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Meloni “Delmastro leggero, i cittadini valuteranno se c’è stata una manina”. Schlein “La premier dovrebbe pretendere le sue dimissioni”
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4 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Parlerò con Delmastro, ma guardo i fatti che ora conosciamo dalla stampa. Se ci fosse una manina vorrebbe dire che questa è la cosa peggiore che si ha sul governo italiano? Interessante. La questione dice che c’è un sottosegretario che acquista delle quote di un ristorante con dei soci incensurati e che quando scopre che, non uno dei soci, ma il padre di uno dei soci ha problemi con la giustizia vende quelle quote e lo fa non quando la notizia esce sui giornali ma quando lo scopre. Delmastro è stato leggero, da qui a dire che è connivente con la criminalità organizzata quando è sotto scorta per il lavoro che fa contro la criminalità organizzata ce ne passa”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a “Sì o No” lo speciale dedicato al referendum in onda su La7. “Se c’è stata una manina che ha detto: “tiriamo fuori la cosa peggiore che abbiamo sul governo”, gli italiani valuteranno e accetterei che fosse questa – aggiunge -. Se poi questa questione fosse più ampia e ci fossero altri problemi allora la magistratura farà il suo corso perché, guardi un po’, anche se vince il Sì i magistrati faranno il loro lavoro, anzi lo faranno meglio”.
“Non vedo contraccolpi di natura politica, indipendentemente da come il referendum dovesse andare. Noi sappiamo tutti che i governi di solito vengono impallinati dalle proprie maggioranze e non dalle opposizioni, la maggioranza è solida e lo è stata anche in questa campagna elettorale, a differenza di quanto è accaduto nelle opposizioni dove ci sono esponenti che sostengono il Sì”, ha poi detto spostando il focus sulla riforma e sul referendum. “Ciò che mi preoccupa è il messaggio che in questa nazione le cose non possono cambiare, che noi non siamo in grado, che dobbiamo sempre rimanere identici a noi stessi anche se ci sono cose che non funzionano. Non pagherebbe il governo ma pagherebbero i cittadini. La vedo una sfida tra chi vuole difendere lo status quo e chi vuole guardare avanti, vuole una nazione diversa per i propri figli”.
“Ho citato una serie di casi sull’immigrazione che rappresentano una crociata che alcuni magistrati stanno facendo contro il Governo per ragioni di carattere ideologico, non ha alcun senso dire che un immigrato illegale entrato in Italia che è responsabile di stupri deve essere liberato”, questa cosa la pagano i cittadini. “Con la riforma cambia perché non c’è più una magistratura così polarizzata e ideologizzata”.
“Non si vota su Meloni, ma alla fine pensi di votare sulla Meloni, te la tieni e alla fine non hai riformato la giustizia che non funziona. La Meloni si può mandare a casa tra un anno quando ci sono le politiche, ma ora si vota per una riforma sacrosanta e quindi si lancia una lepre da rincorrere per non guardare la realtà delle cose. Ma ho imparato che i cittadini sono molto più intelligenti di come pensa certa politica. E una riforma di responsabilità e meritocrazia sulla giustizia”, ha detto.
La riforma c’entra con i casi di Garlasco o della famiglia nel bosco perchè “c’è qualcosa che non torna in Italia se dei genitori che crescono i figli in un bosco si vedono messa in discussione la potestà genitoriale e non lo si fa con quei genitori che mandano i figli a rubare. C’è un approccio ideologico ma anche di negligenza perché quando si fa la scelta più facile, che è quella di allontanare i bambini da quella famiglia c’è anche un problema di negligenza e introdurre il principio della responsabilità affronta queste questioni molto meglio”, ha precisato Meloni.
“E’ una maggioranza compatta di persone consapevoli della grande responsabilità affidata sulle proprie spalle che, per quanto possano avere le loro diverse sfumature, alla fine antepongono l’interesse nazionale a quella del partito, è questo che fa la differenza nelle maggioranze. L’unica cosa che non preoccupa è la tenuta della maggioranza di governo, sono molto fiera della mia maggioranza”, ha concluso nello speciale di Mentana.
