Economia
Nel 2025 ricavi, utile e investimenti in crescita per Terna. Di Foggia “Pronti ad affrontare nuove sfide”
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4 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Terna chiude l’esercizio 2025 con ricavi pari a 4.033 milioni, in aumento di 352,8 milioni (+9,6%) rispetto al 2024. L’Ebitda si attesta a 2.750,8 milioni, in crescita di 184,4 milioni rispetto al 2024 (+7,2%), principalmente per il miglior risultato delle attività regolate, mentre il risultato operativo, a fronte di ammortamenti e svalutazioni pari a 960,9 milioni, si attesta a 1.789,9 milioni, rispetto ai 1.677,4 milioni del 2024 (+6,7%). Il risultato ante imposte si attesta a 1.608,4 milioni, in aumento di 102,5 milioni rispetto al 2024 (+6,8%). L’utile netto di Gruppo dell’esercizio è pari a 1.111,5 milioni, in crescita di 49,6 milioni (+4,7%) rispetto ai 1.061,9 milioni del 2024. La situazione patrimoniale consolidata registra un patrimonio netto di Gruppo pari a 7.791,3 milioni, a fronte dei 7.524,2 milioni al 31 dicembre 2024. L’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2025 si è attestato a 13.000,2 milioni, rispetto ai 11.160,4 milioni a fine 2024, a supporto dell’importante crescita degli investimenti per lo sviluppo di un sistema elettrico sempre più sicuro ed efficiente. Gli investimenti complessivi effettuati dal Gruppo Terna nell’esercizio sono stati pari a 3.514,9 milioni, in forte crescita (+30,6%) rispetto ai 2.692,1 milioni del 2024.
Per il 2026 la società prevede una crescita economica moderata, in rallentamento rispetto al 2025 e ancora inferiore ai livelli pre-pandemici. In questo scenario, il settore elettrico europeo proseguirà il percorso di decarbonizzazione e di rafforzamento della sicurezza energetica delineato dalla normativa europea e italiana. Il Gruppo Terna sarà quindi focalizzato sull’attuazione del proprio piano industriale, confermando il ruolo di abilitatore della transizione energetica e digitale e contribuendo al raggiungimento dei target di decarbonizzazione e all’aumento dell’indipendenza energetica del Paese. Nel corso del 2026, il Gruppo intende migliorare l’efficienza operativa e la gestione della rete di trasmissione anche attraverso l’adozione di tecnologie innovative e la digitalizzazione degli asset. Per il 2026 è previsto che il Gruppo Terna possa conseguire ricavi per 4,41 miliardi, un Ebitda pari a 2,93 miliardi e un utile netto di Gruppo pari a 1,12 miliardi. Con specifico riferimento al piano investimenti, il Gruppo ha un target 2026 pari a circa 4,2 miliardi.
“I risultati del 2025 di Terna confermano la crescita di tutti gli indicatori economico-finanziari e l’accelerazione nell’esecuzione dei principali progetti, operando con successo in uno scenario energetico e geopolitico particolarmente complesso. I risultati economico-finanziari in miglioramento, l’aumento progressivo degli investimenti e l’avanzamento nella realizzazione di infrastrutture di rete strategiche per il Paese testimoniano la solidità del nostro modello industriale e la credibilità del percorso di sviluppo”. Così Giuseppina Di Foggia, Ad e direttore generale di Terna, commentando i dati relativi all’esercizio 2025. “Negli ultimi tre anni, Terna ha completato una profonda trasformazione, consolidando il proprio ruolo di abilitatore della transizione energetica con una visione fondata su innovazione, sostenibilità e sviluppo delle competenze professionali”, aggiunge.
“Il mercato ci ha riconosciuto come un operatore affidabile e capace di sostenere investimenti di lungo termine. Oggi, forti dei risultati conseguiti nel 2025 e delle basi costruite negli anni precedenti, siamo pronti ad affrontare sfide sempre più complesse e a contribuire all’indipendenza energetica del Paese e alla sicurezza ed efficienza del sistema elettrico”, conclude Di Foggia.
