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Cronaca

Lazio, via libera dal Consiglio Regionale alla manovra di bilancio 2026

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ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio regionale del Lazio al termine di una seduta notturna ha approvato la manovra di bilancio.
“Il Consiglio compie un passo importante di responsabilità istituzionale e di attenzione concreta verso i cittadini e i territori”, commenta il presidente del Consiglio regionale Antonello Aurigemma, dopo i lavori dell’Aula alla Pisana.
“Desidero rivolgere un ringraziamento sincero a tutti i Consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, per il contributo offerto durante un confronto serio e costruttivo che ha consentito di raggiungere risultati rilevanti per la Regione. Un ringraziamento particolare va agli uffici del Consiglio regionale, alla Segreteria generale e a tutto il personale, che con professionalità e competenza hanno garantito lo svolgimento dei lavori in modo puntuale ed efficace – aggiunge Aurigemma -.
Tra i provvedimenti più significativi approvati – prosegue – voglio sottolineare il finanziamento della Metro C, un intervento strategico per la mobilità e lo sviluppo della Capitale e dell’intero territorio regionale. Un risultato atteso da tempo, che dimostra come le istituzioni, quando lavorano con responsabilità e spirito di servizio, siano in grado di dare risposte concrete”.
“Quella di oggi – conclude il presidente – è una vittoria della sana politica: una politica che sa dialogare, assumersi responsabilità e mettere al centro l’interesse pubblico. Il Consiglio regionale conferma il proprio ruolo di luogo del confronto democratico e delle decisioni utili per il futuro del Lazio”.
“Abbiamo appena scritto una pagina politica importante, è una legge di bilancio che guarda alla crescita, agli investimenti, al futuro della nostra regione”, afferma il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
“Sono tante le risorse che mettiamo a disposizione delle nostre comunità. Abbiamo anche fatto scelte responsabili, in accordo con le parti sociali, che guardano a una maggiore equità, con responsabilità abbiamo diminuito la pressione fiscale – aggiunge -. E poi tanta attenzione a tutti i settori di cui siamo responsabili, questi sono segnali di chi sta a guardare al bene, alla crescita di un’intera regione. Tutti gli indicatori ci stanno dando ragione. La legge di bilancio per il 2026 guarda al futuro con ottimismo e con una determinazione a crescere, a migliorare, a sanare le tante fratture sociali della nostra regione”.
“Questo vuol dire fare politica responsabile. Ringrazio tutta la maggioranza che mi sostiene – conclude Rocca -, l’assessore Righini in particolare per il grande lavoro svolto, ma anche tutta l’opposizione attraverso il loro contributo. Alcune critiche sono decisamente non comprensibili, però comunque attraverso il dialogo escono leggi di bilancio forti come quella che abbiamo appena approvato”.
Di “occasione mancata” parla invece l’opposizione. “A fronte di risorse importanti, la destra ha rinunciato a scelte strategiche capaci di incidere davvero sul futuro del Lazio, preferendo disperdere i fondi in interventi frammentati e privi di una visione complessiva. Per queste ragioni abbiamo votato contro”, spiegano in una nota congiunta i capigruppo Mario Ciarla (Partito Democratico), Marietta Tidei (Italia Viva), Adriano Zuccalà (Movimento 5 Stelle), Claudio Marotta (Sinistra Civica ed Ecologista), Alessio D’Amato (Azione), Alessandra Zeppieri (Polo Progressista).
“Nel confronto in Aula la maggioranza si è dimostrata sorda e, in alcuni casi, persino arrogante nel respingere proposte di buonsenso avanzate dall’opposizione – proseguono -. Avevamo provato a offrire un contributo costruttivo, ma è evidente che questo sia l’unico metodo di governo che la destra conosce. Siamo comunque soddisfatti di alcuni risultati ottenuti grazie al nostro lavoro, a partire dal ripristino dei 50 milioni di euro per la Metro C di Roma Capitale, cancellati immotivatamente dal Governo, e dal mantenimento di uno spazio di confronto con le forze sociali per arrivare a misure concrete di sostegno ai redditi più bassi, attraverso il fondo taglia-tasse per la sterilizzazione dell’addizionale IRPEF”.
