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Economia

Tavolo Electrolux al Mimit, Urso “L’azienda ritiri il piano presentato e apra un confronto vero”

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-ROMA (ITALPRESS) – Oggi, nel corso dell’incontro presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux Group ha presentato il piano industriale e organizzativo per l’Italia, illustrando la direzione strategica dell’ottimizzazione e una stima degli impatti previsti per ogni sito. Il piano, spiega l’azienda, è determinato da un contesto di mercato particolarmente complesso in Europa, caratterizzato da una domanda stagnante, da una forte pressione sui prezzi e da svantaggi strutturali di costo rispetto ad altre aree produttive globali, che richiedono azioni mirate per rafforzare la competitività e garantire la sostenibilità nel lungo periodo. Electrolux Group ribadisce che “l’Italia rimane un Paese strategico, con una presenza manifatturiera consolidata in diversi stabilimenti e un contributo costante nello sviluppo di prodotto, come testimoniano i significativi investimenti effettuati, oltre 750 milioni di euro negli ultimi 10 anni in produzione, automazione e innovazione di prodotto”. Electrolux Group, conclude la nota, ha confermato il proprio impegno a proseguire il confronto nel rispetto delle opportune procedure e a continuare il dialogo con tutte le parti interessate.

“Chiedo all’azienda di ritirare il piano presentato oggi al tavolo e di aprire un confronto vero, per costruire insieme una soluzione industriale condivisa e sostenibile. Serve un nuovo piano industriale fondato su investimenti e innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Anche nelle crisi più difficili si può arrivare a un accordo che eviti licenziamenti, mantenga aperti gli stabilimenti e dia prospettiva produttiva. Lo abbiamo dimostrato con Beko. Anche in questo caso lavoriamo insieme, con responsabilità. Serve un nuovo piano che non lasci nessuno indietro. Noi non accetteremo mai la desertificazione industriale dell’Europa. La nostra priorità è tutelare i lavoratori e rilanciare l’industria nazionale”. È quanto avrebbe dichiarato, secondo quanto si apprende, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, replicando all’azienda al tavolo Electrolux in corso al Mimit.

“La concorrenza sleale asiatica sta mettendo a rischio una filiera industriale essenziale per l’Europa, quella dell’elettrodomestico. Giovedì, a Bruxelles, porterò la questione all’attenzione del Consiglio Competitività dell’Unione europea, a partire dal confronto con i ministri dei Paesi ancora maggiormente coinvolti nella produzione europea del comparto. Non c’è più tempo da perdere: la Commissione ci ascolti, riconosca questo settore come strategico e, al pari dell’automotive, elabori un Piano per il comparto, che comprenda la revisione del CBAM con l’estensione a questi beni, reciprocità negli standard e strumenti di sostegno, anche europei agli investimenti produttivi e alla domanda”, ha aggiunto. “Bene ha fatto Confindustria a denunciare qual è il vero problema: la vertenza Electrolux non è infatti una crisi limitata ai singoli stabilimenti, ma riguarda l’intera industria europea dell’elettrodomestico. Condivido questa analisi, così come condivido l’appello di APPLiA per la dichiarazione di strategicità del settore – avrebbe sottolineato Urso –. Si può iniziare da subito, anche nell’Industrial Accelerator Act ora all’attenzione del Consiglio e del Parlamento europeo: per questo mi appello ai gruppi politici italiani al Parlamento europeo affinché agiscano insieme, in modo bipartisan, per inserire l’elettrodomestico tra i settori strategici europei”.

