Cronaca
Studio LUISS-Prisma, il gioco illegale vale 29,8 miliardi
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2 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il mercato illegale del gioco in Italia continua a rappresentare una minaccia concreta non solo per l’erario, ma anche per la tutela dei consumatori e per la tenuta complessiva del sistema concessorio. E’ il quadro emerso nel corso dell’incontro “Misurare l’invisibile. Il mercato del gioco non regolato in Italia”, con la partecipazione di Renato Loiero, Consigliere Economico Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Marco Osnato, Presidente Commissione Finanze, Camera dei Deputati.
Nell’occasione sono stati presentati i risultati delle ricerche LUISS e Prisma dedicate alla misurazione del mercato del gioco non regolato in Italia, all’interno di un confronto che ha coinvolto mondo accademico, istituzioni, autorità di controllo e operatori.
“Il percorso della delega fiscale ha rafforzato il sistema concessorio dello Stato, puntando su regole più chiare, maggiore trasparenza, digitalizzazione e qualificazione degli operatori – ha sottolineato Osnato -. La priorità è la tutela del consumatore, insieme alla difesa della legalità e delle entrate pubbliche. Una volta definito questo perimetro, il contrasto all’illegalità deve essere sempre più efficace e coinvolgere in modo coordinato istituzioni, autorità di controllo e forze investigative”.
Dalle analisi è emerso che l’Italia mantiene un tasso di canalizzazione del 92% della spesa effettiva nel mercato del gioco legale, uno dei livelli più elevati al mondo. Un dato che conferma la solidità del sistema concessorio italiano e il ruolo svolto, nel tempo, da un quadro normativo, tecnologico e operativo che ha consentito di indirizzare la grande maggioranza della domanda verso il circuito regolamentato. Proprio questo risultato, tuttavia, rende ancora più evidente il rischio rappresentato dalla quota residua che continua a sfuggire ai controlli.
Secondo i report LUISS-Prisma, nel 2024 la raccolta complessiva del settore ha raggiunto i 187,2 miliardi di euro, ma 29,8 miliardi risultano sottratti al circuito regolamentato e intercettati dal mercato illegale. Si tratta di una quota rilevante, pari al 16% del totale, che descrive in modo netto la dimensione economica del fenomeno e la sua capacità di incidere sugli equilibri del comparto.
Il punto centrale emerso dall’incontro è che il gioco illegale non produce un solo effetto negativo, ma agisce su più livelli. Da un lato espone i consumatori a un’offerta priva di garanzie, senza tracciabilità, senza limiti, senza meccanismi affidabili di autoesclusione o di contenimento dei comportamenti problematici. Dall’altro determina un impatto diretto sulle entrate pubbliche, sottraendo risorse fiscali e alimentando circuiti opachi che spesso si intersecano con l’economia criminale. Infine, indebolisce il sistema legale, perchè limita la competitività degli operatori autorizzati e mette sotto pressione il perimetro concessorio, che costituisce il principale presidio di legalità, trasparenza e tutela.
La ricerca ha evidenziato come oltre l’85% del volume illegale sia oggi generato da piattaforme digitali offshore, capaci di operare fuori da licenze, obblighi fiscali, regole antiriciclaggio e standard di protezione del consumatore. In questo segmento rientrano anche crypto casino, bot Telegram e altri strumenti digitali che consentono accesso anonimo, assenza di limiti di deposito e completa opacità dei flussi. Il vantaggio competitivo dell’illegale si fonda proprio su questa asimmetria: payout più elevati, bonus aggressivi e totale assenza di vincoli, a fronte di un mercato regolato tenuto invece a rispettare regole, controlli e obblighi stringenti.
Uno dei messaggi più netti emersi nel confronto riguarda la protezione del giocatore. Solo il circuito regolamentato è infatti in grado di offrire strumenti concreti di tutela, dalla tracciabilità dei pagamenti ai limiti di deposito, dai sistemi di identificazione fino ai meccanismi di autoesclusione e ai collegamenti con servizi di supporto. Quando il giocatore migra verso il sommerso, queste garanzie vengono meno. La convenienza apparente dell’offerta illegale si traduce così in un aumento dei rischi reali per chi gioca.
Dal lavoro presentato a Roma emerge con chiarezza anche un altro punto: il contrasto al mercato illegale non può essere separato dalla capacità del settore legale di restare competitivo. Un’offerta regolamentata deve poter continuare a investire in innovazione tecnologica, sistemi antifrode, strumenti di identificazione precoce dei comportamenti problematici e misure di tutela avanzata. Se il circuito autorizzato viene progressivamente indebolito da condizioni non sostenibili, si crea un effetto paradossale: il giocatore si sposta dove non esistono regole, e il sistema perde contemporaneamente efficacia, controllo e capacità di protezione.
