Economia
Beni durevoli, consumi -2,4%. Dal 2019 prezzi +20%, meno acquisti con più spesa
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8 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Dopo due anni di crescita il motore dei beni durevoli si ferma: a fine 2025 il comparto segnerà consumi in calo del 2,3% in volume e del 2,4% in valore, per una spesa complessiva che da 79 miliardi scivola a 77,1 miliardi. E’ la fotografia scattata dal 32° Osservatorio Findomestic, realizzato insieme a Prometeia, per un mercato che resta comunque su livelli più alti rispetto al pre-Covid, non per un aumento dei volumi acquistati ma esclusivamente per l’incremento dei prezzi che in 6 anni sfiora il 20%. A determinare il segno meno è soprattutto la mobilità, il segmento che da solo vale il 57% della spesa delle famiglie in beni durevoli. Qui la frenata è evidente, con le auto nuove in calo del 9% a valore. La casa – mobili e tecnologia – resta invece impantanata in una stagnazione che dura dal 2023, dopo gli exploit del triennio post-pandemico. Sul fronte territoriale, le tre locomotive storiche – Lombardia, Lazio e Veneto – perdono tra il 2,6 e il 2,8%. Resiste meglio l’Emilia-Romagna (-1,8%), che quasi aggancia il podio nella graduatoria per volumi di spesa.
“Quest’anno i beni durevoli soffrono più degli altri comparti. Mentre servizi, alimentari e altri beni crescono – secondo i dati Istat – il nostro perimetro torna negativo dopo due anni di espansione, quella del 2023, trainata più dall’inflazione che dai volumi reali – afferma Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic -. Chiuderemo il 2025 con un -2,4% a valore, che si traduce in una reale riduzione della spesa delle famigliè. Per Bardazzi ‘siamo ancora su livelli di spesa superiori dell’11,4% al 2019, ma questo non significa che si compri di più. Il vero motore è stato l’aumento dei prezzi, vicino al +20%. Al netto dell’inflazione, cioè guardando ai volumi, i consumi di durevoli sono in realtà il 6,8% sotto i livelli pre-pandemia”.
In questo quadro di frenata il credito al consumo va in controtendenza, uno strumento che le famiglie stanno usando per reagire all’incertezza. Lo ribadisce Marco Tarantola, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Findomestic Banca: “A fronte di consumi in calo nel mondo dei durevoli, il mercato del credito continua a crescere. Nei primi dieci mesi dell’anno le erogazioni segnano un +7%, con la rischiosità che rimane su livelli molto contenuti (1.7% il tasso di default a fine settembre 2025, pur mostrando un lieve incremento nel corso dell’anno. E’ la conferma che il credito al consumo svolge un ruolo sociale ed economico essenziale: aiuta le famiglie a non rinunciare ai propri progetti in un contesto che resta complesso”. Il dato che più colpisce arriva dalle indagini condotte dall’istituto: “Oltre quattro italiani su dieci – ricorda Tarantola – hanno utilizzato una forma di credito almeno una volta negli ultimi tre anni. E più del 60% di chi lo ha fatto dichiara che, senza questa possibilità, avrebbe dovuto rinviare o rinunciare del tutto all’acquisto. Dati che confermano come il credito oggi sia una leva di fiducia, non solo un prodotto finanziario”.
Se l’Italia rallenta, ogni territorio lo fa con il suo stile. Ci sono regioni che assorbono meglio la scossa. In Trentino-Alto Adige, dove i redditi restano elevati e il clima economico è meno nervoso, il calo è solo -0,7%, il migliore d’Italia. Più sorprendente la tenuta della Sicilia e della Liguria, entrambe ferme a -1,3%: due territori lontani geograficamente ma accomunati da una domanda interna che resiste. All’opposto, in Basilicata il mercato dei durevoli cede il 4%: una flessione che non è solo statistica ma strutturale, fatta di consumi fragili e poca spinta demografica. Il rallentamento è stato consistente anche in Piemonte (-3,5%), Molise (-3,3%), Abruzzo e Lazio (entrambe -2,8%). Sul piano dei valori assoluti, la Lombardia continua a giocare un altro campionato: 15,4 miliardi, più del doppio del Lazio, che segue a 7,5. E’ la locomotiva che tira il Paese, anche quando il convoglio frena.
