Economia
A2A, Mazzoncini all’assemblea degli azionisti “Nei prossimi anni dividendo in crescita”
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11 mesi fa-
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Redazione
BRESCIA (ITALPRESS) – “L’obiettivo è continuare a crescere sulle rinnovabili, anche perché contestualmente calerà la produzione termoelettrica”. Lo ha detto l’Ad di A2A, Renato Mazzoncini, durante l’assemblea degli azionisti. In questo senso “l’ammontare degli investimenti rimane importante: 22 miliardi per l’anno prossimo. Cifre anche superiori a quelle di quest’anno”, ha spiegato.
Per le rinnovabili e la transizione energetica “la parte fondamentale è quella della rete. Per quanto riguarda la rete elettrica, abbiamo un piano d’investimenti molto importante da 3,4 miliardi. L’incremento dell’energia distribuita in Lombardia è del +40% previsto entro il 2040. Nel piano industriale abbiamo previsto tutti gli investimenti necessari per la parte della rete elettrica”, ha proseguito Mazzoncini.
“Sul nucleare non abbiamo intenzione di muoverci. Perché, in questo momento, bisogna stare molto concentrati sull’implemento dell’autonomia energetica e per fare questo l’implemento delle rinnovabili è l’unica via”, ha concluso.
“Il Gruppo ha chiuso l’esercizio con risultati economico-finanziari mai raggiunti prima. Il Margine Operativo Lordo si è attestato a 2.328 milioni di euro, in aumento del 18% rispetto al 2023, mentre l’utile netto ha raggiunto gli 864 milioni di euro, con una crescita del 31% su base annua”.
Lo ha detto il presidente di A2a, Roberto Tasca, che ha poi proseguito parlando di una performance “frutto dell’ottimo contributo di tutte le Business Unit che conferma l’efficacia del nostro modello industriale. Questo ci permette di proporre all’Assemblea l’approvazione di un dividendo pari a 0,10 euro/azione in crescita del 4,4% rispetto al precedente esercizio”, ha spiegato poi il presidente, sottolineando che “nel corso dell’anno abbiamo realizzato investimenti per 2.941 milioni di euro, di cui 1.512 in progetti organici (+10% rispetto al 2023) e 1.429 in operazioni di M&A”.
Tra queste ultime, “l’acquisizione del 90% di Duereti S.r.l. da e-distribuzione, l’operazione più rilevante del settore della distribuzione elettrica in Italia, che rafforza la presenza del Gruppo nella provincia di Milano e nel bresciano della Valtrompia, contribuendo al potenziamento della rete e alla crescita in territori strategici”.
“II 2024 è stato caratterizzato da uno scenario complesso, attraversato da profonde tensioni geopolitiche e da una crisi climatica senza precedenti. Il contesto internazionale ha visto il consolidamento di politiche protezionistiche, l’avanzare di istanze sovraniste e una crescente difficoltà nel costruire un dialogo multilaterale”, ha proseguito ancora Tasca.
“L’anno è stato il più caldo mai registrato, con una temperatura media globale superiore di oltre 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali e un’impennata di eventi meteorologici estremi”, ha spiegato il presidente. Per questo, “di fronte all’urgenza climatica e all’arretramento della cooperazione globale – testimoniato dal ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e dai risultati limitati della COP29 – l’Unione Europea ha compiuto un passo importante superando, per la prima volta, la produzione da carbone con quella da fonte solare”. “È in questo panorama di forti cambiamenti e nuove sfide che A2A ha proseguito nel suo percorso di crescita industriale distinguendosi per visione strategica e capacità di generare valore”, ha detto il presidente Tasca.
“L’impegno per la transizione energetica – riprende ancora il numero uno di A2A – si è tradotto in un aumento del 27% della produzione da fonti rinnovabili, con oltre 6,9 TWh generati – pari a circa il 50% del totale – e una riduzione del 18% delle emissioni dirette di CO2, scese a 4,6 milioni di tonnellate. Le attività del Gruppo hanno inoltre consentito di evitare l’emissione di oltre 3,3 milioni di tonnellate di CO, grazie allo sviluppo delle rinnovabili, al teleriscaldamento e alle soluzioni per l’efficienza energetica. Abbiamo rafforzato la nostra strategia sull’economia circolare: il tasso di raccolta differenziata nei territori serviti ha raggiunto il 71%, mentre gli impianti hanno avviato al recupero di materia oltre 1,1 milioni di tonnellate di rifiuti”.