“Il gioco legale non è soltanto un settore regolato, ma uno strumento di tutela – ha sottolineato Mauro D’Attis, Vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie -. Significa offrire ai cittadini un perimetro controllato, trasparente e sottoposto alle regole dello Stato, sottraendo spazio all’illegalità. Il gioco illegale, soprattutto sul web, alimenta circuiti opachi che possono intrecciarsi con criminalità organizzata, riciclaggio e altri traffici illeciti, oltre a produrre un danno fiscale rilevante. Per questo servono sia strumenti repressivi, affidati alla rete istituzionale e investigativa, sia un’azione di prevenzione fondata su norme coerenti e sul rafforzamento del sistema legale, perchè allontanare il giocatore dai canali illegali significa proteggere insieme la persona e lo Stato”.
“Il contrasto al gioco illegale richiede oggi strumenti sempre più efficaci, capacità di analisi, cooperazione tra istituzioni e un costante aggiornamento delle misure di intervento – ha spiegato Mario Lollobrigida, direttore Giochi Adm – Il fenomeno presenta caratteristiche diverse tra fisico e digitale, ma in entrambi i casi il punto centrale resta la tutela del giocatore e la difesa di un perimetro di legalità che protegge anche lo Stato. Il circuito legale garantisce identificazione dell’utente, limiti di spesa, autoesclusione, tracciabilità dei flussi e strumenti di prevenzione dei comportamenti a rischio: presidi che nei canali non autorizzati semplicemente non esistono. Per questo il rafforzamento dell’azione di contrasto, sul piano operativo, normativo e della cooperazione tra autorità, resta una priorità essenziale”.
L’incontro ha posto il tema del gioco illegale dentro una cornice più ampia di politica pubblica. Difendere il sistema concessorio non significa tutelare un interesse di parte, ma preservare uno strumento che, nel tempo, ha consentito di governare il settore del gioco pubblico, tenere alta la canalizzazione, garantire entrate pubbliche e costruire un perimetro di controlli a protezione della collettività. In questa prospettiva, il contrasto all’illegalità e il mantenimento di un mercato legale economicamente vitale sono apparsi come due facce della stessa strategia.
Gli studi presentati hanno offerto una base quantitativa e metodologica per leggere il fenomeno, attraverso un’analisi econometrica costruita su dataset regionali 2015-2024 e modelli multivariati validati per robustezza.
Le conclusioni convergono su un punto: il sistema italiano funziona, ma va protetto. Ogni intervento normativo che incida sul settore dovrebbe quindi essere valutato anche per il suo impatto sulla canalizzazione, sulla capacità competitiva del gioco legale e, di conseguenza, sulla concreta possibilità di tenere i giocatori lontani dall’illegale. Sono significativi i dati emersi: il tasso di canalizzazione è del 92%; la raccolta complessiva è di 187,2 miliardi di euro, mentre la raccolta illegale stimata di 29,8 miliardi di euro. Il gettito erariale dal mercato legale ammonta a 10,5 miliardi di euro, con un danno erariale complessivo attribuito al mercato illegale di 1,4 miliardi di euro annui.
“Il mercato illegale altera profondamente la concorrenza, perchè gli operatori autorizzati sostengono costi, obblighi di compliance, investimenti tecnologici e fiscalità che il sommerso semplicemente non ha – ha evidenziato Markus Buechele, CEO Novomatic Italia – Se il comparto legale perde competitività, il rischio è spostare una parte della domanda verso offerte prive di regole, di tutele e di controlli. Per questo legalità, fiscalità, antiriciclaggio rappresentano le comuni direttrici, mentre innovazione e protezione del giocatore devono costituire la garanzia per l’utente”.
L’incontro “Misurare l’invisibile. Il mercato del gioco non regolato in Italia”, organizzato da Novomatic Italia, si è tenuto a Roma, presso La Lanterna, e ha riunito esponenti del mondo accademico, delle istituzioni, delle autorità di controllo e
del settore.
La tavola rotonda conclusiva, moderata da Massimo Maria Amorosini di Fortune Italia, è stata dedicata al rapporto tra mercato illegale e sistema regolato, sono intervenuti Markus Buechele, CEO di Novomatic Italia, Michele Esposito, Generale di Brigata e Comandante del Nucleo Speciale Tutela Entrate e Repressione Frodi Fiscali della Guardia di Finanza, Mario Lollobrigida, Direttore Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ed Ettore Rosato, componente della IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati.
