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Cronaca

“Prendersi cura di chi cura”, Fondazione Cariplo al fianco del Terzo Settore

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MILANO (ITALPRESS) – Il lavoro di cura è al centro di una crisi silenziosa, ma sempre più urgente. A rilanciare una questione cruciale per il Paese è stato l’evento “Prendersi cura di chi cura”, promosso a Milano da Fondazione Cariplo in collaborazione con Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore per discutere le difficoltà nel reperire e trattenere professionisti qualificati nei servizi del Terzo Settore.
Il Quaderno di ricerca n.52, curato dall’Evaluation Lab di FSVGDA, fotografa infatti un mercato del lavoro in forte tensione: da un lato, la domanda di psicologi, educatori e assistenti sociali è in costante crescita; dall’altro, l’offerta fatica a tenere il passo, complici il fabbisogno di personale del settore pubblico e condizioni contrattuali spesso poco attrattive.
Nonostante un aumento del 30% delle iscrizioni universitarie nei corsi di laurea legati alle professioni di cura negli ultimi dieci anni (fa eccezione il settore socio-assistenziale che registra, a partire dal 2020, una diminuzione di circa il 10%), il Terzo Settore fronteggia grosse difficoltà. I dati evidenziano chiaramente le problematicità: stipendi più bassi, carichi di lavoro elevati, limitate prospettive di crescita e una percezione sociale ancora debole del “valore della cura” rendono complesso attrarre giovani professionisti e trattenere personale con esperienza.
Durante l’evento, articolato in tre panel, sono stati discussi i dati raccolti nella ricerca e sono emerse proposte concrete: al di là del nodo di fondo dell’aumento delle retribuzioni, si possono migliorare le condizioni contrattuali, investire in campagne di sensibilizzazione e i programmi di formazione continua, costruire alleanze tra università, enti del Terzo Settore e istituzioni. L’obiettivo? Ridare dignità e attrattività a un insieme di professioni che sono il pilastro del welfare e specchio della nostra capacità di prenderci cura gli uni degli altri.
Tre panel hanno scandito il ritmo dell’incontro, offrendo uno sguardo plurale e approfondito sulle sfide del lavoro di cura. Il primo, “Un valore (s)conosciuto”, ha affrontato le dimensioni culturali, economiche e di genere del lavoro sociale, con interventi di Barbara Da Roit (Università Cà Foscari Venezia), Stefano Granata (Confcooperative Federsolidarietà), Paolo Dell’Oca (Fondazione Archè) e Matilde Zanni (Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano). Il secondo, “Dal sapere al saper fare”, ha ragionato sullo sviluppo di competenze specialistiche e trasversali tra formazione accademica e mondo del lavoro, con contributi di Elena Luciano (Università di Milano-Bicocca), Eleonora Cortesi (Consorzio Consolida), Salvatore Semeraro (Consorzio SiR) e Ilaria Botta (Consorzio Il Filo da Tessere). Il terzo, “Utili in tempo utile”, ha messo al centro il protagonismo giovanile e la necessità di transizioni generazionali nelle organizzazioni, con Francesca Gennai (Consorzio Nazionale CGM), Paolo Tartaglione (CNCA Lombardia), Rossana Aceti (Cooperativa Il Pugno Aperto) e Simone Buzzella (Cooperativa Sineresi).
“Il welfare sociale presenta, da tempo, diverse fragilità dovute ad una pluralità di fattori, tra cui l’insufficiente finanziamento, la presenza di forti diseguaglianze territoriali in termini di servizi, il forte squilibrio nell’uso delle risorse destinate più a favore dei trasferimenti monetari piuttosto che al finanziamento dei servizi, un’impostazione che risale a decenni fa e non in grado di rispondere ai cambiamenti demografici e sociali del Paese – afferma Valeria Negrini, Vice Presidente Fondazione Cariplo -. Contemporaneamente questa fragilità mette sempre in maggior evidenza la funzione ed il senso del welfare, come presidio di diritti fondamentali quali la salute e il benessere collettivo della comunità. La necessità di ripensare il nostro modello di welfare intreccia profondamente anche la necessità di ripensare il lavoro educativo e di cura; una sfida che è sia culturale che professionale. Richiede infatti competenze trasversali, in grado di tenere insieme sapere tecnico, sensibilità sociale e visione comunitaria. Nonostante ciò, una percentuale molto alta dei laureati in queste professioni – in gran parte donne – continua a operare in contesti poco valorizzati e mal retribuiti”.
“Nel Terzo Settore – aggiunge – il turnover giovanile raggiunge il 35,8%, segno di una crescente frustrazione. Fondazione Cariplo mira a diffondere una nuova visione del lavoro, che metta al centro il valore umano e sociale del prendersi cura. Riconoscere la portata trasformativa di queste professioni è il primo passo per restituire dignità, riconoscimento e prospettive a chi costruisce quotidianamente coesione e benessere collettivo”.
Fondazione Cariplo ha annunciato l’intenzione di proseguire il lavoro avviato con il Quaderno, continuando il suo impegno sul capacity building e sviluppo organizzativo grazie al Bando Riprogettiamo il futuro, promuovendo una nuova narrazione sul lavoro sociale e sostenendo azioni sperimentali per rafforzare la sostenibilità organizzativa delle realtà non profit.