Inoltre, “abbiamo continuato a rafforzare la sostenibilità lungo l’intera catena del valore: il punteggio medio ESG dei fornitori ha raggiunto quota 63 (su scala 0-100) ed è stato avviato il progetto Scope 3 per monitorare e ridurre le emissioni indirette nella supply chain; mentre attraverso i Forum Multistakeholder abbiamo coinvolto attivamente territori, università e imprese in un confronto continuo su come implementare la sostenibilità delle filiere e sulle tematiche della biodiversità e della lotta al cambiamento climatico”.
Tasca ha poi ricordato che, nel corso del 2024, “è stata realizzata la prima emissione obbligazionaria perpetua subordinata ibrida in formato green di A2A da 750 milioni di euro e la sottoscrizione di finanziamenti in formato green, tra cui il bridge loan in pool da 600 milioni di euro per finanziare l’acquisizione degli asset relativi alla rete elettrica. Nel mese di gennaio di quest’anno A2A è stato il primo emittente a collocare un European Green Bond in conformità con quanto previsto dal nuovo Regolamento EU 2023/2631”.
Come conseguenza dell’impegno di A2a nella finanza sostenibile, “al 31 dicembre 2024 il debito del Gruppo in formato ES ha raggiunto il 78% del totale, con l’obiettivo ambizioso di superare il 90% al 2030 e arrivare al 100% a fine piano”.
“L’attenzione verso le comunità si è manifestata anche nel supporto alla lotta alla povertà energetica, grazie alle attività del Banco dell’Energia, che nel 2024 ha avviato 13 progetti e raccolto oltre 1,2 milioni di euro – ha concluso Tasca – . Siamo consapevoli che solo attraverso una visione di lungo termine, capace di integrare crescita economica e attenzione all’ambiente e alle persone, potremo garantire un futuro sostenibile per A2A e per tutti gli azionisti. Grazie al contributo quotidiano dei nostri colleghi e alla fiducia che continuate a riporre in noi, guardiamo con determinazione e ottimismo alle sfide dei prossimi anni”.
– Foto xm4/Italpress –
(ITALPRESS)
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Il mercato discografico italiano cresce del 10,7%, i ricavi raggiungono la cifra record di 513,4 milioni
Economia
Il mercato discografico italiano cresce del 10,7%, i ricavi raggiungono la cifra record di 513,4 milioni
Pubblicato
2 ore fa-
18 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il mercato discografico italiano continua il suo percorso di crescita per l’ottavo anno consecutivo: nel 2025 i ricavi complessivi raggiungono infatti la cifra record di 513,4 milioni di euro, in aumento del 10,7% rispetto al 2024 – il doppio in comparazione al 2019. Si tratta di una crescita duplicata rispetto alla media regionale europea (+5,6%) e ben superiore alla media globale del 6.4%, confermando lo status dell’Italia come terzo mercato più importante dell’Unione Europea e undicesimo a livello internazionale, valorizzato da un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’11.3% nel quinquennio 2021-2025.
A trainare il settore è ancora una volta il digitale – che rappresenta la quota predominante dei consumi – mentre il segmento fisico consolida il suo ritorno, sostenuto dalla passione che alimenta il fenomeno dei superfan, sempre più propensi a collezionare formati premium e prodotti speciali legati agli artisti preferiti. Con questi risultati, il valore della musica registrata in Italia supera quello del box office cinematografico nazionale, confermando la centralità dell’industria musicale all’interno dell’economia culturale italiana. Lo streaming si conferma il principale motore del mercato con oltre 340 milioni di euro di ricavi (due terzi del totale), pari a una crescita del 9,6% su base annua.
