Cronaca
Unrae “Per il pacchetto Automotive Ue servono scelte chiare e senza rinvii”
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10 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Nel giorno più atteso dal settore automotive da diversi anni, e in un contesto segnato da crisi geopolitiche, macroeconomiche e industriali che stanno ridefinendo equilibri considerati acquisiti, UNRAE ha lanciato oggi – nel corso della Conferenza Stampa di fine anno presso Villa Blanc a Roma – un appello deciso e urgente alla chiarezza normativa per il settore.
Proprio nelle prossime ore la Commissione Europea comunicherà i contenuti del nuovo pacchetto automotive, che comprende la revisione degli standard sulle emissioni CO2 per auto e veicoli commerciali, la strategia europea sulle batterie, il pacchetto Omnibus per la semplificazione normativa e la riduzione degli oneri burocratici, oltre alle nuove proposte per la transizione green delle flotte aziendali. Tra i possibili interventi più rilevanti e strutturali – sui quali UNRAE esprime piena convergenza – dovrebbero figurare: un modello regolatorio “a tre corsie”, con politiche su misura per auto, veicoli commerciali leggeri e veicoli pesanti; un approccio più pragmatico e aderente al mercato sui taret CO2, riconoscendo la transizione come un percorso complesso che richiede strumenti realistici e non punitivi; misure che favoriscano l’accesso alla transizione della mobilità da parte di famiglie e imprese, verso auto di piccole dimensioni, efficienti e accessibili; l’apertura alle tecnologie “ponte” per contribuire alla riduzione delle emissioni.
“Negli ultimi anni l’Europa ha imposto obiettivi senza investire a sufficienza nei fattori abilitanti. Le lacune normative di Bruxelles e la scarsa capacità di ascolto verso le Case costruttrici hanno collocato imprese e consumatori di fronte a target forse troppo ambiziosi e non supportati da adeguate condizioni. La transizione non è stata accompagnata da una politica industriale europea: questo è il vero punto critico dei target 2035”, dichiara il Presidente UNRAE Roberto Pietrantonio.
“Il traguardo della decarbonizzazione resta imprescindibile – prosegue Pietrantonio – ma richiede un dialogo più approfondito e basato sui dati, oltre alla comprensione della necessità di intervenire sui fattori abilitanti del tutto fuori dal controllo delle Case auto. E’ l’unico modo per definire un percorso realistico e pragmatico, come UNRAE chiede da anni. Oggi, però, si intravede un cambio di passo: una Commissione più attenta all’evidenza, una maggiore volontà di ascolto e la consapevolezza che transizione ecologica e competitività industriale possono procedere insieme. Serve anche una nuova narrativa, superando semplificazioni e contrapposizioni tra fazioni a supporto di diverse tecnologie”.
Con altrettanta chiarezza, UNRAE esprime forte contrarietà all’ipotesi di introdurre un target di contenuto minimo obbligatorio del 70% “Made in Europe” per l’incentivazione della domanda.
“La competitività non si costruisce alzando muri, ma rafforzando ponti. Un obbligo del 70% rischia di penalizzare i consumatori, indebolire le imprese e rallentare la transizione e minare la competitività dell’auto europea in una fase in cui è indispensabile accelerare. Il mercato UE è profondamente integrato nelle catene globali del valore: la sua forza è l’apertura, la capacità di attrarre investimenti e innovazione. Una misura protezionistica avrebbe impatti immediati sui prezzi, colpendo milioni di automobilisti e ostacolando l’accessibilità alla mobilità sostenibile. Danneggerebbe anche molti Costruttori europei, oggi fortemente integrati con fornitori internazionali. La strada corretta è un vero piano industriale europeo, basato su investimenti strutturali finanziati da risorse comunitarie e politiche che incentivino la produzione sostenibile senza penalizzare chi produce e chi acquista”, aggiunge Pietrantonio.
UNRAE sottolinea, inoltre, l’urgenza della riforma del trattamento fiscale delle auto aziendali, definendola “il più grande moltiplicatore di crescita”.
“Con una fiscalità allineata alle best practices europee in chiave “verde” – osserva Pietrantonio – crescerebbero gli acquisti di auto aziendali green, aumenterebbe la diffusione di veicoli virtuosi e si accelererebbe il ricambio del parco circolante originando un usato di ultima generazione. Ne beneficerebbero ambiente, sicurezza stradale, imprese ed erario”.