– foto Italpress –
(ITALPRESS).

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Nasce Dogland – Anas, area cani ludico-ricreativa di MagicLand

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ROMA (ITALPRESS) – A MagicLand nasce DogLand – Anas, tra le prime aree cani ludico-ricreative in Europa in un parco divertimenti. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra MagicLand e Anas, da anni impegnata nella cultura della sicurezza stradale attraverso campagne di sensibilizzazione. Oltre a occuparsi della gestione e manutenzione della rete viaria nazionale, Anas porta avanti un lavoro di prevenzione sui comportamenti a rischio, tra cui l’abbandono degli animali lungo le strade, fenomeno che rappresenta un grave atto di crudeltà verso gli animali e un serio pericolo per la circolazione. L’inaugurazione si è tenuta oggi, in occasione dell’apertura della stagione 2026 del parco.
Situata in posizione centrale, a bordo lago, l’area è uno spazio verde e protetto dove i cani possono muoversi, giocare e rilassarsi in sicurezza, sempre accompagnati dalle famiglie. Completamente recintata e realizzata con erba sintetica di alta qualità, DogLand – Anas è dotata di zone ombreggiate, sedute e fontanella. Elemento distintivo è il “percorso agility” in legno a sei stazioni, progettato per stimolare movimento, gioco e interazione: pedana di attesa, pedana mobile, slalom, ostacolo regolabile, palizzata e anello fisso. Un tracciato dinamico che trasforma la visita al Parco in un momento di attività condivisa con i propri amici a quattro zampe.
“Con DogLand – Anas vogliamo lanciare un messaggio semplice ma forte: i cani fanno parte della famiglia e non devono essere lasciati indietro, nemmeno quando si va al parco divertimenti – afferma Guido Zucchi, Amministratore Delegato di MagicLand -. Questa area nasce proprio per permettere alle persone di vivere il tempo libero insieme ai propri animali in modo responsabile, sicuro e sereno. I cani sono sempre stati i benvenuti a MagicLand, accompagnando le famiglie nella loro visita al parco.
Tuttavia, finora non avevano uno spazio di svago pensato esclusivamente per loro. Con DogLand – Anas possiamo offrire anche a loro un’area dedicata al divertimento e al benessere, progettata su misura. Inoltre, la collaborazione con Anas, da anni in prima linea contro l’abbandono, rende questo progetto ancora più significativo”.
“Da diversi anni collaboriamo con alcune associazioni per far fronte comune e promuovere campagne di sensibilizzazione a favore degli animali – afferma l’Amministratore Delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme -. Partecipare a questa iniziativa con MagicLand ci rende orgogliosi perchè è una nuova azione concreta che permette di proteggere e salvare vite. Anas salva in media un animale ogni cinque giorni dal pericolo di essere investito e ucciso. In Italia il fenomeno dell’abbandono degli animali lungo le strade rappresenta una grave emergenza perchè mette a rischio la loro vita e quella degli utenti”.
“Negli ultimi anni abbiamo intensificato le attività di monitoraggio e intervento in collaborazione con le autorità locali e le associazioni del settore – aggiunge l’AD -. Solo attraverso un’azione collettiva possiamo ridurre gli incidenti. C’è comunque un dato positivo che vorrei sottolineare: la sensibilità degli utenti a segnalare ad Anas il fenomeno dell’abbandono è cresciuta di oltre il 30% negli ultimi anni, segnalazioni che consentono ai cantonieri di salvare con più rapidità e di conseguenza con maggior successo, gli animali vaganti”.