– foto ufficio stampa Terna –
(ITALPRESS).
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Economia
Webuild, nel I sem. Ebitda +14% e ricavi livelli record 2025. Opa 295 mln su Trevi
Pubblicato
5 ore fa-
29 Luglio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Webuild ha lanciato un’Offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria su Trevi Finanziaria Industriale, con l’obiettivo di acquisirne il controllo e integrarne le competenze specialistiche nel settore delle fondazioni e dell’ingegneria del sottosuolo. L’offerta prevede un corrispettivo interamente in contanti pari a 4,50 euro per azione e valorizza il gruppo Trevi circa 295 milioni di euro.
Il prezzo incorpora un premio del 29,8% rispetto alla quotazione del 26 giugno 2026, ultimo giorno di Borsa aperta prima dell’annuncio dell’offerta concorrente promossa da ICOP, e una valorizzazione superiore dell’8,1% rispetto a quella implicita nell’operazione rivale. La struttura cash dell’offerta, spiega l’azienda, garantisce agli azionisti di Trevi un valore certo e immediatamente monetizzabile.
L’operazione si inserisce nella strategia di rafforzamento della piattaforma industriale del gruppo guidato da Pietro Salini, che punta a integrare verticalmente competenze considerate strategiche per l’esecuzione di grandi opere infrastrutturali complesse. In particolare, l’acquisizione consentirebbe di internalizzare attività ad elevato valore aggiunto oggi affidate a fornitori esterni, aumentando il controllo sui processi esecutivi, sulla qualità e sulla gestione dei rischi del portafoglio lavori, pari a circa 54 miliardi di euro.
Dal punto di vista industriale e finanziario, Webuild stima sinergie ricorrenti per circa 80-90 milioni di euro di EBITDA annuo a regime. L’operazione sarebbe inoltre accrescitiva sull’EBITDA del Gruppo per 150-170 milioni di euro, includendo gli effetti delle sinergie operative e commerciali. A tali benefici potrebbero aggiungersi ulteriori vantaggi sul fronte finanziario, grazie a un miglior accesso ai mercati dei capitali e a un costo del funding più competitivo.
Per Trevi, l’ingresso nel perimetro Webuild significherebbe accesso diretto alla pipeline commerciale e al backlog del gruppo infrastrutturale, oltre alla possibilità di ampliare la presenza internazionale facendo leva sulla piattaforma globale di uno dei principali contractor mondiali. Webuild ha sottolineato l’intenzione di preservare l’identità industriale di Trevi, il suo radicamento territoriale e il patrimonio di competenze tecniche e manageriali sviluppato in oltre sessant’anni di attività.
“L’operazione consente di rafforzare la competitività del Gruppo nell’esecuzione dei grandi progetti complessi e di valorizzare un’eccellenza italiana come Trevi all’interno di una piattaforma globale”, ha affermato l’amministratore delegato Pietro Salini, evidenziando le opportunità di crescita derivanti dall’accesso a nuove geografie, clienti e gare di maggiori dimensioni.
L’offerta è subordinata, tra l’altro, all’ottenimento delle autorizzazioni regolamentari e al raggiungimento di una partecipazione almeno pari al 66,7% dei diritti di voto di Trevi. Il completamento dell’operazione è previsto nel secondo semestre del 2026. Qualora venisse superata la soglia del 90% del capitale, Webuild valuterà il delisting della società da Euronext Milan nell’ottica di massimizzare le sinergie industriali e accelerare il percorso di integrazione.
Per Webuild si tratta di una delle operazioni strategiche più rilevanti degli ultimi anni, coerente con il percorso di crescita che ha portato il gruppo a chiudere il 2025 con ricavi per 13,6 miliardi di euro, un EBITDA superiore a 1,1 miliardi e un portafoglio ordini complessivo di 58 miliardi di euro, consolidandone il ruolo tra i leader globali delle infrastrutture.