– Foto ufficio stampa Diessecom –
(ITALPRESS).
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Pubblicato
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15 Luglio 2026di
Redazione
KUNMING (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una squadra mista giovanile di tennistavolo della Regione Lombardia è arrivata il 10 luglio al Centro di allenamento sportivo di Beijiaochang, a Kunming, capoluogo della provincia sud-occidentale cinese dello Yunnan, dando il via a un ritiro congiunto di tre giorni e ad alcune amichevoli con la squadra provinciale di tennistavolo dello Yunnan.
La delegazione italiana è guidata e allenata da Wang Xuelan, professionista del tennistavolo originaria dello Yunnan. Dopo il ritiro dalla squadra provinciale, Wang ha dedicato anni allo sviluppo della formazione giovanile in questa disciplina in tutta Italia e alla promozione di questo sport nelle comunità locali. Il suo ritorno in patria crea un ponte unico tra i giovani talenti promettenti del tennistavolo della Lombardia e dello Yunnan, consentendo uno scambio tecnico diretto e un apprendimento reciproco tra gli atleti junior italiani e cinesi.
La squadra lombarda è composta da otto giocatori d’èlite di età compresa tra i 14 e i 18 anni, tutti talenti di punta selezionati attraverso prove regionali, con solide basi tecniche ed esperienza agonistica.
Questo programma di tre giorni di allenamenti e partite amichevoli offre benefici concreti agli scambi giovanili tra Italia e Cina. Gli atleti adolescenti hanno l’opportunità di conoscere in prima persona le differenti filosofie di allenamento e gli approcci tattici di due prestigiose tradizioni del tennistavolo. Al di là dello sviluppo atletico, l’evento rappresenta un’importante piattaforma di scambio culturale per i giovani italiani e cinesi.
I responsabili del Centro di Beijiaochang hanno sottolineato che in futuro la base continuerà a creare diverse piattaforme di scambio sportivo internazionale. Facendo leva sullo sport come legame di soft power, lo Yunnan continuerà a raccontare al mondo le proprie storie di sport, ad ampliare l’apertura negli sport agonistici giovanili e a promuovere uno sviluppo coordinato attraverso costanti scambi tra i popoli di Italia e Cina.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-
Cronaca
Med-Or Day, Cavo Dragone “Nato si rafforza, Mediterraneo crocevia strategico”
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6 ore fa-
15 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il futuro della NATO, il rapporto tra Stati Uniti ed Europa e il ruolo del Mediterraneo sono stati al centro del Med-Or Day 2026, che si è svolto a Roma. L’iniziativa annuale della Med-Or Italian Foundation ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle Forze armate, della diplomazia, delle imprese e del mondo accademico per discutere le principali sfide geopolitiche nel Mediterraneo allargato. “La Nato continua a produrre risultati: gli investimenti crescono e le capacità militari si potenziano. La partecipazione dei partner del Golfo rappresenta un segnale molto forte. Quello che noi vogliamo è che l’Ucraina abbia una struttura tale che non venga invasa dalla Russia. Hanno resistito in maniera straordinaria all’aggressione russa, innovandosi rapidamente e trasformando l’esperienza operativa in nuove capacità, rafforzando la coesione dell’alleanza”, l’intervento dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato. Nella sua veste di più alto rappresentante militare dell’Alleanza, ha offerto una lettura delle trasformazioni in corso e delle priorità strategiche per i Paesi alleati.
“Atlantico-Europa-Mediterraneo. Quale futuro per la NATO?” è stato il titolo scelto per l’edizione 2026. Il confronto ha riguardato la sicurezza del Fianco Sud dell’Alleanza, le crisi in Medio Oriente e Nord Africa e il coordinamento tra la difesa europea e il legame transatlantico. “Il Rapporto Transatlantico si sta evolvendo e la capacità delle democrazie di rafforzarsi dopo le crisi è la lezione più importante che abbiamo imparato in 80 anni di Nato. Il Mediterraneo è un crocevia strategico che collega Europa e Asia e in questo spazio convergono le principali sfide alla sicurezza contemporanea: instabilità regionale, competizione geopolitica, terrorismo e immigrazione incontrollata”, ha aggiunto Cavo Dragone, che si è soffermato sull’importanza degli investimenti: “Ogni euro destinato alla difesa è investito in un futuro di pace e sicurezza per i nostri figli e nipoti. Nel mondo la spesa media per sicurezza e difesa è intorno al 5%, non stiamo esagerando ma stiamo recuperando il passo con il mondo in cui viviamo”. La presenza dell’ammiraglio ha confermato il legame tra il Med-Or Day e i temi della sicurezza internazionale. Cavo Dragone aveva già partecipato alla prima edizione dell’evento nel 2021, quando ricopriva l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Marina.