“I presupposti dell’efficienza sono responsabilità e meritocrazia, quanto incide sull’efficienza della giustizia in Italia il fatto che un giudice negligente continui tranquillamente a fare carriera come avviene in molti casi? Quanto incide il fatto che la carriera di un magistrato in molti casi non dipende dal suo merito ma dalla corrente alla quale appartiene? Purtroppo, abbiamo visto magistrati che condannavano persone innocenti e che non dovevano mai rispondere di quanto fanno nel loro lavoro. Penso che nessuna riforma come questa possa rinnovare l’efficienza della giustizia in Italia”, aveva in precedenza dichiarato Meloni a Cinque Minuti su Rai 1. “Penso che un’Alta corte che si occupa solo di disciplinare i magistrati che non vengono selezionati dalle correnti ma tramite sorteggio ci offre dei giudizi che sono tendenzialmente più giusti e più efficaci. Considero una anomalia non secondaria il fatto che nell’attuale ordinamento il controllore venga scelto dai controllati; ma in quale altro meccanismo tutto questo avviene? In nessuno. Penso che svincolando quei giudici dal meccanismo delle correnti siano anche più liberi di decidere in coscienza quando devono decidere sul disciplinare di un collega”, aggiunge da Vespa.
Impreparati i magistrati sorteggiati? “Se sono gli stessi che possono darmi l’ergastolo, togliermi la potestà genitoriale, se sequestrare casa e auto sono impreparati abbiamo un problema, ma un problema più ampio di questo. La tesi che persone che decidono sulla libertà dei cittadini non siano in grado di decidere sul trasferimento di un collega non la posso sostenere, è una tesi surreale. E’ surreale anche sentire ‘ma tu vorresti farti operare da un primario sorteggiato?’, ma perché quando si va in ospedale si elegge il primario? Allora la domanda è: tu vuoi essere curato da un primario che è stato nominato o da uno che sta lì perché è il più bravo?”, ha sottolineato.
“La realtà è che oggi la magistratura è subordinata alla politica, atteso che una parte dei membri del Csm viene lottizzata tra i partiti politici e l’altra decisa dalle correnti ideologizzate dalla magistratura. Queste sono due cose che noi togliamo, quindi, togliamo il controllo della politica. Quelli che difendono il controllo della politica sulla magistratura perché hanno sempre pensato di trarne un vantaggio non possono dire la verità e ci dicono che, noi che stiamo facendo una riforma per liberare la magistratura dalla politica, la vogliamo controllare”, rivendica la premier. Quella della giustizia è “una riforma della quale parliamo da decenni e che nessuno è riuscito a fare. Quindi ci serve che i cittadini ci regalino 5 minuti del loro tempo per andare a mettere una croce sul Sì”.
SCHLEIN “MELONI DOVEVA CHIEDERE IERI DIMISSIONI DELMASTRO”
“Già da ieri Giorgia Meloni avrebbe dovuto pretendere le dimissioni di Delmastro e invece, rivolgendosi a me, ha detto ‘l’ho appreso dai giornali’ e ha aggiunto ‘questo dovrebbe farci riflettere su un certo modo di fare giornalismo’. Io credo che questo debba far riflettere piuttosto sul suo modo di scegliere i sottosegretari alla giustizia”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, anche lei ospite dell’edizione speciale del Tg La7 “Sì o No”. “Delmastro era già stato condannato per aver rivelato delle informazioni segrete per usarle contro di noi in aula e ha mentito su questa vicenda, perché pare che – anche dopo la condanna in appello di questo signore condannato per essere prestanome del clan Senese – dalle foto che sono emerse oggi, abbia continuato a frequentare quel locale. Lui ha fondato una società con la figlia diciottenne di un uomo che era già stato indagato per mafia e che poi è stato condannato per mafia. È possibile che un sottosegretario alla Giustizia fondi delle società senza sapere con chi le sta fondando?”, si chiede.
“Dalla prima conferenza stampa che io ho fatto, appena questa pessima riforma è stata approvata in Parlamento, ho detto che noi non avremmo politicizzato, ma che mi aspettavo che sarebbero stati il governo e Giorgia Meloni a farlo. È andata esattamente così: noi abbiamo fatto tutta una battaglia sul merito, chiedendo un voto contro una riforma sbagliata per i cittadini”, ha detto. “Credo che il governo che abbia spiegato perfettamente quali sono i suoi obiettivi: il governo pensa che chi prende un voto in più alle elezioni non debba essere giudicato come accade a tutti i cittadini. Questo è un governo che pensa di poter decidere chi fa il giudice e chi no, a seconda che gradisca o meno le sue decisioni”.