Nel biennio 2024-2025 il Governo ha, infatti, stanziato 923,4 milioni di euro per incentivare l’acquisto di autovetture a zero o bassissime emissioni, contribuendo all’immatricolazione di oltre 90.000 auto nella fascia 0-60 g/km. “Ma è possibile ottenere risultati superiori con risorse molto inferiori”, sottolinea l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri.
Secondo le analisi UNRAE, con limitati aggiustamenti ai parametri fiscali della deducibilità delle auto aziendali sarebbe sufficiente un impegno di 85 milioni di euro a carico dell’erario (al netto dell’extragettito) per incentivare oltre 100.000 autovetture green nella fascia 0-60 g/km, soddisfare altrettanti dipendenti, accelerare il rinnovo del parco auto e rendere, in pochi anni, l’usato più giovane, più sicuro e più accessibile. Il tutto con minore spesa pubblica e benefici diffusi per cittadini e imprese.
Un’impostazione al centro anche dell’iniziativa avviata a Torino lo scorso settembre, che ha visto le Associazioni del settore convergere su una ricetta concreta e condivisa. Un segnale di responsabilità e di apertura al confronto con le Istituzioni per affrontare in modo efficace i nodi strutturali del comparto.
“Sul tema della fiscalità si sta consolidando un ampio fronte comune e riteniamo che questa sia la leva prioritaria per ottenere risultati concreti e misurabili”, conclude Pietrantonio. “Una misura capace di moltiplicare i risultati riducendo i costi, che merita un confronto all’interno di un vero dialogo con le Istituzioni e in sedi capaci di assumere decisioni”.
Lo scenario prospettico dell’economia europea e nazionale indica nel 2025 per l’area Euro una crescita del Pil a +1,2%, in ulteriore ripresa nel 2026, mentre la debolezza dell’economia italiana porta a stimare, nonostante il sostegno residuo del PNRR, un incremento ben più modesto sia nel 2025 (+0,5%) che nel 2026 (+0,7%).
Nel comparto autovetture, il mercato europeo già due anni fa ha recuperato il segno positivo, che dovrebbe essere confermato anche nel 2025. In l’Italia, invece, per l’anno in corso l’UNRAE prevede un livello di 1,520-1,525 milioni di unità: -2,2% sul 2024 ma ben 400mila unità al di sotto del 2019. Per il 2026 prevede un lievissimo recupero a 1,540 milioni.
Per i veicoli commerciali leggeri, dopo un 2025 stimato in calo del 4,4% a 190.000 unità (allineato al 2019), prevede una stagnazione nel 2026.
Per i veicoli industriali, infine, la stima per il 2025 è una leggera flessione (-2,5%), mentre la previsione 2026 indica un ulteriore calo del 2,9% a 27.000 unità.
“Il nostro Paese evidenzia un ritardo significativo rispetto ai Major Market europei per quanto riguarda la diffusione di autovetture ricaricabili, dovuto a molteplici gap nei fattori abilitanti della transizione energetica: penetrazione di auto aziendali, sviluppo delle infrastrutture e prezzi di ricarica”, afferma Andrea Cardinali, Direttore Generale dell’UNRAE.
“Di conseguenza, ad oggi siamo al di sopra della media UE e ben lontani dal raggiungimento degli obiettivi di emissione di CO2. Solo interventi strategici e mirati potrebbero generare un cambio di passo a favore della transizione in Italia”, prosegue.
“A causa di un trattamento fiscale penalizzante – sottolinea UNRAE -, in Italia le auto aziendali hanno la penetrazione più bassa fra i 5 Major Market: 46,8% vs il 66,3% della Germania. Un segmento che, con il veloce tasso di rotazione delle flotte, è in grado di immettere sul mercato vetture più recenti e tecnologicamente avanzate. L’Italia è fanalino di coda anche per quota di vetture ricaricabili (BEV+PHEV): 11,3% vs il 33,4% del Regno Unito, 28,9% della Germania, 25,1% della Francia e 18,9% della Spagna. La sola quota di auto elettriche pure è pari al 5,2% rispetto al 21% degli altri 30 Paesi europei, e ben più bassa di Paesi che presentano un Pil pro capite a parità di potere di acquisto inferiore al nostro, come Portogallo (22,0%), Slovenia (10,4%), Spagna (8,5%) e Ungheria (8,4%), a conferma che i fattori limitanti l’adozione dei veicoli elettrici vanno oltre le sole capacità reddituali. Seppure in sostenuta crescita nell’ultimo anno (+24,0%), lo sviluppo delle infrastrutture pubbliche di ricarica inchioda l’Italia al 16° posto con 13,6 punti per 100 km di strada verso i 20,4 della media europea. I dati al 30 settembre indicano per il nostro paese circa 67mila punti complessivi, di cui 1/5 con potenza di ricarica = 50 kW.
