Economia
E’ sempre più difficile per i giovani raggiungere l’indipendenza economica in Italia
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10 mesi fa-
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Redazione
La transizione verso l’autonomia economica è diventata per molti giovani un percorso più lungo e accidentato. Il costo della vita cresce in modo evidente, ma le retribuzioni reali faticano a tenere il passo. Il risultato è un divario che si manifesta in ogni scelta di vita: dall’uscita di casa all’affitto di un bilocale, dall’acquisto di un’auto alla costruzione di un piccolo cuscinetto di risparmio.
Nelle grandi città come Milano e Roma, dove si concentrano opportunità lavorative e servizi, i prezzi degli immobili e degli affitti sono aumentati in modo significativo, rendendo complesso l’acquisto di una casa anche a chi ha un impiego stabile e valuta il ricorso al mutuo. In questo scenario, la pianificazione finanziaria richiede più attenzione, competenze e tempo, mentre la prospettiva di una stabilità personale slitta in avanti.
Caro vita e salari fermi
Negli ultimi cicli economici, l’inflazione sui beni e servizi essenziali – alimentari, trasporti, energia, canoni di locazione – ha ridotto il potere d’acquisto dei giovani lavoratori. A fronte di contratti spesso d’ingresso e scatti retributivi lenti, lo stipendio netto non compensa gli aumenti di spesa mensili. Il carrello appare più costoso, così come gli abbonamenti ai mezzi, le utenze e persino le attività sociali di base. Il quadro peggiora nelle aree metropolitane, dove i costi fissi sono più elevati e la concorrenza per posizioni ben retribuite è maggiore. Senza politiche salariali collegate alla produttività e all’andamento dei prezzi, e senza un vigoroso sostegno al potere d’acquisto, la strada verso la piena autonomia diventa più ripida.
La casa: il nodo nelle grandi città
Il tema abitativo è il centro di gravità delle difficoltà. A Milano e Roma l’acquisto di un appartamento si scontra con valori al metro quadrato cresciuti e con la necessità di apporti di capitale iniziale significativi. Anche il mercato degli affitti pesa: canoni elevati e spese condominiali sostanziose assorbono quote importanti del reddito. Per un giovane, mettere insieme anticipo, costi notarili e tasse richiede spesso anni di risparmio, durante i quali il mercato può muoversi ulteriormente. Anche chi valuta il mutuo incontra ostacoli: rapporto rata/reddito più rigido, stabilità contrattuale richiesta dagli istituti di credito, e tassi che, pur variando nel tempo, incidono sull’importo della rata. In assenza di garanzie familiari, l’accesso alla proprietà diventa un traguardo lontano.
Mercato del lavoro e precarietà
La frammentazione dei percorsi professionali rallenta il salto verso l’indipendenza economica. Molti giovani attraversano fasi di tirocini, contratti a termine, collaborazioni e partite IVA senza continuità. Questa discontinuità limita la possibilità di pianificare e di accumulare risparmi per progetti di lungo periodo. Anche la mobilità lavorativa, pur essendo un’opportunità di crescita, comporta costi di transizione: cambi di città, nuovi depositi per l’affitto, periodi di reddito ridotto. L’assenza di welfare integrativo diffuso nelle micro e piccole imprese – per esempio con fondi sanitari, previdenza complementare e benefit casa – accentua il divario con le grandi aziende, dove le retribuzioni e i pacchetti di benefit sono talvolta più competitivi.
Mutui, tassi e regole d’accesso
Per comprendere perché il mutuo sia spesso fuori portata, è utile ripercorrere gli elementi che determinano l’accesso al credito e il costo finale dell’operazione:
- Reddito e stabilità contrattuale – Le banche valutano solidità del reddito, tipologia di contratto e anzianità lavorativa. Contratti brevi o discontinui pesano negativamente.
- Rapporto rata/reddito – In genere la rata non dovrebbe superare una quota del reddito netto mensile. Con salari contenuti, anche immobili di media fascia generano un rapporto sfavorevole.
- Capitale iniziale e spese – Oltre al prezzo dell’immobile servono anticipo, imposte, notaio, perizie e assicurazioni. Senza risparmi pregressi, l’operazione diventa proibitiva.
- Tassi di interesse e durata – L’aumento dei tassi incide direttamente sulla rata; durate più lunghe riducono la rata ma aumentano il costo totale del finanziamento.