Webuild chiude il primo semestre con un ebitda di 673 milioni di euro in crescita del 13,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. I ricavi ammontano a 66,7 miliardi e sono in linea con il 2025, anno record per il gruppo; oltre il 60% dei ricavi è generato all’estero. L’ebit si attesta a 464 milioni, in crescita del 15%, il risultato netto delle attività operative cessate evidenzia un utile per 1 milione (perdita di 9 milioni nel primo semestre 2025), il risultato netto attribuibile alle interessenze di terzi evidenzia un utile di 15 milioni, rispetto a una perdita di 20 milioni registrata nel primo semestre 2025. L’utile netto attribuibile ai soci della controllante adjusted è di 113 milioni (132 milioni nel primo semestre 2025). La posizione di cassa netta ammonta a 110 milioni, positiva per l’ottavo semestre consecutivo, la leva finanziaria è a 2,67 volte mentre il portafoglio ordini del semestre è pari a 53,7 miliardi che, secondo il management “garantisce ampia visibilità per i prossimi anni”. Da inizio anno i nuovi ordini raggiungono i 7,7 miliardi mentre la pipeline commerciale di breve termine del Gruppo ammonta a 108,3 miliardi e include gare presentate e in attesa di aggiudicazione per 19,6 miliardi e gare in fase di preparazione per 14,2 miliardi.
-foto ufficio stampa Webuild-
(ITALPRESS).
Economia
La Fed lascia i tassi di interesse invariati al 3,50-3,75%
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5 ore fa-
29 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La Federal Reserve ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse sul dollaro in una forchetta del 3,50-3,75%. L’economia degli Stati Uniti “continua a espandersi a un ritmo solido, nonostante l’elevata incertezza dovuta, in parte, al conflitto in Medio Oriente”, scrive il Fomc della Fed nel comunicato diffuso a fine meeting.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Snam, nel primo semestre ricavi a 2 miliardi (+9,3%). Scornajenchi “Assicurato obiettivo stoccaggi 2026 ad almeno il 90%”
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11 ore fa-
29 Luglio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di Snam, riunito sotto la presidenza di Alessandro Zehentner, ha approvato i risultati consolidati del primo semestre 2026. I risultati del primo semestre 2026 hanno evidenziato “una solida performance finanziaria, nonostante la volatilità del contesto macroeconomico e geopolitico globale”, si legge in una nota.
Gli investimenti totali si sono attestati a 1.613 milioni di euro, il 27% dei quali risulta allineato alla Tassonomia Europea e il 52% ai Sustainable Development Goals. I ricavi sono saliti a 2.026 milioni di euro e l’EBITDA a 1.572 milioni di euro, riflettendo la crescita dei ricavi regolati e le variazioni di perimetro, in parte assorbite dai maggiori ammortamenti, con un utile netto adjusted pari a 733 milioni di euro. L’indebitamento finanziario netto è pari a 18,8 miliardi di euro, a seguito degli investimenti di periodo, del pagamento dei dividendi, delle operazioni di M&A e del refinancing del debito. I risultati del primo semestre 2026 confermano la traiettoria di raggiungimento della guidance per l’esercizio 2026, con un miglioramento del target di indebitamento netto.
I ricavi totali del primo semestre 2026 si sono attestati a 2.026 milioni di euro, in aumento di 120 milioni di euro (+6,3%; +9,3% escludendo l’effetto one-off) rispetto al primo semestre 2025, a seguito principalmente della crescita dei ricavi regolati del business delle infrastrutture gas (+77 milioni di euro; +4,4%).
L’EBITDA del primo semestre 2026 si attesta a 1.572 milioni di euro, in aumento di 80 milioni di euro (+5,4%; +9,2% escludendo l’effetto one-off) rispetto al primo semestre 2025. L’aumento è dovuto alla crescita registrata dai business delle infrastrutture gas (+70 milioni di euro; +4,7%), e al positivo contributo dei business Market Solutions (+10 milioni di euro).
