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Cronaca

Lutto nel mondo della musica, è morto a 86 anni Francesco Guccini

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ROMA (ITALPRESS) – Poeta, narratore, testimone di un’Italia in evoluzione, si è spento a 86 anni Francesco Guccini, uno dei più importanti cantautori del nostro Paese, figura centrale della musica d’autore del Novecento. “Questa mattina, a Pavana, circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari si è spento, a 86 anni, Francesco Guccini. Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata”, fa sapere la famiglia che, “nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia anticipatamente tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre”.
Dopo un breve periodo come insegnante d’inglese e giornalista, Guccini si afferma come musicista negli anni ’60. Il suo primo album, “Folk Beat n. 1” (1967), contiene già alcuni dei suoi temi ricorrenti: l’impegno civile, il disincanto verso il potere, la nostalgia del tempo passato. Negli anni ’70 e ’80 realizza alcuni dei suoi lavori più celebri, tra cui “Radici”, “Via Paolo Fabbri 43”, e “Amerigo”, che lo consacrano tra i massimi esponenti del cantautorato italiano. I suoi testi sono noti per la ricchezza lessicale e la profondità contenutistica. Guccini racconta l’Italia e le sue trasformazioni con uno sguardo critico e poetico. Canzoni come “La locomotiva”, “Dio è morto”, e “L’avvelenata” sono diventate veri e propri inni generazionali.
Parallelamente alla carriera musicale, Guccini coltiva anche una passione per la scrittura. Pubblica romanzi, racconti autobiografici e saggi, spesso ambientati nel suo Appennino, contribuendo alla memoria storica e culturale del suo territorio.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Cronaca

In Lombardia il primo suicidio assistito gestito dal servizio sanitario

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MILANO (ITALPRESS) – In Lombardia è stato registrato il primo caso di suicidio medicalmente assistito gestito integralmente dal Servizio sanitario regionale. A darne notizia è l‘Associazione Luca Coscioni, riferendo che si tratta della terza persona nella regione ad aver avuto accesso alla procedura di morte volontaria assistita, ma del primo caso in assoluto in cui la sanità pubblica ha organizzato e curato direttamente l’intera fase attuativa.

Il Servizio sanitario regionale si è infatti fatto carico di ogni passaggio operativo, inclusi l’assistenza sanitaria, la fornitura del farmaco e della strumentazione necessari, nonché l’individuazione della struttura in cui procedere. La persona interessata, Domenico Zuccarella, di 59 anni e affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è deceduta nella giornata di ieri, 25 agosto.

A causa del progredire della malattia, l’uomo riusciva ormai a muovere a stento soltanto la mano sinistra. La nota dell’Associazione Luca Coscioni evidenzia tuttavia forti ritardi nell’applicazione della procedura. Zuccarella aveva presentato la propria richiesta ufficiale all’Asst Ovest Milanese l’8 novembre 2025.

Dall’inoltro della domanda all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni (oltre nove mesi), a fronte delle linee guida regionali emanate il 13 maggio 2026 che prevedono un termine massimo complessivo di 145 giorni (circa quattro mesi e tre settimane).

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Per superare i mesi di attesa, silenzi e diffide, il collegio legale di Domenico Zuccarella, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo (segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni), aveva depositato a fine maggio un ricorso d’urgenza al tribunale.

L’azione legale chiedeva che la procedura di verifica delle condizioni venisse conclusa in tempi compatibili con lo stato di salute del paziente e che, in caso di esito positivo, venisse concretamente predisposta la fase operativa per l’assistenza al suicidio.

-Foto di repertorio IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Cronaca

Ue, Metsola “Paesi possono guidare cambiamento o affrontare declino da soli”

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RIMINI (ITALPRESS) – La rapidità con cui il mondo è cambiato ci pone davanti a due sole strade: i Paesi dell’Unione europea possono guidare insieme il cambiamento o affrontare da soli il proprio declino. Il rassicurante rifugio di una terza via, ambigua e intermedia, non esiste più. La guerra in Ucraina, l’intelligenza artificiale, le alluvioni, gli incendi, la competitività, la reindustrializzazione, l’energia, l’immigrazione, la sicurezza, il costo della vita: dobbiamo affrontare tutte queste sfide e non ce n’è una che un singolo Stato membro possa gestire meglio da solo”.

A dirlo è la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola al Meeting di Rimini. “Non si tratta di appartenenze politiche nè di ideologia – continua Metsola, – Si tratta di capire se siamo pronti a trovare il coraggio di rispondere a ciò che questo momento storico ci chiede. La mia generazione ha conosciuto un mondo con e un mondo senza l’Unione europea. E il mondo è un posto migliore grazie all’Unione. Un’Europa che non ha paura di rinnovarsi, rinascere, plasmare il futuro. Dobbiamo agire con la determinazione e l’ambizione che tutti i cittadini si aspettano da noi. Il Parlamento ha sempre detto ‘L’Unione europea rappresenta la fiducia nel futuro e non solamente omaggio al passatò. Può essere il simbolo dell’agilità e non della rigidità. Mettiamo al centro la persona e la sua dignità, non procedure senza volto”, prosegue Metsola.