In particolare gli abbonamenti streaming si rivelano l’elemento trainante, con una crescita del 14,1% pari a 234,4 milioni di euro e una rappresentazione del 69% del totale del formato; mentre il segmento ad-supported segna una flessione del 2,2% (51,3 milioni). In crescita moderata anche lo streaming video, che totalizza 54,8 milioni (+3,8%). Accanto al digitale, la musica fisica continua a espandersi, raggiungendo 74,7 milioni di euro (+21,9%) e arrivando a rappresentare il 15% del mercato: il vinile si conferma il formato dominante con un incremento del 24,2%, ma anche i CD crescono in maniera rilevante (+15,1%), segnale di un mercato sostenuto da una domanda sempre più legata all’esperienza dei superfan e alla dimensione collezionistica della musica. Nel complesso, infatti, sono stati venduti 4.6 milioni di prodotti fisici, di cui il 51% in formato CD e il 47% in formato vinile. Più in particolare, gli album pubblicati dal 2020 al 2025 hanno rappresentato il 71% delle unità vendute. Inoltre, i dati confermano la forte centralità delle nuove produzioni nel consumo musicale. Secondo NIQ, infatti, le nuove uscite valgono il 16% del mercato dello streaming e l’82% degli stream è generato da brani pubblicati dal 2010 in poi (il 57,3% proviene addirittura da musica uscita negli ultimi cinque anni). Il trend è ancora più evidente nel mercato fisico: il 92% delle unità vendute riguarda album pubblicati dal 2010.
Si tratta di dati che evidenziano la capacità dell’industria musicale di alimentare continuamente il repertorio contemporaneo con strategie che riescono a mettere al centro dei consumi le esigenze degli artisti e i gusti dei music lovers. Tra le altre fonti di ricavo, i diritti connessi crescono del 9,8%, raggiungendo 82,1 milioni di euro e confermandosi come seconda fonte di ricavi del settore, mentre il segmento delle sincronizzazioni si attesta a 12,2 milioni, registrando una flessione del 5,7% dovuta al decremento delle produzioni cinematografiche italiane e dell’inevitabile crollo dell’utilizzo di colonne sonore nei prodotti audiovisivi.
In termini di royalties generate dal consumo di musica italiana all’estero, nel 2025 i ricavi sono aumentati del 13.9%, superando i 32 milioni di euro (combinando fisico, sincronizzazioni, diritti connessi e naturalmente digitale, che occupa da solo l’88% dei ricavi). Si tratta di risultati straordinari, esito di un lungo percorso di investimenti lungimiranti che ha portato a una crescita delle royalties del 180% negli ultimi sei anni, grazie alle nuove modalità di fruizione musicale che stanno aprendo opportunità di internazionalizzazione e accesso ai mercati esteri.
Anche a livello globale l’interazione con i servizi di streaming in abbonamento è il fattore chiave che rappresenta il 52,4% dei ricavi globali, cresciuti del 6,4% nel 2025: l’industria discografica internazionale ha infatti raggiunto i 31,7 miliardi di dollari nel 2025, segnando l’undicesimo anno consecutivo di crescita. In questo scenario internazionale, la performance dei formati fisici si è imposta con un incremento dei ricavi dell’8%, trainati dalla persistente domanda dei fan di esperienze musicali tangibili e da un aumento del 13,7% del vinile, che celebra il suo diciannovesimo anno consecutivo di crescita a livello internazionale.
La crescita del mercato discografico italiano conferma dunque la solidità dell’ecosistema musicale nazionale, sostenuto da innovazione digitale delle aziende e da un pubblico sempre più coinvolto: tra streaming, fisico e nuove modalità di fruizione, la musica continua a rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale ed economico del Paese.
– Foto ufficio stampa FIMI –
(ITALPRESS).
Economia
S&P conferma il rating BB+ di Amplifon con outlook stabile dopo l’accordo per acquisire GN Hearing
Pubblicato
23 ore fa-
17 Marzo 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Amplifon rende noto che S&P Global Ratings ha confermato il rating BB+ con outlook stabile di Amplifon a seguito dell’accordo sottoscritto con GN per l’acquisizione della sua divisione Hearing.
L’outlook stabile, secondo S&P, riflette l’aspettativa che la performance operativa della società rimanga resiliente e che il successo dell’integrazione di GN Hearing comporterà un miglioramento della profittabilità.