Nel 2025 il mercato italiano della mobilità vive una doppia velocità: l’usato tiene la linea, il nuovo rallenta, le due ruote correggono la corsa dopo anni di sprint.
Dal 2017 quello delle auto usate è il primo mercato per valore assoluto e continua a dimostrarlo. L’effetto inflazione è evidente: si spende il 25% in più rispetto al 2019 per acquistare appena il 3% di vetture in più. Nel 2025, dopo due anni di crescita, il settore rallenta e il suo giro d’affari chiuderà con un -0,2%, sostanzialmente in stallo, con l’incremento dei passaggi di proprietà (+2,1%) annullato dal calo dei prezzi (-2,1%). Ma i valori restano solidi: 24,4 miliardi di euro, quasi 8 miliardi in più dell’auto nuova, complice una domanda, negli ultimi anni, sempre più orientata al risparmio. Prezzi in calo e mix di vendita più ‘popolarè confermano che il consumatore è cauto ma attivo.
Per le auto nuove la frenata è netta: -9% a valore, con la spesa delle famiglie che scende a 16,5 miliardi. Le immatricolazioni calano (-9,9%), i prezzi restano stabili (+0,8%) dopo anni di forte crescita e il mix si sposta su fasce e tecnologie più costose. Le city car, un tempo spina dorsale del mercato, passano dal 17% del 2019 al 12%. La domanda dei privati resta lontana dai livelli pre-pandemia: -25% le immatricolazioni rispetto al 2019, -10% la spesa. Non bastano incentivi a singhiozzo per stimolare le famiglie, alle prese con un potere d’acquisto ridotto rispetto a qualche anno fa e con un contesto di persistente incertezza.
Dopo quattro anni di crescita, arriva uno stop per le moto: -7,7% a volume nel 2025, -7,0% a valore. Ma il confronto con il 2019 resta impressionante: +36% a volume, +55% a valore, per un mercato che vale 2,75 miliardi e che ha beneficiato in questi anni di una domanda, che in un contesto di inflazione e calo del potere d’acquisto, ha visto nei mezzi a due ruote un’alternativa low cost alla seconda o terza auto in famiglia. La flessione del 2025 sottende dinamiche differenziate tra ciclomotori, in forte calo (oltre -30% a volume), e targato, in miglior tenuta (-6% circa a volume) e su livelli storicamente elevati. Gli scooter targati salgono dell’8,8%, confermandosi protagonisti della mobilità urbana.
Dai mobili agli elettrodomestici, dall’elettronica alla telefonia e all’IT, il comparto casa nel 2025 mostra un quadro di stabilità e adattamento. Crescono prodotti informatici, piccoli elettrodomestici e device smart, l’online consolida il ruolo chiave, mentre famiglie e consumatori privilegiano comfort, qualità, benessere e soluzioni premium, tra innovazione e attenzione al prezzo.
Dopo il biennio d’oro 2021-2022, la domanda di mobili si è normalizzata, ma il settore resta ben sopra i livelli pre-Covid: +10% rispetto al 2019. L’anno si chiuderà intorno ai 16,5 miliardi di euro (-0,6%), segnalando una fase di assestamento più che un vero rallentamento. I volumi restano in calo (-1,7%), ma i prezzi continuano a sostenere il mercato (+1,1%), pur con una dinamica più morbida rispetto agli anni dei rincari. La cautela delle famiglie pesa ancora: incentivi e bonus ristrutturazioni aiutano, ma non bastano a riaccendere quella spinta eccezionale generata dal post-pandemia e dal Superbonus. A frenare è soprattutto la domanda legata alle ristrutturazioni, oggi fisiologicamente in discesa. A fare da contraltare è invece il primo acquisto, alimentato da un mercato immobiliare tornato vivace: nei primi sei mesi dell’anno le compravendite residenziali sono cresciute del 9,5%, spinte da tassi più leggeri e un credito più accessibile. Sul fronte dei canali di vendita, l’online continua la sua avanzata arrivando a valere il 20% del retail. Un risultato che certifica la maturità digitale dell’arredo italiano, sempre più capace di coniugare design, prezzo e omnicanalità.