Per quanto riguarda il mercato dell’usato, nonostante 3 anni di ripresa, il rapporto usato su nuovo è inferiore agli altri Major Market: 2 auto usate immatricolate ogni auto nuova, rispetto al 3,9 del Regno Unito, al 3,1 della Francia e al 2,3 della Germania – conclude UNRAE -. Il volume complessivo di autovetture nuove e usate resta ben lontano dai 5 milioni del 2019, a dimostrare che quanto perso dal mercato delle auto nuove non è stato recuperato da quello dell’usato”.
– Foto ufficio stampa Unrae –
(ITALPRESS).
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Cronaca
120 anni Cgil. Landini “Dare centralità alla persona per governare il cambiamento”
Pubblicato
43 minuti fa-
29 Settembre 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Salari, precarietà, sicurezza, sanità, scuola e formazione sono i temi messi al centro dalla Cgil, insieme alla necessità di una riforma fiscale che consenta di ridurre la pressione sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. «Il lavoro deve essere ben pagato», afferma il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, a margine delle iniziative per i 120 anni della Confederazione a Milano.
«C’è poi il problema di superare la precarietà: i giovani devono poter rimanere nel nostro Paese e le persone devono poter utilizzare la propria intelligenza e le proprie competenze», sottolinea il segretario. Un quadro che, nella sua analisi, si lega direttamente anche alla sicurezza sul lavoro. «Bisogna smetterla di morire sul lavoro», afferma, indicando nella diffusione di appalti e subappalti uno degli elementi sui quali intervenire. «C’è da ridurre la tassazione sul lavoro dipendente, sui pensionati ed è il momento di tassare davvero i profitti e la rendita finanziaria», sostiene il segretario, secondo cui è necessario intervenire dove si concentrano le risorse per finanziare gli investimenti.
Sul caro carburanti la posizione è altrettanto netta. Il sindacato considera positivamente l’ipotesi di un intervento sui prezzi, ma lo ritiene insufficiente se limitato nel tempo. «Bisogna andare a una riduzione strutturale del costo della benzina, del gasolio e del gas», ribadisce Landini. Per arrivare a questo risultato, la CGIL chiede di intervenire sugli extraprofitti e sulle accise, puntando anche su una strategia energetica di lungo periodo.
La questione energetica, infatti, viene collegata alla necessità di rafforzare l’autonomia del Paese. «Bisogna investire strutturalmente nelle fonti rinnovabili e creare quelle filiere produttive che oggi noi non abbiamo», sostiene il segretario. L’obiettivo indicato è ridurre la dipendenza dall’estero e intervenire sui costi dell’energia attraverso investimenti strutturali.
Altro capitolo è quello del cosiddetto drenaggio fiscale.
“Stiamo chiedendo da tempo – afferma Landini – e lo chiediamo anche adesso di restituire il drenaggio fiscale”, costato 26 miliardi a lavoratori e a pensionati. “Ci sono studi fatti non solo dal sindacato – prosegue – che indicano che un lavoratore che prende 30mila euro, anche quest’anno se non si interviene paga 1.000 euro di tasse in più che altrimenti non dovrebbe pagare”. Per Landini serve “rivalutare le detrazioni e rivedere gli scaglioni in modo che quando ti aumenta il lordo ti aumenta anche il netto”. “Oggi non sta succedendo così – aggiunge – e quando mi aumenta il lordo sia per le pensioni che per i salari aumentano le tasse che pago. Non è più accettabile questo è il provvedimento che stiamo chiedendo da anni, voglio dire l’abbiamo chiesto a Conte, l’abbiamo chiesto a Draghi, l’abbiamo chiesto a questo governo, nessuno lo sta facendo e questa cosa non è più sopportabile”.