Con riferimento ai business delle Infrastrutture Gas, “il principale contributo è attribuibile all’aumento dei ricavi regolati, grazie alla crescita della RAB, al positivo contributo dell’impianto FSRU di Ravenna – si legge in una nota -, in esercizio dal mese di maggio 2025, all’inclusione nel perimetro di Stogit Adriatica per l’intero semestre e al contributo di OLT a partire da marzo 2026. Tali effetti sono stati parzialmente compensati dall’incremento dei costi regolati, principalmente riconducibile al costo del lavoro, per effetto del riconoscimento previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e delle nuove assunzioni”.
L’EBIT per il primo semestre del 2026 ammonta a 977 milioni di euro, in aumento di 35 milioni di euro (+3,7%; +9,8% escludendo l’effetto one-off) rispetto al valore del primo semestre 2025. L’incremento dell’EBITDA è stato parzialmente compensato dai maggiori ammortamenti e svalutazioni (-45 milioni di euro, pari all’8,2%), per effetto principalmente dell’entrata in esercizio di nuovi asset e delle variazioni di perimetro. Gli oneri finanziari netti del primo semestre 2026 ammontano a 187 milioni di euro, in aumento di 35 milioni di euro, pari al 23,0% rispetto al primo semestre 2025, a seguito principalmente del maggiore indebitamento medio del periodo, con un costo medio del debito netto stabile, che si attesta a circa il 2,6% (rispetto al 2,5% del primo semestre 2025). I proventi netti su partecipazioni (212 milioni di euro; +8 milioni di euro; pari al 3,9%), in lieve aumento rispetto al periodo precedente, riguardano principalmente le quote di competenza dei risultati netti di periodo delle associate valutate con il metodo del patrimonio netto.
L’aumento è riconducibile principalmente: al maggior contributo di TAP, grazie all’espansione di capacità di 1,2 miliardi di metri cubi all’anno; agli effetti una tantum connessi all’acquisizione del controllo di OLT a partire da marzo 2026. Tale variazione è stata parzialmente compensata dal minor contributo della partecipazione in ADNOC Gas Pipelines, oggetto di cessione nel primo trimestre 2025 e dall’assenza di un one-off regolatorio registrato da Italgas nel 2025, unitamente alla diluizione della quota detenuta. L’utile netto adjusted per il primo semestre 2026 ammonta a 733 milioni di euro in diminuzione di 17 milioni di euro (-2,3%; +2,8% escluso l’effetto one-off), rispetto al primo semestre 2025.
L’aumento dell’EBITDA è stato compensato dai maggiori ammortamenti, a seguito dell’entrata in esercizio di nuovi asset e delle variazioni di perimetro, oltre che ai maggiori oneri finanziari netti e alle maggiori imposte sul reddito, anche a fronte dell’incremento dell’aliquota IRAP applicata alle società di trasporto e stoccaggio per il 2026.
“Anche nel primo semestre di quest’anno registriamo risultati solidi, grazie alla resilienza del nostro modello di business, confermando i target economici previsti. Inoltre, la rigorosa disciplina finanziaria ci ha consentito di migliorare il target di indebitamento netto per l’anno in corso, rafforzando ulteriormente la nostra flessibilità nella gestione del capitale”. Così Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di Snam, commenta la semestrale approvata dal Cda. “Parallelamente abbiamo accresciuto gli investimenti a sostegno della sicurezza energetica dell’Italia, della diversificazione degli approvvigionamenti e dell’integrazione del sistema europeo: azioni che ci permettono di assicurare fin da ora il raggiungimento dell’obiettivo di riempimento degli stoccaggi 2026 ad almeno il 90% della capacità massima, con un livello di scorte già oggi pari al 75%, ben oltre la media continentale – prosegue -. È necessario, tuttavia, che gli altri Paesi accelerino l’accumulo di scorte sui propri siti in vista dell’inverno. Gli stoccaggi restano una condizione necessaria ma non sufficiente: contano allo stesso modo la continuità delle forniture, la capacità di rigassificazione e la flessibilità della rete”.
– Foto ufficio stampa Snam –
(ITALPRESS).


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