“Una separazione delle funzioni si poteva rafforzare, se avessero voluto farlo con una legge ordinaria, ad esempio prevedendo due concorsi separati. Il problema è che questa riforma ha un altro obiettivo, quello di spaccare e sorteggiare il Consiglio Superiore della Magistratura, che è l’organo a cui i nostri costituenti hanno affidato un compito delicatissimo, quello di garantire l’indipendenza dei giudici, che però non tutela i giudici, tutela tutti i cittadini”, ha ribadito. “Per noi l’indipendenza della magistratura è un principio fondamentale da difendere”, spiega. “Oggi il CSM è uno, è elettivo ed è autorevole: con questa riforma viene spaccato in tre, sorteggiato e quindi è più debole. E tra l’altro con un sorteggio che è asimmetrico, perché la parte che oggi è eletta dai giudici sarebbe sorteggiata a caso tra 9.000 giudici in Italia” mentre “la parte che oggi è eletta dal Parlamento sarebbe sorteggiata, ma da un elenco votato dal Parlamento dove c’è una maggioranza politica. È chiaro che la politica si tiene una parola in più, è chiaro che peserà di più, non di meno, nel rapporto con i togati”.
“È la prima volta nella storia repubblicana che una riforma costituzionale esce dal Parlamento esattamente come è entrata, perché il governo l’ha blindata e non ha accettato di cambiare nemmeno una virgola, non soltanto con gli emendamenti delle opposizioni, ma nemmeno con emendamenti di deputati e senatori della maggioranza”, ha aggiunto Schlein. “Non c’è stata nessuna volontà di dialogo, nel momento in cui hanno messo mano a sette articoli della Costituzione”, ricorda. “La giustizia si può migliorare, ma non migliora mettendo i giudici sotto il controllo del governo, che è evidentemente quello a cui mira. Questa riforma non tocca i nodi problematici della giustizia in Italia, non rende più veloci i processi, non assume il personale che manca e non stabilizza nemmeno i 12.000 precari della giustizia che il governo rischia di lasciare a casa da giugno”.
“Bisogna votare ‘no’ perché non è una riforma che migliora la giustizia per i cittadini, non accelera i processi, non assume quei 12.000 precari della giustizia” ma “invece indebolisce l’indipendenza della magistratura che però non tutela i giudici, tutela proprio i cittadini, soprattutto quelli che da soli non hanno né il potere né i soldi per cavarsela. È una riforma che non riguarda i magistrati: riguarda i diritti dei cittadini e riguarda la tutela della qualità della nostra democrazia. Il nostro invito è informatevi e votate pensando alla nostra Costituzione, anche a prescindere da come votate alle elezioni politiche”.
“Il sorteggio non elimina le correnti della magistratura, elimina la rappresentanza democratica: è un’altra cosa. Ricordiamo che il 77% dei magistrati non aderisce ad alcuna associazione, ma con il sorteggio, che è del tutto casuale, si potrebbe arrivare al paradosso di eleggere tutti i giudici di una stessa area o di eleggere tutti i uomini, con grave danno della parità di genere. Ci chiediamo come mai il sorteggio per un organo costituzionale non è previsto in nessun paese del mondo?”, ha detto la segretaria del PD.
“Di certo se vincerà il sì, tenteranno di andare avanti anche su un’altra riforma costituzionale, quella del premierato, che va nella stessa direzione di accentrare il potere sempre di più nelle mani di chi sta al governo, a scapito delle prerogative del Parlamento e anche di quelle del Presidente della Repubblica, che per noi non si toccano. Se ci sono i tempi? Dipende dalle priorità che si dà al governo. La sorella della presidente Meloni ha detto che le priorità quest’anno sarebbero state la legge elettorale e il premierato, non il fatto che si aspetti un anno e mezzo per una gastroscopia o che ci sono 4 milioni di lavoratori che non arrivano neanche alla fine della settimana”, ha concluso.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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