– foto mec/Italpress –
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Grassi (SWG) “Crolla la fiducia degli europei negli Stati Uniti”

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MILANO (ITALPRESS) – La storica alleanza tra le due sponde dell’Atlantico scricchiola, e i numeri lo certificano senza margini di ambiguità. Riccardo Grassi, Head of Research di Swg, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano Europa dell’agenzia Italpress, presenta i risultati di un’indagine condotta da Polling Europe, joint venture tra la stessa Swg e OpinionWay, che fotografa un cambio di percezione profondo e rapido tra i cittadini europei nei confronti degli Stati Uniti.
Il dato più eclatante riguarda il crollo della fiducia: se a marzo 2024 il 61% degli europei considerava gli Stati Uniti un Paese amico – secondi soltanto alla Gran Bretagna al 64% – oggi quella percentuale è precipitata al 25%. Un tracollo in meno di un anno che, sottolinea Grassi, porta gli Usa addirittura al di sotto della Cina in termini di percezione di amicizia.
Per circa un quarto degli europei interpellati, la rottura è strutturale: l’alleanza atlantica, così come si è consolidata nel dopoguerra, non esiste più. Un’altra metà del campione ritiene invece che la crisi sia congiunturale e legata alla figura di Donald Trump, con la prospettiva che, superata l’attuale amministrazione, il rapporto possa essere ricucito.
Ciò che colpisce, però, è la trasversalità del fenomeno. “Non siamo solo di fronte a una situazione di ambiguità nella narrazione da parte dei media locali o di utilizzo politico delle affermazioni di Trump”, precisa Grassi, “ma proprio di fatica della popolazione a capire che cosa stanno facendo gli Stati Uniti e a che gioco stanno giocando”.
La riduzione della percezione di amicizia verso Washington riguarda, infatti, sia gli elettori di centrosinistra sia quelli di centrodestra e di estrema destra, schieramenti storicamente più vicini all’alleato americano.
Il rimescolamento della galassia dei paesi percepiti come amici dall’opinione pubblica europea è significativo. Sul podio oggi figurano Regno Unito, Giappone e Brasile. Gli Stati Uniti sono scomparsi dai primi posti, mentre la Cina – considerata sul piano economico un grande avversario dell’Europa – è passata dal 18% al 27% in termini di percezione positiva. Crescono anche India e Brasile.
Il giudizio sul presidente americano è netto. Su una scala da 1 a 10, Donald Trump ottiene in media 3,1. Il 64% degli europei gli assegna un voto inferiore a 5. Tra gli elettori di sinistra la media scende fino a 2,4-2,5. Ma il dato più rilevante per Grassi riguarda i partiti di destra e centrodestra, dove la valutazione si attesta attorno al 5, con una perdita di quasi un punto rispetto all’ottobre 2024. “In un anno e mezzo, quello che dovrebbe essere il suo elettorato di riferimento ha ridotto di un punto la valutazione sul presidente americano”, osserva.