“Abbiamo inoltre portato dentro il bilancio istanze del mondo produttivo, delle forze sociali e degli enti locali, intervenendo su temi economici e sulle emergenze sociali e sanitarie. Resta però la delusione per non essere riusciti, neanche con questo bilancio, a imprimere un vero cambiamento nel metodo di lavoro della Regione. Valutiamo positivamente anche il rifinanziamento di leggi importanti in materia di sicurezza urbana, edilizia scolastica e riqualificazione dei centri storici, temi sulle quali abbiamo fortemente insistito. Continueremo a svolgere il nostro ruolo di opposizione con responsabilità e determinazione, nell’interesse dei cittadini del Lazio”, concludono i capigruppo di opposizione.
Nel dettaglio è stata approvata la manovra di Bilancio, “definendo il quadro economico-finanziario dei prossimi anni e avviando una nuova fase di programmazione fondata su risanamento dei conti, investimenti e tutela sociale”, sottolinea la Regione Lazio.
Il bilancio regionale prevede risorse pari a 20 miliardi di euro nel 2026, 19,2 miliardi nel 2027 e 18,5 miliardi nel 2028.
Elemento centrale della manovra è la riduzione del debito regionale di oltre 13 miliardi di euro, resa possibile dalla cancellazione delle anticipazioni di liquidità riconosciuta a livello nazionale. Dal 2026 l’indebitamento della Regione scende a 7,95 miliardi di euro, liberando margini di manovra per politiche di sviluppo.
Grazie agli spazi finanziari recuperati, la Regione attiva un piano straordinario di investimenti di 486 milioni di euro fino al 2030, denominato Fondo per la coesione regionale, finanziato senza nuovo indebitamento, destinato a viabilità, mobilità, infrastrutture pubbliche e sociali, ambiente, risorse idriche, innovazione ed edilizia residenziale pubblica. E’ confermato il contributo regionale alla linea metropolitana C di Roma.
All’interno della manovra trovano piena attuazione anche le misure fiscali concordate con le organizzazioni sindacali confederali, finalizzate a contenere la pressione fiscale e rafforzare il sostegno al reddito. In particolare, sul fronte IRPEF viene confermata la tutela dei redditi medio-bassi, mentre sull’IRAP sono previste agevolazioni per Terzo settore, cooperative sociali, Comuni montani e nuove imprese che scelgono il Lazio.
La manovra rafforza inoltre sanità, welfare e servizi: indennità per il personale dei Pronto Soccorso, risorse per l’ammodernamento sanitario, sostegno alla locazione, interventi per le RSA e misure mirate per Comuni e territori.
Aumenta lo stanziamento per il trasporto pubblico locale di Roma Capitale, passato a 260 milioni di euro nel 2026. Confermati gli interventi ambientali e i contributi per sicurezza urbana, piccoli Comuni e risanamento delle ATER. Ampio spazio anche a cultura, turismo ed eventi strategici.