La telefonia resta il baricentro della tecnologia consumer: nel 2025 il comparto mantiene la rotta sui 6,3 miliardi (-0,4%), segno di una domanda matura che però evolve rapidamente. Gli smartphone – l’85% del giro d’affari – rallentano nei volumi ma tengono in valore (-1,1%) grazie al continuo spostamento verso i prodotti di maggiore qualità. A fare da contrappunto alla flessione degli smartphone, continuano a crescere cuffie (+1,5%) e i dispositivi tecnologici indossabili (+1,2%), trainati da funzioni smart sempre più orientate al benessere e alla performance personale. L’online consolida il sorpasso sulle vendite in negozio, arrivando al 20,5% del fatturato. In un mercato ormai saturo, è qui – tra servizi premium, ecosistemi integrati e nuovi modelli di fruizione – che si gioca la partita futura.
Il mercato degli elettrodomestici chiuderà il 2025 con un valore complessivo di 6,5 miliardi di euro: 4,2 miliardi per i grandi apparecchi e 2,3 miliardi per i piccoli. I grandi elettrodomestici si confermano su un plateau elevato (-0,3%), dopo tre anni di crescita solida, sostenuti dai bisogni di sostituzione e dall’efficientamento energetico spinto anche dal bonus rottamazione. I volumi tengono, i prezzi si raffreddano, e il comparto del lavaggio è quello che corre meglio: asciugatrici (+4,4%) e lavastoviglie (+1,7%) guidano la fascia alta della domanda, segnale di un’Italia che aggiorna la dotazione domestica puntando a comfort e risparmio. Freddo e cottura restano più deboli, con prezzi in discesa che comprimono il valore complessivo.
Tutt’altra storia per i piccoli elettrodomestici, ancora una volta i migliori performer tra i durevoli per la casa: +8,4% a volume e +5,2% a valore. Il mercato intercetta tendenze chiare: multifunzionalità, cura del sè e desiderio di semplificazione. Crescono con decisione i dispositivi per la cura della casa, trainati dagli aspirapolvere (+15,4%) di nuova generazione e dai mini-aspiratori. Nella cura della persona brillano i prodotti per l’igiene dentale (+9,6%), i dispositivi per la rasatura e gli apparecchi per asciugare e acconciare i capelli. Nella preparazione del cibo, le friggitrici ad aria continuano la loro scalata (+16% in valore, +23% in volume), mentre i robot da cucina vivono una fase di forte normalizzazione dovuta alla pressione promozionale. Tra gli altri prodotti, prosegue lo sviluppo delle vendite di bilance (+9.1% in valore). L’online si consolida come canale chiave: rappresenta ormai il 38% del fatturato dei piccoli elettrodomestici, con crescite a doppia cifra.
“Dalle friggitrici ad aria ai wearable, dai prodotti per l’igiene orale agli apparecchi per la cura del corpo, emerge una ricerca crescente di benessere personale – evidenzia Bardazzi -. Il consumatore investe in ciò che gli permette di vivere meglio: monitorare, prevenire, semplificare. Anche a casa”.
Dopo un triennio di segni meno, il mercato IT italiano torna a crescere, segnando un +1,7% e sfiorando i 2,2 miliardi di fatturato. A guidare la ripresa sono pc portatili (+3,5%), tablet (+4,7%) e dispositivi per il gioco (+5,3%). Il canale online si conferma protagonista, con un contributo al fatturato vicino al 32%, compensando il lieve calo delle vendite nei negozi fisici. Dopo il rimbalzo dai picchi del 2020-’21, il mercato IT si posiziona tra i segmenti più performanti della tecnologia consumer, con volumi in crescita e una dinamica di prezzo favorevole che lascia intravedere ulteriori trend positivi per la chiusura dell’anno.
Inoltre, il 2025 si chiuderà a 1,6 miliardi (-1,9%), il mercato dell’elettronica di consumo continua a scontare l’onda lunga del passaggio al digitale terrestre: il segmento video, ancora in flessione, resta il grande freno di un comparto che però mostra segnali di stabilizzazione dopo il crollo del triennio 2022-24. La TV – che vale oltre l’80% del mercato – resta negativa (-2,9%), anche se da metà anno i volumi tornano a respirare. I decoder continuano invece la loro caduta libera, ormai sotto l’1% del giro d’affari. Tra i pochi fari accesi, spiccano i droni (+16%), le cuffie (+6,6%), trainate da wireless e funzioni premium, e gli altoparlanti (+7,6%), alimentati dalla voglia di home theatre. Un mercato che stringe i denti ma che – tra innovazione, qualità del suono e nuove esperienze d’ascolto – lascia intravedere la voglia dei consumatori di tornare a investire, quando il rimbalzo dal boom post-switch-off sarà finalmente alle spalle.