In particolare, l’agenzia di rating ritiene che l’integrazione verticale con GN Hearing rafforzerà il posizionamento competitivo di Amplifon, che al closing della transazione potrà beneficiare della complementarietà delle forti competenze di innovazione e manifatturiere di GN Hearing, con le proprie attività nel retail e del maggiore controllo della supply chain. S&P prevede infine un positivo processo di deleverage per la società nei prossimi due anni.
Nel contesto dei finanziamenti ottenuti per finanziare l’acquisizione, Amplifon ribadisce che il prestito ponte (bridge loan) per la copertura dell’intera componente in cassa ha una scadenza fino a 24 mesi.
L’aumento di capitale annunciato, fino a 0,75 miliardi di euro, rappresenta l’importo massimo previsto ed è finalizzato a garantire una struttura finanziaria conservativa per il business combinato al momento del closing (3,0x leva pro-forma al closing, escluse le sinergie), con un ulteriore rapido processo di deleverage atteso successivamente.
L’operazione sarà eseguita entro una tempistica e attraverso strumenti che consentano la partecipazione degli azionisti esistenti (inclusi quelli che hanno già espresso il loro supporto) e degli investitori potenziali, a un prezzo che rifletta una valutazione equa della società.
-Foto ufficio stampa Amplifon-
(ITALPRESS).
Economia
Il mercato immobiliare italiano cresce nel 2025: compravendite +6,5%, aumenta la fascia delle famiglie senza accesso alla casa
Pubblicato
1 giorno fa-
17 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il mercato immobiliare italiano continua a crescere nel 2025. Le compravendite residenziali aumentano del +6,5% rispetto al 2024, raggiungendo circa 767 mila transazioni, mentre i prezzi delle abitazioni registrano un incremento medio del +2,2%. Parallelamente si rafforza il mercato delle locazioni, con canoni medi in aumento del +7% e una crescita del +3% nel numero dei contratti. È quanto emerge dal Report FIAIP Monitora Italia, elaborato dal Centro Studi FIAIP, attraverso le rilevazioni degli agenti immobiliari associati, in collaborazione con ENEA e I-Com, che analizza l’andamento del mercato immobiliare 2025, le previsioni per il 2026 e il tema dell’efficientamento energetico degli immobili. Il report è stato presentato presso l’Aula Nassiriya del Senato della Repubblica da Leonardo Piccoli, Presidente del Centro Studi FIAIP, insieme a Ilaria Bertini, Direttrice del Dipartimento Unità per l’Efficienza energetica di ENEA, Franco D’Amore, Vicepresidente I-Com, e Angelo Peppetti, Responsabile Credito ABI, con l’analisi e i commenti finali di Fabrizio Segalerba, Presidente Nazionale FIAIP, del Senatore Marco Dreosto, Segretario della 3 Commissione Affari Esteri e Difesa, e di Vannia Gava, Vice Ministro all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica. Il 2025 segna una fase di consolidamento del mercato immobiliare italiano. Le compravendite residenziali complessive registrano un aumento del +6,5% rispetto al 2024, a conferma di una domanda abitativa ancora solida. Parallelamente aumenta anche l’interesse per l’acquisto di immobili destinati all’investimento e alle seconde case. Un dato che conferma la ripresa dei volumi di scambio, sostenuta dal miglioramento del clima di fiducia delle famiglie. Alla base di questo vi sono il consistente ridimensionamento dell’inflazione e, ancor più, l’inversione di tendenza della politica monetaria della BCE, che ha alimentato la fiducia nel mercato e facilitato l’accesso al credito, in particolare per i mutui prima casa (+10%) anche grazie alla conferma del Fondo di Garanzia Consap, per determinate fasce sociali.
La tipologia immobiliare più compravenduta resta il trilocale usato in zona semicentrale, a dimostrazione di come stia tornando predominante l’acquisto di abitazioni ‘da vivere’, ma con dimensioni non troppo grandi visto il progressivo calo demografico.
Tra le principali città italiane si registrano aumenti dei valori immobiliari che superano la media nazionale del 2,2% a Roma, Napoli, Firenze, Torino, e Milano, confermando il dinamismo delle aree metropolitane a forte vocazione turistica, universitaria e lavorativa.