“Oggi il Consiglio Regionale – dichiara l’assessore al Bilancio Giancarlo Righini – ha approvato due misure fondamentali per il futuro della Regione Lazio: la Legge di Stabilità e la Legge di Bilancio per il 2026. Un risultato significativo di questa manovra è l’accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali su IRPEF e IRAP, frutto di un confronto serio e responsabile. La manovra fiscale permetterà a tutti i cittadini della Regione Lazio di non pagare neanche un euro in più di tasse nel corso del prossimo anno. Abbiamo scelto la strada del dialogo per costruire una politica fiscale più equa, capace di tutelare i redditi medio-bassi, sostenere il lavoro e accompagnare lo sviluppo delle imprese e del Terzo settore. Allo stesso tempo, Fondo per la Coesione Regionale dal valore di 486 milioni di euro sarà destinato ai nostri comuni – conclude Righini -: i Sindaci della Regione Lazio avranno così la possibilità di attuare interventi di manutenzione preziosi a beneficio delle comunità locali. Infine, è fondamentale evidenziare che queste due misure consentono di incrementare la spesa per servizi sociali da 98 a 207 milioni di euro senza creare però nuovo debito. Ringrazio tutto il Consiglio regionale e in particolare la maggioranza per il lavoro svolto e per aver condiviso una visione chiara e responsabile. La Regione Lazio da oggi sarà quindi più moderna, più efficiente e più Europea”.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

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Dalla Cina a Milano, le unghie finte entrano nel mondo della moda

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NANCHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Piccole opere d’arte da indossare sulla punta delle dita viaggiano dalla Cina orientale fino a Milano, una delle capitali mondiali della moda.
Per la designer italiana Chiara Silvestri, tutto è cominciato con un pacco arrivato dalla contea di Donghai, nella provincia orientale cinese dello Jiangsu. Appassionata di unghie finte adesive, Silvestri ne aveva ordinato online un set. I disegni elaborati e l’estetica marcatamente orientale hanno subito attirato la sua attenzione.
“Sono come abiti per la punta delle mie dita. Posso abbinarle ogni giorno al mio umore e al mio stile”, ha detto Silvestri.
Da quell’esperienza è nata un’idea: combinare le tendenze della moda contemporanea con elementi delle culture orientale e occidentale, unendo la fluidità dell’arte tradizionale cinese alle linee essenziali della geometria occidentale per creare un modello originale.
Silvestri ha inviato il progetto a Lu Jing, modellista di unghie finte a Donghai, a oltre 8.000 chilometri di distanza. Le due hanno presto iniziato a collaborare.
“Lavoro in questo settore da cinque anni e ogni giorno mi occupo di più di una dozzina di set di unghie finte”, ha raccontato Lu. “Ma che una ragazza di Milano mi contattasse per propormi di creare insieme un modello era una novità assoluta”.
Lu ha impiegato diversi giorni per trasformare gli schizzi di Silvestri in un set completo. Donghai, nota come la “capitale mondiale del cristallo”, ha sviluppato intorno a questa pietra un’importante attività produttiva. Secondo Lu, il tocco finale delle unghie finte è spesso l’applicazione di cristalli naturali provenienti proprio da Donghai.
Quando ha ricevuto il set personalizzato, Silvestri ne è rimasta entusiasta. “Erano ancora più belle di quanto immaginassi”, ha detto. “Ho intenzione di ordinarne altre da regalare ad amici e familiari”.
La collaborazione riflette la rapida crescita del settore delle unghie finte a Donghai, sviluppatosi insieme alla filiera locale del cristallo.
Tra gennaio e agosto di quest’anno, le transazioni relative ai cristalli a Donghai hanno raggiunto i 48,3 miliardi di yuan, circa 7,2 miliardi di dollari, in aumento del 23,85% su base annua. Le transazioni del commercio elettronico sono ammontate a 32,2 miliardi di yuan, con una crescita del 12,98%, mentre quelle delle unghie finte sono salite del 37,1%, a 13,3 miliardi di yuan. Il commercio elettronico transfrontaliero ha rappresentato circa il 40% di quest’ultimo valore.
Donghai ha ora una capacità produttiva annua di circa 300 milioni di set di unghie finte. Il settore dà lavoro a oltre 50.000 persone e la sua rete commerciale raggiunge più di 30 Paesi e regioni.
Dietro questi prodotti c’è una rete logistica sempre più sviluppata, pensata per far arrivare le produzioni locali ai consumatori esteri in modo rapido e affidabile.
