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Economia

Studio Logista-Ipsos, il mercato illegale dei prodotti da fumo vale 1,2 mld

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ROMA (ITALPRESS) – Nel 2025, il mercato dei prodotti da fumo e non da fumo nei canali ufficiali vale circa 24,5 miliardi di euro. La quota principale continua a essere rappresentata dal tabacco tradizionale con 18,3 miliardi di euro, mentre gli stick per inalazione si attestano a 4,4 miliardi di euro e la categoria delle e-Cig arriva a 1,8 miliardi di euro, dati che confermano il ruolo significativo per l’economia del Paese. E’ quanto emerge dai risultati della terza edizione di “Prodotti da fumo e non da fumo: studio sul fenomeno dell’illegalità”, su dati del 2025, presentati da Logista, principale distributore in Europa di prodotti e servizi per i punti vendita, in collaborazione con Ipsos Doxa. In questo mercato l’utilizzo di canali non ufficiali rappresenta un trend in crescita costante negli ultimi tre anni, passando dall’11,5% nel 2023 al 12,2% nel 2024. Nel 2025 questo fenomeno continua ad avere un impatto rilevante coinvolgendo il 13,8% dei consumatori, pari a 1,8 milioni di persone. Nonostante la crescita del ricorso ai canali non ufficiali, il valore del mercato illecito, circa 1,2 miliardi di euro, pari al 4,8% del mercato totale, resta sostanzialmente in linea con l’anno precedente (5% nel 2024), grazie anche al parziale rientro del mercato delle sigarette elettroniche nel perimetro della legalità. La presentazione dell’indagine ha visto la presenza, tra gli altri, di Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato; Claudio Durigon, sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Federico Freni, sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze; Federico Rella, vicepresidente e Direttore Corporate Affairs Logista Italia; Mario Antonelli, presidente Nazionale Federazione Italiana Tabaccai; Gianfranco Labib Boughdady, presidente Nazionale Assotabaccai.
Le modalità di acquisto confermano le tendenze già note gli anni precedenti: per il tabacco tradizionale, circa due terzi delle vendite non ufficiali passano ancora attraverso canali fisici, mentre, nel caso delle sigarette elettroniche, l’illegalità corre soprattutto online, da cui proviene circa il 61% degli acquisti illeciti. L’acquisto di prodotti da fumo e non da fumo tramite canali non ufficiali genera mancate entrate erariali per 690 milioni di euro, potenziale impatto occupazionale per 5.900 posti di lavoro, e una perdita in termini di fatturato (produzione, distribuzione e vendita) di circa 630 milioni di euro.
Il danno all’erario si suddivide equamente tra tabacco tradizionale ed e-Cig a seguito dell’aumento della tassazione nel 2025, mentre la perdita in termini di fatturato è legata principalmente ai prodotti e-Cig il cui mercato è in espansione. La proposta di revisione della Direttiva Europea Accise sul Tabacco (T.E.D.), avanzata dalla Commissione europea, ha l’obiettivo di armonizzare le norme fiscali tra Stati membri attraverso un aumento della tassazione dei prodotti da fumo e non da fumo e ridurre l’accesso da parte del consumatori ai mercati illeciti. La ricerca Ipsos Doxa evidenzia tuttavia come gli aumenti proposti dalla Commissione non porterebbero ai risultati auspicati, 1 intervistato su 10, infatti, ha dichiarato che ricorrerebbe all’acquisto tramite canali non ufficiali. Sui dati rilevati dallo Studio, Logista ha stimato che solo gli aumenti per il tabacco tradizionale porterebbero a perdite erariali per lo Stato italiano quantificabili in oltre 1 miliardo di euro e un potenziale impatto occupazionale di ulteriori 500 unità, per un totale di 6.400 posti di lavoro.
Con l’entrata in vigore del Decreto Sicurezza nel 2025, la cosiddetta cannabis light, caratterizzata da un basso contenuto di THC, è stata riclassificata come illegale. L’analisi di Ipsos Doxa evidenzia una riduzione dei volumi complessivi, riconducibile alla contrazione dei punti vendita fisici, a fronte però di un incremento dell’incidenza degli acquisti attraverso mercati paralleli. L’80% degli intervistati ritiene che l’illegalità in questo settore sia un problema diffuso su scala nazionale, in continuità con l’anno precedente. Nell’opinione pubblica l’acquisto fisico resta il principale riferimento dell’illegalità (38%), ma cresce anche la percezione del rischio online, che passa dal 15% al 21%. Tra chi utilizza canali non ufficiali, invece, aumenta nettamente l’idea che il problema riguardi soprattutto gli acquisti attraverso canali fisici (46%, contro il 25% del 2024). La nuova legge che vieta la vendita online di sigarette elettroniche con nicotina, in vigore dal 2025, è ancora poco conosciuta: tra gli user di prodotti di nuova generazione, il 40% non ne è a conoscenza e solo il 15% si considera ben informato. Resta anche diffusa l’idea che acquistare da canali non ufficiali comporti un rischio basso di essere scoperti e sanzionati.
“I risultati evidenziano con chiarezza l’impatto dell’illegalità sul sistema Paese – stimato in 690 milioni di euro di mancate entrate erariali – ma mostrano al tempo stesso un livello di contenimento in linea con gli anni precedenti, a conferma dell’efficacia dell’azione delle istituzioni e dell’attività svolta dagli organi di controllo – afferma Federico Rella, Vicepresidente e Direttore Corporate Affairs Logista Italia -. La principale novità dello Studio 2026 riguarda l’approfondimento sugli effetti della nuova Direttiva europea sulle accise: sulla base delle evidenze raccolte, le stime di Logista mostrano come i rincari ipotizzati, in assenza di una reale armonizzazione fiscale, possano determinare impatti rilevanti sul sistema economico, con una potenziale perdita di oltre 1 miliardo di euro di entrate erariali e di 6.400 posti di lavoro. Auspichiamo che, sotto la presidenza cipriota, il confronto sulla Direttiva possa concludersi in modo equilibrato e non ideologico, ascoltando le istanze degli operatori del settore e dell’intera filiera”, conclude.