Il mercato delle locazioni continua a mostrare una forte tensione tra domanda e offerta. Nel 2025 i canoni medi aumentano del +7%, mentre cresce il numero dei contratti del +3%. La domanda si concentra soprattutto su bilocali e trilocali in zone centrali e semicentrali, con una crescente diffusione dei contratti a canone concordato, che registrano un aumento del +8% su base annua. Secondo il report, il mercato locativo sta vivendo una trasformazione strutturale: crescono le locazioni brevi e transitorie, i contratti per studenti e le formule agevolate, mentre risultano più in difficoltà le locazioni ordinarie di lungo periodo.
Il report evidenzia inoltre come alcune città italiane presentino livelli particolarmente elevati di redditività da locazione. Tra i principali mercati urbani Genova +7,5% e Palermo +7% registrano rendimenti lordi superiori al 7%, seguite da Verona e Bari con valori intorno al 6,5%, a conferma del crescente interesse degli investitori verso il residenziale destinato alla locazione. Segnali di ripresa anche per il non residenziale. Un rimbalzo significativo, dopo diversi segni meno, emerge anche per il comparto non residenziale. Nell’ultimo trimestre del 2025 si registrano infatti dati positivi nelle compravendite di negozi (+4,2%), uffici (+5,6%) e capannoni (+4,9%), che portano ad un risultato complessivo nel 2025 rispetto all’anno precedente di + 7,4% (negozi), +3,3% (uffici) e +3,65% (capannoni).
Si tratta di un segnale importante, perché mostra come la ripresa non riguardi soltanto il mercato abitativo ma interessi anche segmenti strettamente collegati alla vitalità economica, alla produzione e ai servizi. Accanto ai segnali positivi del mercato emergono nuove criticità sociali. Aumenta la cosiddetta ‘fascia grigia’ dell’abitare, composta da famiglie, giovani coppie e lavoratori che non riescono ad accedere né al mercato libero né all’edilizia pubblica. La domanda abitativa si concentra sempre di più nelle grandi città e nelle aree urbane con maggiore dinamismo economico e occupazionale, mentre molti territori periferici rischiano una progressiva riduzione della domanda e una minore capacità di attrazione residenziale. Nel 2025 migliora l’apprezzamento per la qualità energetica dell’immobile, nonostante circa il 75% del patrimonio immobiliare italiano sia ancora obsoleto e inefficiente. La qualità energetica sta passando da caratteristica nascosta ad attributo chiaro, capace di incidere sempre di più sul valore dell’acquisto immobiliare. Quasi il 70% degli operatori segnala la necessità di disporre di strumenti di quotazione più evoluti, in grado di valorizzare adeguatamente il premio energetico degli immobili ristrutturati e ad alta efficienza (‘ristrutturato green’). Allo stesso tempo, le classi energetiche meno performanti continuano a rappresentare la quota prevalente del patrimonio immobiliare analizzato. Gli edifici nelle classi E, F e G costituiscono infatti circa il 61% delle villette a schiera e arrivano fino al 71% nel caso di monolocali e trilocali, con un andamento sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Si registrano tuttavia alcune variazioni nella distribuzione delle compravendite per tipologia di immobile: rispetto all’anno precedente aumentano di circa 6 punti percentuali le transazioni relative a bilocali e ville unifamiliari efficientate, mentre diminuiscono leggermente quelle delle tipologie abitative di dimensioni intermedie.
Emergono inoltre differenze significative nella distribuzione delle classi energetiche in funzione dell’ubicazione degli immobili. Nelle zone di estrema periferia gli immobili compravenduti appartengono prevalentemente alle classi meno performanti (E, F e G) e la quota degli edifici più efficienti (A e B) raggiunge appena il 5%. Nelle zone di pregio, invece, la percentuale di immobili nelle classi energetiche più elevate si avvicina al 50%, confermando come la qualità energetica stia diventando sempre più un fattore di valorizzazione del patrimonio immobiliare. Gli agenti immobiliari segnalano come l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) venga percepito sempre più dagli acquirenti come uno strumento utile per orientarsi verso abitazioni meno energivore, pur non rappresentando ancora un elemento decisivo nelle scelte di acquisto. Il mercato sconta oggi una evidente asimmetria: la domanda mostra una crescente attenzione alla qualità energetica degli immobili, mentre oltre il 54% dei venditori non riesce ancora a riconoscere e valorizzare adeguatamente il peso della classe energetica nella determinazione del prezzo o nella preparazione dell’immobile alla vendita. Questa situazione è legata anche alla mancanza di misure e incentivi stabili nel tempo. Il credito e i mutui green restano ancora frammentati e poco conosciuti dagli acquirenti, mentre molti istituti bancari dubitano che il mercato delle ristrutturazioni energetiche garantisca un ritorno economico sufficiente, creando spesso un circolo vizioso che rischia di frenare gli investimenti nella riqualificazione energetica.