Donghai ha realizzato un parco logistico per il commercio elettronico in grado di gestire oltre tre milioni di pacchi al giorno. Ha inoltre costruito 44.000 metri quadrati di magazzini doganali e logistici per il commercio elettronico transfrontaliero e ha aperto un collegamento per il trasferimento doganale delle merci esportate per via aerea. I prodotti possono raggiungere i consumatori esteri in appena sette-nove giorni.
In occasione della Milano Fashion Week, il 23 e 24 settembre Donghai ha presentato in Italia le proprie attività nei settori del cristallo e delle unghie finte durante un evento dedicato alla cooperazione internazionale.
All’evento, organizzato a Milano, sono stati esposti diversi modelli di unghie finte nati dalla collaborazione tra produttori cinesi e designer italiani: un esempio di come artigianato, moda e influenze culturali dei due Paesi possano incontrarsi su una superficie molto piccola.
“Lo scambio culturale non è mai a senso unico. E’ sempre un percorso a due vie”, ha dichiarato Ivan Cardillo, presidente dell’Associazione per lo sviluppo economico e imprenditoriale Italia-Cina.
“Le unghie finte realizzate a mano sono piccole, ma racchiudono un enorme valore culturale”, ha aggiunto Cardillo. “Credo che abbiano tutte le potenzialità per raccontare una nuova storia tra Cina ed Europa a Milano, capitale della moda”.
-foto Xinhua-
(ITALPRESS)

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L’IA entra nelle PMI, nasce l’Osservatorio per governare il cambiamento

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MILANO (ITALPRESS) – Negli stessi giorni in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale e sulla sua regolamentazione si intensifica a livello internazionale, UniEticPmi lancia il suo Osservatorio AI per trasformare la complessità di questa tecnologia in conoscenza affidabile e, soprattutto, in uno strumento utile per le piccole e medie imprese. La sfida che si trovano davanti le aziende è infatti comprendere l’intelligenza artificiale, valutarne gli effetti e integrarla in modo responsabile nella propria organizzazione.
Di questi temi si è discusso in un pomeriggio di lavori tenutosi a Milano. Tanti interlocutori diversi hanno esposto le proprie considerazioni sull’IA e su come cambia il mondo delle imprese di fronte a questa tecnologia sempre più pervasiva. Aziende, istituzioni, accademici ed esperti si sono riuniti per approfondire proprio le principali sfide e opportunità dell’intelligenza artificiale, toccando argomenti che hanno spaziato dalla compliance alla finanza, dalla governance al futuro della comunicazione.
Roberto Marseglia, Direttore dell’Osservatorio AI UniEtic Pmi, ha sottolineato quanto l’IA sia una tecnologia capace di trasformare le abitudini delle persone e delle imprese. “Per le piccole e medie aziende l’adozione dell’intelligenza artificiale è un pò più lenta rispetto alle grandi, che hanno più disponibilità di investire”, ha spiegato, “ma questo è il momento giusto per fare degli investimenti e cominciare ad adottare questa tecnologia. Per farlo, però, bisogna adeguare la compliance, i processi e anche le competenze delle persone. In questo senso, l’Osservatorio vuole essere un punto di incontro per cercare di crescere insieme”.
“Molte imprese rischiano di restare fuori dall’opportunità che l’IA costituisce e non possiamo permettercelo”, ha rimarcato Andrea Cafà, Presidente CIFA Italia e FonARCom, “perchè oggi le micro, piccole e medie imprese nel nostro Paese sono oltre il 98,5% del tessuto produttivo e offrono occupazione a più della metà dei lavoratori nel settore privato. Poichè la nostra economia è così condizionata da queste micro e piccole imprese, le aziende vanno accompagnate. Dobbiamo far capire che introdurre l’IA in azienda vuol dire innanzitutto domandarsi quali sono i vantaggi che essa porterà all’interno della struttura, come si inizia a riprogettare determinate attività e, di conseguenza, quale intelligenza è meglio applicare; non vanno poi dimenticate compliance e regolamentazione per mantenere una buona governance. Per arrivare a questo è indispensabile la formazione continua, che credo sia importante affinchè i lavoratori possano adottare l’IA in maniera responsabile e consapevole”.