- Garanzie aggiuntive – Fideiussioni familiari o garanzie pubbliche possono aiutare, ma non tutti possono contare su reti di supporto adeguate.
Questi fattori, combinati con i livelli dei prezzi nelle aree centrali di Milano e Roma, spiegano perché molti rinuncino o rimandino l’acquisto.
Cosa possono fare i giovani e le istituzioni
Per attenuare il divario tra costo della vita e redditi, serve una regia condivisa. Di seguito alcune possibili direttrici di azione, presentate come spunti pratici e di policy:
- Rafforzare le competenze: investire in skill ad alta occupabilità – digitale, green, data, vendite complesse – può migliorare il potere contrattuale e le prospettive salariali.
- Pianificare il risparmio: creare un budget mensile rigoroso, automatizzare piccoli accantonamenti, costruire un fondo di emergenza riduce la vulnerabilità. Inoltre, comprendere cos’è il reddito passivo può aiutare i giovani a costruire nel tempo fonti di guadagno alternative, rendendo più sostenibile il percorso verso l’indipendenza economica.
- Valutare aree emergenti: quartieri semi-centrali o città intermedie offrono talvolta prezzi più accessibili a fronte di una qualità della vita ancora elevata.
- Usare strumenti pubblici: informarsi su garanzie statali per i mutui e su eventuali misure su affitti, residenze per studenti e giovani lavoratori.
- Promuovere contrattazione e produttività: politiche che leghino salari e produttività, detassazione dei premi e incentivi all’innovazione possono sostenere il potere d’acquisto.
- Ampliare l’offerta abitativa: piani per housing a canone sostenibile, recupero del patrimonio esistente e partenariati pubblico-privati riducono la pressione sui prezzi.
- Semplificare l’accesso al credito: criteri più flessibili per giovani con prospettive di carriera, valutazioni che considerino percorsi professionali moderni e supporti mirati alle caparre iniziali.
La difficoltà dei giovani italiani nel raggiungere l’autonomia non è solo un fatto individuale, ma un tema che tocca crescita, innovazione e coesione sociale. Senza un riequilibrio tra costo della vita e retribuzioni, e senza un’offerta abitativa compatibile con i redditi d’ingresso, si rischia di prolungare il periodo di dipendenza familiare e di rallentare scelte fondamentali come formare una famiglia o investire nella propria formazione. Politiche coordinate su salari, casa e credito, unite a scelte consapevoli sul piano personale, possono restituire ai giovani prospettive concrete, tempi di realizzazione più rapidi e un cammino credibile verso la piena indipendenza economica.
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Economia
Bozzetti “Candidatura Unesco dell’arte della Calzatura tutela un sapere autentico del Made in Italy”
Pubblicato
18 ore fa-
13 Settembre 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – “La candidatura dell’Arte Italiana della Calzatura a Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO rappresenta un progetto nazionale per tutelare e valorizzare uno dei saperi più autentici del Made in Italy. Non candidiamo una scarpa, ma le persone, le competenze e le tecniche che da generazioni trasformano il saper fare italiano in cultura. La sfida è far vivere questo patrimonio nel futuro, trasmettendolo alle nuove generazioni e coniugando tradizione e innovazione”. Lo afferma il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti, in relazione alla sua nomina come presidente del Comitato Sostenitori per la Candidatura UNESCO dell’Arte Italiana della Calzatura promossa da Assocalzaturifici e dalla sua presidente Giovanna Ceolini, che guida anche MICAM Milano.
– foto ufficio stampa MICAM Milano –
(ITALPRESS).
Economia
MPS, Paparella “Intesa Sanpaolo crea valore per gli azionisti”
Pubblicato
20 ore fa-
13 Settembre 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Due operazioni che possono sembrare simili perché entrambe puntano a valorizzare gli azionisti, ma che, a guardarle più da vicino, hanno una natura profondamente diversa. È questa la tesi di Franco Paparella, professore ordinario alla Sapienza Università di Roma, in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore, nel quale il confronto tra l’OPAS di Intesa Sanpaolo su MPS e la manovra difensiva proposta da Luigi Lovaglio amministratore delegato della banca senese diventa soprattutto un confronto tra nuovo valore e semplice riallocazione del valore esistente.