È inoltre in crescita, nel 2025, l’impatto della qualità energetica dell’immobile sul prezzo di vendita: il 91,44% degli operatori rileva un aumento del valore di mercato degli immobili efficientati post Superbonus. Un segnale inequivocabile che potrà avere effetti concreti sull’evoluzione dei listini nei prossimi anni. Per il 2026 il report prevede una fase di stabilizzazione del mercato immobiliare residenziale con crescita moderata, sostenuta da condizioni di accesso al credito progressivamente più favorevoli rispetto agli anni precedenti e da una domanda abitativa che resta strutturalmente solida. A sostenere il mercato contribuisce anche il crescente interesse per gli acquisti a fini di investimento e per le seconde case, fenomeno che negli ultimi anni ha mostrato una dinamica significativa soprattutto nelle principali aree urbane e nei territori a maggiore attrattività turistica. In questo contesto si stima per il 2026 una crescita delle compravendite residenziali compresa tra +1,5% e +2%, accompagnata da un aumento dei valori immobiliari intorno al +2%, segno di un mercato che tende a consolidare i livelli raggiunti nel 2025. Nel comparto delle locazioni si prevede un aumento dei contratti pari a circa +3%, con un ulteriore incremento medio dei canoni intorno al +4%, dinamica che riflette il persistente squilibrio tra domanda abitativa e offerta disponibile nelle principali aree urbane. Anche il settore non residenziale – negozi, uffici e capannoni -prevede una moderata crescita: il numero dei contratti è stimato in aumento di circa +1%, con canoni e valori immobiliari attesi in crescita intorno al +2%.
Le prospettive restano quindi complessivamente positive, ma inserite in un contesto economico e internazionale che richiede particolare attenzione. Il 2026 si apre infatti in uno scenario globale caratterizzato da elementi di incertezza legati alle tensioni geopolitiche e all’andamento dei mercati energetici. Le recenti escalation nell’area mediorientale stanno già producendo effetti sui prezzi dell’energia e sulle aspettative economiche globali. L’evoluzione, difficilmente prevedibile, di questi fattori potrà incidere sui livelli di inflazione, sul costo del denaro e sulla fiducia delle famiglie, variabili che rappresentano elementi chiave anche per l’andamento del mercato immobiliare nei prossimi mesi. Dalle risposte degli associati FIAIP al sondaggio emerge inoltre la necessità di rendere più efficiente e organizzato il processo edilizio, per contenere l’impatto dell’aumento dei costi dei materiali da costruzione, cresciuti di circa il 27% negli ultimi tre anni. Ridurre i costi di realizzazione degli immobili rappresenta infatti una condizione fondamentale per ristabilire un equilibrio tra valori di mercato e reale capacità di accesso alla casa delle famiglie, contribuendo al tempo stesso a sostenere i processi di rigenerazione urbana e di riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente.
