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In Austria è doppietta McLaren con Norris e Piastri, Leclerc sul podio

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SPIELBERG (AUSTRIA) (ITALPRESS) – Lando Norris completa il suo weekend perfetto e conquista il successo nel Gran Premio d’Austria 2025 di Formula 1. Per il pilota della McLaren, che precede sul traguardo il suo compagno di squadra Oscar Piastri, si tratta della settima vittoria in carriera, la terza ottenuta in questa stagione.

Torna sul podio anche Charles Leclerc che, a bordo della sua Ferrari, si prende un ottimo terzo posto davanti al vicino di box Lewis Hamilton, quarto. Subito fuori dai giochi il campione del mondo Max Versatppen, che al primo giro viene centrato dalla Mercedes di Andrea Kimi Antonelli, anche lui costretto al ritiro.

Quinto posto per il vincitore del Gp del Canada George Russell con l’altra Freccia d’Argento; completano la top 10 Liam Lawson, Fernando Alonso, Gabriel Bortoleto, Nico Hulkenberg ed Esteban Ocon. Nel Mondiale piloti Piastri resta davanti a tutti con 216 punti ma Norris rosicchia qualcosa, portandosi a 15 lunghezze.

“E’ stata una gara difficile, ho spinto dall’inizio alla fine – ha detto Norris nell’immediato post gara – . E’ stato stancante, ma è un risultato perfetto per noi. Era quello che volevamo. Abbiamo fatto una bellissima battaglia con Oscar, è stato molto divertente ma anche stressante. Complimenti anche a lui. È stato difficile tenerlo fuori dalla zona DRS. È stata una gara divertente nel complesso”.

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“Valuto il weekend come team molto positivamente – commenta invece Leclerc -, ma purtroppo oggi il passo che avevamo non era sufficiente. Nella prima curva ho pensato ad attaccare, ma Lando mi ha chiuso la porta e ho lasciato spazio a Oscar. Abbiamo fatto il nostro massimo, non ho rimpianti per oggi. Con il primo set di gomme ho spinto un po’ troppo per seguire le McLaren, ma fa parte del gioco. Gli aggiornamenti ci hanno aiutato a compiere un passo in avanti, ma dobbiamo continuare a spingere per colmare il gap con la McLaren. Mi manca la vittoria e farò di tutto per conquistarla, magari già a Silverstone”.

“E’ stata una gara intensa – ha detto infine Piastri -, spero che sia stata bella anche da vedere. Ho fatto del mio meglio. Forse avrei potuto fare qualcosa di meglio”.

“Con Lando è stata una bella battaglia, un po’ al limite in certi momenti. In un frangente ho esagerato un po’ – continua – Ho lottato per la vittoria, ma non sono riuscito a centrarla. Ringrazio il team per come ha gestito la situazione e per la macchina. Le qualifiche sono state un po’ sfortunate, ma sapevo di avere un buon passo”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS)

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Storica doppietta azzurra nello skicross, Deromedis oro davanti a Tomasoni. Italia a quota 29 medaglie

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LIVIGNO (ITALPRESS) – Salgono a 29 le medaglie per l’Italia, dopo una finale da sogno nello ski cross maschile: Simone Deromedis domina e conquista la medaglia d’oro, argento invece per Federico Tomasoni che chiude alle spalle del compagno. La gara inizia subito col piede giusto per gli azzurri, visto che Deromedis scappa via e si costruisce quasi un secondo di vantaggio, salvo poi doversi difendere dal rientro dello svizzero Alex Fiva. Quest’ultimo insegue a lungo l’azzurro, poi però arriva il debordante rientro di Tomasoni: l’azzurro rimonta e chiude secondo al fotofinish, dedicando un risultato storico alla compianta fidanzata Matilde Lorenzi, scomparsa nell’ottobre 2024. Oro Deromedis e argento Tomasoni, l’Italia conquista un doppio podio e sale a 29 medaglie: dieci d’oro, sei d’argento e tredici di bronzo, consolidando il terzo posto nel medagliere.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS)

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Abodi “Squalifica Kalulu? Rispetto la decisione di non revocarla, ma non la comprendo. C’è stato un errore evidente” / Video

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MILANO (ITALPRESS) – La mancata revoca della squalifica di Kalulu? La rispetto, ma non la comprendo perché nel momento in cui diventa evidente, chiaro, che c’è stato un errore, che è stato già pagato dal giocatore perché è stato espulso, io mi permetto di dire che forse un po’ di coraggio in più sarebbe stato opportuno”. Lo ha dichiarato Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, intervenuto a Casa Italia, a Milano, in merito alla mancata squalifica di Pierre Kalulu dopo il caso Bastoni.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Mornati “Forti non per caso, sport a scuola e impianti per restare al top”