Secondo Paparella, l’operazione di Intesa Sanpaolo porta agli azionisti di MPS un beneficio aggiuntivo perché interviene un soggetto terzo disposto a riconoscere un premio. L’OPAS, infatti, incorpora un premio del 12,5% rispetto ai prezzi precedenti all’annuncio. È valore, sotto forma di contante e titoli, che arriva dall’esterno della banca e che si aggiunge a quello già incorporato nelle azioni.
Diverso, invece, il meccanismo scelto da MPS come risposta alla pressione dell’operazione Intesa. La distribuzione straordinaria, pari complessivamente a 1,208 euro per azione tra componente cash e azioni Generali, secondo l’analisi non crea nuova ricchezza per i soci. La banca, in sostanza, restituisce agli azionisti una parte del patrimonio che già apparteneva loro. Cambia la forma del valore, ma non la sua origine.
Ed è proprio qui che, nella lettura di Paparella, si trova la differenza decisiva. Nel caso dell’OPAS di Intesa c’è un compratore esterno che paga un premio per ottenere il controllo e costruire un’operazione industriale. Nel caso di MPS, invece, le risorse distribuite provengono dal patrimonio della stessa banca. Per il piccolo azionista, dunque, il risultato può apparire generoso sul piano nominale, ma economicamente non equivale a un premio vero e proprio.
A complicare ulteriormente il quadro c’è poi il fisco. La distribuzione straordinaria viene infatti trattata fiscalmente come nuova ricchezza, nonostante, nella ricostruzione dell’autore, si tratti di patrimonio già esistente. Per un azionista persona fisica residente in Italia l’onere può arrivare al 26% delle somme ricevute. Una tassa che finisce così per incidere su una ricchezza che, prima della distribuzione, apparteneva già agli azionisti attraverso il valore patrimoniale della banca.
La conclusione è quindi netta: le due operazioni non sono assimilabili. L’OPAS di Intesa Sanpaolo trasferisce agli azionisti di MPS un valore aggiuntivo attraverso il premio riconosciuto dall’offerente. La manovra di MPS, invece, redistribuisce una parte di un patrimonio già esistente, con in più una penalizzazione fiscale per i soci. Il punto, insomma, non è quanto viene distribuito, ma da dove arriva quel valore. E, nel confronto tra MPS e Intesa, è proprio questa origine a cambiare radicalmente il significato delle due operazioni.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Manovra, Giorgetti “Lavoriamo a un fisco agevolato per i giovani”
Pubblicato
24 ore fa-
13 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Con il rialzo dei tassi di interesse deciso dalla Bce è ancora più importante tenere sotto controllo il debito pubblico. Così, in collegamento con la festa nazionale dell’Udc in corso a Roma, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ricordando che l’aumento si traduce in “maggiori oneri per famiglie, imprese e Stato”. “Occorre avere la fiducia dei mercati e dei risparmiatori”, afferma Giorgetti, aggiungendo che si intende proseguire con interventi “equi e selettivi” per ridurre la pressione fiscale. “Il governo in questi 4 anni ha raggiunto dei risultati in termini di standing internazionale relativamente alla gestione della finanza pubblica, senza fare interventi che vengono chiamati di austerità. Abbiamo ridotto il cuneo fiscale e contributivo, abbiamo promosso gli incentivi alle imprese, però e’ chiaro che oggi, se devo dire, facciamo il punto al 13 settembre, inevitabilmente non posso non considerare le situazioni che si stanno manifestando a livello globale”.
“Penso che gli aumenti stipendiali che potrebbero essere riconosciuti dai datori di lavoro per i giovani sotto una determinata età, potrebbero avere un trattamento fiscale agevolato, io ricordo il grande successo che ha avuto l’iniziativa del Governo di riconoscere sostanzialmente una tassazione flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali dell’anno scorso”, ha detto Giorgetti.“Penso che questo successo possa essere in qualche modo trasferito, con i dovuti accorgimenti, anche sugli eventuali aumenti di stipendio riconosciuti ai giovani dalle aziende, ci vuole la collaborazione, chiaramente, dei datori di lavoro e la disponibilità da parte dello Stato dell’Amministrazione finanziaria di riconoscere questo tipo agevolazione, ma credo che su questo si possa lavorare. E’ uno dei tanti temi che affronteremo nelle prossime settimane”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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