– foto ufficio stampa Logista –
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Campi Flegrei, da UniCredit misure straordinarie per famiglie e imprese colpite dal sisma

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NAPOLI (ITALPRESS) – UniCredit attiva misure straordinarie a sostegno delle famiglie, dei professionisti e delle imprese colpite dagli eventi sismici che interessano l’area dei Campi Flegrei e la Città metropolitana di Napoli. In conformità alle disposizioni emanate dalle autorità competenti, si legge in una nota di UniCredit, i clienti aventi diritto possono richiedere la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti, secondo le modalità e i requisiti previsti dalla normativa vigente. La rete delle filiali UniCredit è a disposizione per fornire assistenza e accompagnare la clientela nell’accesso alle misure previste. L’iniziativa, sottolinea la nota, conferma l’impegno che UniCredit rinnova in occasione delle principali emergenze che interessano il Paese. Negli ultimi anni la banca attiva analoghe misure di sostegno in favore delle comunità colpite da terremoti, alluvioni ed eventi meteorologici eccezionali, assicurando una risposta tempestiva alle esigenze di famiglie e imprese.

“La priorità è garantire ai clienti strumenti immediatamente utilizzabili, perché nelle fasi di emergenza la continuità finanziaria non può attendere i tempi dell’emergenza stessa. UniCredit interviene con un modello operativo consolidato, già adottato in numerose situazioni che hanno interessato il Paese, mettendo rapidamente a disposizione misure dedicate a famiglie e imprese. È un impegno che conferma la volontà della banca di accompagnare con continuità i territori in ogni fase della ripresa”, dichiara Ferdinando Natali, Regional Manager Sud di UniCredit. Per maggiori informazioni sulle misure attivate e sulle modalità di accesso, i clienti possono rivolgersi a tutte le filiali UniCredit o consultare il sito della banca.

– foto ufficio stampa Unicredit –

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Economia

Tavolo Taranto sull’ex Ilva al Mimit, Urso “Già disponibili varie aree, valuteremo con gli enti locali”

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ROMA (ITALPRESS) – “Nelle interlocuzioni con Jindal, i commissari avevano già condiviso che le aree non necessarie alle attività siderurgiche potessero essere rese immediatamente disponibili nell’ambito del Tavolo Taranto. Si tratta di circa 170 ettari, 140 dei quali già bonificati, destinati a ospitare nuovi investimenti. A questi si aggiungono 450 ettari dell’Autorità di sistema portuale e oltre 350 ettari di aree ex militari dismesse o in corso di dismissione. Il Tavolo Taranto potrà quindi definire con chiarezza il quadro delle superfici disponibili e degli eventuali interventi straordinari necessari sul fronte autorizzativo per accompagnare gli investimenti. All’esito di questa ricognizione, il Governo potrà inoltre valutare, d’intesa con gli enti locali, l’adozione di una procedura analoga a quella prevista dall’articolo 13, quindi con l’indicazione di un commissario, opportunamente adattata al contesto di Taranto, per accelerare i procedimenti autorizzativi e favorire la realizzazione di nuovi investimenti”. E’ quanto avrebbe dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in apertura del Tavolo Taranto in corso al Mimit.

