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Economia

Idos-CNA, in 15 anni le imprese di donne immigrate sono aumentate di oltre il 56%

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ROMA (ITALPRESS) – In meno di quindici anni le imprese di donne immigrate sono aumentate di oltre il 56%: un dato ben superiore a quello complessivo dell’imprenditorialità di origine straniera in Italia, che è oggi al femminile in un caso su quattro e dimostra un’attitudine sempre più marcata a sperimentare aree “merceologiche” inattese. È una delle tendenze che emergono dal Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos e dalla CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), la cui presentazione è prevista per il prossimo 24 marzo a Roma (ore 9.30) presso la sala conferenze di Esperienza Europa – David Sassoli.

Dal 2014 il Rapporto fotografa con cadenza annuale il ruolo dell’imprenditoria immigrata nel sistema socioeconomico italiano e ne evidenzia una vitalità sconosciuta al resto del tessuto d’impresa, segnato al contrario da una fase di persistente contrazione: dal 2011 al 2024 le imprese immigrate sono cresciute del 46,9%, contro il -7,9% registrato nello stesso periodo tra le attività guidate da persone nate in Italia.

Un fenomeno all’interno del quale, un anno dopo l’altro, si è rafforzata appunto la partecipazione delle donne, segno del lento, ma progressivo ridimensionamento del protagonismo maschile e della diversificazione dei profili e dei percorsi imprenditoriali prevalenti. Con un aumento del 56,2% tra il 2011 e il 2024 e dell’8,3% nell’ultimo quinquennio, le imprese immigrate femminili si distinguono per un dinamismo accentuato e raggiungono le 164.509 unità, un quarto (24,7%) di tutte le iniziative imprenditoriali degli immigrati. Negli stessi anni, il numero delle imprese condotte da donne nate in Italia ha subìto un evidente calo, seppure ridimensionato rispetto alla componente maschile nell’ultimo periodo (-3,5% dal 2020). Di riflesso, alla fine del 2024, le imprese guidate da donne di origine straniera rappresentano un ottavo di tutte le attività indipendenti femminili del Paese (12,6%): un’incidenza quasi doppia rispetto al 2011 (7,3%) e superiore a quella calcolata sull’intero panorama di impresa nazionale (tra cui le imprese immigrate pesano per l’11,3%).

È un aumento che si lega innanzitutto alla crescente presenza di imprenditrici immigrate nelle attività dei servizi, in generalizzata espansione nell’economia italiana. I principali comparti di inserimento restano il commercio (48.810 imprese immigrate femminili) e le attività di alloggio e ristorazione (21.517). Tuttavia, negli ultimi cinque anni a distinguersi per i ritmi di aumento più elevati sono state le così dette “altre attività di servizi” (18.812 e +27,2%) – che includono quelli alla persona e oggi rappresentano il terzo ambito di attività più battuto – e un composito gruppo di attività specialistiche finora poco frequentate dall’imprenditoria immigrata (attività immobiliari: +33,3%; attività finanziarie e assicurative: +24,7%; attività professionali, scientifiche e tecniche: +24,2%), che nell’insieme raccolgono quasi 10.000 imprese immigrate femminili, evidenziando la crescente la capacità delle donne di origine straniera di cogliere nuove opportunità di inserimento professionale e di autopromozione socio-economica.

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Si tratta di un’evidenza di tutto rilievo, considerato che le donne immigrate restano tra i segmenti più penalizzati del mercato occupazionale, largamente convogliate nel lavoro domestico e di cura e con scarse occasioni di mobilità professionale, anche a fronte di competenze (formali o informali) elevate e di lunghi percorsi di stabilizzazione. A partire dalle statistiche ufficiali e grazie ad approfondimenti specifici, lo studio evidenzia non solo le tendenze e le caratteristiche del fenomeno, ma anche le dinamiche settoriali e territoriali, l’integrazione nelle filiere produttive, le nazionalità più rappresentate. Alla presentazione del Rapporto si confronteranno rappresentanti istituzionali, ricercatori e imprenditori e, oltre a una sintesi nazionale, verranno rilasciati anche comunicati su tutte le regioni italiane. Ulteriori dettagli su programma e modalità di partecipazione saranno presto disponibili.