Il tema salariale si intreccia così con quello della
rappresentanza politica. «Bisogna tornare ad ascoltare le persone e risolvere i problemi che le persone hanno», sostiene.
Tra questi problemi vengono indicati il costo della vita, l’accesso alla sanità, la sicurezza sociale e, ancora una volta, la precarietà. «La gente se ne va perchè qui c’è precarietà, ci sono salari bassi, c’è sfruttamento», afferma il segretario, collegando il fenomeno dell’emigrazione giovanile alle condizioni del mercato del lavoro.
Particolare attenzione viene dedicata al sistema degli appalti e dei subappalti, anche alla luce degli incidenti mortali sul lavoro. «Quando un ragazzo di 22 anni muore in un subappalto, deve essere chiaro che ormai questo modello di fare impresa è un modello che uccide», afferma. La richiesta è quindi quella di intervenire sulle regole che governano gli appalti, anche per evitare forme di concorrenza basate sulla riduzione dei costi a scapito delle condizioni di lavoro.
Il sindacato lega queste rivendicazioni anche alla mobilitazione annunciata per il 17 ottobre a Roma, insieme a numerose associazioni. Al centro della manifestazione, spiega il segretario, ci saranno «aumentare i salari, ridurre la precarietà, investire nella sanità e nella scuola» e realizzare una riforma fiscale.
Poi precisa: “faccio sindacato e non mi candido alle elezioni. Penso – spiega – che il tema per chi fa politica è che la metà dei cittadini italiani non va più a votare perchè non si sente rappresentata da nessuno”.
Infine, lo sguardo si sposta sull’innovazione e sull’intelligenza artificiale. La CGIL ha scelto di dedicare parte delle celebrazioni per i suoi 120 anni proprio alle trasformazioni del lavoro e alle nuove tecnologie. «La tecnologia non è neutra: dipende da chi la governa, chi la progetta, chi la utilizza e per quali fini», osserva il segretario.
Da qui la richiesta di una maggiore regolazione dei dati e delle nuove tecnologie, in un contesto nel quale, secondo la sua analisi, una parte rilevante delle infrastrutture tecnologiche e delle informazioni è concentrata nelle mani di grandi soggetti privati. L’intelligenza artificiale, dunque, non viene presentata soltanto come una questione tecnologica, ma come una trasformazione destinata a incidere profondamente sul lavoro e sulla società. «C’è bisogno che le persone riprendano la parola e che la politica torni a fare il suo mestiere», conclude il segretario, indicando come obiettivo uno sviluppo tecnologico capace di mantenere «la centralità della persona».
-foto xv1/Italpress –
(ITALPRESS).
ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione – Mosca alla Nato “Difenderemo Kaliningrad con tutto il nostro arsenale” – Regeni, difensori 007 egiziani pronti a fare ricorso in Appello – Caso Garlasco, su Stasi difensori al contrattacco – Madre e figlia avvelenate con ricina, Di Vita in Questura con device – Polizia spagnola sgombera campo migranti di Ceuta – Ue, “Sarà inverno impegnativo, prezzi energia molto alti” – Dopo Eni e Ip anche Q8 mette un tetto a prezzo carburanti – Tumore al seno, al via la campagna Lilt for Women–Nastro Rosa per la prevenzione – Previsioni 3B Meteo 30 Settembre.
L’articolo Tg News 29/9/2026 proviene da Pavia Uno TV.
Cronaca
Lilly celebra i 150 anni con 700 dipendenti impegnati in attività di volontariato
Pubblicato
43 minuti fa-
29 Settembre 2026di
Redazione
FIRENZE (ITALPRESS) – Un anniversario trasformato in un impegno collettivo a favore delle comunità. In occasione dei suoi 150 anni, Lilly Italia ha organizzato l’edizione italiana più ampia mai realizzata del suo Global Day of Service, la giornata in cui i dipendenti di Lilly in tutto il mondo sono impegnati in attività di volontariato. Quasi 700 dipendenti, 30 turni di volontariato e nove progetti, costruiti insieme ad altrettante organizzazioni del Terzo Settore e aziende a impatto sociale e ambientale: 3Bee, Casa Ronald McDonald, Dynamo Camp, Fody Fabrics, Legambiente, Mission Bambini, Progetto Itaca, Rise Against Hunger, United Way in Italy. Le attività si sono svolte il 23, 24 e 28 settembre tra Firenze e Sesto Fiorentino, con un investimento di oltre 100mila euro e una partecipazione quasi raddoppiata rispetto alle ultime edizioni. Un impegno che conferma il valore attribuito da Lilly al volontariato come parte integrante della propria mission.