LE REAZIONI DEI SINDACATI

“La vertenza Electrolux rappresenta un momento di profonda crisi per il settore dell’elettrodomestico e per l’intero comparto manifatturiero italiano, configurandosi come una vera e propria emergenza nazionale”. E’ quanto sottolineano Cisl e Fim Cisl in una nota congiunta. “Il duro scontro tra la multinazionale svedese, le istituzioni e le sigle sindacali evidenzia la complessità di una situazione che tocca direttamente il tessuto sociale ed economico di cinque regioni italiane. Il piano di riorganizzazione presentato dall’azienda delinea un forte ridimensionamento della sua presenza storica nel Paese attraverso la previsione di ben 1.700 esuberi complessivi, una cifra che andrebbe a colpire il 35% degli operai e il 43% degli impiegati, a cui si aggiungono la chiusura totale dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi e una drastica riduzione dei volumi produttivi stimata intorno al 30%. Questo scenario ha compattato il fronte del rifiuto, portando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le Regioni coinvolte e i sindacati a dichiarare il piano del tutto inaccettabile”, ribadiscono Cisl e Fim Cisl. Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha denunciato apertamente come “l’operazione non configuri un rilancio o una ristrutturazione, bensì un vero e proprio smantellamento industriale basato su logiche puramente finanziarie che penalizzano la ricerca, lo sviluppo e l’organizzazione stessa del lavoro”. In parallelo, il segretario confederale della Cisl, Giorgio Graziani, ha evidenziato come “la crisi di competitività e la forte pressione dei mercati asiatici e cinesi richiedano risposte strutturali non più rimandabili, invocando urgenti e concrete politiche industriali sia a livello italiano che europeo per proteggere e arginare la concorrenza extraeuropea. L’obiettivo del tavolo istituzionale resta quindi quello di spingere la multinazionale al ritiro immediato del piano e dei licenziamenti, per avviare una trattativa che salvaguardi l’occupazione e il patrimonio manifatturiero del Paese. Su invito del ministro Urso è stato riconvocato il tavolo il prossimo 15 giugno”.

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“Oggi siamo stati unanimi, sindacato, Governo e Regioni interessate, nel chiedere ad Electrolux di ritirare il piano attuale e di presentarne uno nuovo, che non preveda chiusure e licenziamenti. Esortiamo la multinazionale a presentarsi, già al prossimo incontro del 15 giugno, con un atteggiamento completamente differente”. È quanto hanno dichiarato la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, e il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. “Non accettiamo di discutere un piano che prevede la chiusura di Cerreto d’Esi, la cessazione della produzione delle lavasciuga a Porcia e dei piani cottura a gas a Forlì, nonché esuberi nelle altre fabbriche di Susegana e di Solaro e negli uffici, per un totale di 1719 eccedenze, di cui 994 fra gli operai e 725 fra le funzioni di staff, a cui occorre aggiungere 210 lavoratori a termine con contratto in scadenza. Quella di Electrolux – hanno sottolineato Buonomo e Palombella – è una vertenza non solo grave in sé, ma anche emblematica di una situazione di oggettiva difficoltà del settore e di un comportamento socialmente irresponsabile. Se Electrolux non cambierà atteggiamento, crediamo che le vada chiesto, da parte del Governo, la restituzione di tutto ciò che ha ricevuto a titolo di incentivo pubblico negli ultimi anni. Al contempo, pensiamo che, per preservare il settore degli elettrodomestici nel lungo periodo, vadano affrontati i nodi della competitività, ad iniziare dal costo della energia e dalla normativa europea CBAM. L’obiettivo comune – hanno concluso Buonomo e Palombella – deve essere quello di indurre Electrolux a ritirare il piano attuale e a presentare un nuovo piano industriale”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Tavolo Nazionale per il settore Moda, Urso e Martin “Italia e Francia insieme a difesa di comparti strategici”

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ROMA (ITALPRESS) – Roma e Parigi insieme per rilanciare la competitività industriale europea, rafforzare le catene del valore e difendere e valorizzare le filiere produttive chiave del continente, a partire dal settore della moda. Un’alleanza strategica tra i due principali Paesi produttori del lusso nel mondo, fondata sulla condivisione di un ecosistema industriale e creativo e sulla volontà di unire visioni e responsabilità, destinata a rappresentare un modello di cooperazione anche per altri comparti nei quali Italia e Francia condividono un sistema produttivo fortemente integrato. È quanto condiviso nel corso del Tavolo Nazionale per il settore Moda al Mimit, dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, e il Ministro Delegato per l’Industria francese, Sébastien Martin, ospite d’eccezione dell’incontro, cui hanno partecipato il viceministro Valentino Valentini, il sottosegretario Mara Bizzotto, i rappresentanti dei Dicasteri coinvolti, le rispettive Camere della Moda e delle Confindustre, esponenti della filiera e del mondo economico, i rappresentanti della Conferenza delle Regioni, delle associazioni sindacali e di categoria più rappresentative a livello nazionale.

