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Cronaca

Fondazione MUVIN, svelato il concept del futuro Museo del Vino di Verona

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VENEZIA (ITALPRESS) – Si è tenuta oggi, alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, a Venezia, la III Conferenza Internazionale promossa dalla Fondazione MUVIN, intitolata Il Museo del Vino tra Cultura, Innovazione e Identità Territoriale. Il convegno è stato l’occasione per fornire numerosi aggiornamenti sul progetto che porterà alla costruzione del Museo Nazionale del Vino, a Verona.
Un pubblico composto da esperti, istituzioni, accademici e operatori di settore ha preso parte a una giornata di confronto interdisciplinare, volta a delineare i contenuti, gli impatti e il modello innovativo di questo progetto culturale unico nel suo genere in Italia. L’obiettivo: creare uno dei più importanti hub internazionali sulla cultura e la civiltà del vino. Il progetto ha infatti l’ambizione di posizionarsi al livello delle best pratices presenti in Europa quali La Citè du Vin di Bordeaux, WoW World of Wine di Porto e Vivanco in Spagna.
L’appuntamento ha idealmente raccolto il testimone dalla seconda edizione della International Conference on Wine Museums, svoltasi a Verona nell’ottobre 2024.
I saluti istituzionali hanno visto l’intervento del Presidente del Consiglio Regionale Roberto Ciambetti. Hanno inviato manifestazioni di piena adesione e supporto al progetto anche il Presidente di Veronafiere Federico Bricolo e, sul fronte della politica nazionale, il senatore Matteo Gelmetti e il deputato Ciro Maschio.
La conferenza – moderata dal giornalista e saggista Massimo Zanichelli – si è poi articolata in due sessioni tematiche: la prima dedicata a genesi, visione e impatto del progetto sul territorio nazionale e la comunità locale; la seconda, incentrata sugli aspetti creativi, relativi al concept plan architettonico, l’identità, i contenuti e il percorso di visita del nuovo hub.
L’apertura è stata affidata a Diego Begalli, Presidente della Fondazione MUVIN e già Prorettore dell’Università di Verona, che ha delineato la missione culturale e identitaria del polo culturale, evidenziandone il ruolo nella valorizzazione del patrimonio enologico italiano.
“Il nuovo polo culturale sarà unico nel suo genere nel panorama nazionale e internazionale, poichè dedicato all’esplorazione a tutto tondo della cultura del vino – ha dichiarato Begalli – Ben lontano dal concetto tradizionale di museo, sarà un hub partecipativo volto a stimolare il continuo dialogo intergenerazionale, grazie ai linguaggi dell’innovazione, della formazione e dell’edutainment”.
A seguire, Enrico Ghinato, manager e membro del consiglio della Fondazione Muvin, ha illustrato la sostenibilità economico-finanziaria dell’iniziativa, che ha beneficiato finora di un finanziamento di 300 mila euro per tre anni da parte della Regione Veneto, grazie all’iniziativa del consigliere Enrico Corsi. “Il progetto – ha spiegato Ghinato -, superata la fase di startup, potrà raggiungere 350 mila visitatori l’anno a regime, con un impatto occupazionale stimato tra 80 e 130 nuovi posti di lavoro. Il fatturato, previsto a 6 milioni di euro nella fase iniziale, potrebbe raddoppiare nel giro di dieci anni”. ‘L’investimento è stimato in 25 milioni di euro e s’ipotizza, nelle assunzioni del business plan, che venga sostenuto attraverso ricorso all’equity per 8 milioni, a un finanziamento per 7 milioni e al sostegno pubblico per 10 milionì, ha aggiunto Ghinato, che ha concluso: ‘Si tratta di un investimento opportuno per un comparto come quello enologico, che caratterizza l’economia del Made in Italy nel mondo. L’iniziativa, inoltre, sarà fondamentale per lo sviluppo di un nuovo tipo di turismo per Verona, quello dell’enogastronomia, che sostiene la destagionalizzazione dei flussi e accresce la qualità dei visitatorì.
Ad approfondire il tema degli impatti sul territorio, è stato Francesco Pecci, economista e responsabile spin-off dell’Università di Verona. “Sulla base dei flussi turistici attuali – ha spiegato lo studioso – si raggiunge un valore stimato di circa 350 mila visitatori annuali, a regime. Cifre che prefigurano, per la città di Verona, una rilevante crescita dell’indotto e una spinta significativa all’enoturismo. In questo senso il nostro studio non rileva una creazione di valore solo per la città, ma anche per il Veneto e l’intero territorio nazionale”.