“Trascorriamo una vita a proteggere ciò che abbiamo più caro, investendo tempo ed energie, ma dimentichiamo troppo spesso una verità fondamentale: la nostra sicurezza non può essere separata da quella degli altri. Questa è la più importante lezione strategica che la Nato ha insegnato alle nostre democrazie”, la chiosa di Cavo Dragone sulla sicurezza internazionale.
-foto mec/Italpress-
(ITALPRESS).
Cronaca
Cina, sviluppato il primo dispositivo bionico al mondo per “comprendere i suoni”
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8 ore fa-
15 Luglio 2026di
Redazione
TIANJIN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Dei ricercatori cinesi hanno sviluppato il primo dispositivo bionico neurale al mondo che consente al cervello delle persone con deficit uditivi di “comprendere” i suoni, anzichè limitarsi semplicemente a “sentirli”.
Il dispositivo, realizzato da un gruppo di ricerca dell’Università di Nankai, nella municipalità settentrionale cinese di Tianjin, propone un innovativo approccio elettronico di sostituzione e riparazione per la ricostruzione dell’udito, andando oltre i tradizionali impianti cocleari.
“Attualmente gli impianti cocleari risolvono soltanto il problema del ‘sentirè. Tuttavia, a causa del loro meccanismo fisso basato su impulsi temporizzati e del numero limitato di elettrodi, restano ancora molto lontani dal sistema uditivo naturale in termini di risoluzione temporale e riconoscimento del parlato in ambienti acustici complessi”, ha spiegato Xu Wentao, responsabile della ricerca presso il College of Electronic and Optical Engineering, in un comunicato stampa diffuso lunedì dall’università.
“Il nostro obiettivo non è soltanto fare in modo che il sistema ‘sentà, ma consentirgli di ‘comprenderè realmente, ovvero di selezionare, elaborare e trasmettere informazioni uditive utili proprio come farebbe un nervo naturale”, ha aggiunto. Secondo Xu, il nuovo dispositivo rappresenta un passo fondamentale nel recupero uditivo, segnando il passaggio dal “recupero della percezione” al “ripristino della funzione”.
Lo studio, intitolato “Un’interfaccia neuromorfica artificiale per il recupero delle funzioni uditive”, è stato pubblicato online il primo luglio sulla rivista “Nature Materials”.
L’udito non dipende soltanto dalle orecchie, ma anche dal nervo uditivo, che agisce come una sorta di “autostrada” per trasmettere al cervello i segnali sonori. Secondo la ricerca, l’ipoacusia neurosensoriale, una forma di sordità causata dal danneggiamento di questo collegamento, interessa circa il 3% della popolazione mondiale.
I tradizionali impianti cocleari possono convertire i suoni in segnali elettrici, ma continuano a dipendere dalla parte ancora funzionante del nervo uditivo del paziente per completare “l’ultimo tratto” della trasmissione.
Quando il nervo uditivo è gravemente compromesso o assente, “anche gli impianti cocleari più avanzati diventano inefficaci”, ha osservato Xu, sottolineando che proprio questa difficoltà di lunga data potrebbe essere superata grazie alla scoperta del suo gruppo.
Il nuovo dispositivo, descritto come un’”interfaccia neuromorfica” capace di imitare i naturali processi di codifica dei nervi uditivi biologici, integra l’acquisizione dei suoni, la codifica neurale, l’elaborazione semantica e la produzione di segnali bioelettrici in un circuito neurale artificiale completo.
Il sistema non si limita a rilevare i suoni, ma li filtra, li analizza e li codifica in maniera simile al sistema uditivo naturale, prima di trasmettere al cervello informazioni dotate di significato, ha spiegato il gruppo di ricerca.
“In futuro continueremo le nostre ricerche sulla riparazione neurale e sull’intelligenza bionica, impegnandoci per portare le nostre tecnologie fondamentali dal laboratorio all’impiego clinico e al mercato”, ha dichiarato Xu.
“Ci auguriamo di ottenere ulteriori progressi nel campo delle neuroprotesi, dell’assistenza sanitaria intelligente, delle interfacce cervello-computer e dell’intelligenza incarnata”, ha concluso.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-


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