L’intelligenza artificiale può essere davvero utile e soprattutto non spaventosa solo se è l’essere umano a regolamentarla e a guidarla nella giusta direzione. Angelo Maria Petroni, Presidente dell’Osservatorio nato in collaborazione con FonArCom, Centro Studi “Il Lavoro Continua” e Università telematica degli Studi, ha invitato a non essere catastrofisti, sottolineando che tutte tecnologie che si sono susseguite nel corso della storia hanno avuto lati positivi e negativi. “Con l’energia elettrica qualcuno è rimasto fulminato, ma questo non vuol dire che vi abbiamo rinunciato”, ha affermato con un sorriso. “Nel caso dell’IA, l’importante è che il pensiero rimanga in mano agli esseri umani. Inoltre, stiamo parlando di una tecnologia che fa parte delle nostre vite da più di 20 anni, la si trova anche nei primi cellulari. Certo, ora è più forte ed estesa e per questo va controllata di più. Non dimentichiamo che il termine intelligenza artificiale è stato inventato nel 1955”. Il presidente Petroni, quindi, ha condiviso l’idea del presidente Cafà: l’obiettivo dell’Osservatorio è formare i dipendenti delle aziende, così che possano padroneggiare la tecnologia di un futuro che, di fatto, è già qui.
Oltre all’applicazione in azienda, l’IA fa interrogare anche sulla tutela dei diritti dei lavoratori. Secondo Giuseppe Tango, Magistrato della Sezione Lavoro del Tribunale di Palermo e Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, “Il diritto del lavoro è destinato a inseguire il cambiamento organizzativo scatenato dal progresso tecnologico. L’intelligenza artificiale è riuscita in un brevissimo lasso di tempo a imporsi come strumento utilizzato trasversalmente non soltanto nelle piattaforme digitali, ma anche nelle lavorazioni più classiche. Una legislazione adeguata potrebbe essere la soluzione: servono nuove regole che però devono avere alle spalle una visione e quella visione deve avere la persona al centro dell’attenzione”.
Ecco allora che il discorso si allarga più in generale alla tutela della dignità dei singoli individui, un tema su cui si è concentrata Tiziana Orrù, Sostituta procuratrice generale della Corte di Cassazione. Nel suo intervento, la dottoressa Orrù ha fatto riferimento ai principali testi che ad oggi proteggono gli utenti sul Web e non solo: dal regolamento Ue AI Act alla Carta fondamentale dei diritti dell’uomo, passando per il GDPR a tutela della privacy. “Questi testi contengono delle regole che, se violate, producono delle conseguenze. Nel caso delle imprese si può parlare per esempio di concorrenza sleale, mentre se si pensa al singolo individuo si può entrare nel campo della discriminazione. A livello giurisprudenziale, si interviene con il risarcimento del danno, sia esso fisico e/o morale, o anche con l’inibitoria, cioè con l’obbligo di far cessare un’attività dannosa nei confronti di una persona o di un’impresa”.
L’intelligenza artificiale sta avendo un forte impatto pure sulla comunicazione, anche se, come ha ricordato il professor Carlo Nardello, docente di Digital Marketing all’Università “La Sapienza” di Roma e Presidente di Comtel, il mondo del cinema e della letteratura ci raccontano dell’IA già da decenni, spesso ipotizzando futuri distopici in cui l’umanità è messa in pericolo da macchine sempre più intelligenti. “La comunicazione è stata molto attenta a tutte queste tematiche. Si tratta di tecnologie che cambiano il nostro modo di vivere, specialmente ora che gli strumenti sono più accessibili a tutti, a partire dai cellulari. Utilizziamo ChatGPT o Cloud, ma fino a poco tempo fa neanche potevamo pensarci. L’IA è diventata qualcosa di fruibile e la si usa anche per scrivere. La cosa importante, però, è che dobbiamo riconoscere la nostra responsabilità di qualsiasi cosa noi scriviamo. Questo è quello che ci dice anche l’Europa: si può usare tutti gli strumenti che si vogliono, ma l’importante è assumersene la responsabilità”.