Ha concluso la prima sessione Giuseppe Costa, CEO di Costa Edutainment, gruppo leader in Italia nella gestione e promozione di musei di nuova generazione, con un contributo video nel quale ha condiviso una riflessione sui nuovi modelli di edutainment e musealità esperienziale, ispirata alle best practice internazionali. Il Gruppo Costa ha dichiarato la propria disponibilità a candidarsi alla gestione dell’iniziativa, auspicando che essa venga portata a termine, perchè assente nel panorama italiano e in assoluta tendenza con i trend internazionali.
Nella seconda parte della mattinata è stato presentato il concept plan architettonico del nuovo hub, esito di una collaborazione sinergica tra lo Studio Ardielli Fornasa Associati e Mirko Scaratti. “Al centro del nostro lavoro – ha spiegato Marco Ardielli, che ha coordinato il team di progettisti – vi è l’idea di un’integrazione armonica tra esperienze digitali e analogiche, tra spazi e oggetti fisici, per costruire una narrazione che coinvolga attivamente il pubblico. Si tratta di un progetto ambizioso e innovativo, che si snoderà all’interno di spazi flessibili e interattivi e, al tempo stesso, s’integrerà armoniosamente nel contesto urbano attraverso la presenza di un parco attrezzato, pensato come luogo di incontro, socialità e fruizione collettiva. Il nuovo hub si configura così come un ponte vivo tra l’architettura e la città: non solo un contenitore, ma un luogo aperto e in dialogo costante capace di trasformare la visita in un’esperienza partecipativa e memorabile”.
Per la prima volta sono stati mostrati i moodboard delle sale espositive e delle aree comuni, rivelando un progetto attento alla coerenza tra estetica, funzionalità e storytelling. Ogni ambiente è stato pensato per accompagnare il visitatore in un percorso fluido, in cui cultura, design e quotidianità si fondono in un’esperienza organica e coinvolgente.
Steve Charters, docente alla Burgundy Business School, Master of Wine e autorità nel campo dei wine studies, a capo del comitato internazionale di esperti che ha redatto l’indice dei contenuti del museo, ha poi offerto una lettura meta progettuale del nuovo hub, inquadrandolo nel contesto internazionale e sottolineandone le caratteristiche distintive.
Al suo fianco, lo storico britannico ed esperto di civiltà e comunicazione del vino Graham Harding, docente a Oxford. ‘Abbiamo immaginato un luogo nuovo, che racconterà la cultura del vino con uno sguardo duplice: da un lato, le sue radici storiche e culturali; dall’altro, le sfide contemporanee, facendone una lente per interpretare tematiche globali, dalla geopolitica al cambiamento climaticò, ha spiegato Charters. Gli ha fatto eco il collega di Oxford, che ha svelato la frase guida che aprirà il percorso museale: “Il vino ha cambiato il genere umano più di quanto il genere umano abbia cambiato il vino”.
In chiusura, Antonio Scuderi, ceo di Capitale Cultura Group e docente di Digital Heritage allo IED e alla Link University, ha illustrato il progetto del percorso di visita. “Il nuovo hub – ha spiegato – nasce per offrire un’esperienza coinvolgente ed educativa, capace di valorizzare in sinergia le dimensioni globale e locale, attraverso una narrazione a più livelli di approfondimento, a seconda delle caratteristiche dei visitatori”. A caratterizzare il percorso di visita sarà l’impiego di tecnologie immersive e di realtà estesa di ultimissima generazione, con soluzioni specifiche per i più piccoli e i portatori di disabilità. L’utilizzo mirato dell’Intelligenza Artificiale consentirà un livello molto alto di personalizzazione dell’esperienza, ma anche la partecipazione diretta del pubblico. Questa tecnologia consentirà ai visitatori di plasmare i contenuti di alcune sezioni, che saranno veri e propri laboratori in perenne evoluzione.
Grazie al contributo della Regione Veneto, la Fondazione Muvin ha anche aggiornato il proprio sito web, all’interno del quale una nuova sezione, intitolata Winepedia, costituisce un compendio divulgativo approfondito e sulla cultura e l’economia del vino, con 100 schede editoriali curate da un team di esperti. Il sito è consultabile all’indirizzo fondazionemuseodelvino.it.

– foto f29/Italpress –
(ITALPRESS).