L’iniziativa si colloca in un contesto in cui il volontariato sta assumendo forme nuove.
Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2023 hanno svolto attività di volontariato circa 4,7 milioni di persone, il 9,1% della popolazione con più di 15 anni, con una diminuzione di 3,6 punti percentuali rispetto al 2013.
Parallelamente cresce il volontariato promosso dalle imprese: nel 2025, secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 75.550 aziende hanno dato ai propri dipendenti la possibilità di partecipare ad attività di valore civico e sociale, il 14% in più rispetto all’anno precedente.
E’ in questo spazio di collaborazione tra aziende, persone e Terzo Settore che si colloca il Global Day of Service: non una semplice raccolta di iniziative, ma progetti definiti a partire dai bisogni individuati dalle organizzazioni che operano quotidianamente sul territorio. I progetti hanno riguardato diverse aree, dalla povertà alimentare alla tutela dell’infanzia, dalla salute mentale al sostegno delle persone anziane e vulnerabili, fino alla cura dell’ambiente. Si spazia dal confezionamento di 30.240 pasti destinati a comunità in difficoltà, insieme a Rise Against Hunger, alla manutenzione degli spazi e alla personalizzazione di oggetti per i bambini di Dynamo Camp, con la progettazione di Dynamo Academy; dalla riqualificazione di scuole e strutture dedicate all’infanzia con Mission Bambini all’invecchiamento attivo e ai laboratori intergenerazionali con persone anziane e giovani assieme alla branca nazionale della Fondazione United Way, fino alla preparazione di kit di benvenuto, ad attività dedicate ad Halloween e alla cura degli ambienti per le famiglie ospiti di Casa Ronald McDonald.
Grande attenzione dedicata anche alla sostenibilità ambientale, attraverso interventi di cura degli spazi urbani con Legambiente e la realizzazione di una nuova oasi nettarifera con 100 alberi insieme a 3Bee, azienda nature-tech italiana che progetterà e monitorerà l’oasi nel tempo.
Accanto a queste iniziative, con Progetto Itaca i dipendenti parteciperanno ai laboratori di Kintsugi – simbolo della capacità di trasformare la fragilità in punti di forza e resilienza – e ai workshop di Fody Fabrics per la realizzazione di coperte da donare a persone in situazione di vulnerabilità.
“Un contributo concreto a chi ne ha bisogno può arrivare solo quando si ascolta chi quei bisogni li affronta ogni giorno. E’ da questo ascolto che sono nati i nostri nove progetti: Lilly mette a disposizione persone, tempo e risorse, mentre i partner portano conoscenza, relazioni e capacità di intervento – afferma Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs e Direttore Generale della Fondazione Lilly – Celebrare i 150 anni di Lilly ha per noi questo significato: non limitarsi a guardare al passato, ma vivere la quotidianità e il futuro come una responsabilità verso le comunità di cui facciamo parte. Vogliamo che queste giornate producano non soltanto risultati immediati, ma anche relazioni capaci di generare un impatto sempre maggiore nel tempo”.
Avviati nel 2008, i Global Day of Service sono oggi una delle più importanti iniziative di volontariato aziendale promosse a livello internazionale e coinvolgono ogni anno migliaia di dipendenti in tutto il mondo. In Italia, il programma è cresciuto costantemente negli anni, consolidando una rete di collaborazioni con organizzazioni del Terzo Settore e aziende a impatto sociale e ambientale, favorendo una cultura della partecipazione che va oltre le singole giornate di servizio.
“Il Global Day of Service rappresenta uno dei momenti più concreti in cui i valori di Lilly si traducono in azioni tangibili grazie all’impegno delle nostre persone – dichiara Manuela Schumann, Vice President HR & Site Services Italy Hub di Lilly – Quasi 700 colleghe e colleghi hanno scelto di mettere a disposizione il proprio tempo, le proprie competenze e la propria energia per sostenere organizzazioni del territorio attraverso progetti di grande valore sociale. Un dato significativo che, tuttavia, va oltre il numero dei partecipanti: ciò che conta davvero è l’impatto che questa partecipazione genera per le associazioni coinvolte e per le persone che esse supportano ogni giorno. Si tratta di un’esperienza collettiva che rafforza il senso di appartenenza, favorisce la collaborazione e porta i valori aziendali oltre il contesto lavorativo”.