-foto f12/Italpress –
(ITALPRESS).

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Acqua, 64 aziende siglano il “Patto per la Resilienza idrica” di Utilitalia

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ROMA (ITALPRESS) – La Water Resilience Strategy europea traccia il percorso per affrontare la gestione della risorsa idrica alla luce di un clima sempre più estremo. Da questo punto di partenza Utilitalia individua sei linee d’azione e un pacchetto di proposte rivolte alle istituzioni e al regolatore per rendere il servizio idrico sempre più efficiente e capace di reggere l’urto dei cambiamenti climatici. Questo è l’obiettivo del “Patto per la Resilienza idrica”, attraverso il quale le imprese associate a Utilitalia rilanciano il proprio impegno per passare dalla gestione dell’emergenza a un orientamento sempre più basato sulla prevenzione. Oggi, in occasione dell’evento di apertura del Festival dell’Acqua organizzato dalla Federazione, 64 aziende dislocate su tutto il territorio nazionale che gestiscono il servizio idrico per quasi 42 milioni di abitanti (il 71% della popolazione nazionale) hanno sottoscritto il Patto. Si tratta di A2A, Abbanoa, ABC Napoli, ACDA, ACEA, AcegasApsAmga, Acinque, Acqua Novara VCO, Acque Bresciane, Acque del Chiampo, Acque del Sud, Acque, Acque Veronesi, Acquedotto del Fiora, Acquedotto Lucano, Acquedotto Pugliese, Acquevenete, Alfa Varese, Alto Trevigiano Servizi, AMAP Palermo, Andria Multiservice, ASA Livorno, Aset, Asmea, Astea, BrianzAcque, Caltaqua, CIIP, Cogesi, Consorzio Azienda Multiservizi Intercomunale, Etra, Gestione Acqua, GRIM, Gruppo CAP, Gruppo CIDIU, Gruppo Nepta, Hera, Iren, Marche Multiservizi, Medio Chiampo, MM, Nuove Acque, Padania Acque, Pavia Acque, Piave Servizi, Publiacqua, Rete Sud, S.E.V., Sal, SMAT, Sogeri, Sorgeaqua, Sorical, Suez, TEA Mantova, Tennacola, Umbra Acque, Uniacque, Veneto Acque, Veolia, Veritas, Viacqua, Viva Servizi e Viveracqua.
“Garantire la resilienza della risorsa idrica – spiega il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro – significa tutelare un bene essenziale per la qualità della vita dei cittadini, per la tenuta del nostro sistema economico e per la sicurezza energetica del Paese. E’ una sfida che riguarda non solo il settore idrico, ma l’interesse nazionale nel suo complesso. Per questo le imprese del servizio idrico integrato intendono accelerare ulteriormente sul fronte dell’efficienza e degli investimenti, per rendere il sistema sempre più resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici. Un impegno che deve essere accompagnato da politiche e strumenti adeguati, in grado di sostenere un percorso virtuoso e omogeneo in tutti i territori, soprattutto in quelli che presentano le maggiori fragilità”.