“Dobbiamo preservare la nostra umanità. Le persone devono restare il fine ultimo. E’ questo il principio che deve guidare l’Europa: non avere paura del futuro, ma plasmarlo, facendo in modo che la tecnologia sia sempre al servizio dell’uomo e non il contrario. Lo stesso approccio deve valere anche per l’immigrazione. Anche in questo caso le persone devono venire prima di tutto”, ricorda.

“Stiamo costruendo un sistema che funzioni davvero: giusto e umano, ma anche fermo ed efficiente – continua Metsola, – Un sistema che protegga le nostre frontiere, combatta le reti criminali dei trafficanti che sfruttano i più vulnerabili e consenta di destinare le risorse a chi ne ha realmente bisogno. Possiamo proteggere le nostre frontiere senza rinunciare ai nostri valori. Le due cose possono convivere perfettamente. Sono proprio questi valori a rendere l’Europa un punto di riferimento stabile in un mare in tempesta. La nostra forza nasce dall’azione comune”, conclude.

(ITALPRESS)

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– foto: Ipa Agency –

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Cronaca

Dal lavoro alla domotica, Open Fiber racconta la fibra ottica al Meeting di Rimini

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RIMINI (ITALPRESS) – Rendere visibile ciò che normalmente non si vede: l’infrastruttura digitale che attraversa città, piccoli comuni e aree interne, arrivando direttamente nelle case, nelle imprese e nelle sedi della Pubblica Amministrazione. Una rete che non è solo tecnologia, ma anche uno strumento di inclusione e coesione sociale: avvicina persone, comunità e territori, riduce le distanze e contribuisce a offrire a tutti le stesse opportunità di accesso ai servizi, alla partecipazione e alla crescita. E’ questo il filo conduttore della presenza di Open Fiber alla 47ª edizione del Meeting di Rimini. Nello spazio Open Fiber, situato nella Hall Sud, i visitatori stanno avendo la possibilità di conoscere più da vicino la tecnologia FTTH (Fiber To The Home), la fibra che arriva fino a casa, e scoprire non soltanto cosa c’è dietro una connessione ultraveloce, ma soprattutto ciò che la fibra abilita nella vita di tutti i giorni. Contenuti informativi ed esperienze immersive mostrano come la fibra renda possibili attività e servizi ormai quotidiani: dal lavoro alla didattica digitale, dalla telemedicina all’intrattenimento, fino alla domotica, al cloud e ai servizi pubblici online. “Una tecnologia – spiega Alessia Gozzi, Responsabile Media Relations and Digital Communication dell’azienda – alla quale si stanno avvicinando sempre più famiglie”. “Vogliamo raccontare l’infrastruttura in fibra ottica che Open Fiber ha portato in tutto il Paese e i benefici nella vita quotidiana – aggiunge -. Lo facciamo offrendo anche un’esperienza immersiva con i nostri visori, che permettono di toccare letteralmente con mano i servizi digitali di una casa completamente smart, dalla telemedicina alla didattica a distanza fino all’intrattenimento”.
Open Fiber sottolinea quindi il ruolo sociale di questo strumento per contrastare il digital divide e colmare il divario tra città e periferie. “Connettendo luoghi e persone accorcia le distanze e dà le stesse opportunità a chi vive in una grande città come in un piccolo paese, annullando sostanzialmente la distanza centro-periferia – sottolinea Gozzi -. Ci sono borghi che non si sono spopolati, aziende che non hanno delocalizzato e giovani famiglie che si sono potute formare nei territori d’origine perchè potevano avere occasioni di lavoro altrimenti impensabili”.
Un’autostrada digitale che ha già permesso all’Italia di superare il 70% di copertura nazionale. “L’infrastruttura di Open Fiber conta oggi oltre 17 milioni di unità immobiliari connesse ed è lunga 168 mila chilometri, quattro volte il giro della Terra. Quello che ancora manca è uno scatto in più, cioè far percepire alle persone il valore della fibra e aumentarne l’adozione. Solo in questo modo – conclude – sarà possibile coglierne appieno i benefici”.
“Abito in un comune di collina abbastanza isolato, da quando ho Open Fiber, tre anni circa, la qualità del servizio è migliorata parecchio – racconta la propria esprienza Matteo Bartolini, cliente Open Fiber -. E per lo streaming, il lavoro, il cellulare, posso usare serenamente la connessione internet perchè non più i problemi di bassa velocità di prima”.

– foto Italpress –
(ITALPRESS).

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