“Questa deve essere la stagione del rinascimento industriale dell’Europa”, ha dichiarato il Ministro Urso. “Oggi più che mai – ha aggiunto – dobbiamo lavorare insieme per tutelare l’industria del nostro continente, attraverso riforme radicali e organiche che restituiscano centralità alla dimensione produttiva europea. Lo abbiamo dimostrato nei tanti incontri avuti in pochi mesi, nel lavoro preparatorio svolto per il vertice bilaterale di Antibes, in Francia, e nel documento conclusivo che indica la strada comune che Italia e Francia intendono percorrere, sia nella collaborazione bilaterale sia in quella europea. Ora avanti insieme per rafforzare i nostri comparti strategici: dalla moda agli elettrodomestici, dall’automotive alla siderurgia, dalla chimica alla microelettronica, dalle materie prime allo spazio.”

“Italia e Francia vogliono costruire un’Europa industriale e sovrana”, ha dichiarato il Ministro Martin. “Con Adolfo Urso, pochi giorni dopo il 36° Vertice italo-francese, stiamo rafforzando la nostra cooperazione nel settore del lusso e della moda. Essa deve diventare un modello per altri settori industriali strategici. Di fronte alla concorrenza sleale, Francia e Italia si mobilitano per difendere il Made in Europe. Affinché l’Europa sia competitiva e sovrana, dobbiamo produrre europeo, acquistare europeo e difendere i nostri interessi da europei. La Francia può contare sull’Italia per portare avanti nei prossimi mesi questa ambizione politica attesa dai nostri concittadini”.

Nel dettaglio, nel corso dell’incontro Urso e Martin si sono soffermati sull’impulso che i due Paesi hanno dato alla Commissione europea nel contrasto al fenomeno dell’ultra fast fashion, favorendo l’entrata in vigore, nell’Unione europea, dal 1° luglio scorso, di un dazio doganale fisso di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra UE. Una misura che, ha ribadito Urso, tutela i consumatori europei dai prodotti che mettono a rischio la loro salute perché non rispettano le norme sanitarie e ambientali, e protegge le imprese da una concorrenza sleale che passa attraverso l’e-commerce e che negli ultimi mesi ha messo seriamente a rischio il sistema della moda europea. Lo scorso anno, infatti, quasi 5,9 miliardi di articoli contenuti in pacchi sotto i 150 euro, per oltre il 90% provenienti dalla Cina, hanno invaso il mercato europeo senza pagare alcun dazio.

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Nella seconda parte del Tavolo odierno sono state invece affrontate le misure per il settore che il governo sta mettendo in campo in ambito nazionale. In merito al credito d’imposta design e ideazione estetica – destinato a sostenere creatività e capacità manifatturiera delle imprese sostenendo la produzione dei campionari – è stato ricordato il successo della misura che ha raggiunto in poche ore dall’apertura della piattaforma la dotazione disponibile di 60 milioni di euro, con oltre 400 pratiche presentate. A riguardo il Ministro ha evidenziato che il Mimit è al lavoro per il rifinanziamento della misura visto il grande apprezzamento dello strumento.

La Legge Annuale sulle PMI ha destinato alle filiere del comparto Moda fino a 100 milioni di euro per i Mini Contratti di Sviluppo, finalizzati a sostenere programmi di investimento di importo non inferiore a 1 milione di euro e non superiore a 20 milioni. In tal senso, Urso ha annunciato che sono in corso i lavori preparatori, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria del settore, per la definizione del decreto attuativo che dovrà stabilire le condizioni e le modalità per la concessione delle agevolazioni.

Il ministro ha poi ricordato il rifinanziamento della Nuova Sabatini e il successo del Nuovo Piano Transizione 5.0, che può contare su quasi 10 miliardi di agevolazioni e su una programmazione triennale. In appena un mese, oltre 9.000 progetti presentati dalle imprese, per più di 3 miliardi di euro di investimenti. Dati che confermano la fiducia nella misura e la voglia di innovazione da parte del sistema produttivo, nel solco del successo dei precedenti Piani Transizione 4.0 e 5.0, che hanno attivato complessivamente oltre 10,5 miliardi di euro di agevolazioni, sostenendo più di 30 miliardi di investimenti.