Come emerge dai dati del Blue Book, se la media degli investimenti si è attestata sui 90 euro annui per abitante nel periodo 2021-2029, risultano ancora molto bassi (22 euro per abitante nel 2024) i dati relativi gli investimenti delle gestioni “in economia”, ovvero dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico; un quadro che interessa ancora 1.310 comuni per circa 6,9 milioni di abitanti (il 12% della popolazione italiana) soprattutto al Sud, ostacolando investimenti ed economie di scala. Al contempo, le imprese del settore sono alle prese con una sfida idrica globale che non è più emergenziale ma strutturale. L’estate 2026 ha confermato la crescente pressione sulla risorsa idrica: secondo i dati di Copernicus è stata la più calda mai registrata nell’Europa occidentale, con un’anomalia di +2,5°C rispetto alla media 1991-2020, superando perfino il record del 2003. In Italia, agosto 2026 ha chiuso con temperature fino a +3,5°C sopra la norma climatica, risultando il più caldo della serie storica recente. Le elevate temperature sono state accompagnate da una siccità diffusa, con aridità dei suoli e portate eccezionalmente basse nei principali fiumi europei, dal Reno al Danubio fino al Po. Questo impone un’accelerazione significativa delle politiche di adattamento, modernizzazione infrastrutturale e finanza dedicata, se si pensa che il 15% del PIL dell’Area Mediterranea (1.902 mld $) e il 20% di quello italiano (384 mld €) non potrebbero essere generati senza la risorsa idrica.
In questo quadro, il “Patto per la Resilienza idrica” si articola in sei linee d’azione strategiche, studiate per rispondere alle sfide del cambiamento climatico e modernizzare la gestione del servizio idrico nazionale.
Governare la resilienza idrica attraverso una solida gestione industriale nella piena applicazione della regolazione di settore sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo è consolidare modelli gestionali stabili e di lungo periodo, garantendo la piena applicazione della regolazione su tutto il territorio nazionale. Ciò richiede un rafforzato sostegno istituzionale ai gestori – adeguando le concessioni ai reali fabbisogni di investimento – e la garanzia di criteri di valutazione uniformi, con l’intervento diretto di ARERA laddove la disciplina regolatoria non sia ancora pienamente applicata.
Sviluppare un sistema idrico water-smart. Per ridurre gli sprechi e incrementare l’efficienza, occorre puntare con decisione su competenze, capacità operative, innovazione e digitalizzazione. Il Patto propone l’introduzione di meccanismi regolatori premianti per gli operatori più virtuosi, favorendo la diffusione delle best practice, oltre alla standardizzazione e all’interoperabilità dei dati.
Favorire aggregazioni e cooperazione. Il superamento della frammentazione gestionale è un passaggio chiave per rafforzare la solidità economica del settore e la sua capacità di investimento. Si mira a promuovere la nascita di reti d’impresa, un dialogo continuo con l’Autorità di regolazione per indirizzare le risorse e l’adozione di strumenti già consolidati a livello europeo, agevolando al contempo l’accesso al credito e la condivisione delle strategie di innovazione.
Integrare infrastrutture, risorsa ed ecosistemi nel ciclo dell’acqua. La tutela del ciclo idrico richiede un approccio sistemico e inclusivo. In quest’ottica, si prevede il confronto con gli stakeholder sulla responsabilità estesa del produttore – utile anche a finanziare il contrasto ai contaminanti emergenti – e la valorizzazione di soluzioni basate sulla natura, il riuso, la protezione delle falde e l’accumulo, per garantire la resilienza dei territori e il ripristino degli ecosistemi.
5.Promuovere una cultura dell’acqua. La diffusione della consapevolezza sul valore strategico della risorsa idrica passa attraverso un’azione educativa capillare. Il piano punta a coordinare campagne di sensibilizzazione multilivello e ad avviare una collaborazione strutturata con il mondo scolastico.
Sostenere il ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali”. Gli operatori idrici devono essere riconosciuti come attori centrali nell’affrontare sui singoli territori gli impatti del cambiamento climatico. Per farlo, il Patto individua due leve fondamentali: la semplificazione dei procedimenti autorizzativi e un adeguato riconoscimento tariffario per gli investimenti innovativi orientati alla prevenzione e alla resilienza dei territori.

– foto ufficio stampa Utilitalia –
(ITALPRESS).

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