“Il volontariato aziendale è prezioso perchè permette alle imprese e alle loro persone di contribuire in modo concreto ai bisogni delle comunità in cui vivono e lavorano. Come Mission Bambini crediamo molto in queste esperienze, che mettono in relazione aziende, territori e realtà educative attraverso attività capaci di lasciare un segno concreto. Siamo felici di poter contare sull’impegno di Eli Lilly: dedicare tempo ed energie alla riqualificazione di una scuola significa contribuire a renderla un luogo più accogliente per bambini e ragazzi e, allo stesso tempo, trasformare una giornata condivisa tra colleghi in un’esperienza di partecipazione e attenzione verso la comunità”, ha detto Stefano Oltolini, Direttore Generale di Mission Bambini. “Il volontariato aziendale rappresenta un’opportunità di straordinario valore: non è soltanto un gesto di solidarietà, ma un’occasione di incontro, scambio e collaborazione, in cui persone con esperienze diverse lavorano fianco a fianco, imparano a conoscersi e contribuiscono insieme a superare stereotipi e pregiudizi che ancora accompagnano la salute mentale. Per questo desideriamo ringraziare Lilly per aver scelto di condividere questo percorso con noi – le parole di Sara Piccolo, Presidente di Progetto Itaca Firenze – Siamo felici di costruire insieme un’esperienza che interpreta il volontariato aziendale come uno spazio di crescita reciproca, nel quale il fare insieme diventa uno strumento concreto di cura e inclusione e un’occasione preziosa per promuovere una cultura della salute mentale più consapevole, aperta e accogliente”.
“La collaborazione con Eli Lilly rappresenta un esempio virtuoso di come aziende e Terzo Settore possano lavorare insieme per un progetto comune; in questo caso sostenere le famiglie che affrontano la malattia di un figliò, ha sottolineato Maria Chiara Roti, Direttore Generale di Casa Ronald McDonald.
‘La relazione tra Lilly e United Way ha radici profonde, con oltre cento anni di collaborazione a livello globale, e nasce da una visione condivisa: investire nel lungo periodo nelle comunità, valorizzando il coinvolgimento dei dipendenti e costruendo interventi capaci di generare un impatto concreto e duraturò, ha spiegato Irene De Laurentiis, Program Director United Way in Italy.
“Festeggiare i 150 anni di Lilly trasformando l’impegno di centinaia di persone in un investimento sul futuro delle giovani generazioni è il modo più autentico di “guardare lontano””, ha evidenziato Alberto Albieri, Presidente di Rise Against Hunger. Per Niccolò Calandri, CEO e co-fondatore di 3Bee “un’oasi della biodiversità non è un gesto simbolico: è un’infrastruttura naturale che monitoriamo nel tempo con sensori bioacustici e dati satellitari. Le 100 piante nettarifere messe a dimora a Scandicci dalle persone di Lilly Italia saranno seguite per tre anni, con misure concrete su impollinatori e habitat”.
“Siamo grati a Lilly, al fianco di Dynamo Camp dai primi anni. Quest’anno ne compiamo 20 e siamo felici di avere Lilly con noi anche in questa occasione, attraverso volontariato aziendale gestito da Dynamo Academy. Lilly è stata una delle prime aziende Corporate Partner di Dynamo Camp: insieme abbiamo definito gli elementi fondamentali di una corporate partnership strategica e duratura a beneficio di entrambe le organizzazioni, che include supporto economico, volontariato aziendale, scambio di competenze”, ha affermato Serena Porcari, CEO Fondazione Dynamo Camp ETS.
“Partecipare al Global Day of service organizzato da Lilly è un grande onore per Fody. Attraverso la collaborazione attiva dei nostri artigiani con lo staff dell’azienda abbiamo realizzato coperte salvavita che saranno donate questo stesso inverno a persone senzatetto, riciclando rimanenze tessili e scardinando pregiudizi, per ricucire insieme gli strappi del tessuto sociale”, ha concluso Luca Freschi, fondatore e CEO Fody
– foto ufficio stampa Lilly –
(ITALPRESS).


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