– foto ufficio stampa Mimit –

(ITALPRESS).

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Economia

Abi, Patuelli riconfermato presidente: “Le incertezze geopolitiche scoraggiano gli investimenti e le domande di prestiti”

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ROMA (ITALPRESS)  Il neoeletto Consiglio dell’ABI, che si è riunito oggi dopo l’Assemblea annuale, sulla base della proposta unanime formulata dal Comitato esecutivo, ha eletto per acclamazione Antonio Patuelli Presidente dell’ABI.

“Le incertezze prospettiche geopolitiche scoraggiano gli investimenti e le domande di prestiti, come emerge nell’indagine sul credito della Banca d’Italia. Siamo usciti dagli effetti anche economici della pandemia e ci siamo trovati in una nuova emergenza economica e sociale per i rincari innanzitutto dell’energia, soprattutto per i paesi europei che ne sono grossi importatori come l’Italia. Lo sviluppo delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale contribuisce ad accrescere la ‘fame di energia’”. Così il presidente dell‘Abi, Antonio Patuelli, nel corso dell’Assemblea 2026.

“Appaiono lontani i sogni di pace del 1989, quando finì la ‘guerra fredda’ e si aprì una fase di speranze di libertà e di prosperità. Ora soffriamo vedendo involuzioni, con gravi conflitti che limitano le libertà, calpestano i diritti, fanno prevalere gli egoismi miopi sui grandi principi di crescita civile, economica e sociale. Anche la demografia e l’economia soffrono per queste sempre più ampie e lunghe guerre. I limiti alle libertà delle persone e dei commerci producono forti problemi anche per chi non partecipa a guerre, ma ne subisce gli effetti che contrastano con lo sviluppo, diffondono inflazione e impoveriscono anche i non belligeranti, creano più rischi e indeboliscono imprese, famiglie e banche con conseguenze a catena”, ha aggiunto.

“Occorre un nuovo spirito per contrastare le conseguenze delle guerre. In occasione della pandemia sono state importanti le iniziative dell’Unione europea, come il PNRR che sta concludendosi. Ora occorrono nuove iniziative europee, con ingenti investimenti pubblici e privati che favoriscano la crescita. Necessita più tempestività per le decisioni europee, con investimenti nel futuro, per il capitale umano, i giovani, le donne e per le innovazioni. Non si possono attendere i tempi lunghi dei veti di singoli Stati e non c’è tempo per aspettare una nuova Costituzione per l’Europa, la via maestra per l’integrazione in una nuova democrazia”, ha sottolineato. “In questa fase, per evitare la paralisi decisionale dei veti, occorrono nella UE le cooperazioni rafforzate degli Stati. Lo stesso Euro è una cooperazione rafforzata: se fosse stata attesa l’adesione di tutti gli Stati della UE, l’Euro non sarebbe nato e non varrebbe ora un quinto delle valute mondiali – prosegue Patuelli -. Necessitano misure che stimolino gli investimenti privati, con la migliore utilizzazione, sempre libera e responsabile, del risparmio che è opportuno venga attratto da investimenti produttivi e finanziari anche a medio e lungo termine, con la riduzione della pressione fiscale per i risparmiatori in proporzione alla durata: ciò sarebbe vantaggioso per i risparmiatori – osserva -, che potrebbero ottenere maggiori rendimenti, e per gli Stati che, pur riducendo le aliquote fiscali in proporzione alla durata degli investimenti, avrebbero più introiti per la maggiore redditività degli investimenti del risparmio a medio lungo termine. È urgente che la UE approvi i provvedimenti per l’Unione dei Risparmi e degli Investimenti”.

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“Sono indispensabili e urgenti i completamenti dell’Unione bancaria, dei mercati dei capitali e dei risparmi, e la minore concorrenza fiscale fra gli Stati della UE. Occorrono nuove regole comuni, Testi unici o ‘Codici’ europei di diritto innanzitutto bancario, finanziario, fiscale e penale dell’economia per far crescere la competizione economica con regole uniformi e più semplici, in un mercato davvero unico. Le potenzialità dell’economia europea sono enormi se si realizzano regole semplici e sempre più identiche, con maggiore indipendenza energetica e tecnologica, anche con fondi europei non utilizzati”, è il pensiero di Patuelli.

