprenditori sono alle prese con la difficile ricerca delle risorse necessarie per far fronte agli adempimenti tributari. Per questo motivo, lo scorso 22 maggio è entrata in vigore una misura che consente alle attività economiche soggette agli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale), con un fatturato non superiore a 5,1 milioni di euro, di effettuare i versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi entro il 20 luglio senza alcuna maggiorazione. In alternativa, il pagamento potrà essere effettuato entro il 19 agosto applicando una maggiorazione dello 0,8%
Si tratta di un provvedimento di grande rilevanza per milioni di piccolissime attività e lavoratori autonomi interessati dagli ex studi di settore, che tuttavia non estende i suoi effetti a tutte le altre categorie imprenditoriali. Pertanto, entro il 30 giugno le casse dello Stato dovrebbero incassare complessivamente 22,9 miliardi di euro. La quota più importante arriverà dall’Ires, l’imposta sul reddito delle società di capitali, che dovrebbe garantire un gettito di 15,8 miliardi. A questi si aggiungeranno 5,1 miliardi derivanti dall’Irap, 1,8 miliardi dall’Irpef e altri 209 milioni dalle addizionali regionali e comunali Irpef. Queste stime sono state elaborate dall’Ufficio studi della CGIA.
A livello europeo i contribuenti più tartassati sono i francesi: nel 2025 la pressione fiscale si è attestata al 46,1% del Pil. Seguono la Danimarca al 45,5, il Belgio al 44,2, l’Austria al 44,1 e l’Italia al 43,1. Se tra i nostri principali competitor commerciali solo i cugini transalpini subiscono un carico fiscale superiore al nostro, gli altri, invece, registrano un livello nettamente inferiore. Se in Germania il peso fiscale sul Pil è al 41,8 per cento (1,3 punti in meno rispetto al dato Italia), in Spagna addirittura al 38,1 (5 punti in meno che da noi). L’Irlanda, invece, è il paese con il peso fiscale più contenuto e pari al 21,4%. Il tasso medio nell’UE27, invece, è al 40,7%, 2,4 punti in meno della nostra media nazionale..
Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate – Riscossione per conto di altri enti hanno recuperato dalla lotta all’evasione fiscale 36,2 miliardi di euro; una cifra che costituisce un record assoluto. In questi ultimi anni il gettito è in costante crescita: tra il 2022 e il 2025 il recupero è aumentato di quasi il 44 per cento grazie, in particolar modo, all’applicazione della compliance fiscale, allo split payment, alla fatturazione elettronica e all’invio telematico dei corrispettivi.
Queste misure hanno indotto una serie di contribuenti – tra cui gli evasori seriali, chi riceveva i pagamenti dallo Stato per un servizio o una prestazione lavorativa resa e poi non onorava il pagamento dell’Iva e, infine, i professionisti delle cosiddette “frodi carosello”- sono stati indotti a ravvedersi. Certo, il lavoro da fare rimane ancora molto, ma le misure messe in campo in questi ultimi anni stanno riscuotendo un ottimo successo. Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), l’evasione fiscale in Italia ammonta a 107 miliardi di euro. In buona sostanza la percentuale di evasione (vale a dire gli euro sottratti al fisco ogni 100 incassati) è al 12,1. Analizzando la propensione all’evasione, le differenze territoriali sono molto evidenti. La regione più “infedele” al fisco è la Calabria che presenta una evasione pari al 20,4 per cento. Seguono la Puglia con il 18,5, la Sicilia con il 18 e la Campania con il 17,9.
Per contro, la regione con il tasso di fedeltà fiscale più elevato d’Italia è la Provincia Autonoma di Bolzano che presenta un dato del 7,9 per cento. Se misuriamo l’evasione in termini di impatto (ovvero in valore assoluto), la regione che sottrae le maggiori risorse all’erario è la Lombardia: il mancato gettito ammonta a 17,7 miliardi. Seguono il Lazio con 12 e la Campania con 9,8. Per contrastare in maniera sempre più efficace l’evasione fiscale non è necessario aumentare indiscriminatamente il numero dei controlli, ma utilizzare in modo più intelligente e mirato l’enorme patrimonio informativo già a disposizione dell’Amministrazione finanziaria.
L’incrocio delle banche dati, l’analisi dei flussi finanziari e l’impiego di strumenti digitali avanzati consentono di individuare con maggiore precisione le situazioni che presentano elevati profili di rischio, ottimizzando l’attività di verifica e riducendo al contempo gli adempimenti per i contribuenti corretti. Secondo le valutazioni dell’Agenzia delle Entrate, i fenomeni sui quali è necessario concentrare maggiormente l’azione di contrasto sono diversi. Tra quelli maggiormente a rischio si segnalano le frodi IVA, che continuano a sottrarre ingenti risorse alle casse pubbliche, l’utilizzo indebito di crediti fiscali inesistenti o non spettanti e la percezione irregolare di contributi, incentivi e aiuti economici pubblici.
Particolare attenzione dovrà essere riservata anche ai casi di fittizia residenza fiscale all’estero, adottata al solo scopo di sottrarsi agli obblighi tributari italiani, nonché all’occultamento di patrimoni e attività finanziarie oltreconfine. Si tratta di comportamenti che alterano la concorrenza, penalizzano imprese e cittadini onesti e riducono le risorse disponibili per finanziare i servizi pubblici. Per questo motivo, secondo l’Ufficio studi della CGIA, l’utilizzo strategico dei dati rappresenta oggi una delle leve più importanti nella lotta all’evasione fiscale.
– Foto di repertorio Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Economia
A giugno peggiora la fiducia dei consumatori, in aumento per le imprese. I dati Istat
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1 giorno fa-
26 Giugno 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A giugno 2026 l’Istat si stima una diminuzione del clima di fiducia dei consumatori (da 93,4 a 92,4); invece, l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese è stimato in aumento (da 94,2 a 95,2). Tra i consumatori, rileva l’Istat, “si evidenzia un miglioramento sia del clima economico sia di quello futuro (da 86,2 a 87,6 e da 87,2 a 87,4, rispettivamente); il clima personale e quello corrente sono stimati in peggioramento (nell’ordine, da 96,0 a 94,2 e da 98,0 a 96,2)”.
Con riferimento alle imprese, “il clima di fiducia migliora in tutti i comparti oggetto di rilevazione: nella manifattura e nelle costruzioni l’indicatore sale, rispettivamente, da 87,9 a 88,4 e da 99,4 a 101,7; nei servizi aumenta da 96,8 a 97,2 e nel commercio al dettaglio cresce decisamente passando da 101,3 a 105,5”.
Quanto alle componenti degli indici di fiducia, “nella manifattura i giudizi sugli ordini sono in peggioramento mentre le attese sulla produzione aumentano in presenza di un decumulo di scorte. Nelle costruzioni entrambe le variabili migliorano”. Passando al settore dei servizi di mercato, si evidenzia “un’evoluzione positiva delle attese sugli ordinativi, mentre i giudizi sia sull’andamento degli affari sia sugli ordini peggiorano”. Nel commercio al dettaglio “si registra un andamento positivo di tutte le variabili, diffuso sia alla grande distribuzione sia a quella tradizionale”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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