“Le prospettive per il mercato immobiliare italiano nel 2026 restano complessivamente positive – dichiara Leonardo Piccoli, Presidente Centro Studi FIAIP – pur in un contesto economico e geo politico ancora caratterizzato da alcune incertezze. Secondo le analisi del Centro Studi FIAIP, la domanda abitativa continuerà a sostenere il comparto residenziale, soprattutto nelle grandi città e nelle aree urbane con maggiore dinamismo economico e occupazionale. Grande attenzione nel 2026 alla capacità di accesso alla casa in particolare per le giovani coppie, una questione che se non affrontata adeguatamente dal legislatore potrebbe far aumentare la diseguaglianza sociale nel Paese”. “Due elementi mi sembra importante sottolineare, tra i tanti spunti interessanti che emergono dal rapporto. Il primo tema – dichiara Franco D’Amore, Vicepresidente I-Com – è segnato dalla fine di una fase di incentivazione pubblica estremamente generosa alla ristrutturazione energetica delle abitazioni, riguarda un sempre maggiore e qualificato coinvolgimento del mondo della finanza nella partita dell’efficientamento energetico del parco immobiliare esistente. Il secondo tema concerne la relazione tra povertà energetica e qualità energetica degli edifici soprattutto, come evidenziato dallo studio, nelle zone di periferia o estrema periferia, che richiederebbe la messa a terra di specifiche misure di intervento sia a livello nazionale che locale”. “Un dato significativo – sottolinea Ilaria Bertini, Direttrice del Dipartimento Efficienza energetica di ENEA – è senza dubbio il ridimensionamento, rispetto allo scorso anno, dell’impatto che la performance energetica registra come driver della domanda di immobili. La propensione ad acquistare un immobile in classe energetica elevata, anche secondo gli agenti, risente principalmente della difficoltà di valutare correttamente il rapporto tra costi e benefici dell’efficienza. Come ENEA siamo coinvolti su più ambiti per fornire un contributo alla correzione di queste asimmetrie. Sottolineo in particolare il nostro ruolo di coordinatore nazionale dell’iniziativa europea Energy Efficiency Financing Coalition, finalizzata a incrementare la scala degli investimenti privati in efficienza energetica. A questo progetto andranno a sommarsi le molte attività previste dal Programma Nazionale di Informazione e Formazione per il 2026 per promuovere la cultura dei benefici multipli dell’efficienza energetica”.
“Il mercato immobiliare italiano continua a dimostrare una notevole capacità di resilienza e di adattamento ai cambiamenti economici e sociali. I dati che emergono dal nostro Osservatorio – sottolinea Fabrizio Segalerba, Presidente Nazionale Fiaip –raccontano un settore che resta uno dei pilastri dell’economia nazionale e che continua a rappresentare, per milioni di famiglie, il principale strumento di stabilità e di investimento nel lungo periodo. Accanto ai segnali di crescita e di consolidamento del mercato emergono tuttavia alcune questioni strutturali che richiedono oggi una riflessione più ampia e, soprattutto, un intervento legislativo aggiornato. In particolare, il mercato delle locazioni sta vivendo una trasformazione profonda: cambiano le esigenze abitative, cresce la mobilità lavorativa, si modificano i modelli familiari e aumenta la domanda di soluzioni abitative flessibili. È quindi necessario avviare una stagione di revisione della normativa sulle locazioni che consenta di adeguare gli strumenti giuridici agli attuali standard del mercato, garantendo equilibrio tra diritti dei proprietari e tutela degli inquilini. Un altro grande tema riguarda la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. L’Italia possiede uno dei patrimoni edilizi più estesi e più datati d’Europa e la sfida della transizione energetica rappresenta un’opportunità straordinaria per coniugare sviluppo economico, sostenibilità ambientale e qualità dell’abitare. È però fondamentale che questo processo non lasci indietro le periferie e le fasce sociali più fragili, che spesso vivono negli edifici meno efficienti e con minori possibilità di investimento”. “Proprio per questo – conclude il presidente Fiaip Fabrizio Segalerba – è necessario porre attenzione a quella che sempre più spesso viene definita la ‘fascia grigia’ dell’abitare: famiglie e lavoratori che non riescono ad accedere né al mercato libero né ai sistemi di edilizia pubblica e che rischiano di restare esclusi dalle principali politiche abitative. Su questo fronte riteniamo fondamentale aprire un confronto costruttivo con il legislatore. Come FIAIP siamo pronti a mettere a disposizione delle istituzioni il patrimonio di competenze e di conoscenza del mercato maturato dagli agenti immobiliari su tutto il territorio nazionale. Il nostro osservatorio nasce proprio con questo obiettivo: offrire dati, analisi e proposte concrete per contribuire a costruire politiche dell’abitare più efficaci, capaci di coniugare sviluppo del mercato, qualità urbana e diritto alla casa”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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