“Basso debito pubblico e banche sane, solide e rispettate sono indispensabili per la stabilità finanziaria, lo sviluppo e per ancor migliori rating internazionali che l’Italia merita”, ha rimarcato. “Le prospettive delle banche e del lavoro saranno fra i temi al centro del dialogo con le Rappresentanze Sindacali dei Bancari per il nuovo Contratto Nazionale di Lavoro. Le persone sono al centro del mondo bancario che sviluppa una cultura del lavoro positiva e inclusiva, con pari opportunità e equilibrio di generi, per sempre più elevata qualificazione professionale e per la finanza sostenibile”.

Infine, sul Mezzogiorno: “In Italia, a cominciare dal Mezzogiorno, crescono da mesi i prestiti bancari a famiglie e imprese, vi è più offerta che domanda di prestiti, anche per le incertezze e le crisi internazionali”, ha concluso.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Panetta “Con il rincaro dei beni energetici cresce la richiesta di liquidità delle imprese”

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ROMA (ITALPRESS) – Il rincaro dei beni energetici ha accresciuto il fabbisogno di liquidità delle imprese, molte delle quali hanno aumentato la domanda di prestiti, soprattutto sulle scadenze più brevi. Le banche hanno finora risposto a questa esigenza; in maggio i finanziamenti alle imprese hanno accelerato al 6,2% su base trimestrale annualizzata, dal 2,3% di febbraio”. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel corso dell’Assemblea Abi 2026. 

 “Nei prossimi mesi l’evoluzione del credito dipenderà dagli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, dalle condizioni dei mercati finanziari e dalla percezione del rischio da parte degli intermediari – ha aggiunto Panetta – Il protrarsi delle ostilità e l’emergere di nuove pressioni sui mercati energetici potrebbero accrescere la cautela delle banche e tradursi in criteri di offerta più selettivi”.

 “Gli indicatori relativi al primo trimestre confermano la robustezza del sistema bancario italiano: la redditività resta elevata, la patrimonializzazione è più che adeguata, la qualità degli attivi molto buona. Questa valutazione è condivisa dagli operatori di mercato e dalle istituzioni internazionali. Nel Financial Sector Assessment Program recentemente concluso, il Fondo monetario internazionale ha espresso un giudizio positivo sul nostro sistema finanziario, riconoscendo anche il contributo di una vigilanza efficace. Il miglioramento più evidente riguarda la qualità del credito. Dieci anni fa i prestiti deteriorati superavano l’8% del totale dei finanziamenti, uno dei valori più elevati nell’area dell’euro; oggi la quota è dell’1%. Le valutazioni di bilancio di questi prestiti restano improntate a prudenza. Vi contribuiscono le norme europee che, per le esposizioni deteriorate originate dal 2019, richiedono una copertura integrale entro tempi prestabiliti, in base al cosiddetto approccio di calendario. Per le banche italiane questo meccanismo risulta oneroso, a causa dei tempi ancora lunghi della giustizia civile”, aggiunge.

“L’Italia dispone di basi solide: un sistema bancario rafforzato, famiglie con un’elevata capacità di risparmio, imprese che hanno dimostrato di sapersi adattare anche nelle fasi più difficili. La sfida è trasformare questi punti di forza in investimenti, innovazione e sviluppo duraturo”, ha detto Panetta.

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L’economia mondiale attraversa una fase di transizione, influenzata da due forze di segno opposto. La prima è lo shock generato dal conflitto in Medio Oriente, che ha provocato rincari energetici, accresciuto l’incertezza e riaperto timori di strozzature nelle catene di approvvigionamento. La seconda è la diffusione dell’intelligenza artificiale, che sostiene gli investimenti, il commercio di beni e servizi ad alta tecnologia, gli andamenti azionari e- con essi – la ricchezza e i consumi delle famiglie”, ha concluso Panetta.

-Foto IPA Agency-
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