– foto tratta da Osservatorio Findomestic –
(ITALPRESS).
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ROMA (LA4NEWS/ITALPRESS) – “Stiamo costruendo una rete più moderna, resiliente e digitale, capace di integrare quote crescenti di rinnovabili, così possiamo contribuire a ridurre il costo delle bollette per famiglie e imprese e aumentare sicurezza e autonomia energetica”: lo ha detto in un’intervista al Sole 24 Ore Pasqualino Monti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna. “La crisi del 2022 ha fatto triplicare la spesa energetica in Italia. In pochi mesi il Paese ha dovuto sostenere costi straordinari che hanno inciso direttamente sulla competitività del sistema. È stato il momento in cui abbiamo capito che l’energia non è soltanto una commodity ma una componente essenziale della sicurezza economica nazionale”, ha continuato Monti.
Sul ruolo del gas nel percorso di transizione energetica, Monti ha sottolineato che “il gas oggi è importante ma non può essere il futuro. Il tema non è rinnovabili contro gas, ma rinnovabili nonostante una rete pensata per il gas. Senza dorsali di trasmissione adeguate, ogni GW di rinnovabile in più al Sud rischia di restare energia intrappolata”. In chiusura, Monti ha sottolineato la rilevanza della supply chain nella filiera nazionale, la cui gestione “non rappresenta più solamente una funzione di supporto agli investimenti, ma una leva per garantire la sicurezza energetica del Paese, il rispetto degli obiettivi industriali e dei tempi per l’esecuzione delle opere”.
– foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS).
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Electrolux, Urso “Il costo dell’energia non è la causa della crisi, avviato un confronto”
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Nel tavolo convocato il 15 giugno, con le esplicita richiesta di formulare una nuova proposta di riorganizzazione idonea ad assicurare la tutela di tutti gli stabilimenti e dei relativi livelli occupazionali, Electrolux ha accolto positivamente la richiesta del governo di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e ha accettato di dar seguito al confronto tecnico con i sindacati per discutere nuove soluzioni, volte a migliorare l’efficienza e la produttività, salvaguardando l’occupazione”. Lo ha detto Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Attività produttive e Lavoro della Camera. “Abbiamo ribadito che, in presenza di soluzioni produttive e occupazionali alternative al piano originario, sostenibili sul piano produttivo e occupazionale, il governo darà la propria, piena disponibilità ad esaminare il ricorso a strumenti ordinari, ove necessario, anche straordinari”, ha aggiunto.
Urso ha ricordato che “nel corso dei successivi incontri tecnici, dedicati all’analisi dettagliata della situazione di mercato, dal lato dell’offerta, e al confronto con i prodotti della concorrenza, è emerso che il costo dell’energia presenta un’incidenza limitata e non rappresenta la causa determinante della crisi. Nell’incontro del 21 luglio è stata ribadita la necessità che l’azienda presenti una nuova proposta, nonché tempi certi per la transizione”. Il ministro ha poi aggiunto che “allo stato attuale, non risulta avviata alcuna procedura di chiusura allo stabilimento di Cerreto d’Esi, lo stabilimento lavora a tempo pieno, e l’azienda ha manifestato la volontà a ricercare una soluzione industriale alternativa. Il risultato conseguito, fino a questo momento, è stato quello di sospendere qualsiasi iniziativa unilaterale, e di avviare un confronto finalizzato alla presentazione di una nuova proposta che dovrà assicurare una prospettiva industriale e occupazionale ben diversa da quella contenuta nel piano originario”.