– Foto Italpress –

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Ue, Bianchi “Comuni e Regioni restino protagonisti nella gestione dei fondi”

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MILANO (ITALPRESS) – “L’unica fonte di sostentamento extra che avranno a disposizione Regioni e Comuni, guardando al prossimo futuro, dopo il Pnrr, sono i fondi europei”. Lo afferma Matteo Bianchi, consigliere comunale di Varese e vicepresidente del Comitato Europeo delle Regioni (CdR), intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano Europa dell’agenzia Italpress.
Bianchi inquadra il ruolo del CdR nel solco del principio di sussidiarietà sancito dal Trattato di Lisbona: “Chi meglio di sindaci e presidenti di regioni può interpretare le esigenze delle loro comunità? Questo consesso raggruppa amministratori locali e regionali che rivendicano istanze e sensibilità nella filiera normativa e legislativa dell’Unione”. Essere presenti a Bruxelles al livello locale e regionale, sottolinea il vicepresidente, significa anche “intercettare di più e meglio i fondi europei, sia quelli diretti che di coesione. In Italia ne abbiamo assolutamente bisogno, soprattutto in una fase successiva al PNRR”.
Sul versante dei rapporti bilaterali tra Unione Europea e Svizzera, Bianchi richiama l’attenzione sulle ricadute concrete per i territori di frontiera: “Questi accordi vengono presi tra Berna e Bruxelles, o tra Roma e Berna, ma non ci si chiede mai quali siano le conseguenze sui territori di confine”.
Il riferimento è alla provincia di Varese, “che ha un confine permeabile con 80.000 lavoratori frontalieri tra Varese e Como che ogni giorno varcano il confine”. Attraverso un apposito parere presentato al CdR, il vicepresidente ha chiesto di includere al tavolo negoziale anche le Regioni e i Cantoni di confine: “Si è aperto un confronto con realtà come la Lombardia, il Canton Ticino e il Baden-Wurttemberg. Mettere al tavolo questi livelli istituzionali aiuta chi decide a livello centrale ad applicare percorsi adeguati alle esigenze dei territori”.
Al centro del dibattito europeo c’è anche il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034. “Il negoziato si è aperto a luglio dell’anno scorso e l’obiettivo è chiudere entro l’inizio del 2027”, spiega Bianchi. Il nodo critico riguarda le risorse: la Commissione europea intende unificare in un unico fondo la politica di coesione e la politica agricola comune (PAC), adottando un modello di interlocuzione diretta con i 27 Stati membri anzichè con le Regioni. “Questo non rispetta il principio di sussidiarietà e dà troppo potere agli Stati nazionali”, sottolinea Bianchi. Un cambio di rotta che preoccupa in particolare la Lombardia: “Nel settennato precedente, 3 miliardi e mezzo di Fondi di Coesione finivano quasi totalmente nel sostegno all’innovazione delle imprese e alla ricerca. Se questi fondi venissero gestiti diversamente, si rischierebbe di chiudere interi pilastri di competenza regionale”.
Bianchi affronta anche il tema delle ripercussioni territoriali delle crisi geopolitiche, dal conflitto in Medio Oriente alle tensioni sui mercati energetici: “Ogni frizione e crisi geopolitica ha delle ricadute territoriali di natura economica, come il tema del costo dell’energia, che ha ripercussioni sociali, ma anche conseguenze in termini di sicurezza e integrazione con la crisi migratoria sulle frontiere esterne”. Il CdR, sottolinea, rivendica con forza le istanze dei sindaci e dei presidenti di Regione: “Da Bruxelles si tende spesso a scaricare sui territori le conseguenze di alcune azioni politiche. Noi dobbiamo rammentare l’esigenza dei territori governati dai sindaci e dai presidenti di Regione”.

– Foto Italpress –

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