“Dobbiamo necessariamente prendere atto della decisione della Corte d’Appello di Milano, che dispone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni, a cui i commissari straordinari devono dare attuazione. Il provvedimento della Corte d’Appello è stato già stato inserito nella data room e quindi ai partecipanti alla gara. Alla luce del nuovo scenario, Jindal ha presentato una proposta aggiornata sull’intero perimetro aziendale, che tiene conto della chiusura dell’area a caldo che i commissari stanno valutando”.

Al Tavolo sono presenti il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, il sindaco di Statte, Fabio Spada, i rappresentanti delle amministrazioni centrali coinvolte, di Cassa Depositi e Prestiti, Invitalia, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, dell’Agenzia del Demanio, del Consorzio ASI di Taranto, i commissari straordinari di ADI e di Ilva in amministrazione straordinaria, nonché le imprese che hanno manifestato interesse a presentare progetti di investimento sul territorio.

– foto IPA Agency –

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Economia

Attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, Giorgetti alla Camera: “All’Ue chiederemo lo 0,6% per l’energia e lo 0,9% per la difesa”

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ROMA (ITALPRESS) – “La comunicazione della Commissione Europea del 19 marzo 2025 ha stabilito che l’aggressione all’Ucraina e la minaccia alla sicurezza europea costituiscono eccezionali circostanze per attivare la clausola nazionale, invitando tutti gli stati membri a utilizzare questi margini di flessibilità in maniera coordinata, nell’ottica di produrre il massimo impatto in termini di adeguamento delle dotazioni di difesa dell’Unione Europea e di sinergie delle filiere produttive del settore, tali spazi di bilancio vengono quindi concessi per gli anni 2025 fino al 2028 a fronte di incrementi effettivi della spesa per difesa in rapporto al Pil“. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso delle comunicazioni alla Camera sulla procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale.

La comunicazione dell’Ue “in merito al ricorso agli spazi di flessibilità per difesa ed energia prevede un limite complessivo dell’1,5% del Pil, per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028″.Dalle informazioni allo stato disponibili, non sembrerebbero ammissibili, differentemente alla clausola di difesa, spese registrate negli anni successivi del 2028 – ha aggiunto Giorgetti –. Inoltre sono ammesse, esclusivamente, misure addizionali decise a partire dal 28 febbraio 2026 e mirate a migliorare strutturalmente la sicurezza del sistema energetico degli stati membri, favorendo la transizione, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e quindi dagli approvvigionamenti esteri. Sono escluse misure che mirino ad attenuare, solo provvisoriamente, gli effetti della crisi in atto, quali ad esempio la riduzione delle accise o altre forme di sussidio diretto e indiretto e prodotti energetici di origine fossile”.

“Il governo, sulla base delle informazioni al momento disponibili, intende, con il coinvolgimento preventivo del Parlamento, avviare le interlocuzioni con la Commissione Europea per la presentazione di un piano che preveda, nel triennio coperto dalla Nec, un incremento complessivo della spesa per gli interventi connessi alla sicurezza energetica di circa lo 0,6 % del Pil e per la sicurezza e difesa di circa lo 0,9% del Pil”ha dichiarato il ministro.

“La Commissione Europea ha invitato gli stati membri che intendano beneficiare degli spazi di flessibilità, già in fase di valutazione del documento di finanza pubblica del 2027, a presentare la richiesta di attivazione o di estensione della Nec, National Escape Clause, entro la metà di agosto del 2026. La richiesta dovrà fornire un elenco di massima delle misure che lo stato membro intende finanziare e una stima preliminare dei costi attesi”, ha spiegato.

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Giorgetti ha poi aggiunto: La richiesta di attivazione della clausola potrà essere oggetto di aggiornamenti e integrazioni e lo stato membro si impegnerà all’atto della richiesta a fornire, due volte l’anno, cioè entro il 15 aprile ed entro il 15 ottobre, ossia in corrispondenza, rispettivamente, degli strumenti di aggiornamento dei documenti di bilancio, informazioni utili al monitoraggio dell’attuazione degli interventi, affinché la Commissione Europea possa tenerne conto nelle proprie previsioni e nelle valutazioni di sorveglianza”.

– foto IPA Agency –

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