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A Voghera nasce “La Palazzina”: un hub di comunità dove l’accoglienza diventa strumento di inclusione

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Il Centro di Cooperazione Sociale multifunzionale apre le porte nel cuore dell’Oltrepò Pavese. Campeggio, ciclofficina, forno sociale e ricarica elettrica: un modello che prova a tenere insieme turismo lento, fragilità e rigenerazione territoriale.

C’è un edificio a Voghera che da oggi porta un nome nuovo e un’ambizione precisa: diventare un luogo in cui chi arriva trova ospitalità e chi abita trova comunità. Si chiama «La Palazzina» ed è il Centro di Cooperazione Sociale multifunzionale che apre ufficialmente i battenti in città, con una formula che unisce accoglienza turistica, inclusione sociale e sostenibilità ambientale in un unico progetto integrato. Non un contenitore vuoto riempito di buone intenzioni, ma una struttura concepita — fin dalle fondamenta — con e per le persone più fragili, che di questo spazio sono state protagoniste attive nella fase di costruzione.

L’idea alla base è insieme semplice e ambiziosa: il territorio può essere leva di emancipazione, purché si lavori per renderlo davvero accessibile. «La Palazzina rappresenta uno spazio concreto di accoglienza, inclusione e sostenibilità, capace di mettere in rete risorse e competenze del territorio», spiega Sara Fasani, presidente della cooperativa 381, soggetto capofila del progetto. «È un progetto che punta a generare innovazione sociale e a creare nuove opportunità per le persone, attraverso percorsi strutturati di formazione, lavoro e partecipazione attiva».

Un progetto che viene da lontano

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«La Palazzina» non nasce per caso né improvvisamente. È il risultato visibile di S²O.L.E. — acronimo che sta per Solidarietà, Sostenibilità, Opere, Lavoro, Emancipazione — un’iniziativa sostenuta dal bando Emblematici Maggiori promosso da Fondazione Cariplo e dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia. Un’iniziativa di scala, che punta a costruire un modello replicabile di innovazione sociale territoriale: non un intervento spot ma un sistema, capace di attivare e mettere in rete risorse locali, competenze e relazioni.

Il progetto muove su una rete sinergica di nove partner — soggetti pubblici e privati, organizzazioni sociali, cittadini — tutti impegnati ad attivare processi di inclusione, valorizzazione delle competenze e rigenerazione sociale. Un approccio sistemico al territorio, che si distingue nettamente dalla logica del singolo servizio erogato e chiuso su se stesso.

Turismo lento come porta d’ingresso

Il centro è prima di tutto un hub multifunzionale. Il suo cuore infrastrutturale è un campeggio sociale abbinato a un’area sosta camper attrezzata con servizi completi, pensata per intercettare quella fascia crescente di turisti che cercano esperienze autentiche, rallentate e consapevoli. Un turismo lento, responsabile ed esigente, sempre meno interessato al pacchetto preconfezionato e sempre più attratto dalla scoperta di territori minori, di quelli che in altri tempi si sarebbero chiamati «d’entroterra» e che oggi si riposizionano come destinazioni di qualità.

Per Voghera e per l’Oltrepò Pavese — terra di vini, colline, borghi storici e una tradizione gastronomica che merita molta più attenzione di quanta ne riceva — «La Palazzina» si propone come porta d’accesso qualificata: un punto di partenza per percorsi di enoturismo e turismo gastronomico e per esperienze culturali ed esperienziali che valorizzano il patrimonio del territorio in modo non retorico e non museificato.

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La ciclofficina, il forno, i pannelli solari

Accanto alla dimensione turistica, il centro ospita un ricco programma di attività di animazione sociale: laboratori di socializzazione, escursioni naturalistiche, trekking e attività outdoor come la mountain bike. Ma due elementi in particolare raccontano la vocazione profonda del progetto.

Il primo è la ciclofficina sociale: uno spazio dedicato alla promozione della mobilità sostenibile e dell’inclusione, in cui la bicicletta smette di essere solo mezzo di trasporto e diventa strumento di formazione, di lavoro e di partecipazione comunitaria. Un luogo dove si impara a riparare una ruota e dove, riparando quella ruota, si impara anche altro: autonomia, responsabilità, senso di appartenenza.