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di Giorgio La Bruzzo

MILANO (ITALPRESS) – Un’Olimpiade da record figlia di un lavoro che parte da lontano, ma per restare al top in futuro serve anche altro. Milano-Cortina si avvia verso la conclusione ed è già tempo di primi bilanci e riflessioni. Siamo andati a medaglia in 10 discipline su 16, 94 finalisti complessivi. Dietro questi numeri c’è il lavoro delle Federazioni, del Comitato olimpico, degli atleti – sottolinea in conferenza stampa da Casa Italia a Livigno il segretario generale del Coni e capo missione ai Giochi, Carlo MornatiDopo Parigi ho commissionato al Censis uno studio sul vero valore sociale di questi numeri e sono venuti fuori dei dati eccezionali: per l’89% degli italiani fra i 15 e gli 85-90 anni è importantissimo vincere delle medaglie perchè da prestigio al Paese, dà aggregazione, e per l’87% le medaglie sono importanti perchè inducono a fare sport. Lo avevamo già visto con l’effetto Sinner o l’effetto Luna Rossa. Per noi è un fattore determinante”. Quando ancora ci sono delle cartucce da sparare, l’Italia ha abbondantemente superato il record delle 20 medaglie che risaliva addirittura a Lillehammer ’94. Avevo detto che avevamo la squadra più forte di sempre che andava alle Olimpiadi e oggi possiamo dire che era così: su 106 gare, in 70 c’era almeno un finalista dell’Italia Team. Una forza che è stata capitalizzata col numero delle medaglie”. “Ci siamo presentati con 63 gare potenzialmente da podio, quindi non c’è nessuna delle 27 medaglie che non era prevista. Sono tutte medaglie all’interno di un perimetro ben definito, sia numerico che prestativo”.

Fin qui il Coni ha messo in conto 1.120.000 euro di borse di studio (destinati a chi arriva fra i top4) e 6.240.000 di premi per i medagliati, a Milano-Cortina sono stati portati 196 atleti ma anche “268 officials, 50 del Comitato olimpico e 218 delle Federazioni. Numeri sui quali il Coni è campione olimpico indiscusso. L’incidenza di officials è superiore agli atleti e succede solo a noi: la media sarebbe dovuta essere attorno ai 100, la parte tecnica di supporto è superiore ai nostri competitor. L’organizzazione non è banale, c’è una pianificazione a monte, abbiamo creato dei villaggi paralleli in ogni cluster”.

C’è anche il contributo dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, col Coni che ha seguito direttamente 104 dei 196 atleti presenti, “il che significa che le Federazioni hanno grande fiducia in noi e nei nostri strumenti”. Dietro questi numeri c’è un lavoro e una programmazione che partono da lontano. “La finalizzazione alle Olimpiadi però è estremamente difficile, richiede uno spirito di adattabilità superiore rispetto alla media a cui sono abituati a questi ragazzi”.

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E giocare in casa è stato utile. Tanti risultati arrivano anche dalle scelte delle venue fatte sette anni fa. Giocarsi una medaglia sullo Stelvio, sull’Olympia delle Tofane o ad Anterselva è come portare un tennista a Wimbledon. I risultati sono legati anche alle strutture tecnico-agonistiche che hanno trovato. Se sei abituato a gareggiare a Kitzbuehel, a Wengen o a Bormio e poi ti ritrovi in una pista sperduta della Cina non è detto che vinca il migliore”. È stata anche un’Olimpiade a forti tinte rosa. “Le donne hanno fatto risultati pazzeschi come a Parigi ma in realtà abbiamo 19 donne medagliate e 25 uomini. Non c’è un livello di attenzione tecnica maggiore o minore, il nostro è un sistema estremamente valido perchè spesso uomini e donne si allenano insieme e sono seguiti allo stesso modo. Poi ci sono i momenti storici e in questo momento le donne hanno un beneficio maggiore. Poi i risultati dipendono dal contesto che vivi, dagli avversari”.

Fin qui le buone notizie. Ma guardando alla prossima edizione in Francia bisogna fare i conti con un’età media dei medagliati che supera i 29 anni. “E’ lo specchio della nostra società – sottolinea Mornati – L’Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo dietro il Giappone e la prima vittima è il mondo dello sport”.

“Oggi facciamo risultati nettamente migliori con un campione umano più ridotto rispetto al passato: rispetto al 1996 abbiamo 4,5 milioni di giovani in meno fra i 18 e i 30 anni. C’è un approccio tecnico superiore alla media, il nostro è un artigianato di eccellenza – prosegue Mornati – Noi oggi lavoriamo nel brevissimo termine ma serve un cambio di mentalità, lo sport bisogna iniziare a farlo a scuola, all’interno dei piani didattici come nei Paesi anglosassoni. La scuola deve capire il grande beneficio che deve dare al sistema sportivo altrimenti diventa complicato e prima o poi questi risultati andranno a ridursi. Negli ultimi 12 anni abbiamo spinto molto a investire nei settori giovanili, il decremento demografico si fa sentire ma i risultati sono dalla nostra parte: aver vinto il medagliere dei Giochi Giovanili Invernali di Gangwon di due anni fa significa che c’è del fieno in cascina. È chiaro che sostituire dei mostri sacri è difficile ma ci sono le premesse per continuare con un alto livello competitivo in tutte le discipline”.

E poi c’è la questione infrastrutturale. “L’impiantistica è un vulnus ma il governo ha preso coscienza della reale situazione di cosa si possa fare. È importante che le Olimpiadi sollevino il problema e mi pare che sia successo: si sta facendo una riflessione su come fare in modo di continuare ad avere le piste di ghiaccio. Lato Coni ci sarà sempre questo sprone a investire sull’impiantistica”.

– Foto IPA Agency –
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