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Economia

Automotive, De Meo “Basta antagonismi tra le tecnologie, bisogna reagire alla Cina”

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ROMA (ITALPRESS) – “Per troppo tempo l’approccio europeo si è limitato ad accumulare regole, scadenze e sanzioni, spesso anche in modo poco coerente, ma di fronte a un cambiamento sistemico questo non può più funzionare: abbiamo bisogno che le istituzioni facciano da direttore d’orchestra per coordinare tutti gli attori delle nuove catene del valore, dalle miniere ai costruttori fino agli operatori delle infrastrutture e dell’energia elettrica”. Lo afferma l’amministratore delegato di Renault Group Luca De Meo, nel corso di un’audizione dinanzi alla commissione Attività produttive alla Camera.

“Questa strategia deve essere olistica e tagliare orizzontalmente i vari settori – continua De Meo -. Inoltre i nuovi regolamenti non si devono contraddire a vicenda, questo lo viviamo spesso in Europa. Nel 2024 la quota di auto elettriche nel mercato si è limitata al 13,6% in Europa e il 5% in Italia: siamo lontani dalle previsioni che individuavano una quota del 25% per quest’anno, già nel 2024 scorso avevo posto l’attenzione sulla mancanza di sviluppo del mercato elettrico. Le regolamentazioni devono diventare strumenti strategici per renderci più competitivi ed efficienti: possiamo anche pensare di armonizzare le regole della mobilità, così da non avere specificità locali”.

“Il mercato è debole e l’età media di chi acquista un’auto nuova in Europa è di 56 anni, mentre nel 2005 era di 47 anni: in Cina oggi sono i 30enni ad acquistare un’auto, a monte c’è il problema del potere di acquisto delle classi medie e un pessimismo dominante tra i consumatori del futuro. Per noi non è facile quando si propongono auto elettriche a prezzi che vanno fino al 50% in più delle vetture a combustione, con tassi di interesse aumentati e infrastrutture di ricarica solo al 20% dell’obiettivo – sottolinea De Meo -: bisogna mantenere un sistema stabile di contributi per l’acquisto delle vetture o attuare una defiscalizzazione delle auto elettriche. Il consumatore va accompagnato in questa transizione con toni rassicuranti ed evitando di esporlo a messaggi discordanti: in Europa l’elettricità costa il doppio rispetto alla Cina e il triplo rispetto agli Stati Uniti, mentre i costi di produzione dei veicoli sono superiori del 30% rispetto alla Cina. Ci troviamo in un momento critico per l’industria europea, ma abbiamo gli strumenti per riprendere il controllo se facciamo le cose giuste”. 

“Chiediamo di evitare una forma di antagonismo tra una tecnologia e l’altra, com’è avvenuto negli ultimi dieci anni tra elettrico e motore a combustione: abbiamo una finestra dai tre ai cinque anni per reagire alla potenza del sistema cinese, che ha sviluppato una strategia industriale in cui prevede che l’automobile sia uno dei cinque ambiti su cui puntare sul piano economico – ha aggiunto De Meo In Europa bisogna capire se l’automotive può ancora essere una delle locomotive del progresso. Ai livelli di crescita attuali se perdiamo l’industria automobilistica ci metteremo dieci anni per compensare tale lacuna. Per riportare i giovani sul mercato dell’automotive dobbiamo fare prodotti più accessibili, quindi con vetture più piccole e tecnologicamente sofisticate, ma bisogna anche offrirgli un potere d’acquisto diverso da quello che hanno ora”.

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“Per l’Europa c’è ancora possibilità di recuperare il ritardo accumulato in ambito automotive rispetto ai principali competitor asiatici: serve però agire subito, cambiando il paradigma con una strategia industriale robusta che punti all’obiettivo della neutralità tecnologica attraverso tutte le innovazioni e tecnologie a disposizione dall’industria. La velocità è fondamentale, per cui risulta urgente snellire e semplificare la mole di burocrazia europea, che ha l’effetto di un ulteriore e pesante aggravio di costo. Gli investimenti sia in ricerca e sviluppo sia in nuovi mezzi di produzione devono rinsaldare un assetto produttivo che da sempre guarda a qualità e affidabilità come al principale caposaldo. Leve a cui aggiungere anche quella fiscale, attraverso per esempio una maggiore deducibilità promossa a livello europeo sui costi legati al rinnovamento delle flotte aziendali, che da sole incidono su circa la metà del parco macchine circolante, peraltro con un’età media superiore al decennio. Le sfide del futuro non si affrontano domani ma oggi”. Così Alberto Luigi Gusmeroli, Presidente della commissione Attività produttive, Commercio e Turismo di Montecitorio, commentando l’audizione del Presidente e AD di Renault Luca de Meo sul piano d’azione industriale europeo per l’automotive.