Il secondo è il forno sociale condiviso, che è probabilmente il simbolo più eloquente dell’intera operazione. Fare il pane insieme significa trasmettere competenze, ridurre gli sprechi, condividere tempo e fatica. Significa costruire relazioni senza la mediazione di uno schermo. Significa trasformare uno spazio di produzione in un presidio di comunità. È un gesto antico, reso contemporaneo dalla cornice in cui si inserisce.

A completare il quadro, l’intera struttura è progettata secondo criteri di sostenibilità ambientale: le colonnine di ricarica per auto e biciclette elettriche sono alimentate da pannelli fotovoltaici, scelta che non è solo una concessione alla moda green ma rafforza la coerenza ecologica dell’intero progetto e consolida il suo legame con il turismo responsabile.

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Fragilità come risorsa, non come problema

Quello che distingue «La Palazzina» da molte iniziative analoghe è il punto di vista da cui il progetto è stato concepito. Le persone in condizione di fragilità non sono qui i destinatari passivi di un servizio: sono state coinvolte attivamente nella costruzione dello spazio e lo saranno nella sua gestione. È una differenza che non è solo ideologica ma produce conseguenze pratiche: negli spazi, nelle attività, nel linguaggio con cui il centro si presenta alla città e al territorio.

«Attraverso queste attività vogliamo mettere le persone nella condizione di vivere pienamente il territorio, valorizzandone il patrimonio storico, culturale ed enogastronomico», conclude Fasani. «L’obiettivo è costruire esperienze accessibili, inclusive e sostenibili, capaci di generare valore nel tempo».

Valore nel tempo. Non è formula di circostanza. È la scommessa vera di un progetto che si misura con l’Oltrepò reale — con i suoi ritardi, le sue potenzialità sprecate, la sua bellezza tenuta in ombra — e prova a dare una risposta concreta. Voghera ha bisogno di questo tipo di scommesse. E la storia del progetto «La Palazzina» è appena cominciata.

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Varese, smantellata rete italo-polacca dedita al riciclaggio e alle truffe

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VARESE (ITALPRESS) – Un’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, con il supporto della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la citata Autorità Giudiziaria, dei Carabinieri di Udine, delle competenti Autorità polacche e di Eurojust, ha portato allo smantellamento di un’organizzazione criminale attiva tra Italia e Polonia. Il sodalizio, composto da soggetti di etnia rom, era specializzato in truffe aggravate nel settore della compravendita di auto di lusso, nonché nel riciclaggio, nell’autoriciclaggio e nella falsificazione di documenti.

Le indagini, sviluppate nell’ambito di una Squadra Investigativa Comune (S.I.C.), hanno permesso di ricostruire 17 episodi di riciclaggio ed autoriciclaggio, oltre alle truffe costituenti i reati presupposto. Il meccanismo fraudolento prevedeva l’utilizzo di assegni circolari falsi e della tecnica dello spoofing, attraverso cui le vittime venivano ingannate da un falso operatore del servizio antifrode dell’istituto bancario, che confermava la genuinità e la copertura dell’assegno, inducendo così la vittima a concludere la compravendita. Le vetture – previa alterazione dei documenti di proprietà – venivano radiate e cancellate per esportazione presso agenzie abilitate, per poi essere rapidamente condotte e cedute in Polonia al principale indagato polacco, titolare di una concessionaria di auto usate. Quest’ultimo ha acquistato le autovetture pagando circa 1 milione di euro in contanti.

Il danaro derivava da un consistente traffico internazionale di sostanze stupefacenti, emerso a seguito delle indagini condotte dalle Autorità polacche. In esito all’attività di indagine sono stati identificati e denunciati 9 soggetti, autori dei reati contestati. Inoltre, grazie alla cooperazione internazionale, sono state recuperate 18 autovetture di lusso per un valore complessivo di circa 800 mila euro, già restituite ai legittimi proprietari.

– Foto GDF –

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(ITALPRESS).

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Radio Pavia Breakfast News – 24 aprile 2026

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Tutte le mattine sulle emittenti del gruppo multimediale di Agenzia CreativaMente Editore, potete trovare le notizie in breve del territorio mentre fate colazione. Vi aggiorniamo in modo chiaro e veloce, in soli 5 minuti, prima di andare al lavoro, con Radio Pavia Notizie, le Breakfast News che trovate sia in formato newsletter che podcast sui nostri siti e social della rinata Radio Pavia (radio-pavia.it, pagine Facebook, Instagram, You Tube e scaricando la app sul vostro cellulare), su Pavia Uno Tv, Lombardia Live 24 e Itinerari News.

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