“Intendiamo vigilare con attenzione sull’elaborazione del nuovo piano industriale, abbiamo subito attivato gli strumenti a nostra disposizione sul piano nazionale, il piano dovrà essere concreto e verificabile tanto più qualora collegato a contributi pubblici”, ha assicurato il ministro. “Ci siamo posti il problema di come riuscire a realizzare un quadro regolatorio europeo che possa rendere sostenibile il settore dell’elettrodomestico nel medio-lungo periodo. La crisi” della produzione degli elettrodomestici “è una crisi europea e l’epicentro sta a Bruxelles. Il settore degli elettrodomestici è un settore importante della manifattura europea, ma attraversa una crisi significativa di cui dobbiamo tenere conto“, ha concluso.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Dazi e tensioni geopolitiche, Comisi “La sfida per le aziende è adattarsi ai cambiamenti”
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Dazi, tensioni geopolitiche, sostenibilità e nuovi mercati sono fenomeni globali che stanno modificando gli equilibri del commercio internazionale, con effetti concreti su imprese e cittadini. A essere maggiormente coinvolte sono soprattutto le piccole e medie imprese, chiamate a diversificare strategie e mercati per mantenere competitività in uno scenario in continua evoluzione. Sono questi i temi al centro della ventiduesima puntata di “Power Talks – Il potere della comunicazione”, format editoriale nato dalla collaborazione tra Italpress e Philia Associates, in cui Jessica Nicolini intervista Stefano Comisi, docente di ARcom Formazione, per analizzare come sta cambiando il commercio internazionale e perché oggi comunicare questi cambiamenti è diventato fondamentale.
“Quando parliamo di dazi parliamo innanzitutto di imposte, quindi di tasse che gravano sui prodotti coinvolti nel commercio internazionale – spiega Comisi -. Per i consumatori l’effetto più immediato riguarda i prezzi, mentre per le imprese, in particolare quelle del Made in Italy, l’impatto si traduce in maggiori costi legati all’importazione e all’esportazione”.
Secondo Comisi, il fenomeno dei dazi non può più essere considerato una misura temporanea. “La cosiddetta guerra dei dazi non nasce nel 2024 o nel 2025. Già durante la prima presidenza Trump erano stati introdotti importanti interventi, molti dei quali sono rimasti anche negli anni successivi”. E poi, “oggi i dazi rappresentano uno strumento politico ed economico”.
Le conseguenze interessano direttamente le aziende esportatrici perché “l’importatore raramente vuole sostenere interamente il peso dei nuovi dazi e spesso si arriva a una distribuzione dei costi lungo la filiera – sottolinea Comisi -. Questo significa una riduzione dei margini per le imprese”.
In questo scenario, però, secondo il docente di ARcom Formazione, esistono anche possibilità di crescita. “Le aziende devono rivedere le proprie catene di fornitura, ottimizzare i costi, investire in formazione, certificazioni e in una maggiore collaborazione con le autorità doganali. Un’opportunità può arrivare anche dall’esplorazione di nuovi mercati”.
Tra le aree con maggiori potenzialità ci sono India e Sud America. “L’accordo con il Mercosur apre nuovi scenari per il commercio europeo – evidenzia -, mentre l’India può rappresentare una nuova frontiera degli scambi internazionali. Non significa sostituire mercati consolidati come quello statunitense, ma diversificare le opportunità”.
Per le PMI italiane, che rappresentano una parte importante del sistema produttivo nazionale, la diversificazione diventa quindi una strategia necessaria. “Una piccola o media impresa può esplorare nuove clientele e nuovi scenari senza necessariamente stravolgere la propria struttura. La capacità di adattamento è un elemento che da sempre caratterizza il nostro tessuto imprenditoriale”.
Comisi ha poi affrontato il tema della sostenibilità e delle nuove regole europee, tra cui il regolamento sulla deforestazione e il CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. “Sono adempimenti di nuova generazione che richiedono alle imprese maggiore attenzione. Il CBAM è già operativo e comporta costi legati alle emissioni di carbonio, mentre il tema del lavoro forzato sarà sempre più centrale nei rapporti commerciali internazionali”.
In un quadro normativo sempre più complesso, la risposta delle imprese passa dalla prevenzione. “Il lavoro dei consulenti è cambiato: oggi le aziende preferiscono investire in compliance, consulenza preventiva e formazione. Essere conformi alle norme permette di ridurre i rischi e costruire un rapporto di maggiore affidabilità con le istituzioni”. Guardando ai prossimi anni, la sfida sarà quindi quella di anticipare i cambiamenti. “Le imprese devono adattare le proprie catene logistiche e commerciali alle novità e non aspettare che il problema si presenti. La vera sfida è investire sulla prevenzione”.
– Foto Italpress –
(ITALPRESS).


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