-Foto ufficio stampa Camera dei Deputati-
(ITALPRESS).

Economia

Meloni e angurie protagonisti dei consumi estivi del 2026

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ROMA (ITALPRESS) – L’estate 2026 cambia le abitudini alimentari degli italiani, ma senza provocare una corsa generalizzata dei prezzi. È quanto emerge da un’elaborazione della CNA sull’andamento dei consumi e dei prodotti più legati alla stagione estiva.

Con l’aumento delle temperature crescono gli acquisti di meloni e angurie, seguiti da gelati, ghiaccioli, insalate, mozzarella, ortaggi freschi e tonno in scatola. Nelle settimane più calde, spiegano le rilevazioni della distribuzione, le vendite di meloni e angurie possono aumentare fino al 25%, mentre per gelati, insalate e prodotti freschi gli incrementi oscillano tra il 10 e il 15%.

Nonostante la forte domanda, i prezzi restano contenuti. A luglio l’inflazione generale si è attestata al 2,9% su base annua, mentre i prodotti alimentari hanno registrato un aumento limitato all’1,1%. Ancora più contenuta la crescita del cosiddetto “carrello della spesa”, ferma all’1%.

Le dinamiche variano a seconda dei comparti: la frutta costa in media lo 0,7% in meno rispetto a un anno fa, mentre gli ortaggi segnano un aumento del 2,6%.

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-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Meloni e angurie protagonisti dei consumi estivi del 2026

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ROMA (ITALPRESS) – L’estate 2026 cambia le abitudini alimentari degli italiani, ma senza provocare una corsa generalizzata dei prezzi. È quanto emerge da un’elaborazione della CNA sull’andamento dei consumi e dei prodotti più legati alla stagione estiva.

Con l’aumento delle temperature crescono gli acquisti di meloni e angurie, seguiti da gelati, ghiaccioli, insalate, mozzarella, ortaggi freschi e tonno in scatola. Nelle settimane più calde, spiegano le rilevazioni della distribuzione, le vendite di meloni e angurie possono aumentare fino al 25%, mentre per gelati, insalate e prodotti freschi gli incrementi oscillano tra il 10 e il 15%.

Nonostante la forte domanda, i prezzi restano contenuti. A luglio l’inflazione generale si è attestata al 2,9% su base annua, mentre i prodotti alimentari hanno registrato un aumento limitato all’1,1%. Ancora più contenuta la crescita del cosiddetto “carrello della spesa”, ferma all’1%.

Le dinamiche variano a seconda dei comparti: la frutta costa in media lo 0,7% in meno rispetto a un anno fa, mentre gli ortaggi segnano un aumento del 2,6%.

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Economia

Ex Ilva, Urso “Lavoriamo a piano per Taranto, a settembre tavolo a Chigi”

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RIMINI (ITALPRESS) – “Non possiamo fare altro che prenderne atto, adeguando le procedure della gara internazionale in atto e lavorando da subito, come indicato dal presidente del Consiglio, a un piano straordinario per Taranto. In settembre si riunirà il Tavolo di Palazzo Chigi, coordinato dal sottosegretario Mantovano”. Lo afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a IlSussidiario nell’ambito del Meeting di Rimini. “I commissari hanno doverosamente fatto tutti gli atti necessari per salvaguardare il patrimonio aziendale, compreso il ricorso in Cassazione, ma nel contempo devono adempiere al decreto della Corte d’Appello, che impone la chiusura dell’area a caldo entro fine ottobre, con un impatto immediato sull’azienda e sull’indotto – spiega -. Per questo, in molti l’hanno definita una bomba sociale e produttiva”.
Per le imprese, inoltre, “si sta valutando di estendere anche al resto del Centro-Nord le modalità di accelerazione autorizzatoria oggi previste nella Zes unica, perchè è una delle principali richieste delle imprese per realizzare gli investimenti in tempi congrui e certi. Non sarà possibile, invece, estendere indistintamente gli stessi livelli di incentivazione previsti per le aree più svantaggiate, proprio al fine di ridurre il divario interno. Non lo consentono le regole europee sugli aiuti di Stato”, precisa.
(ITALPRESS).

– foto: Ipa Agency –

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