– Foto grafico Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025  –

(ITALPRESS).

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Economia

Meloni e angurie protagonisti dei consumi estivi del 2026

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ROMA (ITALPRESS) – L’estate 2026 cambia le abitudini alimentari degli italiani, ma senza provocare una corsa generalizzata dei prezzi. È quanto emerge da un’elaborazione della CNA sull’andamento dei consumi e dei prodotti più legati alla stagione estiva.

Con l’aumento delle temperature crescono gli acquisti di meloni e angurie, seguiti da gelati, ghiaccioli, insalate, mozzarella, ortaggi freschi e tonno in scatola. Nelle settimane più calde, spiegano le rilevazioni della distribuzione, le vendite di meloni e angurie possono aumentare fino al 25%, mentre per gelati, insalate e prodotti freschi gli incrementi oscillano tra il 10 e il 15%.

Nonostante la forte domanda, i prezzi restano contenuti. A luglio l’inflazione generale si è attestata al 2,9% su base annua, mentre i prodotti alimentari hanno registrato un aumento limitato all’1,1%. Ancora più contenuta la crescita del cosiddetto “carrello della spesa”, ferma all’1%.

Le dinamiche variano a seconda dei comparti: la frutta costa in media lo 0,7% in meno rispetto a un anno fa, mentre gli ortaggi segnano un aumento del 2,6%.

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-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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Meloni e angurie protagonisti dei consumi estivi del 2026

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ROMA (ITALPRESS) – L’estate 2026 cambia le abitudini alimentari degli italiani, ma senza provocare una corsa generalizzata dei prezzi. È quanto emerge da un’elaborazione della CNA sull’andamento dei consumi e dei prodotti più legati alla stagione estiva.

Con l’aumento delle temperature crescono gli acquisti di meloni e angurie, seguiti da gelati, ghiaccioli, insalate, mozzarella, ortaggi freschi e tonno in scatola. Nelle settimane più calde, spiegano le rilevazioni della distribuzione, le vendite di meloni e angurie possono aumentare fino al 25%, mentre per gelati, insalate e prodotti freschi gli incrementi oscillano tra il 10 e il 15%.

Nonostante la forte domanda, i prezzi restano contenuti. A luglio l’inflazione generale si è attestata al 2,9% su base annua, mentre i prodotti alimentari hanno registrato un aumento limitato all’1,1%. Ancora più contenuta la crescita del cosiddetto “carrello della spesa”, ferma all’1%.

Le dinamiche variano a seconda dei comparti: la frutta costa in media lo 0,7% in meno rispetto a un anno fa, mentre gli ortaggi segnano un aumento del 2,6%.

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Economia

Ex Ilva, Urso “Lavoriamo a piano per Taranto, a settembre tavolo a Chigi”

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RIMINI (ITALPRESS) – “Non possiamo fare altro che prenderne atto, adeguando le procedure della gara internazionale in atto e lavorando da subito, come indicato dal presidente del Consiglio, a un piano straordinario per Taranto. In settembre si riunirà il Tavolo di Palazzo Chigi, coordinato dal sottosegretario Mantovano”. Lo afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a IlSussidiario nell’ambito del Meeting di Rimini. “I commissari hanno doverosamente fatto tutti gli atti necessari per salvaguardare il patrimonio aziendale, compreso il ricorso in Cassazione, ma nel contempo devono adempiere al decreto della Corte d’Appello, che impone la chiusura dell’area a caldo entro fine ottobre, con un impatto immediato sull’azienda e sull’indotto – spiega -. Per questo, in molti l’hanno definita una bomba sociale e produttiva”.
Per le imprese, inoltre, “si sta valutando di estendere anche al resto del Centro-Nord le modalità di accelerazione autorizzatoria oggi previste nella Zes unica, perchè è una delle principali richieste delle imprese per realizzare gli investimenti in tempi congrui e certi. Non sarà possibile, invece, estendere indistintamente gli stessi livelli di incentivazione previsti per le aree più svantaggiate, proprio al fine di ridurre il divario interno. Non lo consentono le regole europee sugli aiuti di Stato”, precisa.
(ITALPRESS).

– foto: Ipa Agency –

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