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Stragi di mafia del 1993, archiviate le accuse nei confronti di Dell’Utri e Berlusconi
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3 giorni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il Gip del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, ha archiviato le accuse nei confronti di Marcello dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. Si tratta della sesta archiviazione, dopo trent’anni di indagini.
LE REAZIONI
“Ci sono voluti trent’anni e sei archiviazioni per accertare e confermare la totale estraneità di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri alle stragi di mafia del ’93 a Firenze. Altro che mandanti occulti. Di inquietante e occulto c’è solo l’azione di quella parte di magistratura che ha usato false accuse, che già si smentivano da sole, come una clava politica cercando di riscrivere la storia della nostra democrazia”. Lo dichiara in una nota Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia. “È indegna di questo Paese la lentezza con cui si è arrivati a questa conclusione, e disgustoso l’accanimento con il quale si è cercato di neutralizzare politicamente il fondatore di Forza Italia e il suo partito. Finalmente giustizia è fatta, ma è incredibile che una decisione presa il 15 gennaio diventi pubblica soltanto adesso. Tutto questo dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia fondamentale la nostra battaglia per una giustizia giusta ed efficiente per tutti i cittadini”.
“L’archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri in relazione alle stragi del 1993, per la mancanza di elementi concreti sui presunti contatti o rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, chiude una delle pagine giudiziarie più vergognose della nostra Repubblica. Ci sono voluti trent’anni per arrivare a una verità che oggi risulta assodata, dopo anni di sospetti, insinuazioni e fango indegnamente gettato contro un leader come Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri”. Così in una nota Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia. “Una vicenda che ha avuto un costo enorme per le persone coinvolte, sul piano umano, politico e reputazionale. Ma non solo, perché enormi sono stati anche i costi sostenuti dalle casse dello Stato, che chiederemo vengano resi noti, per indagini infondate fin dall’inizio”, conclude.
“È la sesta volta che l’assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei Pubblici ministeri. È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico. Stupisce, invece – e molto – che il decreto di archiviazione del Tribunale di Firenze risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?”. Così Marina Berlusconi, commentando l’archiviazione dell’inchiesta sulle stragi di mafia del 1993. “Resta il fatto che tutto questo accanirsi su una tesi insensata – e cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Forza Italia – ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma alla fine ha prodotto soltanto una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali”, prosegue. “La verità storica è totalmente diversa: mio padre è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia. Sono stati i governi Berlusconi a rendere stabile il carcere duro per i boss mafiosi, a introdurre il primo Codice antimafia e a istituire l’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali”.
“Questi sono i fatti, tanto concreti quanto inconfutabili. Tutto il resto è una vergognosa e illogica mistificazione che, oltre ad aver rappresentato un gravissimo spreco di tempo e risorse per il nostro Paese, ha avvelenato la vita di uno dei suoi protagonisti. Ora che mio padre non c’è più, chi potrà mai restituirgli il tempo trascorso sotto il peso di queste accuse, terribili e infondate? E qualcuno risponderà mai del falso spacciato per vero? La mia speranza, oggi, è che sia davvero l’ultima volta che mi trovo costretta a sollevare pubblicamente queste domande. Di certo, dentro di me, non smetterò mai di pormele. Perché il tempo passa, ma la cicatrice dell’ingiustizia resta per sempre”, continua Marina Berlusconi. “L’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze, comunque, mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un’immensa occasione perduta per il nostro Paese. Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un’emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata”, conclude.
“Ancora una volta farneticanti accuse nei confronti di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri in materia di stragi e contatti con la mafia vengono archiviate. Questa volta si tratta dell’inchiesta di Firenze, protrattasi oltre ogni ragionevole limite. Un’inchiesta fondata sul nulla che però ha alimentato anche un filone di letteratura giudiziaria. L’attuale procuratore di Prato, Tescaroli, è stato protagonista di questa inchiesta a Firenze. Più volte abbiamo contestato queste condotte e polemizzato con la forza dei fatti contro questa infondata costruzione mediatico-propagandistica. Che è servita ad alimentare una lettura della storia italiana indirizzata non verso la verità, ma verso tesi di comodo. Facciamo bene quindi in Commissione Antimafia, ad andare avanti per ricercare l’autentica verità sulle stragi mafiose”. Lo dichiara il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, membro della Commissione Antimafia. “L’inchiesta mafia-appalti, l’isolamento che Borsellino viveva all’interno della Procura di Palermo, le ingiuste archiviazioni di inchieste da parte di quella Procura, lo stesso atteggiamento di diffidenza nei confronti di Falcone, che preferì spostarsi a Roma senza mai abbandonare la lotta alla criminalità organizzata”.
“Dobbiamo rivisitare quella storia d’Italia e lo possiamo fare, ancora di più, oggi che letture infondate e false vengono ancora una volta archiviate. Ma chi pagherà per questi errori? Chi pagherà per questo racconto distorto della storia italiana? Quanto sono costate in termini economici e morali queste inchieste? È quello che sosterremo con forza nelle prossime settimane in Commissione antimafia. Dove, del resto, dalla Procura di Caltanissetta sono già arrivati molti elementi di chiarezza e di verità”, conclude Gasparri.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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